Nov 8

I veri pionieri dello Spazio *

Sapete già come la pens0 riguardo ai voli interplanetari con esseri umani a bordo. Sarebbe solo un gesto di propaganda, di scarsissima utilità scientifica. Ormai le tecnologie auto sufficienti ci superano di gran lunga. I futuri Curiosity potrebbero benissimo invadere l’intero Sistema Solare senza alcun rischio per la salute di un equipaggio con tanti organi così delicati.

In poche parole, l’uomo, com’è oggi, non ha le caratteristiche ideali per vivere su un altro pianeta, anche se per una durata di pochi anni. In fondo ci sono voluti miliardi di anni di evoluzione per arrivare a questa meraviglia razionale e intelligente (?), perfettamente adattata alla Terra, che sperare, improvvisamente, di renderlo adatto a un altro pianeta con una differente storia evolutiva, sarebbe pretendere troppo. Non vi pare? Sulla Luna ci siamo andati e forse può bastare, almeno per l’uomo di oggi (e anche di domani e dopodomani). Tuttavia, capisco benissimo che vedere un nuovo Armstrong che calpesta il pianeta rosso, nuota nei laghi di Titano, gioca a palle di neve su Plutone, pesca come i lapponi attraverso il ghiaccio di Europa, con una qualche bandiera che sventola (anche senza vento) sullo sfondo, sarebbe un momento di grande orgoglio.

Se proprio fosse necessario, per la nostra arroganza smisurata (e per le TV del globo) prendere possesso materialmente di un qualche corpo celeste alieno, si potrebbe pensare a un compromesso. Magari, mandarci una cagnetta come Laika. Se morisse durante il viaggio o dopo aver scorrazzato per pochi giorni sulle pianure ghiacciate di Encelado, mentre cerca di sentire l’odore dei suoi geyser e trasmettere preziose informazioni olfattive, non sarebbe una grave perdita. Oltretutto, le sue ricerche personali non sarebbero meno utili di quelle che potrebbe compiere un uomo. Però, però, povero cagnolino (mi ricordo ancora il cordoglio del mondo per la triste fine del cucciolo russo), sarebbe un gesto vile e crudele, anche perché messo in atto senza il suo benestare. Un eroina o un eroe sicuramente contro la propria volontà.

Beh… potremmo pensare ad api, a mosche, a scarafaggi (che schifo che fanno!). Pochi li vedrebbero come vittime di un tragico egoismo umano. Purtroppo, i loro ritmi biologici non sarebbero l’ideale per un viaggio spaziale. Probabilmente non riuscirebbero ad arrivare nemmeno  alla meta. Che fare allora? La soluzione è a portata di mano: arruolare una colonia di  Paenibacillus phoenicis o, ancor meglio, di Tersicoccus phoenicis . Loro non ci tradirebbero mai.

Smetto di fare lo “spiritosone” e vengo al dunque. I nomi latini precedenti hanno qualcosa in comune, la radice Phoenix che deriva dal NASA's Phoenix Mars Lander, una navicella spaziale che (meraviglia delle meraviglie) ha toccato  il suolo di Marte nel 2008 e ha smesso di “lavorare” dopo pochi mesi. Era già la sesta sonda (a quei tempi) a scendere sul pianeta rosso. Tuttavia, ne parlo adesso in quanto si è saputo (solo ora?) che durante i preparativi a terra della cabina ultra sterile si sono incontrati dei simpatici animaletti, che di tutte le pulizie eseguite se ne stavano facendo un baffo. La camera pulita non era poi così pulita! Batteri, minuscoli batteri, delle dimensioni di un micron, più o meno. Un’identica colonia era stata anche trovata in un’altra camera sterile, ben lontana dalla Florida (luogo di preparazione della missione Phoenix), nientemeno che a Kourou, nella Guiana francese, dove lancia i suoi missili l’Agenzia Spaziale Europea.  

Non sono certo i soli batteri trovati a bordo di navicelle in procinto di partire, ma il Tersicoccus è stato l’unico a essere stato individuato solo e soltanto in camere sterili. Il suo amico Paenibacillus è molto meno raffinato, essendo stato scoperto anche in un luogo ben più confortevole, a più di duemila metri di profondità in una miniera di molibdeno del Colorado.

Non traiamo conclusioni affrettate. Questi bacilli non vivono, probabilmente, solo nelle camere sterili delle navicelle spaziali, ma ovunque in natura. Il fatto è che nel suolo “normale” essi si mischiano con miliardi di altri bacilli e possono facilmente passare inosservati. Dentro alle camere sterili hanno, invece, una compagnia estremamente ridotta e non è difficile  localizzarli.

Signori miei, ecco i migliori astronauti esistenti sulla Terra. Resistono a tutte le sterilizzazioni possibili e immaginabili e sembra che possano sopravvivere senza cibo per tempi lunghissimi. Basterebbe forse mettere una zolletta di zucchero nella navicella e arriverebbero fino al centro della galassia. Come potete vedere in una delle loro più riuscite fotografie, i Tersicocchi hanno un’aria simpatica e sarebbero degli ambasciatori particolarmente accattivanti e ben poco esigenti. Sempre che i mondi alieni siano d’accordo a riceverli (nessuno ha mai chiesto di ospitare batteri non creati in loco, a quanto mi risulta).

batteri molto resistenti
I nostri amici Tersicocchi in una delle loro migliori fotografie. Fonte: NASA/JPL-Caltech

Al momento sono oggetto di studi approfonditi ed è addirittura stato coniato un nuovo “genere” per poterli descrivere, a causa delle loro caratteristiche estremamente peculiari. Perché studiarli in modo approfondito? Presto detto. Gli scienziati vogliono essere ben sicuri di saperli riconoscere nel caso fossero trovati organismi simili durante le passeggiate dei vari Curiosity . Non sarebbero alieni, ma amici terrestri portati al guinzaglio…

Forse sono stato un po’ troppo “partigiano” nel modo di descrivere la faccenda.  Abbiate pazienza, ma sapete come la penso… Il fatto è che i bacilli si conoscono già dal 2007, ma probabilmente erano presenti anche prima, in altre camere non così sterili come si pensava. Mah… speriamo in bene! Però, è strano che si sappia soltanto oggi  e non sia nemmeno chiaro se si è riusciti veramente a debellarli…

Che non si pensi davvero di mandarli in giro al posto nostro?

E non prendetevela con me, per le idee antiquate e … casalinghe. Si fa per chiacchierare...

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