Mag 22

Un braccio di ferro tra caldo e freddo? *

Impostiamo nuovamente e  molto schematicamente il problema “stellare”. Il Sole ruota al suo interno in modo differenziato. Questo movimento si ripercuote sul campo magnetico che a sua volta produce le macchie solari, ossia zone superficiali di temperatura più bassa di quella circostante. Non vi è una teoria esatta che descriva questo collegamento e si ragiona ancora in termini abbastanza empirici. Resta, comunque, il fatto che numero maggiore di macchie vuole dire maggiore attività solare e in qualche modo diversa intensità di radiazione che viene lanciata nello spazio. Gli effetti di una maggiore o minore attività agiscono sul clima terrestre in modo abbastanza complesso e diversificato. Gli scienziati (veri) hanno da parecchio tempo riconosciuto che è il Sole a fornire la quasi totalità dell’energia che innesca le varie dinamiche atmosferiche terrestri e anche le correnti marine. Una serie di processi collegati strettamente tra loro. Su questo argomento avevamo discusso poco tempo fa.

E’ di questi giorni, però, la notizia che finalmente si è raggiunto il massimo solare relativo al ciclo 24. Un massimo biforcuto, cosa non molto strana dato che spesso si notano separazioni temporali tra l’attività di un emisfero solare rispetto all’altro. Comunque finalmente ci siamo e la risposta è piuttosto “deludente”. Abbiamo di fronte uno dei più bassi minimi mai osservati dal 1755. Tutto fa pensare, a questo punto, che il ciclo 25 sia ancora più sottotono portando a un minimo praticamente privo di macchie e a un futuro massimo che chiamare tale sembrerebbe quasi ridicolo. Alcuni modelli solari avevano previsto quasi perfettamente il ciclo 24 e c’è da credere che non sbaglieranno di molto nel prossimo. Attenzione: questi sono modelli legati alle caratteristiche stellari, indipendenti dagli effetti sul clima terrestre. In altre parole, sono modelli che tengono in conto il campo magnetico, il numero e localizzazione delle macchie e altri parametri tipici della superficie della nostra stella. In qualche modo “più semplici” del nostro caos atmosferico.

massimo solare
L’immagine mostra tutti e i massimi solari degli ultimi 24 cicli. La linea rossa è quello attuale. C’è poco da discutere: uno dei “minimi” massimi mai osservati. Adesso tocca ai nostri scudi gassosi e marini rispondere… e loro non leggono i modelli dell’IPCC…

A questo punto, però, se ci fidiamo dei collegamenti tra attività solare e clima terrestre mostrati negli ultimi tre secoli, la conclusione più ovvia sembra che si stia per attraversare un nuovo minimo di Maunder (e non solo uno di Dalton), la piccola era glaciale immortalata da moltissimi pittori soprattutto del centro Europa. Niente di distruttivo per una società organizzata come quella odierna (?), ma grandi scompensi e situazioni critiche sono da aspettarsi nei paesi meno sviluppati. Così come si renderà necessario un maggiore consumo energetico per mantenere le condizioni di vita al livello raggiunto finora. Il minimo, se seguirà la falsa riga  di quello di Maunder, inizierà tra pochi anni (sempre che non sia già iniziato) e dovrebbe perdurare almeno fino al 2080. C’è già chi dice: “Meno male che c’è il riscaldamento globale che riuscirà a mitigare il freddo che ci aspetta”. Altri aggiungono: “Il recente periodo di quasi 20 anni di stasi del GW è proprio dovuto alla contrapposizione di un riscaldamento “umano” e di un raffreddamento solare”.  Che abbiano ragione o no, devo dire che interessa poco. L’importante è che sarebbe una buona notizia, sia per i fautori del GW che per gli scettici, perché permetterebbe di avere proprio quei 50 anni (almeno) di tempo per dedicarsi a una migliore interpretazione dei dati solari e dei loro effetti, di lavorare con serietà su modelli climatici ben più precisi e generali e di dedicarsi a studi seri sulle energie alternative e sui veri effetti dell’aumento dei cosiddetti gas serra “umani”.

Forse il Sole ci verrà incontro, forse, invece, ci punirà con gelate terribili e con la tanto auspicata nuova avanzata dei ghiacciai. Non sappiamo cosa sia meglio auspicarsi. Non credo alle vendette della Natura, ma penso che l’ultimo scenario sarebbe una bella punizione per l’arroganza e la falsità umana.  Io non ci sarò per raccontarvi il futuro, comunque fatemelo sapere in qualche modo…

17 commenti

  1. Michael

    Una buona notizia per me che quest'anno mi sono già stancato del caldo.  :mrgreen:
    Un po' meno per la mia ragazza che ancora mette il maglione.  8-O

  2. gioyhofer

    Beh dai, con un po' più di fresco magari ci conserviamo meglio ;)
    Scherzi a parte...
    Il Sole fa quello che vuole, a discapito dell'uomo che pensa di avere un qualche ruolo di predominanza sulla natura... Per me questa è l'ennesima dimostrazione che la specie umana è solo un granello di polvere nell'infinità dell'universo!!! 

  3. Mario Fiori

    Tutta la nostra importanza si riduce ad un pugno...di neve...alla faccia del GW. Forse è giunto veramente il momento di studiare TUTTI insieme questo Pianeta, il suo Sole e fonti energetiche per TUTTI.

  4. Azz.... Debbo fare al più presto il cappotto alla casa, prima che il gas mi costi troppo...  :wink:
    In (relativamente) breve tempo sapremo finalmente se il GW è antropico o no.
    La verità è come una cipolla, ,prima o poi ti si rinfaccia.... :mrgreen:  

  5. Valerio Ricciardi

    L'ipotesi che una minore attività solare possa mitigare di molto se non azzererare gli effetti una componente antropica di una tendenza che, a parità di altre condizioni, sarebbe verso un certo riscaldamento non mi pare del tutto peregrina.
    L'impennarsi della concentrazione di CO2 a partire dalla rivoluzione industriale è un fatto. Che essa, giunta a 400 ppm (0,04% se la stanchezza serale non mi ottunde del tutto) possa da sola innescare un processo di surriscaldamento drammatico ed irreversibile, non mi pare assolutamente un fatto stante che il rigoglio della biomassa vegetale tende ad esserne avvantaggiato, e la biomassa vegetale è una perfetta "trappola" per la CO2 sinché non la usi come combustibile, ovviamente dopo disidratata. E stante che, ad occhio, lo 0,04% mi pare una percentuale un pocheriello scarsina per attribuirle effetti tanto durevoli e difficili da gestire.
    Quindi il sistema di suo tende ad essere autoregolante, come il parallelogramma di Watt applicato a una macchina a vapore di Stephenson.
    I fattori di origine antropica che possono influire pesantemente su un surriscaldamento o un raffreddamento sono tantissimi. Mica c'è solo la CO2.
    Le emissioni di metano biologico dall'apparato digerente dei ruminanti son davvero significative, ed il metano è un gas serra troppo più efficiente della CO2.
    Il forsennato consumo di suolo per realizzare sedi stradali in asfalto o cemento scuro, nonché l'edilizia abitativa e non spesso parossistica come sviluppo al di là delle reali esigenze della popolazione ha una incidenza ormai non trascurabile sull'albedo della Terra.
    Non bastasse, in certe zone altamente industrializzate secondo criteri che oggi poche nazioni supersviluppate come la Germania o l'Olanda considerano obsolete, il nerofumo emesso dagli impianti industriali spesso alimentati a carbone d'inverno si deposita sulla coltre nevosa accelerandone lo scioglimento a causa della percepibile riduzione dell'albedo.
    Il disboscamento tende a sbilanciare l'equilibrio fra biomassa ed abbondanza di nutrienti (e poiché per le angiosperme il meccanismo è la fotosintesi, primariamente la CO2), è sicuro, ma di quanto? Non ne abbiamo la più vaga idea.
    Di certo, un ipotetico futuro avanzamento dei ghiacciai aumenterebbe l'albedo e con esso la quota di energia radiante riflessa verso l'alta atmosfera, non tutta la quale resterebbe intrappolata per effetto dei gas serra.
    Mi pare un'equazione con tante di quelle incognite e tante costanti di valore non noto, che voler  stabilire adesso come andrà a finire è più che velleitario, è patetico.
    Di certo, se venisse utilizzata l'informazione relativa alla scarsa intensità del massimo solare, e si spiegasse che ciò può influire in una direzione di "freddo" sul clima generale delle regioni più antropizzate, ciò potrebbe avere un effetto equilibratore sulle scelte, così invece di ricoprire la Terra di scarti di lampade c.d. "a basso consumo" pieni di mercurio per risparmiare un pugno di watt per ogni casa, ci si potrebbe dedicare a una ricerca in direzione del massimo risparmio energetico non fondata sull'isterica propalazione di una paura di catastrofe imminente, ma finalmente di una coscienza ambientale prudente, ragionata, motivata e supportata da modelli decenti.
    Anche perché magari il Sole fa la sua parte snocciolandoci un minimo di dimensioni "secolari" che fa avanzare i ghiacciai eccetera... noi ci attrezziamo per quello... rivediamo i modelli... poi il Supervulcano sotto il parco dello Yellowstone, che è pronto da secoli e secoli per un parossismo al confronto del quale l'eruzione del Tambora del 1815 fa la figura dei fuochi di Piedigrotta...  decide di fare il Grande Botto che già in età preistorica (640.000 anni orsono) la Terra ha conosciuto, e spariglia le carte di botto.

    Altro che inverno nucleare... non basterebbe il più impegnativo dei massimi solari sin qui noti per compensare.

    Provate a rileggervi ( o a leggervi se vi è sfuggito) I vulcani della Terra di Fred M. Bullard  (1978, prima edizione italiana sui Paperbacks Ricerca di Newton Compton) e guardate un po' cosa dice anche circa il Katmai in Alaska e la Valle delle diecimila fumate formatasi dopo l'eruzione del 1912...

  6. senza andare troppo distanti, il supervulcano dei campi Flegrei, quando è esploso circa 40 000 anni fa, ha inviato il suo materiale fino in Siberia... E' superiore perfino allo Yellowstone...(ne avevo già scritto a riguardo...)

  7. Valerio Ricciardi

    Io i Campi Flegrei tendo a non citarli... per solidarietà verso l'intimo equilibrio esistenziale di tutti gli amici che ho da quelle parti... almeno dallo Yellowstone non è poi difficile allontanarsi un poco - per quel che vale. Nell'areale flegreo, invece, son riusciti a costruire una fila di case popolari al bordo del cratere della Solfatara...
    Consoliamoci pensando che quella è una delle aree più monitorate al mondo in senso assoluto. 
    Enzo, ho modo di contattarti in PM per chiederti un indirizzo postale? Mi piacerebbe inviarti una cosetta... :)  

  8. caro Valerio.
    il mio indirizzo lo trovi sopra... comunque è: zappala.enzo@gmail.com
     

  9. Pier Francesco

    Caro Enzo,
    Per quanto mi rigarda, io sono il classico cittadino imborghesito: mi piacciono le temperature gradevoli, né tropo calde né troppo fredde e per questo ho una grandissima ammirazione per i Siberiani, che devono avere una tempra da far paura per resistere agli estremi del loro clima! :-o Ma come faranno? Sono geneticamente modificati? Boh...
    Comunque sia, se il Sole ci farà sudare un po' meno d'Estate a me non dispiace affatto; certo è se fa gelare il Po d'inverno o, peggio, le tubature dell'acqua, la cosa comincerebbe a preoccuparmi. :-?
    Come sempre i fattori che influenzano il nostro clima sono così numerosi che per descrivere la sua evoluzione bisognerebbe creare un sistema di n equazioni differenziali, con n grande a piacere, e sfidare un super-mega-calcolatore a risolverlo... e secondo me non ce la farebbe mai! :mrgreen:

  10. Valerio Ricciardi

    Sin qui, il primo vero tentativo SERIO di azzardare delle previsioni di lungo e lunghissimo periodo mi appare, anche se nella sostanza errato, quello di  Joseph Adhémar che anticipò di un po' la teoria di James Croll... intuizioni molto parziali, ma senza le quali non ci sarebbero stati i calcoli ben più complessi che han portato alla teoria dei Cicli di Milankovic, piena di discrepanze coi dati sperimentali, ma almeno che tentava di costituire una base organica e razionale per un ragionamento.
    Rilevo solo che al solito, come si dice che un internista vorrebbe curare con flebo e pillole anche una frattura esposta, e che un chirurgo se solo sapesse come opererebbe anche un mal di testa, le teorie astronomiche non tengon conto, essendo eventi la cui dinamica causa-effetto non ci è nota - o meglio, non ci è nota a livelli tali da permetterci previsioni di medio-lungo termine o ricostruzioni predittive per quanto attiene il passato - dei fattori endogeni, come appunto ad esempio l'immane dispersione di particolato vulcanico che può derivare da un evento endogeno di ampia portata.
    I fattori influenzati l'andamento climatico generale son tanti; astronomici, endogeni e, anche, antropici. Nell'esser tutti d'accordo che aver già "deciso" che affermare che
    1) la Terra sta riscaldandosi rapidamente
    2) ciò è causato principalmente dall'attività umana e dalla combustione di idrocarburi, carbone e legname
    sia una cosa insulsa, terroristica e non supportata da dati adeguatamente ben raccolti e organizzati e da un modello decorosamente complesso e verificato, non dimentichiamoci che a livello di microclima l'influenza delle attività umane sull'andamento di temperature e precipitazioni sono ampiamente suffragate da evidenze plateali. Perciò illudersi che la nostra dimensione di formichine rispetto all'immensità dell'Universo o alla grandiosità degli eventi di origine naturale ci renda attori troppo marginali, a mio avviso è pericoloso.
    Nel 2005 mi capitò di parlare (ero colà in viaggio di nozze) con un alto funzionario governativo della repubblica di Capo Verde, che lamentò fra l'altro la grande aridità dell'isola di Boa Vista e Maio, dove pioveva tanto di rado anche in momenti di piogge abbondanti altrove, da rendere impossibile il rigoglio fosse anche di una sola vera foresta. 
    Io gli risposi che l'osservazione andava invertita: a Boa Vista non è che non c'erano alberi perché non pioveva abbastanza, ma non pioveva abbastanza perché non c'erano più alberi. 
     
    Li avevano tagliati i colonialisti portoghesi... che in quell'isola avevano impiantato una grande fornace da ceramica, che produceva mattonelle, alimentata a... legna. Ed in pochi decenni avevano disboscato interamente un'isola un tempo abbastanza rigogliosa come lo sono ancora Sao Tiago o Sao Nicolau, che, insomma, non sono proprio un'esplosione di verde come le Azzorre o Madeira, ma insomma, mostrano una varietà di ambienti e nicchie ecologiche.
    Quando le masse d'aria cariche di umidità provenienti dall'evapotraspirazione sopra l'Atlantico sorvolano l'arcipelago, dove sotto si trovano a sorvolare isole verdeggianti, l'evapotraspirazione dovuta al caldo di queste ultime può portare a sovrasaturazione l'aria sovrastante, sommandosi all'umidità in quota, con formazione di nuvole e, al minimo calo di temperatura per l'incontro di una massa d'aria poco poco più fresca, ecco che piove. Ricaricando le falde (protette dal suolo ricco di humus che è un'ottima trappola per l'acqua, fra l'altro, e le alimenta con gradualità riducendo il ruscellamento veloce verso il mare) e ponendo le basi per nuova evapotraspirazione e nuove nuvole e nuova pioggia.
    Dove sotto c'è un'isola privata di alberi, e come portato secondario scarsa di sottobosco (la vegetazione senza gli alberi diviene stepposa e basata su graminacee a foglia sottile, assai poco efficienti come trappole per l'acqua) l'evapotraspirazione diviene marginale, e il contributo di essa non riesce facilmente a sovrassaturare l'eria soprastante, e... non piove. Magari si forma qualche nuvoletta timida e diafana, ma di un bel nembo grassoccio e piovoso, nemmeno l'ombra.
    Se si leggono le cronache dei primi secoli di colonialismo, prima dell'installazione della fornace portoghese, il "clima" dell'isola è descritto in modo molto, molto diverso da adesso, mentre ora per i vacanzieri meno colti iniziano ad essere disponibili i primi quad a noleggio per divertirsi sulle dune... ho fotografato io personalmente uno splendido, enorme albero di fico, chissà perché risparmiato dai tagliatori, che si ergeva isolato e del tutto decontestualizzato dalla vegetazione che prima ricopriva Boa Vista, che infatti era ben più popolata...
    A proposito: finiti gli ultimi brandelli di foresta, essendo ovviamente antieconomico far arrivare legna o carbone a Boa Vista via mare, i portoghesi... han licenziato tutti, incassettato le ultime ceramiche e mattonelle per la spedizione e... abbandonato l'isola.
    Non vi ricorda un poco la storia dell'Isola di Pasqua e del "suicidio ecologico collettivo" dei suoi abitanti, come descritta in Rapa Nui?
    Non illudiamoci di essere poi così incapaci di far danni, e non solo alla biosfera, ma anche al clima. Che poi noi si sia solo UNO dei tanti fattori, e molto probabilmente ben lungi dall'essere quello determinante, è altra storia.

  11. non confondiamo microclima con variazioni globali legate a fenomeni transoceanici... 

  12. Ah... Valerio,
    quando avevo scritto la prima puntata sulla forza centrifuga mi sembravi molto interessato a qualcosa (che non avevo ben capito) riguardante la ruota di von Braun. Adesso che l'ho messa in particolare evidenza non mi dici più niente... Io attendevo un fuoco di fila... :mrgreen:  

  13. Valerio Ricciardi

    Citavo l'esempio del microclima per rimarcare la possibilità per l'uomo di avere con comportamenti poco consoni agli equilibri naturali degli effetti tangibili. E' chiaro che una cosa è il microclima di un'isola poco più grande dell'Elba, una cosa la tempistica di arrivo o di fine di una glaciazione, però è vero anche che  i portoghesi autori di quello sfracello erano tre gatti, e la fabbrichetta aveva forse boh? Qualche centinaio di dipendenti  sottopagati al massimo.
    Pensa solo alle dimensioni ambientali della Diga delle Tre Gole in Cina... 

  14. Mario Fiori

    Va' bene in sintesi e chiudo :mrgreen: , nessuno pensa che l'Uomo abbia scarsa influenza sulla natura in genere, visto che la distrugge facilmente; comunque, su larga scala  studiamo di più e meglio tutte le influenze esterne e anche quelle naturali interne e potremmo poi capire finalmente dove l'Uomo può arrivare veramente con la sua azione sia sul microclima (probabilmente un po' di più) sia su larga scala.

  15. Le distruzioni dell'uomo, oltre che locali, sono anche temporanee e di breve durata. Pensiamo alle isole vulcaniche come le Hawaii. Dopo le eruzioni più violente si ha il deserto. Ma nel giro di poche migliaia di anni o poco più la vegetazione torna più rigogliosa che mai. L'uomo può tagliare, bruciare, uccidere animali, ma al limite fa scomparire qualche specie o rende diverso il clima per qualche secolo (non dico certamente che sia giusto e nobile, anzi!), ma se il clima generale decide una certa direzione tutto ritorna come doveva. Magari senza più l'uomo e con qualche altra specie che ha coperto il vuoto da noi causato. Insomma, cerchiamo di vedere e ragionare su scale cosmiche (quando si parla di pianeti), tralasciando le scale umane. La Terra non ha orologi che segnano i mille anni. Comincia a ragionare dalle centinaia di migliaia e ancora meglio milioni di anni. Riusciremo mai a comprendere e far nostre le regole dell'Universo? E capire che a malapena possiamo togliere la polvere da un pianeta? L'eruzione di un supervulcano farebbe in pochi giorni ciò che l'uomo non potrebbe mai fare in tutta la sua storia passata e -forse- anche futura... e non parliamo di un mini-asteroide di dieci km... :-|  

  16. Pier Francesco

    Caro Enzo,
    Condivido in pieno le tue considerazioni: alla fine, si tratta di intendersi sulla scala di tempi alla quale vogliamo ragionare. I politici pensano generalmente alle prossime elezioni, quindi è difficile che parlino dei tempi necessari alla vegetazione per riconquistare le pendici del vulcano alle Hawaii... :mrgreen:
    A questo punto, avrei solo una curiosità sulle macchie solari, da te citate nell'articolo. Se ho capito bene, sono regioni della superficie del Sole dove la temperatura è più bassa (in senso relativo... :-P  ) delle aree circostanti. Oltre alla domanda sul colore (come per la GMR di Giove :mrgreen: ), per il quale mi viene da pensare che sono "scure" proprio perché meno calde, ma magari mi sbaglio, il mio quesito principale è se è corretto ipotizzare il legame: più macchie solari -> superficie solare meno calda -> minore radiazione -> alta probabilità di Terra meno calda? O è solo una di quelle congetture climatiche che non tengono conto di altri infiniti fattori?

  17. caro Pier,
    no... avviene il contrario. Più macchie vuole dire maggiore attività interna e più possibilità di riscaldamento terrestre. Non è ancora stato capito il perché, ma la dipendenza è stata ormai testata in vari periodi di massimo e di minimo del ciclo solare.

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