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23/05/14

La vicinanza impone delle regole *

Munitevi di una certo numero di ciambelle (quelle col buco) e scagliatele verso l’alto. Prima che cadano potete fare qualche interessante riflessione. Qualcuna mostra perfettamente il suo buco, qualcuna è vista perfettamente di taglio e il buco diventa invisibile. Altre si mostrano con una visione intermedia.

E’ in fondo ciò che capita per i nuclei galattici attivi che prendono il nome di quasar o di blazar a seconda se i getti del buco nero galattico si mostrano più o meno di taglio o se, invece, sono diretti esattamente nella nostra direzione. Una diversificazione puramente geometrica e non fisica.

Lo stesso principio potrebbe applicarsi a un qualsiasi buco nero galattico. Tutti loro sono circondati da un disco di accrescimento estremamente luminoso in varie lunghezze d’onda, sia che i padroni delle galassie stiano veramente mangiando o sia in fase di quiete. Talvolta questa zona molto vivace si nota molto bene, altre volte, invece, viene oscurata del tutto da una ciambella molto scura di polvere. La spiegazione più ovvia sembrava essere nuovamente un puro fattore geometrico: le ciambelle di polvere viste di taglio assorbono la luminosità che proviene dai dintorni del buco nero; le ciambelle che mostrano il buco permettono di vedere la parte più energetica che circonda da vicino l’affamato inquilino. All’interno di un ammasso galattico, si potrebbe vedere un po’ di tutto secondo una semplice regola probabilistica.

Un recente studio basato sui dati WISE ha selezionato ben 170 000 galassie attive, ossia con un buco nero affamato e quindi in pieno vigore. In queste condizioni, è ancora più evidente la differenza luminosa che vi è tra un oggetto visto di taglio, e quindi oscurato, e uno libero da ingombri. Il risultato della ricerca sta facendo vacillare la soluzione più ovvia e semplice, ossia quella geometrica. Ve bene che la Natura sceglie sempre la via più facile per le sue azioni, ma senza esagerare. Semplici sì, ma fino a un certo punto! L’analisi estensiva sembra dimostrare che i buchi neri “nascosti” siano molto più frequenti in galassie che sono molto vicine tra loro. In altre parole, deve esistere un processo, non solo geometrico, che tende a favorire la “privacy” dei buchi neri quando hanno vicini troppo invadenti. Ben difficilmente può essere un meccanismo che pone le galassie e i buchi neri di taglio rispetto a noi, dato che noi contiamo ben poco nella struttura dell’Universo. Il processo deve quindi aumentare o diminuire l’involucro polveroso che circonda il buco nero.

Ovviamente, le prime ipotesi non potevano che inserire il “prezzemolo” cosmico, ossia la materia oscura. In realtà la materia oscura non ha nessun effetto nell’oscurare una sorgente energetica e quindi il suo ruolo sarebbe solo quello di agire sulla gravità e poi su qualche altro meccanismo ancora ignoto. Io, nel mio piccolo, mi chiedo: “Se alla fine di tutto la materia oscura avrebbe solo il compito di ingigantire un processo diverso e legato a interazioni gravitazionali, perché non ragionare solo su quest’ultimo senza bisogno di un aiuto non richiesto?” La butto lì… Essere vicine può voler dire interagire strettamente e spostare più facilmente grandi nubi oscure o addirittura scambiarsele tra galassie. O, ancora, agitare la struttura delle singole galassie e disperdere ed estendere le “coperte” che nascondono i buchi neri.

Insomma, una scoperta che sembra solida dato il numero di galassie investigate, ma che è ancora del tutto lontana da una qualsiasi spiegazione fisica. A mio modesto parere non è ancora abbastanza “cotta” la pietanza per inserirle a tutti i costi una spruzzata di prezzemolo… Diamo tempo al tempo e cerchiamo di estrarre nuovi parametri che caratterizzino meglio le diversità riscontrate tra oggetti a stretto contatto e oggetti amanti di una ben maggiore libertà d’azione. Se si è lontani da occhi indiscreti si può scegliere come fare il bagno, magari anche senza costume. Se si è nelle spiagge di Riccione bisogna mantenere una qualche regola uguale per tutti: nei gruppi affollati si deve indossare il costume, in quelli dispersi si può fare quello che si vuole…

ciambelle random
Questo pannello spiega molto bene la comune teoria geometrica che divide i buchi neri galattici solo sulla base della loro inclinazione rispetto a noi. I nuovi dati di WISE sembrano contraddire questa semplice ipotesi e complicarla non poco. Fonte: WISE.

3 commenti

  1. Mario Fiori

    Quindi c'è qualcosa di più? Non centra proprio l'aspetto geometric, la posizione da cui si osserva, o potrebbe essere anch'essa un qualcosa in più ad altro?
    Il nostro nucleo galattico come si comporterà? Un piccolo  affollamento nel nostro ammasso c'è o non è sufficiente per optare per la  privacy?

  2. alexander

    potrebbe essere anche la materia espulsa dai buchi neri che poi, causa le interazioni gravitazionali tra galessie, si dispone in modo diverso rispetto al caso delle galassie singole no?
    magari nelle galassie singole si dispone a disco e in caso di galassie affollate forma una nuvola oscurante...

  3. la geometria resta sempre il meccanismo più efficace per separare i tipi di AGN, ma vi è forse dell'altro che può deformare questa visione un po' troppo semplicistica. 
    Anch'io penso che molto si debba alle interazioni gravitazionali,ma -soprattutto- senza il bisogno assoluto della materia oscura... Ma, forse sbaglierò... comunque, aspetto le prove vere!

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