11/09/14

Una mappa "arlecchino" per i media: uffa, che barba!

E’ stata presentata una bellissima mappa della cometa di Rosetta (vedi figura), con tanti brillanti colori, da assomigliar più al vestito di Arlecchino che a un oggetto planetario. E’ stato anche scritto che i colori rappresentano diversi tipi di superficie. Sì, ma quali? Nessuna “legenda” della figura e nessuna risposta a chi chiede di saperne di più. Perché allora darla in pasto alla stampa? Era molto meglio tenerla nel cassetto, aspettando di far capire cosa sia realmente. Ci hanno preso tutti per stupidi? Bastano bei colori a catturare l’interesse e a soddisfare la voglia di conoscere?

ESA_Rosetta_OSIRIS_map-1024x1024

Il vero problema, che mi pare di cogliere leggendo tra le righe e conoscendo qualche intrallazzo nascosto, è che ancora si sa troppo poco e che esistono giochi pubblicitari, di priorità e d’immagine tra ESA e NASA, ognuna con la propria strumentazione di bordo. In pratica, le agenzie hanno paura di svelare troppo agli amici-nemici e cercano di nascondere o di gettare fumo negli occhi.

Per far tacere l’opinione pubblica basta dargli in pasto qualsiasi cosa, anche se del tutto incomprensibile. “Intanto”, dicono gli esperti, “non ci capirebbero niente comunque”. Vedrete che adesso usciranno visioni stereoscopiche e cento altri artifici per il popolo “bue” , che griderà alla meraviglia dicendo come siamo bravi noi uomini tecnologici del XXI secolo, mentre intanto continua questa lotta “diplomatica” interna.

Speriamo solo che tutto ciò non interferisca con gli scopi scientifici della missione che sono enormi e forse lasciati nelle mani di scienziati troppo legati a interessi di tipo diverso. E’ un peccato, un vero peccato. Oltretutto, notate che nella mappa manca proprio la parte, secondo me, più interessante dell’intera cometa: il “collo” che unisce i due massi più grandi. Forse è proprio lì che si vogliono nascondere i risultati il più a lungo possibile. Una piccola lotta su chi arriva per primo a scoprire il mistero. Sempre secondo me, i dati, per capire cosa c’è sotto al “collo”, ci sarebbero già, ma tutto tace. Non mi stupirei che il collo sia solo un agglomerato di detriti, essenzialmente vuoto… ossia nascondesse un contatto fisico tra i due massi. Sarebbe bello avere qualche informazione in più e qualche dato significativo e non solo immagini da sceneggiato televisivo…

Mi spiego ancora meglio. Se io avessi informazioni su qualche cosa, ma non capissi bene il suo significato, dovrei scientificamente cercare di discuterne con altri colleghi per cercare di scoprire cosa ci sta sotto. Tuttavia, quando ci sono fondi, pubblicità, avanzamenti di carriera legati alle scoperte, è meglio non far sapere niente agli avversari: vuoi mai che loro riescano dove io non sono riuscito? Insomma, proprio l’antitesi della collaborazione scientifica.

A riguardo, vi racconto un aneddoto che mi è capitato ai tempi dei Voyager, quando arrivavano le prime foto dei satelliti di Saturno. Insieme ai colleghi di Pisa e Milano stavamo lavorando parecchio sulle forme di equilibrio dei corpi solidi e dei “pile of rubble”. Avere tanti nuovi oggetti a disposizione era una vera manna. Purtroppo, le fotografie sono dati molto appariscenti, ma anche molto imprecisi. Ci sarebbero voluti altri dati meno evidenti, ma più decisivi. Su questi, però, “top secret”. Mi ricordo che in un aula dell’Università di Pisa avevamo proiettato l’immagine di Mimas e poi, con un metro dozzinale, misurato, molto brutalmente, il diametro polare ed equatoriale. Non potevamo fare di più. La differenza, però, era sufficiente per dare una stima abbastanza esatta della densità di Mimas, che abbiamo subito pubblicato. Avevamo qualche buon “amico” negli USA, coinvolto nella missione e, tra di noi, aveva ammesso: “Avete visto che facciamo bene a tenere nascosti i dati più accurati? Voi italiani riuscite a fare miracoli con niente. Noi, invece abbiamo bisogno di super computer, di dati perfetti, di modelli, per concludere qualcosa. Tanta tecnologia a scapito dell’intuizione.”

Fortunatamente, tutto ciò capita soprattutto quando ci sono di mezzo le missioni spaziali, che si reggono su fondi enormi e su interessi molto variegati. La ricerca scientifica pura è molto meno influenzata, dato che i fondi in gioco sono nettamente inferiori

Ciò che mi irrita maggiormente è, però, che nessuno parla di queste cose o forse nemmeno se ne accorge. Probabilmente gli addetti scientifici della stampa e i divulgatori delle istituzioni sono altrettanto “ignoranti” del popolo che beve tutto e di più.

Forse dovevo aspettarmelo da una missione che ha messo due galli in un pollaio e nessuno dei due vuole dare  vantaggi all’avversario. Per darvi ulteriore conferma di questa strategia sotterranea, sapevate che solo dopo lunghe trattative è stata concessa al pubblico una -e non più di una- immagine al giorno della cometa?

Mi sta vendendo voglia di mandare tutto al diavolo, dato che sto passando il mio tempo a tappare falle e buchi che nessuno cerca minimamente non solo di coprire, ma nemmeno di capire. E pensare che internet è pieno di siti pseudo-astronomici divulgativi… Manca il coraggio o siamo in un mondo di esperti ignoranti?

14 commenti

  1. Maria Rita

    Concordo pienamente! Il mio entusiasmo verso Rosetta sta leggermente diminuendo, troppe dietrologie! Cambierà mai qualcosa?

  2. Paolo

    Caro Enzo, proprio qualche articolo fa parlando di Democrito ed Epicuro, mi domandavo (visto che mi diletto ogni tanto a fotografare il cosmo), come sia possibile non chiedersi quali e quante informazioni contiene l'immagine che si riprende o osserva.
    Spiace constatare come invece in questa immagine pubblicitaria tale ragionamento sia capovolto.
    Si fornisce un'immagine in falsi colori, esteticamente plasticosa e pasticciata, svuotandola del contenuto informativo.
    Affermare che i colori rappresentano diversi tipi di superficie, senza chiarire come sia stata ricavata tale informazione, richiede un atto di fede, ossia l'esatto contrario di una spiegazione scientifica.
    Cosa rappresentano quei colori?
    Un diverso albedo di riflessione da cui è possibile ricavare la composizione del materiale presente in superficie?
    Una composizione di immagini riprese con filtri stretti, che lasciano passare solo certe frequenze delle radiazione elettromagnetica, da cui è possibile ricavare la composizione del materiale in superficie?
    E poi, una volta chiarito il metodo usato, è alquanto improbabile che non si conoscono i risultati, ossia a cosa corrisponde ogni colore.
    Giusto per fare un esempio concreto, se si fotografa la luna con un sensore a colori, tirando la saturazione dei colori, la luna non appare più grigia, ma a colori.
    In questo caso in fase di elaborazione si è solo estratta un'informazione contenuta nell'immagine, ossia i diversi colori della superficie lunare sono dovuti proprio alla differente composizione dei materiali presenti in superficie.
    Se Enzo lo consente e se può essere utile posso linkare un'immagine così ottenuta.
    In ultimo, sulle informazioni segretate.
    Ammettiamo che un biochimico scopra una molecola capace di agire parzialmente su alcune patologie ed un altro che lavora per una diversa casa farmaceutica scopra un'altra molecola capace di risolvere i problemi lasciati in sospeso da quella scoperta dall'altro scienziato.
    Tali informazioni, però, rischiano di rimanere rigidamente separate l'una dall'altra poiché coperte dal segreto industriale, con il risultato che la patologia continuerà a mietere vittime indisturbata.

    Eh si ha proprio ragione Feyman la scienza è anche una questione di libertà.

    Paolo

  3. caro Paolo,
    la tua riflessione sarebbe da incorniciare e vorrei che tutti la leggessero. Forza, vi invito a farlo!

    Non solo Paolo ha esattamente centrato il problema sul tipo di informazione che ci viene dato e su come interessi ben lontani dalla ricerca possano confondere e complicare la soluzione, ma poi ha veramente capito l'essenza dell'osservare il cielo.

    E' un momento di libertà, di voglia di guardare e di ricevere l'informazione che l'Universo ci manda e che ormai sai quante cose contiene. Poco importa, in questo caso, che si veda bene o male, se è una macchiolina indistinta o la superficie della Luna che sembra quasi poter toccare. In quel momento trasferisci tutta la fatica mentale fatta per capire a quel puntino luminoso che diventa una specie di liberazione e di stretta unione mentale e sensoriale. Questo è essere veramente appassionati dell'Universo.

    Il bisogno di guardare al telescopio diventa un grido liberatorio, una voglia di conoscere ciò che ti ha regalato tante riflessioni, fatiche mentali e momenti di euforia. Capire come avviene lo scattering tra elettroni e fotoni fa sì che quando guardi quella stellina lontana tu riesca a vedere tutto il lavorio fatto dagli elettroni per mandarci quella preziosissima informazione. E' come una stretta di mano tra grandi amici!!!!!

    Per queste motivazioni, sono contento di essermi diretto verso la spettroscopia: la decodificazione del messaggio rinchiuso in una piccola bottiglietta (chiamiamola pure... "pacchetto" di energia) che contiene tutte le informazioni più complicate e fondamentali. Se sai eseguire la decodificazione, tutto ti appare chiaro, limpido e capisci quella stella fin dentro il suo animo. Se non riesci a codificare, rimani un osservatore ignaro e stordito, come siamo noi davanti alla mappa arlecchino! Questa è la differenza tra astrofilo "cacciatore di primati" e l'astrofilo che vuol parlare veramente con le stelle.

    Il primo non capisce assolutamente il messaggio, non prova a decodificarlo e si affida ai miglioramenti tecnologici, che mai potranno risolvere il problema di fondo che è problema solo dell'intelletto e non dei pezzi di ferraglia e di vetro.

    Il secondo vuole avvicinarsi in qualche modo per "amore" e per riconoscenza. Ormai ha saputo interpretare il messaggio e vuole solo passare qualche minuto a tu per tu con quell'amica lontana e poco gli importa se potrebbe vederla meglio o peggio. Avendola compresa, sa che ci sono altri occhi che la vedono meglio dei suoi e quando vorrà studiarla si affiderà a loro. Ma questi occhi estranei gli danno informazioni, non sensazioni, e noi abbiamo bisogno anche di quelle.

    caro Paolo, ti ringrazio per le splendide parole (penso che le userò molto per l'introduzione alla spettroscopia) e ti invito sicuramente a mandarci il link!!! Questo blog è aperto a tutti voi che capite cos'è l'Universo...

    con tanto affetto e stima

  4. Paolo

    Caro Enzo, mentre ieri scrivevo questo commento, stavo giusto pensando al programmato viaggio verso la spettroscopia.. che penso sarà molto, molto, interessante.

    Ecco il link della luna a colori
    http://www.astrobin.com/full/53943/K/
    ovviamente la natura sa mischiare con dolcezza i colori e le sue sfumature, meglio delle artificiali linee nette del fotoritocco marcato.

    In ultimo, non a caso se si vogliono cercare altre immagini del nostro satellite naturale a colori, basta digitare "Mineral Moon".

    Paolo

  5. Gianfranco

    Come già successo per l'asteroide Itokawa, le diverse combinazioni di colori potrebbero indicare le diverse densità del cometa.
    Del resto lo strumento OSIRIS è davvero multifunzionale, basta guardare qua cosa è capace di fare:
    http://pdssbn.astro.umd.edu/holdings/ro-a-osiwac-3-ast1-steinsflyby-v1.4/document/osiris_ssr/osiris_ssr.pdf

  6. Gianfranco

    Oppure è stata semplicemente mappata la differente morfologia della superficie cometaria, quella visibile anche ad occhio nudo dalle foto. Tutto qua.

  7. caro Gianfranco, non fai che rafforzare la mia tesi (che inoltre ha chiari segni nelle lotte relative a "chi pubblica cosa"). OSIRIS è sicuramente uno strumento straordinario (ci mancherebbe altro), ma allora perché non dire che cosa rappresentano le zone di Arlecchino? Non tutti sono idioti come sperano i media... Tu stesso, che sembri difendere la scelta del quasi-silenzio, non sai darne una spiegazione univoca. E, allora, a che serve una mappa che non spiega niente? Potevano aspettare di sapere o -quantomeno- aspettare gli ordini di via libera alle informazioni scientifiche e non solo quelle da show televisivo di serie C.

  8. per verificare meglio quanto sto dicendo, ecco la comunicazione ufficiale che ha accompagnato la mappa:

    http://blogs.esa.int/rosetta/2014/09/08/a-preliminary-map-of-rosettas-comet/

    Leggete e vedete cosa dice oltre che a parole del tutto vaghe, come caratteristiche morfologiche. Sì, ma quali, accidenti? E come sono state selezionate e in base a quali reali differenze. Insomma, se io eseguo una divisione DEVO sapere come eseguo la separazione. Oppure posso andare a casaccio con uno strumento come OSIRIS a disposizione? Se non vogliono che si sappia dicano solo che sono in attesa di nuovi dati (una bella e comune menzogna tra poteri politici e finanziari), ma non ci mostrino qualcosa tanto per farci dire: "che bei colori!". Poi, ognuno si accontenta di ciò che preferisce, ovviamente. C'è chi guarda gli spettacoli della DeFilippi o Filippi o come si chiama ed è contento... Io no!!! :twisted:

  9. Gianfranco

    No, assolutamente no, sia chiaro: io non sto difendendo il silenzio dell'ESA. Intendevo solo dire, sic et simpliciter, che forse la mappa è stata fatta basandosi sul semplice esame visuale delle fotografie ad alta risoluzione ottenute da Rosetta.
    Per cui avranno solo distinto tra pendii, crateri, pianure, valli, montagne, sassi, eccetera. Tutto qua.
    Ma, intendiamoci, anche a me dà fastidio che debba essere io ad intuirlo ed a speculare sulle varie ipotesi...Mi dà un sacco di fastidio!

  10. Perfetto Gianfranco,
    il punto è proprio quello... perché non dire come stanno le cose. Poi, chi vuol capire capisce, ma è l'approccio in sé che è inammissibile per una missione di così altro profilo scientifico. :wink:

  11. gioyhofer

    Ormai le scoperte scientifiche vengono fatte solo per Businness e noi siamo solo dei consumatori, non c'è più nessuno che può permettersi di fare Scienza Vera.
    Per quanto riguarda le case farmaceutiche, secondo me hanno tutto l'interesse a trattare i sintomi e non le cause delle malattie. Se ci guarissero, a chi vederebbero i farmaci poi????

  12. Gianfranco

    Il problema vero, secondo me, è che se tutto venisse consumato rapidamente in un sol colpo, nessuno finanzierebbe più nulla. Basti guardare l'eclatante esempio della "conquista della Luna": una volta mandato qualche uomo a passeggiarvi sopra, la gente si abituò, quindi si stancò, quindi non finanziò più!
    Perchè in fondo scienza e politica sono intimamente connessi: le agenzie spaziali chiedono soldi ai vari governi, i governi son fatti di persone mandate dalla gente.
    Ii conti allora son presto fatti: il politico per farsi eleggere deve seguire i desiderata della gente: se alla gente la Luna o Marte non interessa, il politico non lo inserirà nel suo programma elettorale ed i finanziamenti non arriveranno mai.
    Alla fine allora...che dire?...Ben vengano immagini mozzafiato o arlecchinate pur di catturare l'interesse della gente? E quindi dei politici?
    [***Anche se, secondo me, basterebbe avere docenti in grado di saper suscitare la curiosità e l'interesse nelle famiglie attraverso i nostri figli in classe!***]

  13. Mauro

    Anche io sono molto deluso.

    Avrei voluto almeno potere accedere alle row images che arrivano di ora in ora, come nel cado della sonda curiosity: come mai in questo caso lanasa si comporta diversamente?!?

  14. caro Mauro,
    le immagini dei rover sono belle e affascinanti, ma scientificamente non dicono niente... proprio come quelle di Rosetta... e poi non c'è la lotta "interna" tra NASA ed ESA...

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