Ott 30

Se tutto è MQ, serve ancora la fisica classica? **

Prendiamo come esempio la fotosintesi, di cui abbiamo parlato recentemente. Essa è stata descritta attraverso la chimica e la fisica classica e ha portato a conoscenze illuminanti. Non c’è niente di falso in tutto questo. La nostra mente lavora ancora oggi attraverso i processi che osserva nel macrocosmo e cerca di comprenderli e di descriverli. Una logica scientifica che ha portato alla scienza moderna e a geni indiscussi. Ciò, però, non toglie che la ragione più vera del processo sia da trovare nell’infinitamente piccolo, attraverso processi apparentemente assurdi e lontani dalla realtà oggettiva.

Tuttavia, senza avere inquadrato perfettamente il problema da un punto di vista macroscopico è quasi impossibile (almeno con la mente odierna) riuscire a compiere il passaggio verso i fenomeni quantistici. Il nostro cervello lavora attraverso schemi matematici e solo così riesce a generalizzare e a descrivere leggi universali. Probabilmente, l’Universo non è di per sé matematico, ma siamo noi che sappiamo descriverlo solo in questo modo e con questo linguaggio. Solo così riusciamo a creare visioni globali e logiche. Il fatto di rappresentare l’Universo con questo sistema soggettivo non deve però illuderci che esso sia giocoforza deterministico.

La MQ non ha quasi sicuramente uno schema matematico, ma noi siamo riusciti a descriverla, per adesso, solo attraverso rappresentazioni di questo tipo. Forse il solo Feynman, per mezzo dei suoi diagrammi, ha cercato di darne una visione diversa, ma poi, per fare i calcoli e trovare i risultati si è dovuto passare alle equazioni.

Lo abbiamo già detto varie volte. Stiamo attenti a non considerare la funzione d’onda, che è un’espressione matematica, come un qualcosa di pratico e reale. La sua somiglianza forzata con l’onda marina non deve ingannarci assolutamente. Come non può bastarci cercare di descriverlo come vibrazioni di un campo. Essi sono solo “escamotage” che il nostro cervello usa per poterla trattare. In qualche modo la sfiora, ma non riesce a vederla.

La stessa cosa, anzi ancora più critica, é la descrizione dell’entanglement. Possiamo inserirlo in un contesto fisico classico, ma siamo costretti a rompere certezze su cui si basa tutta la fisica”normale”. Quando Bell dice che se esiste la MQ si deve accettare la non località ensteniana, dice praticamente la stessa cosa. Uso un esempio già fatto e che può ricordare l’approccio a una lingua straniera: possiamo anche capire e farci capire, ma sapremo una lingua solo quando riusciremo a pensare in quella lingua.

Gli esempi sarebbero moltissimi. La MQ che noi descriviamo dice che la realtà esiste solo nel momento in cui si misura. E’ veramente una visione che mette al centro la coscienza di una mente o non è invece un modo per cercare di schematizzare secondo le nostre regole limitate un processo ancora ignoto e incomprensibile? Ecco perché pochi giorni fa facevo riferimento a una specie di “intelligenza” quantistica… La Luna esiste quando non la guardiamo? Forse sì o forse no, ma non lo sapremo mai se si continua a ragionare in termini matematici.

Purtroppo, non siamo ancora capaci di pensare con il linguaggio della MQ ed essa resta lingua straniera.  Dobbiamo disperarci o trovare nuovi spunti di conoscenza? Sicuramente la seconda che è ho detto! E’ fondamentale continuare a descrivere il Cosmo con la fisica classica. Solo così si riuscirà a capire come e quando fa la sua comparsa l’assurdità logica della MQ.

Forse, un giorno, saremo capaci di parlare e pensare quantisticamente e tutto cambierà. Si riderà del modello standard, del Big Bang, della gravità,  ecc., ecc., ma essi resteranno passaggi obbligatori per giungere alla verità (sempre che sia una sola) per il nostro cervello in lenta evoluzione (sempre che sia vero). Per adesso, però, accontentiamoci di ciò che riusciamo a fare, con grande umiltà e dedizione, sperando che i primi tentativi di descrizione di questo mondo ancora sconosciuto, in cui viviamo e di cui facciamo parte, siano in grado di plasmare la mente dell’umanità futura.

Va bene, va bene... adesso non vi "trito" più!!!

5 commenti

  1. Gianni Bolzonella

    Che l'uomo ovvero tutto ciò che è biologico e ha una qualche coscienza,sia oggettivamente la misura delle cose secondo me ci sta,non possiamo fare altrimenti,il tutto temperato dal fatto che essendo Universo pure noi in qualche modo dovremmo almeno grezzamente "ragionare come lui".La MQ,operando a livello di granelli di sabbia ci appare più disordinata che un pupazzo o un castello che ,se pur fatto di sabbia ha bisogno di un ordine intrinseco per esistere,meno entropia ?

  2. luciano

    é il tarlo che ho avuto fin da quando ho iniziato ad interessarmi - con scarso profitto, devo ammettere - di MQ.
    Questo taglio filosofico, prima ancora che scientifico, è una pietra miliare indispensabile nell'avanzamento della conoscenza. Forse ci riuscremo con il nostro pensiero, o forse sarà necessaria una intelligenza diversa. e nemmeno sappiamo se ci conviene veramente capirne di più.
    Comunque, grazie prof. Un punto davvero importante.

  3. Forse parlare di entropia quando si cerca di descrivere la MQ potrebbe essere fuorviante... Se no si ricade nella visione classica. D'altra parte, il microcosmo ha leggi del tutto reversibili... Il salto intellettuale da fare non può nemmeno essere immaginato, dato che la sola immaginazione dimostra che ne abbiamo già una vaga idea. Noi, per adesso, stiamo interpretando segnali che provengono dall'essenza dell'Universo secondo le regole classiche della matematica e della filosofia. Le descriviamo, le utilizziamo come una scimmia usa un bastone per prendere le termiti, ma niente ancora capiamo dell'insieme generale... Chiamiamola filosofia... per adesso almeno! L'importante, con estrema umiltà e senza forzature, è solo cercare di predisporre il cervello a una nuova concezione, senza smania di voler arrivare e comprendere. I tempi sono lunghi e i segnali ancora molto scarsi e vaghi. Il principio di Heisenberg potrebbe spiegare il tutto, d'accordo, ma cosa sia realmente e come agisca è ancora un sogno della fantasia. Noi lo interpretiamo secondo la nostra logica e ci rendiamo conto della sua essenzialità. Possiamo anche costruire un modello del Cosmo basato su di lui, ma sarebbe un po' come scrivere la Divina Commedia battendo a caso sui tasti. Si può anche riuscire a costruire un bel castello, ma sarebbe sempre solo un'interpretazione "classica". Insomma, pazienza, dedizione e ricerca di liberazione del cervello da ingranaggi troppo radicati. Certo che se i giovani lo dedicano solo agli smartphone... le speranze, per adesso, sono poche... Ancora una volta dovremo affidarci a casi peculiari, ai geni, sperando che ne nascano ancora...

  4. Mario Fiori

    Grazie Enzo di questa riflessione e di questa lezione, non di MQ ma di uniltà intellettuale e generale, per avvicinarsi a qualcosa che probabilmente risulterà totalmente diversa da ciò che teorizziamo ora; magari poi sarà più semplice di quanto ci si aspetti ma al momento resta così.
    Sarò ottimista ma penso che di geni ne nascano e ne nasceranno ancora e sui giovani, nonostante l'eccesso incontenibile di smartphone e dintorni ( ma non solo giovani comunque), un bel gruppetto (non certo tutti ovviamente) si daranno una smossa e ascolteranno affascinati questi geni. :wink:

  5. grazie a te Mario,
    hai compreso perfettamente lo spirito della riflessione... :wink:

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