10/02/17

Quando la normalità “deve” essere scoop *

A parte le ipotesi più intricate, e non confermabili come dato di fatto, sulla struttura dell’Universo o degli Universi, un altro filone di ricerca che va per la maggiore è quella relativa ai sistemi extrasolari. A costo di fare notizia si ricicla spesso l’acqua calda…

Agli inizi della mia carriera da astrofisico (ne ho parlato QUI), mi occupavo dell’applicazione ai piccoli corpi planetari della tecnica fotoelettrica. Una “Scienza” praticamente neonata che permetteva di dare agli asteroidi la struttura di “corpo celeste” e non più di punto luminoso in movimento, tanto utile per la Meccanica Celeste.

Essi diventarono entità fisiche sotto tutti gli aspetti: corpi dalle forme più o meno regolari che ruotavano attorno al proprio asse con periodi estremamente vari. La prima cosa da fare era accumulare dati sufficienti per porsi delle domande fisiche sulla loro storia passata e futura. Ci voleva tempo e collaborazione.

Chi tentò di dare subito un’interpretazione “spiccia” della distribuzione dei periodi di rotazione in funzione delle dimensioni, prese una grande cantonata. Fu difficile ribaltarla completamente, anche perché chi l’aveva proposta era ben noto ed era … americano, come la rivista che doveva accogliere quel tipo di ricerca e come i “referee” che dovevano accettarla.

Furono anni di lotta, anche dura, ma alla fine l’idea basata su un numero di dati superiori (la nostra) riuscì a vincere e -altri tempi- iniziarono le collaborazioni fattive con gruppi americani che portarono a comprendere la vita collisionale degli asteroidi, le regole della frammentazione, l’energia necessaria,  i meccanismi di trasporto e  tante altre cose che li legavano di nuovo con la Meccanica Celeste, ma questa volta come attori attivi e non più passivi.

E’ inutile farla lunga… il succo è che prima di intraprendere studi globali o estremamente particolari è necessario acquisire dati, tanti dati, che riescano a superare i maligni effetti selettivi che si annidano un po’ dappertutto.

Qualcosa di simile capita per gli esopianeti. Le più svariate tecniche (alcune estremamente geniali, come questa oppure questa) sono state usate per scoprire, e –ormai- anche a vedere in qualche caso, i pianeti di altre stelle sia quando sono pienamente formati sia quando sono ancora in fase embrionale e, più raramente, anche quando sono –forse- scomparsi. Vi sono ormai molti dati (anche su false scoperte) e più di 3500 pianeti. Possono bastare per descrivere le varie fasi di nascita, evoluzione e morte planetaria? Forse non ancora, dato che le condizioni al contorno sono molto complesse e variegate. Così come sono molto variegate le strutture che ne sono derivate: giove, giove caldinettuno piccoli, superterre e chi più ne ha più ne metta. In realtà, un’idea unitaria su un’accurata descrizione della formazione planetaria è ancora lontana o, quantomeno, sembra che non sia unica. C’è ancora molto lavoro da fare e –probabilmente- altri effetti selettivi da rendere innocui.

Una Scienza nuova e stimolante di per sé, ma che trova la sua via d’uscita molto più redditizia nella ricerca della vita extraterrestre. Quasi ogni giorno si legge di un qualche pianeta che sembra il sosia della Terra o si ipotizza che la sua atmosfera potrebbe essere quella giusta per creare la vita. La scoperta di acqua su un pianeta come Giove fa saltare sulle sedie e, ultimamente, è data come notizia “scoop” quella relativa a una nana bianca che sembra possedere un’atmosfera ricca di azoto, ossigeno, carbonio, ecc, ossia degli elementi necessari alla vita. Forse ci siamo, allora?

Purtroppo, i pianeti sono ormai stati distrutti o inceneriti dalle fasi terminali della stella di tipo solare, ma abbiamo i segni che qualcosa era fatto di quelle sostanze “magiche”. Addirittura si sono viste comete cadere sulla stella, del tutto simili alle nostre. Quanta ricchezza per i media e quanta pubblicità all’articolo che così sapientemente sapeva usare la strategia giusta.  Non vi do nemmeno il link (sono convinto che si troverà un po’ ovunque). Voglio solo fare una riflessione che mi sembra di una banalità estrema e  -forse- proprio per questo non verrà mai detta dai media.

I blocchi biologici che si scoprono o che si potrebbero scoprire su altri pianeti sono un’ovvia conseguenza dei loro luoghi di formazione. Abbiamo visto che certi composti organici altamente complessi si formano normalmente nei pressi delle stelle giganti che esplodono, così come nei pressi di stelle che stanno nascendo e chissà in quante altre nubi attraverso cui le stelle devono prima o poi passare. E’ il celebre dono delle giganti che insemina tutta una galassia di blocchi utili alla vita presenti un po’ ovunque. Come una specie di staffetta essi sono poi trasmessi a piccoli corpi vaganti come le comete e gli asteroidi che hanno il delicato compito di portarli fino ai pianeti in formazione.

La stella centrale può far poco se non dare luce e calore: essendo vispa e giovane non può avere costruito ancora nessun elemento. Può solo regalare ciò che le è stato donato dalla galassia e dalle esplosioni stellari.

Cosa voglio dire con questo? Che non possiamo certo stupirci più di tanto se nelle altre stelle si trova materiale simile ai nostri blocchi biologici. La materia che viaggia nel Cosmo è quella che è e le sue variazioni possono anche essere sensibili, ma in media tutti dovrebbero avere a disposizione la loro scatola dei lego.

Sapere poi costruire la macchina, o la casa, o l’astronave non è da tutti. Alcuni hanno il tempo per farlo, altri no (e la probabilità che ci riescano sembra molto bassa). Alcuni hanno il tempo per farlo, altri no. Alcuni hanno le condizioni al contorno adatte, altri no. Ma non vorrei più sentire come scoop la frase: “Trovati i blocchi della vita anche su un’altra stella”. E’ come dire: “Trovata la stessa acqua del fiume A, anche nel fiume B”. Sarebbe un vero scoop trovare il contrario…

Continuiamo pure a leggere di tutto, ma non  spegniamo mai il nostro cervello!

2 commenti

  1. Luigino

    Stavolta debbo dissentire dalla critica. È un po' come dire sapevamo che su Plutone c'è acqua ma passiamo sotto silenzio l'averla individuata con i nostri sforzi tecnologici. Credo che la vera notizia sia quest'ultima è non la prima ipotesi.

    Lo scoop non sta tanto nel contenuto della scoperta ma nel fatto di esserci riusciti con i nostri telescopi. Insomma come una specie di sfida tecnologica o di esperimento andato a buon fine.

    Spero di essere stato chiaro.

  2. sicuramente, caro Luigino, gli sforzi sono encomiabili, ma troppo spesso le notizie sono date secondo l'interesse che riescono a sollevare, accentuando lavori di routine per mostrarli come fondamentali. Tuttavia, non ce l'ho mica con chi fa certe osservazioni, ma su come vengono sfruttate dai media... :wink:

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