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12/12/17

I Racconti di Vin-Census: LA SCOMPARSA DELL'IRIDE

Quando si parla di destino del genere umano, Vin-Census non è mai ottimista né indulgente... dopo l'epopea de "Il Romanzo della Vita", vediamo cosa si è inventato questa volta! Buona lettura !!

 

L’uomo non sapeva più vedere i colori dell’iride. O, almeno, li vedeva, ma non riusciva a comprenderli. Era troppo preso da altri tipi di colore, quello dei soldi, del potere, dell’egoismo e dell’invidia.

Il Sole aveva visto nascere quel bipede altezzoso e intelligente, lo aveva cullato, protetto e nutrito attraverso millenni e millenni. Gli aveva donato la sua luce bianca, pura e immacolata. L’aveva scomposta nei suoi sei colori fondamentali per dipingere le bellezze di quel pianeta che veniva calpestato, senza più vero amore, dal suo figlio più progredito e ingrato. Ogni tanto ne faceva un riassunto, illuminando il cielo temporalesco con un arcobaleno.

Purtroppo gli occhi che si alzavano a guardarlo diminuivano sempre più. Forse restavano incantati solo i bambini. Non tutti, però. Molti dovevano scrutare in basso per cercare il cibo: chi avrebbe potuto non guardava, chi avrebbe guardato non poteva.

Il Sole era triste, ma anche troppo buono e generoso per reagire in modo violento. Sapeva di essere sfruttato, quello sì, per scopi utilitaristici o economici. Comprendeva anche che non era più ammirato per i suoi doni continui e disinteressati: la luce, i colori, la bellezza. Soffrì molto quando decise di intervenire, pianse lacrime calde come la sua atmosfera. Doveva farlo, però, e intervenne.

Si mostrò come un arcobaleno, ma un arcobaleno del tutto speciale, visibile ovunque e da chiunque. I suoi sei colori apparvero separati, brillanti, stupendi. Un enorme prisma invisibile li aveva resi visibili.

IRIDE

Iniziò dal primo: il rosso. Lentamente si affievolì fino a scomparire. Contemporaneamente lo stesso accadde sulla Terra. Sparì il colore del sangue dei morti delle continue e stupide guerre, del fuoco dei vulcani, delle rocce antiche dei deserti pietrificati, ma anche quello della passione, dell’amore e del calore.

Fu poi la volta dell’arancione. Si spensero un tripudio di fiori meravigliosi, di frutta succulenta, di tramonti struggenti.

Venne il turno del giallo. Scomparvero spiagge infinite e immensi campi di grano, gli innocenti canarini e le sterpaglie delle torride estati.

Toccò poi al verde. L’erba si spense e con lei i prati, gli alberi secolari e i cespugli più nascosti. Insieme a loro anche la speranza e la fiducia.

Il momento dell’azzurro fu terribile. Si annullò il colore del mare e del cielo, dei fiumi e dei laghi.

Infine fu la volta del viola, dei suoi tramonti e delle sue albe, delle timide violette e di migliaia di altri fiori.

Contemporaneamente si spense anche il bianco, che non poteva più esistere dato che erano morti i suoi figli. Sparirono le calotte polari, la neve delle cime inviolate, le nuvole candide come cotone, ma anche l’innocenza e la purezza.

Rimase solo il nero ad avvolgere tutto e tutti, animi e menti compresi.

Nell’Universo, però, continuarono a brillare le stelle…

 

Potete trovare tutti i racconti di Vin-Census, insieme a quelli dell'amico Mauritius, nella rubrica ad essi dedicata

4 commenti

  1. Mario Fiori

    Bellissimo racconto cara Daniela, ebbene si i colori , a mio parere, si stanno già spengendo e non perchè vi sia un qualche fenomeno fisico, bensì perchè nessuno li guarda e si sta spengendo la mente umana.

  2. Daniela

    E noi, nel nostro piccolo ma accogliente Teatro, faremo di tutto per tenerli vivi!

    :wink:

  3. Gianni Bolzonella

    Mi è sembrato di vedere gli occhi di mia zia,una signora di 93 anni,ormai sempre più sola;con  i suoi fantasmi,le amnesie,il dolore di convivere forzatamente con estranei per accudirla o peggio,il terrore di essere mandata in qualche ospizio.Per fortuna o disgrazia,ne è consapevole a tratti.Deve essere veramente brutto vedere sparire i colori dalla vita.Meglio morire un pochino prima,per chi avrà questa fortuna!

  4. Daniela

    Le tue parole, Gianni, mi hanno commosso perché mi hanno fatto ripensare ad una cugina di mio nonno, mancata pochi mesi fa ultranovantenne, che, con una lucidità e una proprietà di linguaggio da fare invidia a un ventenne, ricordava ogni particolare della sua vita e di quella dei suoi cari, ma i suoi occhi erano sempre più deboli e, oltre ai colori, le avevano tolto il piacere, così importante per lei, di leggere. Donna di grande Fede (quella vera, nel suo caso!), passava le lunghe giornate di solitudine ad ascoltare Radio Maria e trovava conforto nella preghiera. Nel suo testamento ha salutato me e gli altri eredi con "Arrivederci in paradiso"... è triste che persone radiose come Anna debbano terminare la loro vita in bianco e nero.

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