Gen 23

GIORDANO BRUNO: ...fendo i cieli e all'infinito m'ergo!

Il presente approfondimento sulle principali opere di Giordano Bruno e la sua visione cosmologica è stato inserito nelle sezioni d'archivio "Cosmologia/Spaziotempo" e "Quattro passi nella storia della Scienza"

La libertà di pensiero è il sangue vivo della Scienza

LA RELATIVITA' CLASSICA E L'INERZIA

La visione dell’Universo e dell’infinito, pensata ed espressa da Giordano Bruno nelle sue opere, è sicuramente l’idea più straordinaria e moderna e, come tale, quella che “doveva” portarlo al rogo. Tuttavia, ben altre conquiste “scientifiche” sono da ricondurre al suo genio. Cercheremo di analizzarle un po’ alla volta, come se mordessimo di qua e di là uno squisito manicaretto, senza nessuna regola prefissata (in questo, seguendo in qualche modo uno dei concetti fondamentali di Bruno). Non stupitevi, ma si parlerà anche di relatività einsteiniana, di calcolo infinitesimale e di… Shakespeare.

Lo ammetto, leggendo attentamente le sue opere maggiori, mi ha investito una frenesia inarrestabile di rendervene partecipi, come se si fosse aperto, finalmente, il cofano di un tesoro tanto a lungo cercato. Incredibile la sua capacità di intuire, pur rimanendo ben lontano dalla figura che siamo abituati a dare a un “vero scienziato”, non solo la visione generale dello spaziotempo, ma anche i principi fondamentali che lo supportano. Nelle sue opere si trova di tutto e di più: matematica, geometria, fisica, chimica, perfino meccanica quantistica. Basta saperle cercare e capire.

Non solo però… in esse si vede un Universo pieno di gioia e di felicità, proprio quello che cerco di esprimere in modo spesso rozzo e vago nelle pagine di questo Circolo. Rispetto a lui e al silenzio che ho mantenuto così a lungo, mi sento gravemente colpevole e non posso fare altro che scusarmi e seguire la spinta della comunicazione e della condivisione.

Leggendo i suoi scritti, sono andato spesso a cercare conforto presso studiosi di ben altra stazza rispetto alla mia. E ogni volta che lo trovavo, l’ammirazione per quel monaco domenicano che ha preferito il dolore del martirio piuttosto che abbandonare, anche solo a parole, la sua gioiosa visione dell’Universo, in cui Dio diventava una figura sicuramente più luminosa e completa di quella fortemente voluta dalla chiesa (e a quella chiesa non metto la maiuscola per scelta), cresceva sempre più e faccio fatica a non comunicarla subito, anche se a brandelli…

Avremo tempo, alla fine, di fare ordine e di mettere insieme un fantastico racconto su uno dei massimi geni dell’Umanità (questa sì con la U maiuscola!). Discuteremo anche del perché è ancora così scomodo e della attuale resistenza di una certa chiesa. Ricordiamo, infatti, che l’odio verso Giordano Bruno non si è fermato al rogo: lui rappresentava la verità e, come tale, era un nemico peggiore del peggior diavolo. Temuto a tal punto da essere portato al rogo con la “mordacchia”, uno strumento applicato alla bocca del condannato che gli impediva non solo di lamentarsi, ma anche di parlare. Le sue parole sarebbero state frecce ancora più dolorose per le menti che assistevano al sacrificio di quanto non fossero le fiamme per lui.

Lui stesso ne era consapevole, quando disse, dopo aver udito la sentenza: “Forse con maggior timore voi pronunciate questa condanna di quanto ne provi io nell’ascoltarla”.

La chiesa è ancora sensibile a quelle parole e alla sua visione dell’Universo e di Dio stesso. La paura rimane a tal punto che non si è mai scusata con Giordano Bruno, ritenendo, con grande ipocrisia, che egli subì, per i tempi, un giusto processo. In poche parole, ammettendo che per chi esprimeva un'idea di quel genere (la realtà odierna, più o meno) poteva esistere solo il silenzio imposto dalla morte. Forse, Einstein, capace di piegare la luce (divina), avrebbe subito uguale sorte…

E’ giusto ricordare che quando, a fine Ottocento, venne eretta una statua in suo onore, il Papa Leone XIII digiunò per un giorno per protesta e confermò la condanna del religioso dato alle fiamme. E mentre la Chiesa condannava all’oblio l’eretico Bruno, premiava la memoria del suo inquisitore, Roberto Bellarmino, che non solo è santo, ma è anche inserito tra i pochi Dottori della Chiesa.

A distanza di 400 anni, il 18 febbraio 2000 papa Giovanni Paolo II, tramite una lettera del segretario di Stato Vaticano Angelo Sodano, espresse profondo rammarico per la morte atroce di Giordano Bruno, pur non riabilitandone la dottrina: anche se la morte di Giordano Bruno "costituisce oggi per la Chiesa un motivo di profondo rammarico", tuttavia "questo triste episodio della storia cristiana moderna” non consente la riabilitazione dell'opera del filosofo arso vivo come eretico, perché "il cammino del suo pensiero lo condusse a scelte intellettuali che progressivamente si rivelarono, su alcuni punti decisivi, incompatibili con la dottrina cristiana". Poco importa se portarono alla rivoluzione della verità scientifica!

Il rogo, forse, non era nemmeno sufficiente a cancellarne il ricordo e le sue opere subirono gli effetti della cosiddetta damnatio memoriae e quindi vennero distrutte, non lette, non citate e dimenticate (alcuni dei suoi scritti non sono ancora stati tradotti dal latino in una lingua moderna)

Un percorso tipico di chi ha ancora paura di una visione troppo libera e troppo contraria a una gerarchia ecclesiastica che distribuisce e amministra sapientemente, ancora oggi, i propri poteri. Ben pochi "pedofili" (tanto per citare un peccato infame, di cui le prove sono innumerevoli) sono e saranno mai condannati al "rogo", anche solo virtuale...

La relatività di Giordano Bruno e il principio di inerzia

Nel 1632, Galileo Galilei pubblica il suo dialogo sopra i massimi sistemi. Esso è considerato quasi da tutti (e da me per primo, lo ammetto senza timore alcuno) la base fondamentale della relatività e la nascita del principio d’inerzia: il via alla fisica moderna, anche se l’idea del moto relativo non era del tutto nuova (ne abbiamo parlato QUI). Ovviamente, Galileo aveva già in mente queste idee e si pensa che esse si siano formate a partire dal 1592, durante il suo soggiorno a Padova. Coincidenza molto importante, come vedremo…

Celeberrimo è l’esempio della nave e degli esperimenti fatti in cabina e sulla terraferma: essi si svolgono nello stesso modo e nessuno è in grado di dire chi si sta veramente muovendo. Ne abbiamo parlato a lungo QUI  e QUI , richiamando le parole del grande Galileo nel suo dialogo.

Tuttavia, qualche anno prima, nel 1584, Giordano Bruno, mentre è in Inghilterra, pubblica la sua opera meravigliosa: La Cena de le Ceneri, formata da cinque dialoghi tra vari personaggi, tra cui un discepolo (Teofilo) che riporta le idee del maestro Bruno. Per il momento tralasciamo molte altre nozioni rivoluzionarie e soffermiamoci nuovamente su un vascello, di cui lo stesso Bruno riporta l’immagine che segue.

La figura originale del vascello di Giordano Bruno. Stranamente non compaiono le lettere citate nel testo.
La figura originale del vascello di Giordano Bruno. Stranamente non compaiono le lettere citate nel testo.

Teofilo immagina qualcuno al di fuori della Terra che lanci una pietra e poi due persone, uno sulla nave e uno fermo rispetto a lei, che lascino cadere una pietra e spiega:

Con la terra dunque si muoveno tutte le cose che si trovano in terra. Se dunque dal loco extra la terra qualche cosa fusse gittata in terra, per il moto di quella perderebbe la rettitudine. Come appare nella nave A B, la qual, passando per il fiume, se alcuno che se ritrova nella sponda di quello C venga a gittar per dritto un sasso, verrà fallito il suo tratto per quanto comporta la velocità del corso. Ma posto alcuno sopra l'arbore di detta nave, che corra quanto si voglia veloce, non fallirà punto il suo tratto di sorte che per dritto dal punto E, che è nella cima de l'arbore o nella gabbia, al punto D che è nella radice de l'arbore, o altra parte del ventre e corpo di detta nave, la pietra o altra cosa grave gittata non vegna. Cossì, se dal punto D al punto E alcuno che è dentro la nave, gitta per dritto una pietra, quella per la medesma linea ritornarà a basso, muovasi quantosivoglia la nave, pur che non faccia degl'inchini ”.

E poi prosegue

Or, per tornare al proposito, se dunque saranno dui, de' quali l'uno si trova dentro la nave che corre, e l'altro fuori di quella, de' quali tanto l'uno quanto l'altro abbia la mano circa il medesmo punto de l'aria, e da quel medesmo loco nel medesmo tempo ancora l'uno lascie scorrere una pietra e l'altro un'altra, senza che gli donino spinta alcuna, quella del primo, senza perdere punto né deviar da la sua linea, verrà al prefisso loco, e quella del secondo si trovarrà tralasciata a dietro. Il che non procede da altro, eccetto che la pietra, che esce dalla mano de l'uno che è sustentato da la nave, e per consequenza si muove secondo il moto di quella, ha tal virtù impressa, quale non ha l'altra, che procede da la mano di quello che n'è di fuora; benché le pietre abbino medesma gravità, medesmo aria tramezzante, si partano (se possibil fia) dal medesmo punto, e patiscano la medesma spinta. Della qual diversità non possiamo apportar altra raggione, eccetto che le cose, che hanno fissione o simili appartinenze nella nave, si muoveno con quella; e la una pietra porta seco la virtù del motore il quale si muove con la nave, l'altra di quello che non ha detta participazione. Da questo manifestamente si vede, che non dal termine del moto onde si parte, né dal termine dove va, né dal mezzo per cui si move, prende la virtù d'andar rettamente; ma da l'efficacia de la virtù primieramente impressa, dalla quale depende la differenza tutta.

Gli esperimenti eseguiti sulla nave non sono perciò influenzati dal suo movimento, dato che tutti i corpi sulla nave prendono parte al movimento, senza essere influenzati dal fatto che siano o non siano in contatto con la nave. Questo è dovuto a una certa “virtù” che esse hanno, che rimane impressa durante il moto. Giordano Bruno perciò esprime chiaramente non solo la relatività galileiana, ma il concetto di INERZIA, intesa come una virtù (qualità) che è di tutti i corpi che si muovono con la nave o con la stessa Terra. Movimento della nave, ma anche movimento della Terra. Un passo enorme verso la generalizzazione del moto e verso il principio di inerzia!

Senza bisogno di ulteriori commenti, riportiamo ciò che scrive Newton a riguardo, dove non è certo difficile vedere uno stretto collegamento:

The vis insita, or innate force of matter, is a power of resisting by which every body endeavors to persevere in its present state, whether it be of rest, or of moving uniformly forward in a right line…   this vis insita, may, by a most significant name, be called vis inertiae. (La “vis insita”, o forza innata della materia, è il potere attraverso cui ciascun corpo persevera nel suo stato, sia di quiete che di moto lungo una direzione rettilinea… questa vis insita può essere più giustamente chiamata vis inertiae).”

La virtù di Bruno è diventata la forza d’inerzia di Newton.

Sia l’utilizzo della nave che la forma esplicativa del dialogo non possono creare dubbi sul fatto che Galieo conoscesse molto bene gli argomenti di Giordano Bruno.  Sembra, perciò, piuttosto strano che Galileo, da grande scienziato qual era, non lo abbia mai riconosciuto. Lo stesso Keplero lo aveva rimproverato per questo. Forse, solo la paura di mostrare qualsiasi contatto con una figura così perseguitata dalla chiesa e finita tragicamente? Tuttavia, non vi è traccia nemmeno di comunicazioni epistolari. Oltretutto, molto probabilmente, i due si incontrarono direttamente o a Padova o a Venezia. Proprio Galileo ottenne il posto di professore di matematica a Padova, rifiutato a Bruno l’anno precedente. E’ difficile non pensare a un po’ d’invidia per una mente che senza metodo scientifico riusciva a volare nell’infinito dell’Universo e ad avere intuizioni stupefacenti, come vedremo più avanti… E poi, lo stesso Galileo non riusciva a pensare a un qualcosa di realmente infinito.

Quest’ultima ipotesi, forse la più vera, visto il carattere piuttosto ambizioso ed egocentrico di Galileo, sembra confermata da una lettera inviatagli da Keplero, dopo la scoperta dei satelliti di Giove, un pianeta del Sole e non un altro Sole: “Meno male! Altrimenti potremmo pensare che Bruno avesse ragione con i suoi infiniti Soli e noi cadremmo nell’orrore dell’infinito”.

Eh sì, Bruno era troppo avanti con la sua visione globale e senza limiti, perfino per le traiettorie ellittiche, ma locali, di Keplero.

Dopo il rogo, non ci fu, infatti, alcun moto di ribellione in Europa, benché i suoi viaggi avessero lasciato segni indelebili e suscitato grande ammirazione. Ma l’idea dell’infinito era, per quei tempi, qualcosa di terrificante e ben lontano dall’essere visto come quella costruzione gioiosa descritta da Bruno.

Sembra che ancora Keplero (ma non fu il solo) si fosse fatto una domanda senza immaginarne una risposta: “Se Bruno, ormai, non credeva più nel Dio dei Cristiani, né tantomeno nell’inferno, perché non aveva preso in giro la chiesa, mentendo e abiurando? L'intelligenza non gli mancava di certo! Se non aveva paura del tribunale divino, perché mai non ingannare facilmente quello dell’inquisizione?

La risposta allora sembrava assurda, ma oggi (forse in pochi) possiamo comprendere che egli giudicava la verità un valore assoluto, per il quale si poteva benissimo morire.  E la verità non è dono dei soli credenti… anzi…

Avremo modo di tornarci sopra molte volte.

Quanto appena descritto, benché sia di eccezionale importanza fisica e non certo solo filosofica, è un minimo frammento della immensa e variegata costruzione cosmologica di Bruno. Ne vedremo delle belle!

 

LA RELATIVITA' SPECIALE E OLTRE

"Non credo che la pratica della scienza possa andar disgiunta dal coraggio... Se gli uomini di scienza non reagiscono all’intimidazione dei potenti e si limitano ad accumulare il sapere, la scienza può rimanere fiaccata per sempre... Ho tradito la mia professione"

(tratto da "Vita di Galileo" di Bertolt Brecht)

Continuiamo nell'analisi delle idee rivoluzionarie di Giordano Bruno, puntando sui concetti più "azzardati". Lasceremo per ultimi quelli puramente cosmologici che ne fanno il vero precursore dell'odierna Cosmologia.

La relatività espressa nell’esempio della nave, ripreso poi pari pari da Galileo,  porta Giordano ben oltre. Non vorrei che queste mie argomentazioni apparissero fin troppo esasperate. Si fa presto a dire tutto e il contrario di tutto, come Nostradamus insegna. Tuttavia, le basi su cui poggia la visione dell’Universo di Giordano Bruno e la sua facilità nel descrivere la relatività del moto sulla Terra non può che far pensare profondamente. Innanzitutto, al contrario di Galileo, egli non ha paura di uscire dal nostro pianeta ed estrapolare il risultato su qualsiasi cosa si stia muovendo nello spazio.

Torneremo ancora sulla sua visione dell’Universo (il boccone migliore ce lo teniamo per ultimo…), ma portandosi fuori dal mondo terrestre, lui compie due passi importantissimi: distrugge con un gesto banale tutte le sfere celesti e la gerarchia aristotelica e tolemaica, che ancora incuteva timore e paura nello stesso Copernico (lui fa solo un cambio geometrico di posizione, ma non stravolge la visione ecclesiastica, come abbiamo spiegato QUI).

Il moto dei corpi deve essere libero, seguire certe regole, ma essere dettato da un impulso  proprio del corpo. Infiniti mondi, infiniti moti. Inoltre, la libertà gioiosa di un Universo libero fa sì che non ne possa esistere un centro: ogni corpo celeste può sentirsi al centro del Tutto. Sembrerebbe (e così è stato a lungo considerata) una argomentazione filosofica, ma –oggi- non possiamo non considerarla una enorme rivoluzione astrofisica e cosmologica: infinite stelle, infiniti pianeti, infinito spazio.

In un Universo privo di qualsiasi riferimento assoluto, la relatività del moto ne deriva automaticamente: ognuno vede muovere gli altri. Giordano si preoccupa molto dei movimenti e dell’anima delle cose. In questo movimento continuo che viene effettuato per scelta delle singole agglomerazioni di materia, attraverso ciò che lui chiama “anima” o “intelligenza” (quantità di moto? momento angolare?), i moti sono di diverso tipo, ma ciò che importa soprattutto è il fatto che non ne esiste uno assoluto. Un passaggio non indifferente da mancanza di riferimento assoluto a mancanza di moto assoluto.

Bruno non ha assolutamente paura di questa continua incertezza e relatività. Tutto è frutto di amore, ossia della volontà “buona” delle singole cose. Ogni corpo è libero di muoversi in una prigione che ha perso i suoi confini e che può facilmente contenere tutto e i movimenti del tutto. Perché allora non pensare che anche le misure delle distanze siano relative? Nei suoi scritti latini, difficilmente recuperabili, Bruno deduce la relatività delle distanze e delle lunghezze spaziali partendo da una critica della misurabilità e delle misure: il moto influenza le misure e implica dei limiti sulla possibilità di effettuare delle misure esatte e assolute. Da questo punto di vista, misure spaziali in differenti condizioni di moto implicano differenti distanze e lunghezze spaziali. Se non è un richiamo, primitivo finché si vuole, alla relatività ristretta questo…

Cosa analoga capita anche per il tempo. Prima di Bruno era scandito dal movimento lento e costante delle stelle fisse, ancorate alla loro sfera solida. Per Bruno tutto ciò non esiste e ne avremo una spiegazione molto “scientifica” quando descriveremo il suo Universo: le stelle fisse sembrano tali, solo perché sono troppo lontane per apprezzarne i movimenti apparenti (ovvero la loro parallasse, QUI spiegata in modo ultra-semplice) e quelli intrinsechi (moto proprio). Infinite stelle, infiniti moti, tempi infiniti… per la loro distanza non ne possiamo apprezzare i moti che sono diversi fra loro. Ci sono infinite stelle e infiniti moti nell’universo e ogni moto può essere usato per la definizione del tempo. Ogni moto permette, quindi, di utilizzare un tempo diverso e non esiste più un tempo assoluto (come in fondo hanno, invece, ammesso sia Galileo che Newton, lavorando in modo quasi puramente matematico).

Siamo nel '500, non possiamo pretendere che Minkowski inserisca queste idee in un diagramma spaziotemporale, ma sicuramente Bruno è molto più vicino ad Einstein di quanto non lo siano i due geni assoluti della meccanica.

Bruno dimostra, anche molto bene, la differenza tra realtà e apparenza (un discorso su cui abbiamo battuto molto, grazie ai nostri paradossi relativistici e non solo...). Egli immagina di volare verso la Luna. A mano a mano che le si avvicina, la Terra diventa sempre più piccola. Una volta giunto su di lei non avrebbe difficoltà a dire che è la Terra un satellite della Luna “Non più la Luna è cielo a noi che noi a la Luna”.

animazione
Il sistema lunocentrico immaginato da Astericcio & co. in "Quattro passi nella storia della scienza (2)"

Ma se si allontanasse anche da lei, vedrebbe Terra e Luna accoppiati in cielo. Lentamente si avvicinerebbero sempre più e la loro luce diminuirebbe fino a sparire nel buio del vuoto cosmico. Quante situazioni completamente diverse tra loro, eppure tutte riferibili a uno stesso fenomeno! La differenza tra apparenza e realtà è decisamente enorme e va tenuta in conto guardando l’Universo. Inoltre, è decisamente il primo che abbia compiuto "mentalmente" un volo nello spazio cosmico.

Un concetto questo che sembra banale (oggi), ma che era straordinario se detto in un mondo che vedeva i sette pianeti incastrati su sfere rotanti. Lo stesso Copernico se ne sarebbe ben guardato dal proporlo… In fondo, abbiamo parlato delle illusioni e delle apparenze della realtà or non è molto su queste pagine.

Purtroppo, come già detto, questi concetti compaiono principalmente nelle sue opere in latino, difficili da reperire e da tradurre. Dobbiamo accontentarci delle conclusioni tratte da studiosi di indubbia fama. Conoscendo, però, la visione globale di Bruno non possono certo stupire più di tanto. La volontà o anima insita nelle cose fa pensare ai principi fondamentali della meccanica, altro che a concetti puramente filosofici. Metafore di qualcosa di profondamente reale, molto più semplice… Quantità di moto? Momento angolare per i moti circolari?

E che dire della trasformazione continua delle cose, attraverso il movimento delle parti sempre più piccole che le compongono. Infinito e infinitesimo si toccano e fanno pensare addirittura a Feynman : “C'è tanto spazio laggiù in fondo”… Ma, ancora più facilmente, alle reazioni chimiche che vedono proprio lo spostamento di atomi. Non esiste vera morte, ma solo trasformazione… Beh… quante volte abbiamo usato queste parole nel nostro Circolo? La materia è sempre la stessa, dice Bruno, ma la sua forma cambia continuamente “Quella dell’uomo è medesima in essenza specifica e generica con quella delle mosche, ostreche marine e piante, e di qualsivoglia cosa che si trove animata o abbia anima [...] Or cotal spirito secondo il fato o providenza, ordine o fortuna, viene a giongersi or ad una specie di corpo, or ad un’altra: e secondo la raggione della diversità di complessioni e membri, viene ad aver diversi gradi e perfezioni d’ingegno et operazioni”.

bruno3

Nel De triplici minimo et mensura, Bruno approfondisce  il concetto della misura , in particolare, riferendosi alle particelle minime, o atomi, che sono la base formativa  di tutti i corpi. Le questioni che solleva ricordano molto bene le problematiche tipiche, ancora oggi, della matematica e della meccanica quantistica. La consapevolezza dell’umbratilità del reale lo fa sentire, ogni volta che cercava di addentrarsi “sperimentalmente” nei problemi matematici e geometrici, la relatività di questo metodo. Questi suoi dubbi anticipano, in qualche modo,  il principio di indeterminazione di Heisenberg e il concetto che le leggi della natura possano essere legate alla conoscenza che noi abbiamo delle  particelle, cioè con il contenuto della nostra mente. Per Bruno la matematica e la geometria sono metodi di valutazione applicati ad una realtà fenomenica che è soltanto “ombra”, e non alla sua vera essenza

A conclusione di un’analisi di tipo più filosofico che scientifico, ho trovato questa frase legata alla visione di Bruno: “Per un uomo, pensare all'infinito consiste in un certo modo pensare a se stesso come a una minuscola parte di un Tutto, manifestare con entusiasmo la certezza che la propria vita partecipa, fatte salve le dovute proporzioni, all'incessante movimento dell'Universo”. Non vi sembra quasi uguale a quella che usiamo spesso noi : “Dobbiamo essere umili perché siamo un granello infinitesimo del Cosmo, ma dobbiamo anche essere molto orgogliosi perché ne facciamo parte!”?

Bruno, inoltre, ha avuto un peso fondamentale per la nascita del calcolo infinitesimale di Leibniz (lui stesso lo ha ammesso). La sua idea di suddividere il microcosmo in parti sempre più piccole e della stessa sostanza (omogeneità del Cosmo, un’altra idea innovativa!), cercando di leggere oltre la rappresentazione metafisica, gli ha permesso di costruire una scala decrescente che arriva fino all’atomo (diverso, però, da quello di Democrito, di cui parliamo QUI). Vi è una continuità che porta, in visione metafisica, alla monade (l’essenza più piccola in assoluto), il punto, la particella che è uguale per tutti e per tutto. Questo concetto fu ripreso da Leibniz che lo utilizzò per arrivare alla costruzione del calcolo infinitesimale (e dico poco!).

Possiamo riassumere l’intero approccio in questo modo: l’unità fisica è l’atomo, l’unità matematica è il punto, l’unità metafisica è la monade "Dio è la monade fonte di tutti i numeri. L'assolutamente semplice, fondamento semplice di ogni grandezza e sostanza di ogni composizione; superiore ad ogni vicenda, infinito ed immenso. La natura è numero numerabile, è grandezza misurabile e realtà determinabile. La ragione è numero numerante, grandezza misurante, criterio di valutazione". Bruno non pone separazioni tra l’infinito microcosmo, che porta all’infinitesimo, e l’infinito dell’Universo che non ha limiti.

Lasciatemi fare due estrapolazioni per valutare appieno la rivoluzione scientifica di Bruno…

Pensiamo che si sarebbe trovato in difficoltà nel '900, durante la nascita dell’astrofisica? Avrebbe, forse, avuto timore della comparsa di galassie, di quasar, di pulsar, di supernove, di buchi neri? No, avrebbe gioito e con estrema facilità avrebbe immerso queste nuove creature nel suo infinito, così pieno di spazio. Guardiamo le cose da questo punto di vista e ci accorgeremmo subito della grandezza visionaria di Giordano Bruno. Un viaggio nel futuro, guardando solo al cielo, non lo avrebbe minimamente spaventato o sorpreso.  E, forse, nemmeno l’ipotesi di un multiverso e della possibilità di una indeterminazione continua legata alle particelle più piccole. Ogni corpo ha un anima, un impulso, una sua ragione di essere.

Immaginiamo, adesso, proprio l’opposto… Portiamo i grandi maestri della meccanica quantistica, della relatività generale e dell’astrofisica moderna ai tempi di Bruno. Beh… non solo sarebbero terribilmente spaventati, ma sarebbero mandati tutti al rogo!

Un viaggio nel futuro senza alcun problema e un viaggio nel passato pieno di incubi e terrore. Proprio l’opposto di ciò che dovrebbe essere. Un punto in più a favore del genio di Giordano e molti punti a discredito di una chiesa incapace di vedere la realtà oltre i suoi dogmi laceri e stanchi.

Forse ho esagerato? Chissà… ma un uomo che preferisce morire piuttosto che rinnegare un Universo libero e felice, merita ogni fiducia!

 

 

Passiamo ora all'analisi di alcune delle opere più celebri di Giordano Bruno, i tre dialoghi filosofici scritti nel prolifico periodo londinese (1583 - 1585) che racchiudono il cuore pulsante della sua visione cosmologica: "La Cena de le Ceneri", "De la Causa, Principio et Uno" e “De l’Infinito Universo et Mondi”.

A seconda dei climi storici e delle ideologie da difendere, il pensiero di Giordano Bruno, nel corso dei secoli è stato esaltato o esecrato, quasi mai criticamente analizzato: a volte sinonimo di libertà di pensiero e antidogmatismo, altre simbolo di una visione panteistica con implicazioni deterministiche e negatrici dell’autonomia individuale.

CopertinaChi è, dunque, Giordano Bruno? Per rendergli giustizia, non c’è altro modo che lasciar perdere le interpretazioni filosofiche e leggere le sue opere. Solo così saremo in grado di farci un’idea della potenza e modernità del suo pensiero, che va ben oltre la teorizzazione di infiniti mondi in infiniti universi, che egli approfondisce nella sua opera più celebre, a cui dedicheremo il prossimo articolo. Oggi commenteremo le parti salienti di un’altra opera molto importante: “La cena de le Ceneri”.

Pubblicata in Inghilterra nel 1584, “La cena delle Ceneri” fa riferimento ad una cena, forse realmente avvenuta la sera delle Ceneri (il primo giorno di Quaresima, al termine del Carnevale) di quello stesso anno, a casa di Fulke Greville, scrittore e uomo politico, che aveva invitato Bruno a esporre la sue considerazioni sull'eliocentrismo.

Il libro si compone di cinque dialoghi tra Teofilo (colui che espone e sostiene le idee di Bruno), Smitho (uomo di buon senso e privo di pregiudizi), Prudenzio (pedante e attaccato alle tradizioni) e Frulla (uomo semplice e ignorante, ma dotato di grande ironia). Impossibile non richiamare subito alla mente l’impostazione del “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” di Galileo, non dimentichiamo, però, che la Cena di Bruno è stata scritta 48 anni prima…

 

DIALOGO PRIMO

Questo dialogo è principalmente dedicato all’esposizione della teoria copernicana rispetto alla quale, tuttavia, Bruno rivendica autonomia di pensiero. Infatti, se da un lato riconosce a Copernico il merito di aver dissolto gli errori dell’antica concezione aristotelico-tolemaica, dall’altro lo critica perché non se ne è allontanato molto, limitandosi ad una descrizione matematica, e guardandosi bene dal tentare un’interpretazione fisica. Quindi Teofilo dedica un lungo ed accorato elogio a Bruno, il primo ad aver liberato l’animo umano dalle tenebre dell’ignoranza e "ch'ha varcato l’aria, penetrato il cielo, discorse le stelle, trapassati gli argini del mondo fatte svanir le fantastiche muraglie de le sfere”.

Inoltre, sempre secondo Teofilo, è stato Bruno a rinnovare l’immagine della natura, mostrando quanto gli altri corpi celesti siano simili alla Terra, invitandoci a "veder questo nume, questa nostra madre, che nel suo dorso ne alimenta e ne nutrisce, dopo averne produtti dal suo grembo, al qual di nuovo sempre ne raccoglie, e non pensar oltre lei essere un corpo senza alma e vita, ad anche feccia tra le sustanze corporali"

Tutto ciò pone il pensiero di Bruno in posizione minoritaria rispetto a quello dominante: perché, dunque, seguire lui e non il giudizio comune visto che in tal modo, in caso di errore, si godrebbe comunque del favore generale? Questo il dubbio di Smitho al quale Teofilo risponde che "è più sicuro cercar il vero e conveniente fuor de la moltitudine" per una serie di motivi.

Innanzitutto non è vero che "nell’antiquità è la sapienza" perché “noi siamo più vecchi ed abbiamo più lunga età, che i nostri predecessori”, e poi qualunque opinione, sia essa vera o falsa, prima di diventare antica è nuova all’epoca in cui viene espressa, quindi il solo fatto che un’idea sia nuova non la rende inferiore a quelle antiche. Inoltre è risaputo che “dotti e dottori” non solo preferiscono perseverare nell’errore di ciò che è stato loro insegnato, piuttosto che accettare le idee illuminate di coloro che hanno "libero l’intelletto, terso il vedere e son prodotti dal cielo", ma addirittura si adirano con chi mette a nudo la loro ignoranza.

Come fare, allora, chiede Smitho, a distinguere il vero dal falso se anche le università sono piene di ignoranti? Di chi fidarsi? La risposta di Teofilo è tutt’altro che rassicurante in quanto sostiene che riconoscere la verità “è dono degli dei, se ti guidano e dispensano la sorte da farte venir a l’incontro un uomo, che non tanto abbia l’estimazion di vera guida, quanto in verità sia tale, ed illuminano l’interno tuo spirto al far elezione de quel ch'è migliore”.

Smitho è convinto: vuole conoscere il pensiero di Bruno e il dialogo continua…

DIALOGHI SECONDO e TERZO

Dopo un viaggio ricco di peripezie e disavventure, Bruno raggiunge casa Neville, luogo dell’incontro organizzato per cena. Qui viene ripreso il discorso sulla teoria copernicana e, dalla discussione circa un presunto errore di Copernico riguardante la distanza di Venere dal Sole, Teofilo prende spunto per sostenere che "da l’apparenza de la quantità del corpo luminoso non possiamo inferire la verità de la sua grandezza né di sua distanza; perché, sì come non è medesima raggione d'un corpo men luminoso ed altro più luminoso e altro luminosissimo, acciò possiamo giudicare la grandezza o ver la distanza loro."

dimensioni1

Potrebbe essere... ma potrebbe anche essere così:

dimensioni2

Se consideriamo che due secoli dopo Bruno, ancora si pensava che le stelle fossero tutte uguali al Sole e la minore o maggiore luminosità fosse indicativa di maggiore o minore distanza dalla Terra, possiamo cominciare ad apprezzare la strabiliante capacità di ragionamento di questo personaggio. Egli non tira ad indovinare, ma basa le sue teorie sul metodo deduttivo. Infatti immagina come si vedrebbe mutare l’immagine della Terra allontanandosi da essa nello spazio: inizialmente aumenterebbe l’orizzonte visibile, fino all’emisfero, quindi , “vedreimo la Terra con quelli medesimi accidenti coi quali veggiamo la Luna aver le parti lucide ed oscure, secondo che la superficie è acquea e terrestre […….] Allontanandoci dunque, cresce sempre la comprensione de l’emisfero e il lume; il quale, quanto più il diametro si diminuisce, tanto d'avantaggio si viene a riunire; di sorte che, se noi fussemo più discosti da la Luna, le sue macchie sarebbero sempre minori, sin alla vista d'un corpo piccolo e lucido solamente”.

Il dialogo continua e si sposta sulla posizione della Terra nell’Universo: a chi sostiene che il movimento della Terra è impossibile perché si trova al centro dell’Universo, Bruno risponde che "questo medesimo può dir colui che tiene il Sole essere nel mezzo de l’universo, e per tanto immobile e fisso, come intese il Copernico ed altri molti, che hanno donato termine circonferenziale a l’universo"; ma questo argomento non è valido per chi concepisce l’Universo come infinito, e dunque senza che vi sia alcun corpo che occupi il centro o la periferia.

Ma, obietta il docente oxfordiano Nundinio, se fosse vero che la Terra gira verso oriente, le nuvole dovrebbero scorrere verso il lato opposto. Bruno gli risponde che nuvole e venti fanno parte della Terra, la quale comprende "tutta la machina e l’animale intero, che consta di sue parti dissimilari", dai mari ai monti ai sassi ai fiumi; dunque le nuvole si muovono in sintonia con la Terra e insieme con "tutti gli accidenti, che son nel corpo de la Terra." , esattamente come gli esperimenti eseguiti sulla nave (di cui abbiamo parlato nella prima puntata di questa serie) non sono influenzati dal suo movimento, dato che tutti i corpi sulla nave prendono parte al movimento, senza essere influenzati dal fatto che siano o non siano in contatto con la nave.

La risposta lascia Nundinio attonito come se gli fosse apparso un fantasma, quindi cambia argomento ponendo domande sulla natura della materia di cui sarebbero composti gli altri pianeti: secondo Bruno gli altri mondi non sono intrinsecamente diversi dalla Terra: alcuni saranno più grandi, altri più piccoli, alcuni più caldi, altri più freddi, ma la materia di cui sono composti è la stessa e sono proprio gli astri che “hanno la vita in sé”, a “dare nutrimento alle cose che da quelli toglieno la materia, e a' medesimi la restituiscano […..] in continua alterazione e moto, ed hanno un certo flusso e reflusso, dentro accogliendo sempre qualche cosa dall’estrinseco e mandando fuori qualche cosa da l’intrinseco […..] essendo che ogni cosa participa de vita, molti ed innumerevoli individui vivono non solamente in noi, ma in tutte le cose composte; e quando veggiamo alcuna cosa che se dice morire, non doviamo tanto credere quella morire, quanto che la si muta, e cessa quella accidentale composizione e concordia, rimanendono le cose che quella incorreno, sempre immortali".

Quanta verità in queste parole, espressa quando il processo di nucleosintesi delle stelle e il concetto che niente si crea, niente si distrugge, tutto si trasforma non erano ancora lontamente immaginati nemmeno dagli scienziati più illuminati! (Se volete approfondire la meravigliosa avventura della Materia, dall’atomo alle stelle e viceversa, potete farlo QUI).

periodic_table_it
Tavola periodica degli elementi chimici presenti nel Sistema Solare con l'indicazione della loro origine

DIALOGO QUARTO

Smitho riprende il discorso sul movimento della Terra, obiettando che le Sacre Scritture suppongono il contrario di quanto affermato da Bruno. Risponde Teofilo che "nelli divini libri in servizio del nostro intelletto non si trattano le demostrazioni e speculazioni circa le cose naturali, come se fusse filosofia": secondo lui, infatti, il divino legislatore non parla secondo verità semplicemente perché non è saggio né utile divulgare la verità al volgo ignorante che non saprebbe comprenderla. Al volgo va solo insegnato a comportarsi seguendo le giuste regole morali e, per fare ciò, è più utile raccontare metafore comprensibili piuttosto che complicate verità scientifiche. Dunque nelle questioni naturali che hanno come oggetto la verità, le parole della Scrittura non devono essere usate come autorità "e prender per vero quel che è stato detto per similitudine".

I toni del dialogo si fanno sempre più accesi quando si entra nel vivo del confronto tra il sistema tolemaico e quello copernicano: dopo aver messo in evidenza l’ignoranza di due stimati professori oxfordiani, che dimostrano di non aver capito niente di quello copernicano, la serata volge al termine, ma Smitho non è ancora soddisfatto e chiede a Teofilo di spiegargli meglio la dottrina di Bruno…

DIALOGO QUINTO

Teofilo spiega a Smitho la cosmologia bruniana, partendo dalla distruzione delle sfere aristoteliche: se si è sempre pensato che i cieli fossero sette per i pianeti e uno per le stelle fisse, è solo perché dalla Terra si osserva "vario moto, che si vedeva in sette, ed uno regolato in tutte l’altre stelle, che serbano perpetuamente la medesima equidistanza e regola", ma il motivo per cui le stelle sembrano muoversi allo stesso modo, è solo la loro enorme distanza da noi. Se dunque noi non vediamo i moti di quelle stelle, non è perché non vi siano, poiché non c'è ragione che non si verifichino negli astri gli stessi fenomeni presenti nelle altre parti del cosmo. "E però non denno esser chiamate fisse perché veramente serbino la medesima equidistanza da noi e tra loro; ma perché il loro moto non è sensibile a noi.", esattamente come quello di una nave molto distante che, pur procedendo velocemente, a noi appare ferma sull’orizzonte.

Quanto a coloro che non riescono a pensare che un corpo così grande e pesante come la Terra possa muoversi, non si comprende perché poi ammettano questo moto per il Sole, la Luna e gli altri pianeti intorno alla Terra; infatti pesantezza e leggerezza non sono qualità intrinseche e assolute delle cose, ma dipendono dalla loro posizione nel cosmo in relazione con gli altri elementi. Come non vedere in queste lungimiranti parole un’anticipazione del concetto di gravità e della differenza tra peso e massa…?

Ma qual è la natura di questa materia di cui è costituito il nostro globo? Essa non si dissolve mai, bensì muta e si rinnova continuamente “cangiando le sue parti tutte” sia all’interno che in superficie "chè nel grembo e viscere della terra altre cose s'accoglieno, ed altre cose da quelle ne si mandan fuori." In questo contesto, l’uomo non ha alcuna condizione privilegiata: "e non è cosa nostra che non si faccia aliena e non è cosa aliena che non si faccia nostra". Le componenti del nostro essere andranno a formare altri esseri, così come il nostro essere è composto di elementi derivati da esseri diversi.

In definitiva, il cambiamento è l’elemento dominante nell’Universo e niente è eterno, tranne la materia che, però, è in continua evoluzione. Questa sì che è vera immortalità, altro che Paradiso e Inferno…

La serata termina con l’augurio a Bruno di trovare sempre un uditorio all’altezza della sua sapienza e con la richiesta a tutti, nel caso si dovessero nuovamente incontrare in futuro, di dare il meglio di sé o di tacere.

RITRATTO-AUTOGRAFO
Ritratto di Giordano Bruno con autografo

La pubblicazione de “La Cena de le Ceneri” aveva provocato un trambusto notevole a Londra (dove Bruno soggiornò dall’aprile del 1583 al novembre del 1585) e il Nostro fu costretto a rifugiarsi presso la dimora dell'ambasciatore francese Michel de Castelnau, del quale era ospite, senza uscire di casa per giorni.

Il suo tentativo, appena arrivato in città, di inserirsi nell’ambiente accademico tenendo, ad Oxford, un corso di lezioni sul suo concetto di “anima del mondo” e sulla sua visione di mondi infiniti in un infinito Universo, era stato interrotto a causa delle vivaci proteste di quasi tutti gli altri accademici, fortemente aristotelici. Non c’è da stupirsi, quindi, che ne “La Cena” egli si fosse violentemente scagliato contro gli accademici inglesi e la loro pedanteria, non perdendo occasione, nei vari dialoghi, per ridicolizzarli, immedesimandoli in personaggi patetici e goffi nell’esprimere i loro punti di vista (la stessa tecnica che adotterà Galileo quasi mezzo secolo dopo nel suo “Dialogo sopra i massimi sistemi del Mondo”, facendo sostenere la ragioni della Chiesa da quel sempliciotto di Simplicio, che gli costerà il secondo processo, la conseguente abiura e gli arresti domiciliari per il resto dei suoi giorni).

Pensate forse che si sia fatto intimorire dalle proteste scatenate da “La Cena”? Certo che no! Anzi, probabilmente ne trasse un ulteriore stimolo per portare avanti quella che considerava la sua missione di messaggero degli Dei, sceso in Terra per aprire gli occhi agli uomini (non era umile, ma questo lo sappiamo già e ciò non scalfisce minimamente il valore del suo pensiero... del resto quasi mai l'umiltà va a braccetto col genio). Infatti il 1584 si rivela essere un anno fondamentale nella produzione letteraria e filosofica di Bruno: dopo “La Cena”, scriverà “De la Causa, Principio et Uno”, quindi la sua opera più celebre, il cui solo titolo è un raggio di luce che squarcia le tenebre dell’oscurantismo di quei tempi: il “De l’Infinito Universo e Mondi”.

Queste tre opere, scritte sotto forma di dialogo e in lingua italiana, rappresentano un percorso unitario in cui all’annuncio di una nuova filosofia (La Cena), segue la sua aurora (De la Causa), quindi la sua definitiva e piena affermazione (De Infinito): sembra quasi di assistere allo sbocciare di un’orchidea…

Ne “La Cena de le Ceneri” abbiamo già parlato (QUI), del “De la Causa, Principio et Uno” possiamo dire che ha come principale intento quello di preparare le menti all’accoglimento del concetto di infinito, prima di aprirle, nell’opera successiva, alla comprensione ed accettazione di ciò che più stava a cuore al Nostro: infiniti mondi popolati da esseri viventi, sparsi ovunque in un infinito Universo.

Bruno_Causa_bookIn esso, per esempio, si legge:

“Sotto la comprensione de l’infinito non è parte maggiore e parte minore, perché alla proporzione de l’infinito non si accosta più una parte quantosivoglia maggiore che un’altra quantosivoglia minore; e però ne l’infinita durazione non differisce la ora dal giorno, il giorno da l’anno, l’anno dal secolo, il secolo dal momento; perché non son più gli momenti e le ore che gli secoli, e non hanno minor proporzione quelli che questi a la eternità. Similmente ne l’immenso non è differente il palmo (*) dal stadio (**), il stadio da la parasanga (***), perché alla proporzione de la inmensitudine non più si accosta per le parasanghe che per i palmi. Dunque infinite ore non son più che infiniti secoli, e infiniti palmi non son di maggior numero che infinite parasanghe. Alla proporzione, similitudine, unione e identità de l’infinito non più ti accosti con essere uomo che formica, una stella che un uomo; perché a quello essere non più ti avicini con esser sole, luna, che un uomo o una formica; e però nell’infinito queste cose sono indifferenti. E quello che dico di queste, intendo di tutte l’altre cose di sussistenza particulare”.

(*) PALMO: La distanza che intercorre tra l'estremità del pollice e quella del mignolo di una mano aperta: unità di misura di lunghezza, assai diffusa prima dell'adozione del sistema metrico decimale, con valore variabile intorno ai 25 cm (per la misura della lunghezza delle reti da pesca si usa ancora il palmo di 26 cm).

(**)  STADIO: Nell'antica Grecia, unità di misura di lunghezza, corrispondente nel sistema attico a 177,60 metri, nel sistema alessandrino a 184,85 metri (è l’unità di misura che utilizzò Eratostene da Cirene per stimare la lunghezza della circonferenza terrestre, servendosi semplicemente di un bastone, un dromedario dal passo costante, un servitore molto preciso ed affidabile e… il suo cervello!) 

(***) PARASANGA: Antica unità di misura di lunghezza persiana, corrispondente a 6300 metri (secondo Erodoto) o a 5940 metri (secondo Senofonte).

Parole che si commentano da sole…

Da notare l’accostamento, sicuramente non casuale ma carico di significati simbolici, dell’uomo alla formica. Tanto per ribadire il concetto che la materia è sempre la stessa, solo le forme cambiano continuamente “Quella dell’uomo è medesima in essenza specifica e generica con quella delle mosche, ostreche marine e piante, e di qualsivoglia cosa che si trove animata o abbia anima [...] Or cotal spirito secondo il fato o providenza, ordine o fortuna, viene a giongersi or ad una specie di corpo, or ad un’altra: e secondo la raggione della diversità di complessioni e membri, viene ad aver diversi gradi e perfezioni d’ingegno et operazioni”.

Ogni cosa fisica, compreso l’uomo, non è altro che uno degli infiniti modi in cui può manifestarsi la sostanza fondamentale (l’essere), che è una sola, di cui è composto l’Universo: “E questa è la differenza tra l'universo e le cose dell'universo; perché quello comprende tutto lo essere e tutti i modi di essere, di queste ciascuna ha tutto l'essere ma non tutti i modi di essere”.

Bruno_Infinito_bookVeniamo infine, e finalmente, al cuore della visione cosmologica bruniana, gioiosamente annunciata nel “De l’Infinito Universo et Mondi”. Prima di iniziare, però, per poter apprezzare fino in fondo la portata rivoluzionaria di questa opera, vale la pena spendere due parole per ricordare il contesto storico nel quale essa si colloca.

Siamo nella seconda metà del XVI secolo e il sistema cosmologico comunemente accettato ed insegnato nelle Università, nonché di fatto assurto a dogma in quanto adottato dalla Chiesa perché “conforme” alle Sacre Scritture, è quello aristotelico-tolemaico: Terra ferma al centro dell’Universo, con Sole, Luna e pianeti che le ruotano intorno, ognuno di essi incastonato in una sfera di cristallo; infine la sfera più lontana, quella delle stelle fisse. Del resto, questo è ciò che appare se volgiamo lo sguardo al cielo, confortato dalla certezza che l’Uomo, generato da Dio a propria immagine e somiglianza, non può non trovarsi in posizione privilegiata nel Creato. Va da sé che contraddirlo equivale ad offendere la Chiesa, quindi Dio, con tutte le conseguenze del caso…

La stessa rivoluzione copernicana (1543) era stata tutto fuorché una vera rivoluzione… in realtà, contrariamente a quanto comunemente e superficialmente viene affermato, non aveva posto il centro dell’Universo nel Sole, bensì in un punto vicino ad esso. Inoltre i moti ellittici dei pianeti continuavano a scaturire dalla composizione di moti circolari (infatti erano stati mantenuti gli epicicli inventati da Tolomeo, del cui sistema cosmologico abbiamo parlato QUI): Copernico non ci pensava nemmeno a spodestare il sistema tolemaico, in realtà voleva migliorarlo per renderlo ancora più aderente al dettato platonico al quale si erano ispirati Aristotele prima e Tolomeo poi (una descrizione dettagliata del sistema copernicano la trovate QUI).

Era talmente poco rivoluzionario il "De revolutionibus orbium coelestium" (pubblicato dall'allievo Osiander quando ormai il suo maestro Copernico era in punto di morte) che anche la Chiesa lo considerò innocuo e fu messo all'indice solo nel 1615 (ben 72 anni dopo la pubblicazione!), dopo il primo processo dell'Inquisizione a Galileo (quello che si concluse con un "semplice" ammonimento...) ed il conseguente palesarsi dei rischi per la tenuta del sistema aristotelico-tolemaico. L'atteggiamento timido, quasi pavido e per niente desideroso di cambiare lo status quo, è stato perfettamente rappresentato da Giacomo Leopardi nella sua operetta morale "L'ora prima e il Sole" (QUI a pag. 193) e "tradotto" in modo leggero e scherzoso, ma fedele al contenuto, dal nostro Vin-Census QUI.

La rivoluzione vera, che aprirà le porte all’astrofisica moderna, si avrà solo nel gennaio del 1610 (dieci anni dopo la morte di Bruno), quando Galileo punterà il suo cannocchiale (o, meglio, il perspicillo, come lo chiamava lui) su Giove, ne scoprirà i quattro satelliti maggiori e, dopo poche notti di osservazioni, capirà che non potevano che rivolvere intorno al loro “papà” (quali emozioni lo avranno scosso in quel momento? Abbiamo provato ad immaginarle e QUI ce le siamo fatte raccontare proprio da lui).

Tuttavia, quando il Grande Pisano era ancora un adolescente o poco più, un piccolo (solo di statura) monaco nato in quel di Nola, con la sola forza del pensiero, aveva frantumato le sfere di cristallo ed era riuscito a volare là dove nessun altro arriverà per oltre tre secoli dopo di lui! Quali ali sicure a l’aria porgo, né temo intoppo di cristallo o vetro; ma fendo i cieli e all’infinito m’ergo”.

E’ indubbio che Galileo si sia ispirato alle sue idee (vedi il concetto di relatività del moto, di cui abbiamo parlato all'inizio di questo articolo, ma anche la tecnica del dialogo e un certo stile adottati nelle opere), ma era troppo pericoloso dirlo apertamente: il ricordo di Bruno bruciato vivo, insieme ai suoi libri “heretici et erronei”, in Campo de’ Fiori il 17 febbraio del 1600 incuteva molta paura… come biasimarlo?

Cosa aveva fatto, quindi, Bruno per volare così lontano? Aveva affermato con gioia l’infinità dell’Universo e lo aveva fatto giustificando la propria convinzione sia da un punto di visto logico che teologico.

Innanzitutto, utilizzando le stesse affermazioni di Aristotele sulla finitezza dell’Universo, dimostrò che esse sono contraddittorie: alla domanda “se l’Universo fosse finito in cosa sarebbe contenuto?” Aristotele avrebbe risposto “in se stesso”, ma, obiettava il Nolano, poiché per Aristotele “il luogo è il limite immobile primo del contenente” se così fosse, l’Universo non starebbe in nessun luogo non avendo nulla che lo contenga, quindi non sarebbe nulla. "Bruno 1 – Aristotele 0" proprio nella partita della logica, il terreno preferito del pensatore greco!

Inoltre, teologicamente parlando, se Dio è infinito ed è causa dell’Universo, come potrebbe un ente infinito causare un effetto finito “atteso che ogni cosa finita al riguardo dell’infinito è niente”? O Dio è limitato, il che per Bruno era assurdo, oppure è inconcepibile che la sua potenza infinita si esplichi e si sprechi in un atto finito.

Ma se l’Universo è infinito, dov’è il centro? Da nessuna parte: non ha senso parlare di centro di un’entità infinita. Quindi la Terra, non solo non può trovarsi in un punto che non esiste, ma deve trovarsi in un punto qualsiasi nell’infinità del teatro del Cosmo… conseguenza logica e praticamente inevitabile di tale ragionamento è immaginare l’esistenza di altri infiniti mondi simili alla Terra situati in infiniti punti qualsiasi sparsi qua e là in un luogo che non ha confini né limiti.

A tal proposito, ascoltiamo le sue parole pronunciate durante l’interrogatorio svoltosi a Venezia il 2 giugno 1592 ad opera dell’Inquisitore:

“Ed in questi libri particolarmente si può veder l’intenzion mia e quel che ho tenuto; la qual insomma è ch’io tengo un infinito universo, cioè effetto della infinita divina potentia, perché io stimavo cosa indegna della divina bontà et potentia, che possendo produr, oltra questo mondo un altro et altri infiniti, producesse un mondo finito. Sì che io ho dechiarato infiniti mondi particulari simili a questo della terra; la quale con Pittagora intendo uno astro, simile alla quale è la Luna, altri pianeti et altre stelle, le qual sono infinite; et che tutti questi corpi sono mondi et senza numero, li quali constituiscono poi la università infinita in uno spatio infinito; et questo se chiama universo infinito, nel quale sono mondi innumerabili”

Ma non è finita qui… la sua intuizione regina, forse ancora più geniale dell’aver pensato a infiniti mondi abitati in un infinito Universo (a cui anche altri pensatori dell’antichità si erano avvicinati e ai quali il Nolano si era probabilmente ispirato: Tito Lucrezio Caro nel suo “De Rerum Natura”, per esempio), consiste nell’avere, per primo, compreso la distinzione tra stelle e pianeti, ovvero tra corpi che sono composti di fuoco e rifulgono di luce propria e corpi, come il nostro pianeta, composti di terra e acqua che rivolvono intorno alle stelle e brillano di luce riflessa. Ascoltiamo le sue parole…

“Resta dunque da sapere, ch’è un infinito campo e spazio continente il qual comprende e penetra il tutto. I quello sono infiniti corpi simili a questo, de’ quali l’uno non è più in mezzo de l’universo, che l’altro; per questo è infinito, e però senza centro e senza margine, ben che queste cose convegnano a ciascuno di questi mondi, che sono in esso, con quel modo, ch’altre volte ho detto, e particolarmente quando abbiamo dimostrato, essere certi determinati e definiti mezzi, quai sono i soli, i fochi, circa li quali discorrono tutti li pianeti, le terre, le acque, qualmente veggiamo circa questo a noi vicino marciar questi sette erranti […] Quelli son per sé lucidi e caldi , nella composizion de’ quali predomina il foco; gli altri risplendono per altrui participazione, che son per sé freddi et oscuri, ne la composizion de’ quali l’acqua predomina…”.

Alla luce di tutto ciò, ha davvero senso chiedersi, come tanti si sono chiesti e tanti continuano a chiedersi, se Bruno fu filosofo o mago o scienziato? No, la disputa è decisamente priva di senso, soprattutto se si considera che nel ‘500, ma anche nel ‘600, non esisteva nemmeno la parola “scienziato” e tutti i Grandi che in quel periodo sono protagonisti della rinascita della ricerca scientifica dalle ceneri del Medioevo, primi tra tutti Keplero, Galileo e Newton si consideravano un po’ filosofi, un po’ maghi, un po’ matematici, nonché astrologi allo stesso tempo (i Potenti adoravano gli oroscopi e pagavano bene le buone profezie…). Newton, addirittura, dedicava più tempo all’alchimia che alla fisica!

Bruno fu certamente un filosofo, ma un filosofo che conosceva e sapeva correttamente applicare, ancor prima che fosse inventato da Galileo, quel metodo scientifico basato sulle “dimostrazioni e sensate esperienze”. Prendiamo, per esempio, la tesi dell’universo infinito: è senza dubbio una tesi filosofica e metafisica, ma il Nostro le conferisce una dignità scientifica nel momento in cui osserva che in un universo infinito il centro è ovunque, tipica deduzione fisica e matematica. Insomma egli sapeva bene che Altro è giocare con la geometria, altro è verificare con la natura” e lo dimostrò appieno in due casi di estrema importanza: il principio di inerzia e quello della relatività del movimento, che intuì e spiegò facendo riferimento a due esperimenti che tutti erano in grado di ripetere (ne abbiamo parlato nella prima parte di questo articolo).

Grazie ad una capacità fuori dal comune di osservare la realtà e leggerla in profondità, il nostro monaco di Nola è riuscito a spiegare nel modo più chiaro possibile, sulla base della rudimentale conoscenza della materia disponibile ai suoi tempi, che la sua era una teoria fisica dell’Universo. E, pur non essendo un matematico né uno scienziato (nel senso moderno che si dà a tale termine), è senza dubbio alcuno il primo ad essere riuscito ad immaginare un Universo che tanto somiglia a quello che oggi (e da non molto) conosciamo. Per questo non possiamo non considerarlo a pieno titolo un precursore della ricerca scientifica.

Come è andata a finire la sua avventura terrena, lo sappiamo tutti… ma forse non tutti sanno che il cardinale Bellarmino, uno dei suoi più accaniti inquisitori, è stato santificato nel 1930 ed è patrono dei catechisti al suon di “La mia spada ha sottomesso gli spiriti superbi”. E nel suo curriculum vitae, nelle poche righe dedicate al processo a Bruno, ancora oggi, si afferma quanto segue:

Bellarmino

Commentare frasi del genere sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Ognuno di voi, cari lettori, penserà con la propria testa e darà l'interpretazione che preferisce… per quanto ci riguarda, cosa pensiamo dell'atteggiamento passato ed attuale della Chiesa lo abbiamo sostenuto più volte (in particolare QUI) e ci appare superfluo ribadirlo ancora.

Concludiamo questo viaggio nella vita e nel pensiero di Giordano Bruno, chiedendogli scusa per non aver toccato tutti i temi da lui trattati, ed esserci limitati a quelli che abbiamo ritenuto di maggiore interesse per i lettori di un blog principalmente dedicato alla fisica e all’astrofisica. Una cosa, però, è certa: ce l’abbiamo messa tutta per gettare una goccia nell’oceano del ricordo di un personaggio del quale si dovrebbe parlare molto di più, specialmente nelle scuole.

Ascoltiamo, ancora una volta, alcune sue parole che, pur pronunciate quattro secoli fa, non potrebbero essere più attuali…

pensiero

No… Bruno non era umile né modesto, ma la storia della ricerca scientifica ha dimostrato che poteva permetterselo! Il suo pensiero, infatti, anticipa molte tematiche che saranno sviluppate e dimostrate secoli dopo e lo fa con una naturalezza disarmante. Sembra quasi di sentirlo mentre, tra gioia e stupore, ci sussurra “E’ talmente ovvio… non può non essere così!”

APPENDICE: LE DUE STATUE DI GIORDANO BRUNO

Oggi Giordano Bruno è considerato un martire del libero pensiero, a lui sono intitolati decine di istituti scolastici in tutta Italia, su di lui sono stati fatti film, opere teatrali, poesie lo ricordano, tra cui una esilarante di Trilussa, in tutta Italia vi sono alcuni monumenti a lui dedicati, il più famoso dei quali è quello posto in piazza Campo de’ fiori, esattamente nel luogo dove, il 17 febbraio del 1600 (era un anno santo) fu arso vivo per ordine del Tribunale dell’Inquisizione. Probabilmente è il monumento che ha causato più polemiche a Roma, perché già prima della sua realizzazione, nel 1889, si registrarono scontri, disordini, arresti, crisi del consiglio municipale, decadenza del sindaco e altri accidenti. Tutti gli intellettuali dell’epoca si schierarono pro o contro la statua. Ma il fatto ignorato dai più, è che una prima statua a Giordano Bruno fu eretta nel 1849, ai tempi della Repubblica romana, la quale, come si sa, durò poco. Questa prima statua fu distrutta durante la restaurazione di Pio IX, e per oltre un trentennio non se ne parlò più. Anche perché il papa impose la legge marziale (il proverbiale Mastro Titta fu reso celebre dalle sue gesta di questo periodo) e bisognerà aspettare il 20 settembre del 1870 per vedere cessare le leggi d’emergenza a Roma. Dopo la presa di Porta Pia si creò un clima di forte contrasto tra il Vaticano e l’Italia, e certamente questo attrito contribuì alla decisione di edificare una statua al peggior nemico del papa. Fu presto formato un comitato molto autorevole, che annoverava, tra gli altri, membri del calibro di Victor Hugo, George Ibsen, Giovanni Bovio, Herbert Spencer tra gli altri. Al momento dell’inaugurazione, dopo alterne vicende, il successore di Pio IX, Leone XIII, minacciò di abbandonare Roma se l’inaugurazione avesse avuto luogo. Ma l’allora presidente del Consiglio italiano Francesco Crispi fece sapere al pontefice che qualora se ne fosse andato da Roma non avrebbe più potuto farvi ritorno. Ovviamente il papa restò e la statua fu inaugurata. Oggi il monumento bronzeo, fatto dal massone anticlericale Ettore Ferrari, è rivolto verso il Vaticano, quasi ad ammonimento eterno. La storia ha una coda, perché ai tempi dei Patti Lateranensi la chiesa tornò alla carica chiedendo a Mussolini di rimuovere la statua e di innalzarvi al suo posto una cappelletta. Mussolini rigettò la condizione, concedendo solo la proibizione di effettuare manifestazioni anticlericali sotto il monumento e istituendo il mercato ortofrutticolo, che ancora oggi fa di Campo de’ Fiori uno dei luoghi più belli della città (*). Nel 2000, altro anno santo, come quello del rogo, la questione si chiuse in modo pressoché definitivo: Giovanni Paolo II chiese perdono per gli eccessi dell’Inquisizione, riconoscendo il carattere certamente antievangelico del rogo, tuttavia la filosofia e la dottrina di Giordano Bruno sono ancora oggi ritenute lontane, se non  addirittura estranee, a quella della chiesa cattolica. Anche la Santa Inquisizione, con le sue 60mila esecuzioni, è un lontano ricordo dei secoli bui della chiesa. Ma non è stata abolita: nel 1908 Pio X la rinominò Sacra congregazione del Sant’Uffizio, e nel 1965, dopo il riformatore Concilio Vaticano II, Paolo VI la rinominò  ancora una volta, chiamandola Congregazione per la dottrina della fede con il compito di vigilare sulla purezza della dottrina cattolica. Per molto tempo a capo vi fu Joseph Ratzinger.

(Fonte: http://www.secoloditalia.it/2014/02/pagine-di-storiaquella-volta-che-mussolini-rifiuto-di-rimuovere-la-statua-di-giordano-bruno/  scoperta grazie ad un commento di Frank)

(*)  Considerazione personale: I Patti Lateranensi sono del 1929 e la mancata rimozione della statua è di poco precedente... vuoi vedere che la santificazione di Bellarmino, l'inquisitore di Bruno, avvenuta nel 1930, è stata la reazione della chiesa a questo episodio? Chissà...

DOMANDE SU GIORDANO BRUNO (di Fiorentino Bevilacqua)

Un grazie a Fiorentino per aver accolto l'invito a condividere questa sua riflessione su Bruno con tutti noi. E' riuscito a rendere bene l'idea, tramite un esempio concreto, di come Bruno potrebbe essere arrivato a certe deduzioni, ai tempi considerate visionarie, ma successivamente confermate dalla ricerca scientifica. Non fortuna, quindi, né "magia", ma logica, intuito, capacità di guardare oltre la limitatezza dei propri sensi e, perché no, forse anche un pizzico di fantasia che alle menti geniali non manca mai.

Questo spunto potrebbe intitolarsi… vertigini o approccio.

Vertigini… perché sono quelle che mi vengono alla sola idea che io (avendo ricevuto un invito a leggere alcuni scritti del Nolano e a dire cosa trovo in essi), io che non ho avuto mai grossa familiarità e frequentazioni con la Filosofia, debba dire qualcosa su aspetti forse inesplorati di Giordano Bruno.

Siccome, però, la cosa si basa soprattutto su considerazioni di tipo “naturalistico”, non filosofiche, allora provo a fare, quanto meno, una premessa e, quindi, ecco il motivo di quello che potrebbe essere il secondo “titolo”: approccio.

Come leggere Giordano Bruno? Cosa cercare?

Se il Nostro, quattrocento anni fa, avesse scritto che è possibile ricavare grandi quantità di energia dividendo o unendo l’indivisibile, e io fossi un uomo del primo ottocento… non avrei scampo: quella affermazione, per me, non avrebbe alcun senso.

Essendo però io figlio di un mondo che ha usato l’energia atomica (anche a sproposito), so a cosa potrebbe essersi riferito con quella frase; quelle parole, per me, non avrebbero alcuna difficoltà ad essere comprese: si riferirebbero ai processi di fissione e fusione nucleari.

Questo che cosa vuol dire? Che, dal punto di vista delle conoscenze acquisite dalle Scienze della Natura, ed eventualmente presenti nelle opere di  Giordano Bruno perché da egli intuite o ricavate in base ad osservazioni e deduzioni logiche, si può avere un duplice tipo di approccio, là dove egli non fosse  stato chiaro nel descrivere i fenomeni (e qui sorge un’altra domanda: perché non lo sarebbe stato?).

  • Si può cercare di riconoscere, in espressioni apparentemente “oscure”, apparentemente “ermetiche” (ritorna la domanda: perché tali?) la descrizione di fenomeni a noi oggi chiari, noti e conosciuti.
  • L’altro approccio potrebbe essere quello di analizzare, ancora più approfonditamente, espressioni, frasi parimenti incomprensibili che rimanessero tali anche alla luce di tutte le conoscenze fin qui acquisite e darne (rischiando) delle interpretazioni che finirebbero per essere delle previsioni su sviluppi futuri della scienza.

Perché le espressioni di Bruno anche là dove esse si riferiscono, sembrerebbe, a fenomeni a noi oggi noti, sarebbero, in alcuni casi, oscure?

Mi rifaccio alla questione dei cicli biogeochimici cui si è già accennato in precedenza (QUI)

Qui un esempio di ciclo https://it.wikipedia.org/wiki/File:Ciclo_dellAzoto.jpg

Ciclo_dellAzoto

Come poteva conoscere egli il fenomeno?

Secondo me doveva essere un grandissimo osservatore dotato di una mente predisposta a fare, con facilità e coraggio, grandi sintesi.

Provenendo da una zona rurale, alla periferia di una grande città, Napoli, che viveva dei prodotti della terra coltivati anche nelle proprie zone di origine, probabilmente aveva notato le produzioni orticole in cui, da una piccola piantina messa a dimora nel terreno, veniva fuori una pianta sempre più grande, sicuramente a spese o grazie  a “qualcosa” prelevato dal terreno. Scavando nel terreno e indagando un po’, avrebbe potuto notare che, in esso, non c’erano piccoli pezzettini preformati di insalata, o di altre essenze vendute poi ai consumatori. Avrebbe anche potuto notare come, al terreno, “qualcosa” doveva essere “restituito” nel momento in cui, su di esso, veniva posto lo stallatico (concime organico che viene ricavato da deiezioni di animali da stalla) che, poi, in esso veniva interrato. Se avesse esaminato il suolo qualche tempo dopo l’aratura, non avrebbe più trovato le pagliuzze, per esempio, presenti nello stallatico ed in esso interrate qualche tempo prima.

Inoltre nel suolo venivano interrati, magari, anche resti animali (che poi “scomparivano” come tali) e, quindi, gli ortaggi che poi vi nascevano e diventavano parte di chi li avrebbe mangiati, uomo o bestia, potevano contenere anche i… “resti” di quell’animale; gli scarti della verdura, poi, venivano mangiati anche da animali da cortile, a loro volta mangiati dall’uomo o da altri animali; e le produzioni orticole, potevano essere mangiate, con danno per il contadino, anche da chiocciole e limacce (a loro volta mangiate da ricci e coleotteri), da insetti ( a loro volta mangiati da uccelli o altri insetti), da roditori (a loro volta mangiati  da rettili e uccelli) e così via. Tutti avrebbero “inglobato” in se’ l’insalata e la pagliuzza di stallatico diventata insalata; tutti, una volta morti e… ridiventati “cenere” (il concetto, c’era), terreno, suolo, sarebbero diventati di nuovo insalata che, mangiata dall’uomo, avrebbe visto trasferirsi in questo la limaccia, lo stallatico, l’uccello, il riccio… e persino il topo.

Dovunque avesse fatto queste osservazioni, comunque le avesse fatte, queste conducevano ad una sola conclusione: <<…molti ed innumerevoli individui vivono non solamente in noi, ma in tutte le cose composte; e quando veggiamo alcuna cosa che se dice morire, non doviamo tanto credere quella morire, quanto che la si muta>> e <<non è cosa nostra che non si faccia aliena e non è cosa aliena che non si faccia nostra>>.

Sembra chiarissimo: “molti ed innumerevoli individui, mutati, vivono in noi”.

Non poteva esprimersi meglio di come ha fatto: lui stesso, oltre che la sua epoca, non aveva i mezzi, gli strumenti per farlo.

Quelle espressioni, lette dai suoi contemporanei, erano, probabilmente, incomprensibili, senza senso (forse anche blasfeme per chi aveva una certa concezione dell’uomo); lette da noi, a quasi duecento anni dai primi studi in chiave dichiaratamente “ecologica”, rappresentano qualcosa di possibile interpretazione in chiave ecologica e, se così è, una testimonianza del suo gande genio.

Una ulteriore domanda: quella descritta, ricostruita, è veramente la genesi del suo pensiero in questo campo o, questo pensiero, è frutto degli insegnamenti da lui ricevuti?

Sicuramente prende le mosse da quanto appreso durante la sua formazione (ermetismo, “naturalismo”, neoplatonismo, atomismo etc), ma per stabilire qual è il suo contributo originale è necessaria una analisi approfondita di tutto il suo pensiero in riferimento alle “filosofie” di cui sopra e ai loro contenuti che devono, perciò, essere conosciuti da chi operasse questo raffronto.

********************************************************************************************************************

Di seguito riportiamo alcuni commenti (o parti di commenti) che, a nostro parere, contribuiscono a chiarire alcuni punti dei temi trattati e/o aggiungono interessanti riflessioni.

Chiunque desideri esprimere la propria opinione o aggiungere un granellino alla conoscenza del nostro Giordano, potrà farlo sia commentando il presente articolo, sia scrivendo a infinitoteatrocosmo@gmail.com.

Forza, cari amici lettori, aiutateci a mantenere vivo il ricordo di una delle menti più brillanti che abbiano calpestato il suolo di questo pallido puntino blu!

Vincenzo e Daniela

Gianni Bolzonella:

Un uomo consapevole della distanza tra la propria visione e quella degli altri, incapaci di andare oltre il proprio orticello mentale, giustifica questo atto di superiorità. Lui sapeva che sarebbe finita così perché l'ha deciso Lui, non gli altri! Un altro punto di nobile, superiore grandezza. "Aquila non capit muscas!".

 

Franco Mantovani:

Penso che più che l'infinito, fosse il tribunale dell'Inquisizione a terrorizzare gli uomini di scienza/filosofi dell'epoca di Bruno.

Keplero si è domandato perché Bruno non ha fregato la chiesa mentendo o abiurando per salvarsi la pelle come fece Galileo e Cartesio... (stranamente René evita di spingere fino in fondo il problema del "Cogito" e conclude che Dio non può ingannare l'uomo...., dopo aver evitato un processo per ateismo grazie alle sue conoscenze). Forse Keplero era più cosciente di altri della gravissima perdita che la ricerca della Verità aveva subito con la sua morte. Anche io penso che per Giordano Bruno la verità era un valore assoluto, coerente con il suo pensiero fino alla morte (si pensi anche a Socrate e a Ipazia, tanto per ricordare altre due vittime famose del libero pensiero....).

Ancora oggi molti considerano le opere di Giordano Bruno come il frutto di una mente folle e la chiesa se ne guarda bene di riabilitare il suo pensiero (e con la chiesa anche la ricerca "laica").

La verità è un valore assoluto che appartiene a tutti, non è dono dei soli credenti.

 

Fiorentino Bevilacqua:

E' un discorso che mi affascina da sempre quello su Giordano Bruno, figura ricca di interesse pur nel mistero che l'avvolge, mistero creato ad arte, credo, dal poco spazio e dalla poca luce che la cultura, scolastica e non solo, gli ha sempre riservato.

Non sapevo tante cose su di lui; per esempio non sapevo che fosse... atipico, un uomo di scienza atipico anche per i suoi tempi... però mi viene in mente che questo non è un limite per quanto riguarda il raggiungimento di traguardi eccelsi, inaccessibili anche alle migliori menti del momento (anche se essere atipici e poco "dotti" non è una condizione sufficiente per raggiungere dette vette).

Mi viene da pensare, per esempio, al matematico Ramanujan, che vide l'infinito (secondo la riduzione cinematografica della sua vita) anche se non conosceva questo o quel teorema e non aveva mai sentito parlare di certe matematiche... ma aveva un canale diretto con la Matematica, come di lui ebbe a dire Hardy; vide prima quello che altri hanno  raggiunto gradualmente molti anni dopo.

Dello stesso Einstein, se non ricordo male, un professore di una certa università tedesca, disse che il più ignorante dei suoi studenti conosceva più matematica di Albert... ma nonostante questo...

Tutto ciò rende ancora più misteriose e affascinanti certe figure: ogni tanto ci vuole qualcuno che non giunge al risultato grazie ai granellini messi su da tanti altri prima di lui e da lui stesso, ma fa un salto, un balzo che lascia indietro tutti gli altri e per molto tempo a venire...

 

Vincenzo Zappalà:

Giordano Bruno non è mai stato uno scienziato, ma certe sue intuizioni sono sicuramente degne di nota e di studio (cosa fatta soprattutto da molti stranieri...). Il fatto stesso che Galileo abbia "copiato" la sua nave e i suoi esperimenti la dice lunga. Tuttavia, ben difficilmente si trova questa notizia! Galileo era uomo di scienza vero e, inoltre, non è stato mandato sul rogo e quindi  vuol dire che in qualche modo è rientrato sotto l'ala protettrice della chiesa. Bruno, invece, ha preferito la morte e questo la chiesa non può perdonarglielo e con lei i nostri programmi scolastici...

Chi osa dire che non esiste un centro dell'Universo, ma che ogni cosa può essere considerata il suo centro, meriterebbe forse un Nobel (a quei tempi...). E non ci vedo niente di blasfemo, anzi lo trovo profondamente vicino alla visione di un Dio buono e di illimitata potenza... Ignoranza e arroganza sono sorelle siamesi!!!

 

Fiorentino Bevilacqua:

"Quella dell’uomo è medesima in essenza specifica e generica con quella delle mosche, ostreche marine e piante, e di qualsivoglia cosa che si trove animata o abbia anima"

Se avessero potuto, lo avrebbero arso vivo più e più volte...

 

Daniela:

Eh sì, Fiorentino, quella frase è immensa e di una modernità sconvolgente. A mio parere caratterizza il pensiero di Bruno ancor più degli infiniti mondi in infiniti universi.

Ma, anche se sembra strano, la chiesa ha fatto di tutto per non bruciarlo: lo ha tenuto in galera per ben sette anni, durante i quali ha subito le peggiori torture per "convincerlo" a cambiare idea, e molte volte gli è stata data la possibilità di abiurare e chiedere umilmente scusa: una pubblica abiura valeva più di mille roghi.

E solo quando si resero conto che non l’avrebbero mai ottenuta, si "rassegnarono" a bruciare quel “formale, impenitente e pertinace” eretico insieme ai suoi libri!

 

Fiorentino Bevilacqua:

Se posso aggiungere... quello che mi ha colpito è non solo l'affermazione di una verità per noi, oggi, ovvia, ma anche il modo in cui lo ha fatto: usando tre termini di "paragone" che rendono molto forte, molto impattante (quasi provocatorio per chi ne è il destinatario dell'epoca) ciò che dice.

Non i cani, i gatti, il riccio o cose simili che, essendo anche "consumati" in tempi di carestia, era facile vederli/riconoscerli come fatti della stessa essenza specifica e generica  dell'uomo (anzi, Uomo): ma la mosca (molto diversa, piccola e che, oltretutto, si posa sulle cose le  più immonde!), l'ostreca marina (qualcosa di viscido, quasi informe che poco si addice alla similitudine con l'apice della Creazione) e le piante, che tutti sanno "vegetare" (oggi si sta riscrivendo il concetto di pianta). Tre cose molto diverse dal figlio prediletto della creazione... Forse era anche un buon didatta, un ottimo retore...

 

Daniela:

Sono d'accordo con te, Fiorentino: sicuramente non aveva scelto a caso quei termini di paragone... dietro di essi non c'è solo una verità scientifica, ma anche un grandissimo atto d'umiltà.

Un'umiltà alla quale non siamo pronti nemmeno oggi, nonostante ormai sia provata la verità scientifica da lui solo intuita.

...e, mi viene da aggiungere, non solo umiltà ma anche tanto amore e rispetto per ogni manifestazione del suo Dio-Universo.

 

Gianni Bolzonella:

Sarà mica stato un Marziano questo Bruno? Comunque lo brucerebbero anche oggi, basta vedere come si esprime la nostra intellighenzia, sono di una mediocrità disarmante, il si fa e il si deve, viene sempre prima della realtà, non vogliono mai guardare le cose per quello che si mostrano. Meglio lo "ipse dixit" che hanno imparato a scuola o dagli eticamente illuminati... Pensare costa fatica, e l'inerzia del cervello è uguale a quella dei corpi materiali.

 

Fiorentino Bevilacqua:

A leggerlo così, Bruno  fa venire il capogiro; sembra (sembra!?) di poterci vedere dentro tante cose,  cose che saranno scoperte solo successivamente alla sua scomparsa,  anche in campi diversi dalla fisica, dall’astronomia etc.

Mi sembra, per esempio, che abbia anticipato anche quello che, molti secoli dopo, prenderà il nome di ciclo della materia, ciclo biogeochimico… “molti ed innumerevoli individui vivono non solamente in noi, ma in tutte le cose composte; e quando veggiamo alcuna cosa che se dice morire, non doviamo tanto credere quella morire, quanto che la si muta” … appunto, si muta frammentandosi in tante piccole cose di base che potranno entrare nella costituzione di cose inanimate e animate, queste ultime sia animali che vegetali, sia semplici che complesse.

E, di converso, ciò che costituisce un singolo organismo, può avere provenienze diverse, da diverse precedenti “individualità”.  Io potrei avere qualche “pezzo” di qualche mia proteina che, tanti anni fa, faceva parte di qualche macromolecola del mio bisnonno e altri che facevamo parte di analoghe molecole di mio nonno così come di altri individui…anche di altri animali, anche vegetali, anche semplicissimi … questo perché  … "non è cosa nostra che non si faccia aliena  [sia in vita che dopo la morte, in termini di catabolismo e cicli biogeochimici] e non è cosa aliena che non si faccia nostra [quando siamo in vita e costruiamo continuamente nuove parti o parti che vanno a sostituire quelle usurate o perse, cicli biogeochimici e anabolismo]...

Questa trasformazione riguarda tutto, anche la materia delle stelle (quelle, per esempio, di Popolazione I che sono fatte anche grazie a quanto prodotto in quelle di Popolazione II) “…un certo flusso e reflusso, dentro accogliendo sempre qualche cosa dall’estrinseco”; ma anche le nuove formate contribuiscono  ad arricchire lo spazio circostante con materiale da esse proveniente (eiezione della planetaria, esplosioni di supernova, etc.)... “mandando fuori qualche cosa da l’intrinseco”. Se qui parla di stelle, come non vederci dentro la “descrizione” di fenomeni scoperti molto tempo dopo ma da egli dedotti, intuiti con largo anticipo…!?

E qui, dove parla di terra … “chè nel grembo e viscere della terra altre cose s'accoglieno, ed altre cose da quelle ne si mandan fuori” sembra che stia descrivendo lo scontro di placche tettoniche una delle quali va in subduzione ( e viene, così, accolta nel grembo della terra) dando poi origine all’arco di vulcani che portano, mandano fuori materiali dalle viscere della Terra…

Uno così si sbizzarrisce… e il farlo fa quasi volare…

Sembra quasi uno che abbia visto, che sappia, e poi descriva secondo quanto sa che chi ascolta (legge) può intendere.

 

Daniela:

Concordo, caro Fiorentino, è la stessa sensazione che ho avuto anch'io!

E la cosa stupefacente è nessuna sua affermazione è frutto fortunato di voli pindarici, ma ognuna di esse deriva da un ragionamento basato su passaggi logici o su osservazioni che poi generalizza.

Per esempio: come si convince che la Terra vista da lontano nel cosmo sia un puntino luminoso che riflette luce del Sole? Lo fa osservando il riflesso del Sole sul mare che, sotto certe condizioni di luce, è minimo per chi è in mare e si allarga via via che ci si allontana da esso, fino a ricoprire l'intero specchio di mare se lo si osserva dalle pendici di una montagna.

Chissà quanti altri segreti sono ancora nascosti tra le sue parole, in attesa che la ricerca scientifica li renda palesi...

 

Fiorentino Bevilacqua:

Non so come si possa definire un simile Pensatore: filosofo, "scienziato" ... ma avrebbe senso!? Secondo me lui sarebbe il primo a ... stupirsi, a dolersene quasi (ma non per lui: per noi), dell'inserimento suo in questa o quella categoria di studioso, lui che spaziava dall'uno all'altro aspetto del Mondo senza soluzione di continuità. Che senso ha mettere in una categoria ben precisa uno che nel descrivere il Mondo, non usava categorie divisive? Sarebbe quasi una beffa!

A proposito del suo ispirarsi a Tito Lucrezio Caro, mi viene in mente quanto questi diceva sul fenomeno Vita (lo riporto integralmente): << Se gli elementi sono in quantità tale che tutta la vita degli esseri viventi non sarebbe sufficiente ad enumerarli, se la stessa forza, la stessa natura sussistono per poter riunire in tutti i luoghi questi elementi nello stesso ordine in cui sono stati riuniti su questo nostro mondo, devi confessare che in altre regioni dello spazio esistono altre terre oltre la nostra, e razze di uomini differenti e altre specie selvagge>> (Tito Lucrezio Caro, riportato in La pluralità dei mondi nel pensiero degli antichi, di Fabio Feminò. L’astronomia, numero 103, ottobre 1990). Per me è  STRAORDINARIO (vista l’epoca e visto che, anche oggi, è ancora tutto da dimostrare); fa sembrare microscopica ogni diatriba in campo biologico, che pure deve andare avanti attraverso la scoperta di tanti granellini singoli da sistemare, poi, con calma, ognuno al suo giusto posto, magari in un contesto ampio e generale da qualcun altro intuito con largo anticipo.

La biologia e l’astrobiologia prima o poi daranno un contenuto all’intuizione di Tito Lucrezio Caro circa la stessa forza, la stessa natura che avrebbero organizzato in ogni luogo la vita (l’isotropia dell’universo anche in questo), esattamente come fisica e astrofisica hanno dato prove e contenuto alle intuizioni relativistiche del Nolano. Intanto, per la vita, ci teniamo le intuizioni di Caro e Bruno… e la convinzione  di S.J Gould: <<La vita è un fenomeno inevitabile, come il quarzo e il feldspato>>. Poi, perché non sono qui ... è un altro problema.

 

Vincenzo Zappalà:

Sai, il paradosso di Fermi si riferisce probabilmente a un qualcosa che ancora non abbiamo capito... In altre parole, non abbiamo saputo proseguire nel ragionamento dei grandi pensatori come Lucrezio e Giordano. Sì, siamo finalmente riusciti a capire anche noi che la vita deve essere ovunque, ma non abbiamo ancora capito cos'è veramente e come può comunicare. Mi sembra quasi di vivere in un mondo di sordi e volere usare le orecchie per captare un segnale di qualcosa.

In fondo, pensiamo ben poco a come sembri variegata sulla Terra e come si adatti a ogni suo angolo più recondito. Forse questo dovrebbe farci pensare di più a cosa sia veramente quando si cambi completamente palcoscenico, sia esso Europa o Encelado o Titano. Lì probabilmente la ricerca che segue la nostra limitata esperienza può anche dare qualche risultato, ma nell'infinito Universo, va cambiata strategia... una strategia, la nostra, ancora troppo limitata ed elementare.

La vita va ancora interpretata correttamente e non ne siamo capaci. Ci vorrebbe un altro Giordano a darci il via... o forse geni come Feynman ce l'hanno già data, ma non non riusciamo a comprenderla. Sono troppo pochi i segnali che siamo capaci di interpretare e... mi fermo, perché capisco che mi sto ingarbugliando non essendo in grado di esprimere strane sensazioni ancora troppo superiori al mio limitato cervello...

 

Daniela:

 “Il sogno dell’umanità è trovare il canale giusto. Qual è il significato di tutto quanto? Cosa possiamo dire, oggi, intorno al mistero dell’esistenza? Se teniamo conto di tutto, non solo di quanto sapevano gli antichi, ma anche di quello che loro ignoravano e noi abbiamo scoperto, allora credo che l’unica risposta onesta sia: nulla. Ma credo anche che con questa ammissione abbiamo probabilmente fatto un passo nella direzione giusta.

Ammettere di non sapere, e mantenere sempre l’atteggiamento di chi non sa quale direzione è necessario prendere, ci dà modo di variare, di riflettere, di scoprire cose nuove e di avanzare nella conoscenza di noi stessi, per riuscire a fare quello che veramente vogliamo, anche quando non sappiamo cosa vogliamo.

Guardando indietro, si ha l’impressione che i periodi peggiori della nostra storia siano quelli in cui era più forte la presenza di persone che credevano in qualcosa con fede cieca e dogmatismo assoluto, prendendosi tanto sul serio da pretendere che il mondo intero la pensasse come loro. E poi facevano cose espressamente in contrasto con i loro stessi princìpi al fine di dimostrare la verità della propria dottrina.

Come ho già detto in precedenza, e qui lo ribadisco, l’unica speranza per un progresso dell’umanità in una direzione che non ci porti in un vicolo cieco (come già tante volte è successo in passato) risiede nell’ammissione dell’ignoranza e dell’incertezza. Io dico che non sappiamo quale sia il significato della vita e quali i giusti valori morali, e non abbiamo modo di sceglierli.”

(Richard P. Feynman, “Il senso delle cose”)

 

Gianni Bolzonella:

Io credo che l'insegnamento più profondo che noi dovremmo ricavare dal pensiero di questo grande, del nostro popolo, è quello di non avere nessun timore reverenziale davanti a qualsivoglia idea o principio, ipse dixit, ma solo per andare oltre, mai fermarsi a contemplare. La sapienza, l'etica e tutto quello che produce il cervello umano e anche altre creature, sono solo il testimone di una staffetta, in una realtà sempre in movimento. Quando giudichiamo le cose dell'infinito, credo, dovremmo imparare a guardare le cose con un taglio diverso, considerare quello che produciamo singolarmente in una vita come un singolo evento, esattamente come guardiamo un albero, una panchina un oggetto che sono evento in un dato spaziotempo. Le cose sono più chiare, come quando guardiamo il cielo, vedendo stelle e pianeti sullo stesso piano spaziotemporale, mentre non lo sono,e tuttavia sono la realtà in quella particolare infima posizione vista da noi individui, una scena un evento, un confine che prepara il prossimo evento. Evviva il libero pensiero, abbasso il mastice che imprigiona la mente di chi lo vuole sopprimere.

 

Vincenzo Zappalà:

Sguardo in avanti e memoria mai stanca di ricordare. Forse è la chiave giusta per avere diritto di conoscere i veri "diversi"...

23 commenti

  1. Gianni Bolzonella

    Piu lo leggo e più mi intimidisce quest'uomo.Sarà mica stato un marziano?Facciamo un salto.Se oggi esistesse un Giordano Bruno,finirebbe esattamente come Lui,forse lo farebbero morire in un altro modo.Ma che idee avrebbe questo nuovo Bruno?Vince un miliardo chi lo sa,anzi no,non le paleserebbe altrimenti gli farebbero tirare le quoia.Ma immagino,usando la fantasia,di conoscere le idee e le credenze in possesso di chi lo brucerebbe.Le...nostre.Tutte quelle che il main streem dei media ci vendono come assolute verità.Tutte quelle che noi consideriamo come contributi assoluti alla salute dell'umanità.Tutto quello che la stragrande maggioranza della gente considererebbe scandalose.Quelli che bruceranno il prossimo Bruno siamo noi.Ci esercitiamo ogni giorno col tirare sassi contro chi devia molto meno che Lui.

  2. Gianni Bolzonella

    Scusate ho scritto main streem,invece di main stream.

  3. Daniela

    Per poter bruciare il prossimo Bruno, caro Gianni, dovremmo riuscire a distinguerlo dalla massa di imbonitori, pseudo-scienziati o sedicenti tali, fattucchiere, tuttologi e show-men che fanno a gara a chi la spara più grossa al solo scopo di lucrare sull'ignoranza altrui...

  4. Concordo in pieno... Ai suoi tempi un genio fuori dal coro risaltava immediatamente perché nessuno osava andare contro la Regola imposta dalla chiesa. L'ignoranza si dimostrava ignoranza. Oggi i media permettono a chiunque di credersi intelligenti per poterli manipolare meglio. Un passo avanti nel simulare meglio una Regola altrettanto ferrea (quella dell'Ignoranza assoluta) mascherata e suddivisa in classi e popoli. Un Giordano Bruno farebbe fatica a mostrarsi e sarebbe comunque distrutto, sotterrato dai suoi falsi "colleghi" prezzolati dalla Regola. In conclusione: una più sapiente presentazione dell'ignoranza e una falsa cultura somministrata a tutti attraverso pillole di menzogne. Sì, l'uomo è nettamente migliorato!!!!

  5. Ricordiamoci  che stiamo vivendo sempre più nel "Cargo Cult", evidenziato decenni fa dal solito, immenso, Feynman...

    http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2016/03/22/il-culto-del-cargo-feynman-parla-di-scienza-vera-e-falsa-come-solo-lui-sa-fare/

     

  6. Gianni Bolzonella

    Il principale concorrente dell'uomo è l'uomo stesso,ovvero gli altri,ma quello più temibile è quello che ognuno di noi si porta in giro ogni giorno della propria vita,noi stessi,cara Daniela.In questo punto dello spaziotempo attualmente si gioca in questo modo.Reinterpretando quello che Feynman ha detto,credo che tra le altre cose traspaia un Universo olografico,nella sostanza attuale e in divenire.Guardando quello che ci arriva dal macro,quando noi assorbiamo informazioni spaziotemporali diverse,costruiamo mentalmente forme ed oggetti,olograficamente,se lo facciamo noi che siamo oggetti espressi dalla natura,vuol dire che essa ci ha già pensato di suo a tutti i livelli.Inoltre guardando le cose dal punto di vista nostro,tutto è più piccolo o più grande di noi,ma l'Universo può benissimo mettere o "vedere" tutto nello stesso piano,come usa con il tempo,pure il grande potrebbe trasformarsi in piccolo e viceversa,è solo un modo diverso di recepire le cose.Se riuscissimo con qualche sforzo evolutivo a bucare questa dimensione...Vai a vedere che torniamo a Platone?

  7. maurizio bernardi

    Timeless è il titolo dell'ultima serie televisiva made in USA che tratta dei viaggi nel tempo. I protagonisti inseguono nel passato un criminale che intende cambiare la storia della nazione.

    Che c'entra con Giordano Bruno?

    Ecco, Gianni, scrivendo di percezione olografica degli universi e di visione appiattita del tempo,  o di "bucare" la nostra dimensione di realtà, mi suggerisci una fantasiosa ipotesi, da inquadrare in un contesto puramente narrativo, che renderebbe conto di alcune sorprendenti sfaccettature della vicenda Giordano Bruno, la sua attualità, la sua prepotente lungimiranza.

    Immaginiamo un individuo che, ricco delle conoscenze del nostro tempo, venga trasferito indietro, nel passato, di 400 anni. La sua consapevolezza, la sua esperienza di vita ne fanno un profeta. Possiede una visione e appare un visionario, ma la visione altro non è che la realtà delle cose, ancora invisibile agli occhi degli altri, oltretutto accecati dalle tenebre in cui vengono tenuti imprigionati dalla più potente e antica istituzione mai esistita.

    Una parabola come quella del Cristo Salvatore, senza offesa. Calato tra gli ignoranti per riscattarli dalla loro condizione, viene perseguitato e messo a morte per il messaggio che reca. Fondamentalmente la liberazione dalla ignoranza equivale alla cancellazione di un peccato originale. Ma quest'atto supremo è disgregatore della autorità, che proprio sull'ignoranza fonda il suo potere assoluto.

    Perché Bruno non ha voluto sfuggire alla sua croce, il rogo? Era necessario il suo sacrificio? L'umanità, col tempo, non si sarebbe salvata da sola? Si è tutto concluso in quelle fiamme divoratrici?

    Pensiamoci meglio. Da quale futuro immaginiamo che Giordano Bruno provenga? Il nostro? quello dei telescopi spaziali e delle ricerche genetiche? O forse no, forse non solo?

    Forse il suo salto temporale è stato più lungo di 400 anni....

    Come scrive Daniela nel suo terzo commento, interno all'articolo :  Chissà quanti altri segreti sono ancora nascosti tra le sue parole, in attesa che la ricerca scientifica li renda palesi...

    Segreti? Oppure semplici messaggi?

    Leibniz, ad esempio, ha trovato il "messaggio" che gli ha ispirato il calcolo infinitesimale. Allora conviene cercare con attenzione se c'è dell'altro perché, probabilmente, qualcosa c'è.

     

     

     

     

  8. Daniela

    A proposito di salti all’indietro nel tempo, ve lo ricordate questo?

    https://m.youtube.com/watch?v=DiqdHQNbrxI

    :mrgreen:

  9. Gianni Bolzonella

    È vero Maurizio,ci sono uomini/evento che sono difficili da decifrare.Un poco perché sono lontani nel tempo,un poco perché rischiamo di vederli in maniera fantasiosa,ma sicuramente salti così decisi verso futuri molto al di la da venire,che essi interpretano,fanno riflettere parecchio.Einstein,era un rivoluzionario,una mente che riusciva,partendo da un indizio a costruire una visione,ma il terreno prima di lui era stato ben rassodato da buoni contadini.Adesso vado su youtube per vedere quello che ci suggerisce Daniela.

  10. Frank

    Non aggiungo altro su Giordano, avete già evidenziato tanto che rischierei di scrivere delle banalità. Nel discorso che segue invece alcuni aspetti non sono stati toccati, processare la storia è sempre molto rischioso e vanno considerati alcuni aspetti che ci permettono di essere qui a discuterne. Volente o nolente, nel "bene" e nel "male" siamo il risultato di scelte ed azioni a volte di un singolo cioè siamo tutti figli di Hitler come di Churchill, tanto per citarne due ma potrei anche dire Alessandro Magno un "poco" più indietro. Ricordate l'effetto farfalla? Non che la cosa mi faccia piacere ma non posso farci nulla. Capisco che il prezzo pagato è alto ma provate a cancellare per un attimo i principi con cui siamo stati educati e poi ditemi se siete sicuri al 100% che il vostro comportamento sociale sarebbe lo stesso? Purtroppo occorre tener presente che una cosa è un singolo altra cosa è la massa ignorante o mantenuta tale, non cambia l'esito. Certe barriere devono cadere lentamente e in ogni caso così è stato e così è, godiamoci gli insegnamenti del maestro proprio perché siamo conseguenza del suo sacrificio. Solo un'ultima cosa, voglio fare una piccola critica alla sua scelta di fede in ciò che diceva. Galileo avendo giocato meglio le sue carte e alla fine scelto l'abiura ha continuato a produrre, Giordano invece ce lo siamo giocato in una mano. Sorry ma non mi piacciono le scelte di fede assoluta, ma questo è un mio problema.  Anche questo poi chiudo, come italiani dobbiamo essere orgogliosi di Lui è l'unico punto a favore segnato dall'Italia nella partita conclusasi con la firma dei patti lateranensi.

  11. caro Frank,

    capire come e se la storia sarebbe stata diversa non è certo un problema facile. Tuttavia, facciamo un esempio astronomico... La storia della vita sulla Terra è stata sicuramente scandita da singoli eventi parossistici. Il rumore di fondo era una lenta evoluzione, ma chi ha deciso certe scelte successive sono stati gli impatti con comete e asteroidi e, in parte, episodi vulcanici di livello globale o, magari, anche una supernova. I mammiferi non avrebbero mai dominato il mondo senza l'asteroide di 65 milioni di anni fa. Insomma, un'evoluzione  costante, ma scardinata e stravolta da eventi singoli. In fondo tutto l'Universo va avanti con episodi brevi e violenti, seguiti da una lunga pausa (in fondo lo è anche la vita degli umani).

    Ne segue che la storia dell'uomo è vissuta di picchi improvvisi e inaspettati, di geni assoluti che hanno rivoltato le cose e hanno innescato una visione del tutto diversa della cultura. Pensiamo al rinascimento fiorentino: pochi geni tutti nati nel giro di pochi anni (un caso? no, la fiamma di Brunelleschi ha infiammato molte menti attorno). Idem con la fisica di fine '800. Ma gli esempi sarebbero tanti... Senza quei picchi l'evoluzione umana sarebbe stata sicuramente diversa. Uccidere un genio prima che riesca ad esprimersi può aver cambiato sicuramente il futuro. E tra i geni ci sono anche quelli del male, come Hitler. In quello, l'Universo è decisamente diverso..

    Ricominciassimo mille volte da capo, penso che la storia sarebbe sempre diversa... Chi decide sono i pochi e il caso (MQ) che ha voluto che essi potessero esprimersi oppure no. Il rumore di fondo sarebbe sempre lo stesso, ma i risultati non dipendono da lui...

    Oggi, in qualche villaggio africano o indiano è nato, forse, un genio assoluto, capace di stravolgere o di unificare il tutto. Ma deve cercare da mangiare e deve sparare con quel giocattolo mortale che gli hanno messo in mano... La storia è cambiata perché il genio non si è espresso o perché siamo stati capaci deviare il prossimo asteroide (un bene o un male?).

    No, io non credo in un'evoluzione lenta e continua... quella crea solo il substrato. L'evoluzione va avanti a gradini e a baratri improvvisi. L'Universo insegna....

  12. Frank

    Bravissimo Enzo, hai sintetizzato al meglio quel che volevo dire che era più constatazione dei fatti che non un opinione. In effetti quando mi capita di discutere di queste cose la mia tipica frase è "aspettiamo solo uno step di una potenza di dieci" per una evoluzione ma per quanto riguarda la direzione dello stesso.................... Vedi Hitler o Giordano Bruno.

  13. grazie Frank... è un piacere discutere con te (e con molti altri). In questo piccolo angolo si ci riesce ancora... e possiamo anche inneggiare a Giordano Bruno!!!

  14. Frank

    Quando ci si mette in discussione l'esito è sempre positivo, magari non piacevole.

    Sbadatamente non ho precisato sopra cosa intendevo per punto a favore dell'italia, mi riferivo alla presa di posizione di Mussolini riguardo la rimozione della statua di Giordano voluta dal papa.  Anche chi ha fatto cose terribili qualcuna l'ha imbroccata...................A dire il vero ricordo solo questa.

    "VIVA LA VITA!!!!!!!!"

    Sicuramente sarebbe piaciuto a Giordano Bruno.

    Grazie Enzo, Grazie a tutti

  15. Daniela

    Grazie a te, Frank, per aver citato questo episodio: l'ho cercato su internet e ho scoperto una pagina di storia che non conoscevo e che ho appena inserito in fondo all'articolo, perché credo che meriti di essere divulgata.

    :-D

  16. Frank

    Neanche per sogno, sono io che, da perfetto pigro, ti ringrazio Daniela. Pur essendo al corrente dell'episodio non mi ero mai sognato di indagare, ora conosco il fatto con precisione storica.

    Aggiungo questo link al video "Potenze di dieci", mi pare degli anni 80, che è ancora più esplicito di quello pur reale, di Sagan:

    https://www.youtube.com/watch?v=cUMf9nu-NiM

    Il video fa sentire i suoi anni ma è "guardabile". Possedevo l'edizione cartacea di Zanichelli di questo video, che considero il miglior libro mai "letto". Incredibilmente è ancora disponibile al costo di 41 eurozzi, chi ha figli in età adatta non potrebbe spendere in miglior modo. Sono tentato di ordinarlo............

  17. Daniela

    Conoscevo quel video, Frank, ed è fantastico per dare un'idea dell'infinitamente grande e dell'infinitamente piccolo.

    Tutt'altro stile, ma non meno efficace, quello del film "Ortone e il mondo dei Chi" tratto dall'omonimo libro di quel genio che era il Dr. Seuss

    https://www.youtube.com/watch?v=bm-bEUTUC4U
    https://www.youtube.com/watch?v=mVrkcdgNst4

    Il film termina con l'immagine della Terra, vista dalla spazio, che diventa sempre più piccola (come nel video di Sagan) fino a diventare uguale a quel granellino di polvere nel quale abitano i Chi...

    Fortuna che, quando è uscito nelle sale, le mie figlie erano ancora in età da cartoni animati, se no me lo sarei sicuramente perso e sarebbe stato un peccato!

  18. Giorgio

    Nel caso vi foste persi questo intervento del professor Zichichi (il primo che ho trovato tra molti altri) vi allego il link.

    Come sentirete, sembra che 400 anni siano passati invano e che, quasi quasi, se Giordano Bruno si riaffacciasse con certe idee ...finirebbe tra le fake news...per non parlare della improntitudine di appropriarsi di Galilei come “testimonial” della chiesa (minuscolo come scrive Enzo).

    Sono desolato!

    https://youtu.be/3usX4_lMwPw

  19. Daniela

    Ciao Giorgio!

    Ho guardato il video e condivido la tua desolazione, però devo ammettere che una cosa condivisibile l’ha detta: “il linguaggio è una delle più grandi conquiste della ragione e con esso si può dire tutto e il contrario di tutto”.

    Dopo le ultime elezioni politiche, ad un leader che, riferendosi al proprio partito, affermò “Si può dire che il XX abbia vinto le elezioni”, uno speaker radiofonico rispose “Si può dire tutto... anche che Brunetta gioca come centro nei Lakers!”.

    Trovo veramente sterili ed inutili queste arrampicate sugli specchi con le quali, tramite un linguaggio apparentemente forbito, si tenta di far credere di avere competenza su una materia come la Fede che non può che  rimanere territorio della sfera più intima di ciascuno di noi.

    Nessun ateo diventerà credente perchè la matematica non riesce a dimostrare la non esistenza di Dio, nessun credente diventerà ateo perchè non ne dimostra l’esistenza.

    A mio parere certe esibizioni sono solo teatrini fini a se stessi ed autocelebrativi.

  20. Frank

    Si Daniela è un capolavoro, specie il cartaceo. Da notare che, anche se il libro/video si ferma alla meno 16, fisicamente nel piccolo il confine (Plank) lo abbiamo trovato mentre nel grande......... Al riguardo ci può aiutare il nostro Enzo e correggermi se ho male interpretato.

    Giorgio mi risparmio il link ma riguardo al soggetto due considerazioni:

    Primo segui i soldi. Secondo storicamente tutti coloro che si sono mossi in certi ambienti son dovuti venire a patti con il vaticano, si forse lui a sbracato, non lo definirei un Giordano Bruno. Non sono in grado di valutare ciò che ha prodotto, certo le sue pantomime non sono piacevoli.

  21. Zichichi, Zichichi... come valutarlo? Negativamente come divulgatore, sicuramente! (Crozza lo imitava benissimo). Come fisico ha fatto cose anche importanti (poche), ma poi è stato preso da smania arrivistica. Il suo incubo era il premio nobel e le ha tentate di cotte e di crude (forse anche la chiesa....). Purtroppo per la fisica non c'era niente da fare...e, allora, si è buttato su Erice e sulla sua scuola (finanziata attraverso i vari contatti, penso soprattutto ecclesiastici). Gli abitanti di Erice lo odiano... dato che ha praticamente occupato tutti i palazzi e ha creato alberghi- conventi molto spartani gestiti dalla scuola. In coclusione, una cittadina stupenda sia artisticamente che paesaggisticamente è stata ridotta a una meta mordi e fuggi, che si deve visitare in un giorno, senza poterci dormire... Io ho parlato con varie persone, commercianti e non, e tutti lo vedono come il distruttore di Erice. Tuttavia, la scuola di Erice aveva uno scopo ben più subdolo... il premio nobel per la pace! Lui, spirito religioso e mistico, stava portando il sapere al mondo. Peccato che il primo invitato alla sua prima scuola è stato Terrel, il padre della bomba H. Quanto meno ridicolo...

    Infine, so che quando andava a l'Aquila teneva vere e proprie sceneggiate in teatro sulla fede e la scienza, vestendosi con una tunica bianca e distribuendo il suo verbo... Insomma... meglio la versione di Crozza...

  22. SuperMagoAlex

    Giordano Bruno aveva intuito la differenza tra peso e massa più di 400 anni fa, ma chi scrive i libri per le scuole elementari ne è ancora all'oscuro!

    Questo è il libro di Scienze (!) di mia figlia:

     

  23. Daniela

    Per quella che è la mia esperienza personale (da studentessa prima e da mamma di due studentesse poi), posso tristemente testimoniare che, a parte qualche rara eccezione (una è toccata alla mia figlia più piccola in terza media), il livello dell'insegnamento delle scienze è imbarazzante, per non dire scandaloso. E mi sto riferendo a licei scientifici (quelli da noi frequentati) che godono di buona reputazione...

    Ho recentemente ritrovato in una vecchia borsa una piccola agendina in cui, a turno, annotavamo gli sfondoni pronunciati dai prof al liceo.

    Ecco una perla che ha per protagonista l' "insegnante" di scienze :(

Lascia un commento

*

:wink: :twisted: :roll: :oops: :mrgreen: :lol: :idea: :evil: :cry: :arrow: :?: :-| :-x :-o :-P :-D :-? :) :( :!: 8-O 8)

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.