18/02/18

RACCONTIAMO I CORPI PLANETARI. 7: Giapeto o Ying e Yang? *

Questo articolo è stato inserito nella sezione d'archivio "Raccontiamo i corpi planetari", compresa in "Sistema Solare"

 

Basta vedere l’immagine in evidenza per comprendere subito come siano stati gli antichi cinesi a raggiungere per primi il sistema satellitare di Saturno. Il loro celebre simbolo dello ying e yang è stato impresso senza ambiguità sul terzo satellite (per dimensioni) Giapeto. Forse, quando ci si avvicinerà veramente alla sua superficie vedremo anche un bandiera che si erge davanti allo spettacolo del pianeta con gli anelli.

La figura che segue mostra un’immagine di Giapeto e una del celebre simbolo cinese. C’è da rimanere di stucco, tenendo conto che la parte “nera”del satellite non è dovuta a giochi d’ombra, ma proprio alla composizione superficiale, scura come la pece. La sua parte “bianca” riesce, invece, a competere con le candide superfici dei satelliti più interni.

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Un’altra immagine fa ancora meglio comprendere l’effettivo colore, presentando l’emisfero oscuro in piena luce.

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Infine, si taglia la testa al toro mostrando la mappa completa, dove risulta bene non solo l’enorme macchia nera, ma anche come i poli siano invece colorati di bianco, un particolare che, in qualche modo, avvicina ancora di più il satellite a ying e yang.

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Cominciamo questo articolo con una leggenda tramandata dalla notte dei tempi. Si racconta che gli antichi filosofi cinesi avessero sintetizzato ogni azione o accadimento o forza contrapposta in quel simbolo magico. Bianco e nero; caldo e freddo; chiaro e scuro; notte e giorno; negativo e positivo; acqua fuoco; terra e aria… ma pochi sanno che proprio l’ultima contrapposizione li aveva portati a Terra e Cosmo e/o umano e non umano. Ying e yang non era e non è assolutamente solo un simbolo di confronto, ma anche di uno stretto legame tra le due parti opposte, una penetra nell’altra e viceversa.

E’ facile capire come la filosofia cinese abbia avuto davanti un intero Universo di idee da esporre sulla vita e le azioni dell’uomo e di ciò che lo circondava. Un po’ meno facile comprendere come quel simbolo permettesse ai filosofi più profondi di agire direttamente e di trasferirsi materialmente da una zona all’altra. Nessuno saprà mai come e perché (forza fisica e forza spirituale?), fatto sta che la leggenda dice che un’intera schiera di seguaci e discepoli del sommo Sah Tih Yong riuscirono a superare i limiti dello spazio e del tempo e raggiungere il pianeta che per loro rappresentava una specie di limite dell’Universo permesso all’essere umano (dopo cominciava l’Universo degli dei). Esso era Saturno con i suoi anelli (già conosciuti) che apparivano come un copricapo divino.

Era, perciò, lì, vicino a quel pianeta-dio, che dovevano disegnare e plasmare il loro simbolo, confine ultimo tra uomo e non uomo, tra umanità e divinità…

A questo punto la leggenda riporta lo straordinario e magico viaggio che i discepoli di Son Tin Yong compirono verso il satellite, racconta come usarono polvere cosmica di origine divina per decorarlo e come, infine, imprimessero su di lui un secondo simbolo strettamente cinese, l’enorme muraglia equatoriale che doveva essere la più alta del Cosmo, rappresentazione materiale della divisione tra umanità e divinità.

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Alternativamente a questa “zappaliana” leggenda, esiste, ovviamente, una versione ufficiale e decisamente più scientifica, che useremo nel nostro articolo: le caratteristiche eccezionali di Giapeto ricadono tra le opere puramente naturali, malgrado i dubbi e le ipotesi restino ancora nel vago. Nemmeno Cassini è riuscita a svelare del tutto il mistero dello ying e yang cosmico…

Una certezza lo è senz’altro la sua forma che, malgrado le dimensioni notevoli (poco meno di 1500 km di diametro), lo porrebbe fuori dalla schiera dei pianeti nani (come Cerere e Plutone) anche se rivolvesse da solo attorno al Sole: quasi sicuramente non avrebbe potuto “pulire” la sua orbita, ma, soprattutto, non mostrerebbe la forma obbligatoria di equilibrio idrostatico. Ciò capita sia per l’eccessivo schiacciamento dei poli, sia per la “grande muraglia” equatoriale che deforma sensibilmente la struttura generale (è lunga circa  1300 km, larga in media 20 km e alta 13 km, con picchi che arrivano ai 20 km). Essendo notevolmente craterizzata, la muraglia deve essere molto vecchia, come mostrato nella figura che segue.

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Di cosa è fatto Giapeto? Beh… la sua densità indica chiaramente che è sostanzialmente una palla di ghiaccio d’acqua, con una percentuale di roccia pari a solo il 20%.  Lo schiacciamento ai poli sembrerebbe, perciò,  riferirsi a un oggetto in rapida rotazione (circa 10 ore) e non certo ai 79 giorni attuali. Si pensa che la forma sia rimasta quella originaria, praticamente “fossilizzata”  da una sottile crosta creatasi subito dopo la formazione e che sia rimasta inalterata a mano a mano che il satellite  rallentava fino al blocco mareale. Insomma, una specie di maschera esterna che nasconde l’evoluzione successiva. Ipotesi, ovviamente… per non voler pensare che per i seguaci di Son Tin Yong non era facile essere estremamente precisi nel dare una forma regolare ad un oggetto di 1500 km di diametro…

Ma qual è il processo di formazione della muraglia? Le ipotesi scientifiche sono diverse, ma per il momento poco credibili. Probabilmente, la più plausibile (per me almeno) potrebbe essere l’esistenza di un anello primordiale equatoriale di materia che sarebbe ricaduto sul satellite. Qualcosa di non molto diverso dalle “cinture” di Pan, Atlas e Dafne, che si sono fatti il “giro vita”, catturando polvere e pezzi di ghiaccio dagli anelli di Saturno…

Ciò che si può dire, in modo più generale, è che Giapeto si sia formato in tempi remoti e non successivamente a distruzioni complete avvenute in fasi più recenti, come probabilmente successo per Rhea e i satelliti più interni, che potrebbero essersi “riformati” dopo impatti catastrofici negli ultimi 100 milioni di anni. Un sistema satellitare sempre dinamico e non vecchio e monotono.

La sua caratteristica principale è, però, il diverso colore dei suoi emisferi. Fa piacere ricordare che il primo (europeo, almeno…) ad accorgersene fu Gian Domenico Cassini che osservandolo in periodi diversi notò una differenza di luminosità inaspettata. Anzi, all’inizio, dopo averlo osservato con il suo modesto telescopio, alcuni mesi dopo, non lo trovò più. Solo con uno strumento più sofisticato riuscì a ritrovarlo e concludere che vi era una differenza di due magnitudini a seconda della sua posizione rispetto a Saturno.

Anche in questo caso, le teorie sono molte e spesso un po’ troppo tirate per i capelli. Io mi permetto di descrivere quella più “semplice”. All’esterno di Giapeto vi è il satellite Phoebe. Quasi sicuramente è un oggetto catturato da Saturno, forse proveniente dalla zona dei Centauri, dato che sembra in realtà un corpo ghiacciato ricoperto di polvere scura.  Associato a lui vi è un enorme anello di polvere che viene regolarmente attraversato da Giapeto, che quindi verrebbe macchiato nell’emisfero che avanza. Ricordiamo che la parte oscura di Giapeto ha un albedo di 0.03-0.05, mentre quella opposta arriva a 0.5-0.6, circa, come Europa. Su Phoebe e il suo anello torneremo a parlare quando verrà il suo turno… accontentiamoci, per adesso, di una visione artistica del suo anello. Sarà tenue, ma fa veramente impallidire gli anelli principali di Saturno!

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Come dicevo, vi sono anche altre ipotesi ancora in gioco, di tipo puramente chimico e legate al periodo di insolazione. Quella legata all’anello di Phoebe sembra, però, la più plausibile, pensando che anche Iperione ha un colore che ricorda in qualche modo quello del grande anello (solo una spruzzatina…).

E’ interessante ricordare che  Giapeto, pur essendo costretto per ragioni mareali a mostrare sempre la stessa faccia al pianeta, è l’unico tra i satelliti, grandi e regolari, a poter vedere distintamente gli anelli di Saturno. Il suo piano orbitale, infatti, è decisamente inclinato rispetto a quello equatoriale del signore degli anelli: circa 15°! Ed è anche abbastanza strana la sua posizione nettamente più lontana di quella di Titano da Saturno: 3.5 milioni contro1.2 milioni di km.

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Da Giapeto, Saturno avrebbe delle dimensioni apparenti pari a quattro volte quelle della Luna piena dalla Terra. Vedi l’immagine che segue con tanto di... bandiera.

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Prima di concludere, fatemi riportare una curiosità: le montagne più alte del Sistema solare (per adesso… almeno). Al primo posto si pone, inaspettatamente il piccolo Vesta, in cui il grande cratere ha un picco centrale che si eleva fino a 22 000 metri. Poi abbiamo il vulcanico Monte Olimpo di Marte con 21 900 metri  e, al terzo, proprio qualche picco della muraglia di Giapeto che sfiorano i 20 000 metri (magari dedicheremo ai vari tipi di montagna un articolo a se stante… dove dimostreremo che l’Everest passa proprio in secondo piano anche sulla nostra Terra).

Phoebe aspettaci…

La serie completa degli articoli sui corpi planetari la trovate QUI

5 commenti

  1. Fiorentino Bevilacqua

    ... faccia scura di Giapeto: quella rivolta nella direzione del moto e che, perciò, ramazza la polvere scura dell'anello di Phoebe: è la spiegazione più bella, che ha il fascino delle spiegazioni semplici e funzionali. Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem...roba di 700 anni fa, ma sempre valida!

  2. Daniela

    Già... più o meno quello che sembra essere accaduto a Dione!

    http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2016/04/24/raccontiamo-i-corpi-planetari-5-dione-il-satellite-ribaltato/

    Solo che lui, dopo essersi sporcato la faccia, deve aver beccato uno schiaffone da papà Saturno (forse perché non voleva lavarsela?) talmente forte che si è letteralmente ribaltato e ha continuato a procedere all'incontrario, con la faccia pulita davanti e quella sporca dietro.

    Chissà cosa accadrà quando si sarà sporcato anche questa, se insisterà a non volersi lavare...

    :mrgreen:

  3. gira e rigira siamo in un momento in cui vi sono un mucchio di facce da schiaffi....(vedi monete rotanti) :mrgreen:  :mrgreen:

  4. Mario Fiori

    Che bello , qui facce da schiaffi ma interessanti , sulla Terra , in questo momento, le facce da schiaffi si moltiplicano ma di interessanti non ne vedo. Grande Giapeto e grandi questi corpi minori (?).

  5. Hai ragione Mariolino... come sarebbe bello avere la possibilità di dare schiaffi a tutte le facce da schiaffi... ma  ce ne sarebbero troppe per due mani soltanto... :wink:

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