Feb 21

DOMANDE SU GIORDANO BRUNO (di Fiorentino Bevilacqua)

Per una trattazione completa dell'argomento, si rimanda al relativo approfondimento, nel quale è stato inserito anche il presente articolo

Un grazie a Fiorentino per aver accolto l'invito a condividere questa sua riflessione su Bruno con tutti noi. E' riuscito a rendere bene l'idea, tramite un esempio concreto, di come Bruno potrebbe essere arrivato a certe deduzioni, ai tempi considerate visionarie, ma successivamente confermate dalla ricerca scientifica. Non fortuna, quindi, né "magia", ma logica, intuito, capacità di guardare oltre la limitatezza dei propri sensi e, perché no, forse anche un pizzico di fantasia che alle menti geniali non manca mai.Daniela

 

Questo spunto potrebbe intitolarsi… vertigini o approccio.

Vertigini… perché sono quelle che mi vengono alla sola idea che io (avendo ricevuto un invito a leggere alcuni scritti del Nolano e a dire cosa trovo in essi), io che non ho avuto mai grossa familiarità e frequentazioni con la Filosofia, debba dire qualcosa su aspetti forse inesplorati di Giordano Bruno.

Siccome, però, la cosa si basa soprattutto su considerazioni di tipo “naturalistico”, non filosofiche, allora provo a fare, quanto meno, una premessa e, quindi, ecco il motivo di quello che potrebbe essere il secondo “titolo”: approccio.

Come leggere Giordano Bruno? Cosa cercare?

Se il Nostro, quattrocento anni fa, avesse scritto che è possibile ricavare grandi quantità di energia dividendo o unendo l’indivisibile, e io fossi un uomo del primo ottocento… non avrei scampo: quella affermazione, per me, non avrebbe alcun senso.

Essendo però io figlio di un mondo che ha usato l’energia atomica (anche a sproposito), so a cosa potrebbe essersi riferito con quella frase; quelle parole, per me, non avrebbero alcuna difficoltà ad essere comprese: si riferirebbero ai processi di fissione e fusione nucleari.

Questo che cosa vuol dire? Che, dal punto di vista delle conoscenze acquisite dalle Scienze della Natura, ed eventualmente presenti nelle opere di  Giordano Bruno perché da egli intuite o ricavate in base ad osservazioni e deduzioni logiche, si può avere un duplice tipo di approccio, là dove egli non fosse  stato chiaro nel descrivere i fenomeni (e qui sorge un’altra domanda: perché non lo sarebbe stato?).

  • Si può cercare di riconoscere, in espressioni apparentemente “oscure”, apparentemente “ermetiche” (ritorna la domanda: perché tali?) la descrizione di fenomeni a noi oggi chiari, noti e conosciuti.
  • L’altro approccio potrebbe essere quello di analizzare, ancora più approfonditamente, espressioni, frasi parimenti incomprensibili che rimanessero tali anche alla luce di tutte le conoscenze fin qui acquisite e darne (rischiando) delle interpretazioni che finirebbero per essere delle previsioni su sviluppi futuri della scienza.

Perché le espressioni di Bruno anche là dove esse si riferiscono, sembrerebbe, a fenomeni a noi oggi noti, sarebbero, in alcuni casi, oscure?

Mi rifaccio alla questione dei cicli biogeochimici cui si è già accennato in precedenza (QUI)

Qui un esempio di ciclo https://it.wikipedia.org/wiki/File:Ciclo_dellAzoto.jpg

Ciclo_dellAzoto

Come poteva conoscere egli il fenomeno?

Secondo me doveva essere un grandissimo osservatore dotato di una mente predisposta a fare, con facilità e coraggio, grandi sintesi.

Provenendo da una zona rurale, alla periferia di una grande città, Napoli, che viveva dei prodotti della terra coltivati anche nelle proprie zone di origine, probabilmente aveva notato le produzioni orticole in cui, da una piccola piantina messa a dimora nel terreno, veniva fuori una pianta sempre più grande, sicuramente a spese o grazie  a “qualcosa” prelevato dal terreno. Scavando nel terreno e indagando un po’, avrebbe potuto notare che, in esso, non c’erano piccoli pezzettini preformati di insalata, o di altre essenze vendute poi ai consumatori. Avrebbe anche potuto notare come, al terreno, “qualcosa” doveva essere “restituito” nel momento in cui, su di esso, veniva posto lo stallatico (concime organico che viene ricavato da deiezioni di animali da stalla) che, poi, in esso veniva interrato. Se avesse esaminato il suolo qualche tempo dopo l’aratura, non avrebbe più trovato le pagliuzze, per esempio, presenti nello stallatico ed in esso interrate qualche tempo prima.

Inoltre nel suolo venivano interrati, magari, anche resti animali (che poi “scomparivano” come tali) e, quindi, gli ortaggi che poi vi nascevano e diventavano parte di chi li avrebbe mangiati, uomo o bestia, potevano contenere anche i… “resti” di quell’animale; gli scarti della verdura, poi, venivano mangiati anche da animali da cortile, a loro volta mangiati dall’uomo o da altri animali; e le produzioni orticole, potevano essere mangiate, con danno per il contadino, anche da chiocciole e limacce (a loro volta mangiate da ricci e coleotteri), da insetti ( a loro volta mangiati da uccelli o altri insetti), da roditori (a loro volta mangiati  da rettili e uccelli) e così via. Tutti avrebbero “inglobato” in se’ l’insalata e la pagliuzza di stallatico diventata insalata; tutti, una volta morti e… ridiventati “cenere” (il concetto, c’era), terreno, suolo, sarebbero diventati di nuovo insalata che, mangiata dall’uomo, avrebbe visto trasferirsi in questo la limaccia, lo stallatico, l’uccello, il riccio… e persino il topo.

Dovunque avesse fatto queste osservazioni, comunque le avesse fatte, queste conducevano ad una sola conclusione: <<…molti ed innumerevoli individui vivono non solamente in noi, ma in tutte le cose composte; e quando veggiamo alcuna cosa che se dice morire, non doviamo tanto credere quella morire, quanto che la si muta>> e <<non è cosa nostra che non si faccia aliena e non è cosa aliena che non si faccia nostra>>.

Sembra chiarissimo: “molti ed innumerevoli individui, mutati, vivono in noi”.

Non poteva esprimersi meglio di come ha fatto: lui stesso, oltre che la sua epoca, non aveva i mezzi, gli strumenti per farlo.

Quelle espressioni, lette dai suoi contemporanei, erano, probabilmente, incomprensibili, senza senso (forse anche blasfeme per chi aveva una certa concezione dell’uomo); lette da noi, a quasi duecento anni dai primi studi in chiave dichiaratamente “ecologica”, rappresentano qualcosa di possibile interpretazione in chiave ecologica e, se così è, una testimonianza del suo gande genio.

Una ulteriore domanda: quella descritta, ricostruita, è veramente la genesi del suo pensiero in questo campo o, questo pensiero, è frutto degli insegnamenti da lui ricevuti?

Sicuramente prende le mosse da quanto appreso durante la sua formazione (ermetismo, “naturalismo”, neoplatonismo, atomismo etc), ma per stabilire qual è il suo contributo originale è necessaria una analisi approfondita di tutto il suo pensiero in riferimento alle “filosofie” di cui sopra e ai loro contenuti che devono, perciò, essere conosciuti da chi operasse questo raffronto.

 

Fiorentino Bevilacqua

20.02.2018

25 commenti

  1. Gianni Bolzonella

    Giordano Bruno storia di un Adepto: l’attualità di un uomo senza tempo – Stefano Mayorca

    Ereticamente.net

    Articolo trovato casualmente

  2. Daniela

    Tempo fa in questo post abbiamo parlato di quanto sia difficile parlare di fatti storici con obiettività, specialmente se la memoria dei fatti viene inquinata dalla volontà di asservirla a interessi particolari.

    A tal proposito, mi fa piacere condividere questo discorso del capo della Polizia Franco Gabrielli, pronunciato oggi, in occasione del quarantesimo anniversario della strage di via Fani:

    «Basta brigatisti in cattedra in tv. E non chiamiamoli "dirigenti" della colonna romana, è un oltraggio perché sono stati dei criminali, dei delinquenti. C’è una sorta di perverso ribaltamento, stiamo subendo una sorta di perversione nella quale, paradossalmente, si confondono ruoli e posizioni. Vederli in asettici studi televisivi, come se stessero discettando della quintessenza della verità rivelata, credo che sia un oltraggio per tutti noi e soprattutto per chi ha dato la vita e il sangue per questo Paese. Le parole devono avere un peso e un significato e oggi noi dobbiamo ricordare chi stava da una parte e chi dall’altra. Chi stava dalla parte giusta e ha perduto la vita nel nome di quegli ideali e valori che questi delinquenti immaginavano di poter e dover sovvertire. Questi signori sono stati delinquenti due volte perchè non solo uccidevano, rapivano e rapinavano ma cercavano, in una logica di morte, di sovvertire le Istituzioni democratiche del paese». 

     

  3. Fiorentino Bevilacqua

    E' "...difficile parlare di fatti storici con obiettività, specialmente se la memoria dei fatti viene inquinata dalla volontà di asservirla a interessi particolari" ed è praticamente impossibile farlo, sperando di dire qualcosa di concreto e veritiero, se quelle "volontà" portano a tacere, a nascondere elementi relativi a quei fatti, elementi senza i quali non si può giungere che a conclusioni sbagliate.

    Questa mattina ascoltavo una rassegna stampa. Ad un certo punto sento parlare di un coinvolgimento della Gran Bretagna nel caso Moro. Cerco su internet e trovo l'articolo di cui allego il link.

    Che dire?

    Da Garibaldi a Moro, passando per Matteotti, sono sempre loro, gli inglesi...poi si lamentano di Putin.

    Non ho parole; molta rabbia sì, però.

    http://temi.repubblica.it/micromega-online/caso-moro-gli-archivi-di-londra-rivelano-il-coinvolgimento-del-governo-britannico/?refresh_ce

  4. cara Daniela,

    il giorno prima su la 7 e ieri sera su Rai 3 mi sono guardato i ricordi del rapimento Moro... Sono veramente allibito da come i brigatisti rispondano alle domande e da come raccontino i fatti, con una tranquillità e una semplicità quasi si parlasse di una partita di calcio. E noi dobbiamo sentirli? Ci vorrebbe il rogo per fargli dire la verità sui mandanti, sui rapporti con i servizi segreti, la mafia e con l'estero. E invece sono tutti liberi, bene in carne, con ampi sorrisi e in abitazioni che non sono certo catapecchie...In fondo basta esser VIP in Italia, qualsiasi cosa tu abbia fatto...

    Mi viene da vomitare , ma non è per il ferro....

  5. Daniela

    Una soluzione c'è... basta non guardare la trasmissioni in cui fanno parlare i criminali (ma cancellarle per sempre, non solo la puntata dedicata a loro), né acquistare i loro libri. Se lo facessero in tanti, questo business grondante di sangue crollerebbe e i criminali farebbero la fame, come è giusto che sia (sempre che qualcuno non riconosca anche a loro il reddito di cittadinanza!).

    A scanso di equivoci e, per non rischiare di vedere e ascoltare cose che non mi piacciono, con immensa soddisfazione e miglioramento della qualità della vita, la mia tv è sempre spenta. Vedo solo qualche tg grazie a - o per colpa di - mio marito che li mette durante la cena, quindi ho un minimo di informazioni su cosa accade intorno a me, poi basta... preferisco ascoltare musica tipo questa  https://www.youtube.com/watch?v=o9n-ilA9xOY

    Qualunquismo, disfattismo? Può darsi, ma io preferisco chiamarlo meccanismo di difesa. Se non posso cambiare il mondo, tanto vale che mi difenda da esso e prenda solo ciò che mi fa stare bene. E questo circolo-oasi fa parte delle cose che mi fanno stare bene.

    "L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, quello è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno e farlo durare, e dargli spazio" (Italo Calvino - citato da Gabriella Greison in "L'incredibile cena dei fisici quantistici).

    Ora vado a fare due passi nel cuore della mia bella città, altra cosa che mi fa stare bene.

    Buon sabato a tutti!

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