29/04/18

I MIEI AMICI ASTEROIDI (16): Paperino e gli asteroidi

copertina
Copertina del numero 49 della rivista "L'Astronomia" nella quale è stato pubblicato il presente articolo, nel novembre del 1985.

Correva l'anno 1985 e, mentre "Ritorno al futuro" sbarcava al cinema e il famoso campione di nuoto statunitense Matt Biondi scendeva sotto il muro dei 49 secondi nei cento metri stile libero, quando ancora il Muro di Berlino faceva bella mostra di sé, granitico simbolo di un mondo che, di lì a poco, si sarebbe sgretolato, scrivevo questo articolo a quattro mani col collega Paolo Farinella, purtroppo prematuramente scomparso alcuni anni dopo.

Mentre lo leggete, non dimenticate l'anno in cui è stato scritto: gli aggiornamenti successivi a cui si accenna nel testo sono trattati negli articoli indicati nelle note in calce all'articolo.

 

PAPERINO E GLI ASTEROIDI

(di Paolo Farinella e Vincenzo Zappalà)

Alcune storie del celebre papero disneyano, scritte negli anni ’60, contengono sorprendenti anticipazioni di ipotesi che i planetologi hanno partorito solo di recente. Paperino forse li ha ispirati: perché non dedicargli un asteroide?

Più di una generazione di appassionati del fumetto dovrebbe ormai essere grata a Paperino per le splendide ore di divertimento e relax passate a leggere le sue mirabolanti avventure, ricche di ingenuità e di saggezza, di satira pungente e di romantica melanconia. La sua ostinata sfortuna e la sua ancor più ostinata tenacia ne hanno fatto un eroe non privo di illustri precedenti letterari; rispetto ad essi, il fumetto naturalmente amplifica i tratti ironici e caricaturali, sveltisce il ritmo della narrazione e mescola nel disegno gli aspetti fantasiosi e paradossali con quelli minutamente realistici, rendendo la lettura rapida, godibile ed esilarante. Insomma, crediamo che a Cervantes Paperino sarebbe molto piaciuto!

Ma che cosa c’entra Paperino con questa rivista o, meglio, con il suo (e il nostro) argomento privilegiato, l’astronomia? Vorremmo mostrare nel seguito che, anche in astronomia, Paperino può insegnarci qualcosa e che le sue capacità nel prevedere ed anticipare alcune scoperte della moderna planetologia appaiono addirittura stupefacenti. Proprio nel cinquantenario della sua nascita ci è sembrato divertente, per non dire doveroso, portare a conoscenza dei lettori de “L’Astronomia” e, perché no, della comunità astronomica in generale, gli importanti contributi dati dall’avventuroso papero al nostro campo di ricerca.

Come qualche lettore ricorderà da diversi articoli apparsi in passato su queste pagine, gli asteroidi negli ultimi dieci anni hanno cambiato faccia. Non in se stessi, naturalmente, ma nell’immagine che della loro natura e del posto che occupano nell’ambito del Sistema Solare si fanno i ricercatori. Solo verso la fine degli anni ’70 si è cominciato a gettare luce(1) sui complessi meccanismi di formazione ed evoluzione che hanno governato la storia di questi piccoli e che ne hanno fatto un insieme di oggetti dalle proprietà fisiche fortemente differenziate. In particolare è stato via via evidenziato il ruolo preminente dell’ininterrotto processo di collisioni reciproche tra gli asteroidi (2), dall’esito frequentemente distruttivo: si è capita l’importanza delle pur deboli forze di autogravitazione nel plasmare la forma degli oggetti sempre più frammentati dagli impatti esterni; ed è stata prospettata la possibilità di trovare sistemi binari o multipli di asteroidi legati gravitazionalmente  fra loro.

dimensioni-asteroidi
Anche se in modo molto schematico e pittoresco, la figura illustra bene la diversità di forme, dimensioni e riflettività che caratterizzano la popolazione degli asteroidi

La maggioranza dei planetologi accetta oggi l’idea che molti asteroidi medio-grandi (da un centinaio di chilometri in su) non siano enormi rocce monolitiche di forma fortemente irregolare, come si riteneva in precedenza, ma agglomerati di frammenti originatisi in seguito a impatti con corpi più piccoli, tenuti insieme dall’autogravitazione più che dalla rigidità del materiale roccioso(3). Eppure, fino a meno di dieci anni fa, l’idea che gli asteroidi fossero solo grosse pietre orbitanti era largamente diffusa, e nessuno immaginava per questi “corpi minori” del sistema Solare un’evoluzione complessa e differenziata come quella che sembra oggi plausibile.

forme-strane
Effettivamente le forme degli asteroidi "visitati" da Paperino sono forse un po' troppo bizzarre, rispetto a quanto si può ipotizzare dai dati osservativi. Comunque varrebbe la pena (e sarebbe anche divertente) simulare le loro curve di luce e... fare alcuni confronti. Si noti, per inciso, che i colori di questi ipotetici oggettidisneyani non si discostano poi troppo da quelli supposti reali dai planetologi odierni.

Nessuno? Non è proprio esatto: qualcuno aveva visto più in là degli altri… Paperino! Un esame scrupoloso delle vecchie storie del nostro eroe disneyano ha recentemente accertato che molte delle scoperte sopracitate, venti anni fa erano già state previste e addirittura inserite come scenario per le avventure dei paperi. Testo fondamentale, a questo proposito, deve essere considerata la storia Island in the Sky, apparsa sulla rivita americana Uncle Scrooge (“Zio Paperone”) nel 1960, e subito tradotta in italiano per Topolino con il titolo “Zio Paperone astronauta”.  Data la notevole importanza che la storia riveste in questo contesto, ci sembra giusto riassumerne la trama, estraendone nel contempo i momenti più “scientificamente” innovatori e riproponendone qualche immagine.

Come sempre, tutto nasce dalla necessità impellente da parte del ricchissimo e avarissimo zio Paperone, di trovare un luogo sicuro dove nascondere l’enorme quantità di dollari accumulati nella sua lunga carriera di finanziere e speculatore. Qualsiasi luogo del nostro pianeta sembra troppo esposto alle mire degli astutissimi ladri che sono costantemente in agguato, pronti ad approfittare del minimo errore del vecchio papero.

Sfruttando la tecnologia da Star Wars di una futuribile Paperopoli, zio Paperone appronta una (scalcinata) astronave e, accompagnato dagli inseparabili Paperino e Qui Quo Qua, si lancia all’esplorazione del sistema solare. Superata l’ultima stazione spaziale nei pressi di Marte (dove, per inciso, il carburante è costosissimo), i paperi iniziano la ricognizione dell’ancor inviolata fascia degli asteroidi.

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L'esplorazione degli asteroidi è stata tentata non solo dai paperi. Qui vediamo Topolino e Pippo che, inseguiti da un'astronave di malviventi, cercano rifugio in un "ammasso" di asteroidi non molto dissimile da quello che oggi si ritiene debba essere il prodotto di una collisione catastrofica di asteroidi (2).

Cosa, meglio di uno di questi numerosissimi piccoli corpi saprà offrire rifugio al patrimonio di Paperone? La ricerca dell’asteroide adatto comincia, e cominciano le sorprese: i primi asteroidi sorvolati hanno forme stranissime, simili a solidi geometrici più o meno regolari e complessi. Ricordiamo che nel 1980, sulla rivista scientifica The Moon and the Planets, uno degli scriventi (V.Z.) pubblicava l’articolo “Peculiar Shapes of Asteroids: Implications for their Lightcurves and Rotation periods” (“Asteroidi dalle forme peculiari: conseguenze per le loro curve di luce e per i periodi di rotazione”), in cui si mostrava come forme rozzamente simili a poliedri regolari possano spiegare alcune anomalie osservate nelle curve di luce fotometriche di alcuni asteroidi, provocando ambiguità nei periodi di rotazione da essi dedotti. Gli asteroidi scoperti da Paperino anticipano di circa vent’anni questa ipotesi, e sarebbe interessante poter simulare le loro curve di luce: chissà che non se ne possa trarre qualche idea originale…

Ma la storia continua: ecco che l’astronave rasenta ora oggetti dall’aspetto più “convenzionale”, simili a grossi macigni dalla forma allungata. Paperino è curioso, indossa la tuta spaziale e si accinge a saltare su un asteroide per – parole testuali – “saggiarne la gravità”, mentre Paperone ammonisce “Sono fatti di roccia e cenere, come io avevo previsto”. Paperino salta e… sopresa! Passa attraverso il piccolo corpo celeste che si sbriciola come un crostino: esso altro non è che un agglomerato di fini frammenti tenuti insieme dall’autogravitazione. La figura seguente mostra le vignette che si riferiscono a questo episodio, nella versione originale inglese, gentilmente inviataci dal planetologo P. Thomas della Cornell University.

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Uno dei capolavori di Carl Barks! A parte le dimensioni troppo esigue (ma forse solo per esigenze di impaginazione) l'asteroide "autogravitante", composto di cenere e pietre, anticipa in modo stupefacente le ipotesi più moderne.

Solo verso la fine degli anni ’70 e, in particolare nel volume Asteroids edito dall’Università dell’Arizona a seguito di un congresso internazionale tenutosi a Tucson nel marzo 1979, il gruppo di planetologi  del Planetary Science Institute di Tucson, aveva propsettato nei dettagli un’ipotesi simile come risultato dei modelli di evoluzione collisionale degli asteroidi. Nel 1981 e 1982 gli scriventi, insieme a E.F. Tedesco dell’Università dell’Arizona e a P. Paolicchi dell’Università di Pisa, hanno pubblicato su Icarus due articoli in cui questo modello viene applicato per spiegare le proprietà rotazionali degli asteroidi mostrando in particolare che, per un gruppo di oggetti grandi sui 200 km e con breve periodo di rotazione, la gravitazione sembra aver plasmato forme d’equilibrio vicine a ellissoidi triassiali.(4)

triassiale
Si confronti questo disegno, basato su dati fisici reali e su ipotesi scientifiche d'avanguardia, con quello della figura precedente

La coincidenza con l’esperienza vissuta da Paperino in Island in the Sky ha del sorprendente. Certo, le dimensioni del pianetino visitato dai paperi sono troppo piccole perché sia ad esso applicabile il modello sopra descritto ma, al di là di questo errore veniale, si deve prendere atto della genialità dell’intuizione di chi ha immaginato la situazione (tra parentesi, ci domandiamo se i ricercatori sopra citati – noi compresi – avendo letta da bambini questa storia di Paperino, non ne abbiano conservato un qualche ricordo inconscio che ha poi finito per ispirarne le idee teoriche!).

La storia, comunque, prosegue e la pattuglia dei paperi approda finalmente su un corpo celeste più grande, coperto di lussureggiante vegetazione e colmo di ogni ben di Dio: un vero e proprio paradiso… extraterrestre. Dobbiamo riconoscere che queste caratteristiche non sembrano (almeno per il momento) plausibili per qualche asteroide reale, ma ci sono più cose tra cielo e terra…

Paperino e compagni, dopo mesi di vita stentata, si lasciano andare ad un giusto relax, cibandosi di gustosi frutti esotici ed oziando a piacimento. Il loro spirito esplorativo si assopisce e, solo più tardi, si rendono conto di un’ulteriore sorprendente scoperta: l’asteroide non è isolato, ma ha un compagno più piccolo, brullo e roccioso, che gli orbita intorno! Anche l’esistenza degli asteroidi binari era perciò già stata prevista ben prima che, nel 1978, l’occultazione di una stella da parte del pianetino 532 Herculina (accompagnata da una breve occultazione secondaria), imponesse il problema agli astronomi e desse l’avvio a tutta una serie di ricerche e discussioni scientifiche che si protraggono fino ad oggi. (5)

asteroide-piccolo
Il momento della scoperta di un sistema asteroidale doppio. Dopo le osservazioni di Herculina e le attuali ipotesi evolutive, molti astronomi si aspettano di ottenere, in un prossimo futuro, immagini simili a questa.

Sorvoleremo sul resto della storia e sul suo finale patetico e colmo di di buoni principi anticolonialistici, ma molto meno interessante dal punto di vista scientifico. Vogliamo solo ricordare che alla fine del 1984 la NASA ha deciso di modificare la rotta verso Giove della sonda Galileo, che verrà lanciata l’anno venturo, per permettere un incontro ravvicinato con l’asteroide 29 Amphitrite(6) nel dicembre 1986: fra non molto disporremo, quindi, delle prime immagini ad alta risoluzione di un asteroide del diametro di 200 km circa e potremo verificare direttamente l’attendibilità di molte delle teorie e dei modelli cui si è accennato (ripetendo in definitiva, dopo un quarto di secolo, l’immaginaria esplorazione dei paperi).

A questo punto, interrompemdo il nostro parallelo astronomico-fumettistico, ci sembra doveroso ricordare, in tutta serietà, l’autore di Island in the Sky e di tante altre avventure: colui che ha contribuito in maniera determinante a fare di Paperino e compagni dei personaggi immensamente popolari presso un pubblico vastissimo. Si tratta di Carl Barks, il disegnatore della Walt Disney (purtroppo recentemente scomparso) che, prendendo in consegna Paperino nel 1942, ha saputo accomunare nelle sue storie uno stile grafico personalissimo e accattivante con uno spirito ironico e un’inventiva non certo comuni. Non crediamo di essere lontani dal vero se prevediamo per Barks un posticino significativo nella storia del costume (e, magari, della letteratura) del ventesimo secolo.

Da sinceri fans di Barks e dei suoi personaggi, abbiamo voluto compiere, sperando in altri spunti astronomici, una consultazione sistematica (per quanto ci è stato possibile) dei contributi barksiani alle riviste della Walt Disney pubblicate in Italia, ritrovando le vecchie annate che avevamo accatastato nel ripostiglio o in soffitta. Purtroppo abbiamo reperito soltanto del materiale limitato e frammentario, e a volte non siamo nemmeno riusciti a ricostruire l’anno di pubblicazione che ci permetterebbe di stendere una chiara biografia. Tuttavia abbiamo trovato qualcosa di stimolante.

Nella figura seguente la maga Amelia, sempre a caccia della celebre monetina “numero uno” di Paperone, utilizza l’ipotetica cometa Berenice per cercare inutilmente di aprire un varco nel deposito di dollari del vecchio papero e potremmo forse vederci un’anticipazione delle moderne teorie sugli impatti cometari catastrofici contro il nostro pianeta, che potrebbero spiegare le grandi estinzioni di massa di specie biologiche come quella che coinvolse i dinosauri.(7)

deposito-in-fiamme
A seguito del comando perentorio della maga Amelia, la piccola cometa Berenice ci mostra un bell'esempio di impatto quasi-catastrofico tra un corpo alieno e la nostra Terra. Forse solo l'estrema robustezza del deposito di Paperone ha evitato un altro Meteor Crater o qualcosa di ancor più drammatico.

Ed ecco ancora lo stesso Paperone, insieme al geniale inventore Archimede Pitagorico, che si reca sulla Luna e vi scopre il nucleo solido di un’antica cometa, simile al diamante, ma di gran lunga più resistente: non mancheremo di fare, l’anno prossimo, qualche confronto con le immagini che saranno riprese, durante la missione Giotto, alla cometa di Halley.(8)

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Le facce stupite di Paperone e Archimede Pitagorico nell'analizzare la "testa solidificata" di un'antica cometa, sarebbero niente in confronto a quelle degli astronomi qualora un'immagine simile fosse inviata a Terra dalla missione Giotto

E che dire di una Luna più piccola, costantemente nascosta da quella ben conosciuta da tutti (forse perché si trova vicino al punto lagrangiano L3), ma fatta d’oro a 24 carati? E di un pianeta oscuro, abitato dagli antichi Dei mitologici, periodicamente in rotta di collisione col nostro pianeta (una specie di Nemesi…)?

Infine, uscendo dal Sistema solare, Paperino ci propone un’originale teoria exobiologica, ipotizzando che gli alieni differiscano da noi solo per le dimensioni, proporzionali alle dimensioni del corpo celeste d’origine. Con questa semplice ipotesi, egli impressionerà oltre ogni dire i tre nipotini, più propensi ad immmaginare i soliti mostri verdi e squamosi, allorché mostrerà loro i comunissimi microbi della varicella “scalati” alle dimensioni di Betelgeuse.

bacilli-varicella
Per combattere i mostri verdi e squamosi immaginati da Qui, Quo e Qua come abitatori di mondi alieni, Paperino usa un modello semplicissimo, ottenuto scalando le dimensioni di questi con quelle del corpo celeste d'origine. Basteranno i microbi della varicella di Betelgeuse per avere il sopravvento?

Forse anche altre storie astronomiche sono nate dalla fertile fantasia di Carl Barks, storie che non siamo riusciti a trovare nella nostra frettolosa ricerca. Quei lettori che fossero, come noi, interessati alla problematica astronomico-disneyana ed in possesso di archivi più completi dei nostri, ci facciano sapere ogni loro scoperta e chissà che non salti fuori qualcos’altro di paragonabile, per intuito scientifico, e premonizione a Island in the Sky.

Vorremmo concludere questo articolo, un po’ meno serio di quelli usuali su questa rivista, con due proposte che vogliamo sottoporre ai lettori e, magari, anche ai nostri colleghi. La prima, più semplice, è più che altro un invito e un desiderio: vedere ripubblicata in versione integrale e accurata la storia sugli asteroidi e possibilmente anche le altre di interesse astronomico (9) (e, perché no, tutta la produzione di Barks). La seconda proposta, che ha un carattere più “ufficiale”, è rivolta all’apposita Commissione dell’Unione astronomica Internazionale: perché non chiamare un asteroide scoperto recentemente col nome originale di Paperino, e cioè Donald Duck(10)? Dopo quanto abbiamo visto finora, non ci pare un’idea particolarmente “blasfema”, anche considerando che esistono già asteroidi battezzati Fanatica, Swissair e Cosìcosì.

 

PAOLO FARINELLA. Si è laureato in Fisica a Pisa nel 1975, ha lavorato come astronomo all'Osservatorio di Brera (Merate) ed è ora ricercatore universitario presso la Scuola Normale Superiore e Università di Pisa. E' membro della IAU e dell'Unione Scienziati per il Disarmo (USPID)

VINCENZO ZAPPALA'. Nato a Biella il 21 giugno 1945, si è laureato in matematica presso l'Università di Torino nel 1970 e, nello stesso anno, è entrato a far parte del gruppo di ricercatori dell'Osservatorio Astronomico di Torino. Dal 1976 è membro effettivo delle Commissioni 15 e 20 dell'Unione Astronomica Internazionale.

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NOTE

(1) Le interviste di PapalScherzone: Vincenzo Zappalà

(2) Solo una catastrofe può far nascere una grande famiglia

(3) L'entusiasmante viaggio dalla fascia degli asteroidi alla Terra

(4) Datemi un punto luminoso e vi svelerò un mondo

(5) Un altro asteroide doppio

(6) Scheda su Wikipedia dell'asteroide 29 Amphitrite

(7) L'affaire Nemesis

(8) Video dell'incontro tra la cometa di Halley e la sonda Giotto

(9) Un trittico di storie spaziali di Carl Barks

(10) Schede su Wikipedia degli asteroidi 12410 Donald Duck e 2730 Barks 

 

QUI tutti gli articoli finora pubblicati della serie "I miei amici asteroidi"

 

 

 

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