9/07/18

Uno, nessuno, centomila "presente"… **

Cos’è il presente? Soprattutto… riusciamo veramente a conoscerlo? O viviamo sempre nel passato?

Senza bisogno di entrare nella Relatività di Einstein, possiamo affermare con sicurezza che noi non conosciamo veramente il presente, ma siamo sempre in ritardo e quello che percepiamo è  relativo a un tempo ormai passato. La faccenda, però, acquista risvolti molto interessanti, dato che noi abbiamo cinque sensi, tutti capaci di mandare informazioni al cervello che, alla fine, ci regala la percezione di un certo fenomeno.

Facciamo due casi molto indicativi e sfruttiamo un’eruzione del celebre vulcano Cioccorazo. Le sue esplosioni sono luminosissime e rumorosissime (niente terremoti, però), ma, fortunatamente, non recano molti danni, anzi… La lava è, infatti, cioccolata calda (alla giusta temperatura) di un profumo e di un sapore squisiti.

Immaginiamo di assistere a una sua eruzione a una certa distanza (Fig. 1).

Figura 1
Figura 1

Essa avverrà al tempo locale del vulcano P (ossia il vero presente del fenomeno vulcanico). Il primo senso che si accorgerà dell’eruzione sarà la nostra vista, seguita dall’udito e poi dall’olfatto. Ognuno di loro ha il suo presente PV, PU e PO. Il primo dipende dalla velocità della luce, il secondo da quella del suono e il terzo da quella delle particelle gassose che portano fino a noi l’odore della cioccolata.

Tuttavia, a questi tempi dobbiamo ancora aggiungere quello necessario, al segnale recepito dall’organo predisposto, per raggiungere il cervello con i suoi codici e quello necessario al cervello per ricostruire l’informazione. Ammettiamo, anche se non è vero, che questi tempi "ricezione-trasmissione-ricostruzione" siano uguali per tutti i sensi. Otteniamo alla fine tre diversi presenti: PVC, PUC, POC. L’informazione completa dell’evento dovrebbe essere l’ultima, ossia POC, anche se potremmo accontentarci di POV. In ogni modo un presente che è già passato rispetto all’evento.

Oltretutto, abbiamo parlato solo di un presente incompleto, avendo usato solo tre dei nostri cinque sensi… Dobbiamo, perciò, spostarci molti più in alto, lungo i fianchi del vulcano (Fig. 2).

vulcano2
Figura 2

Ai primi tre presenti dobbiamo aggiungere il PTC e il PGC, ossia quelli relativi al tatto della lava e, soprattutto, quello relativo alla sua consumazione tramite la bocca. Questi due "presente" potrebbero anche identificarsi, dato che potremmo stare a bocca aperta e farci entrare direttamente la cioccolata in bocca. Potrebbe anche formarsi un nuovo presente olfattivo, a causa del retrogusto che torna a inondarci il naso. Inoltre, in casi particolari, vicinissimi all’esplosione potremmo essere investiti quasi subito dalla squisita lava. Comunque sia, solo dopo tutti e cinque  i PiC (i = V,U,O,T,G), potremmo dire di vivere il presente completo del fenomeno, estremamente (si fa per dire) in ritardo rispetto a quello originario.

Le cose diventano ancora più interessanti se pensiamo agli animali. Loro sentono a volte ultrasuoni o sono sensibili a particolari vibrazioni. L’olfatto è poi spesso molto più ricettivo del nostro. Inoltre, non dimentichiamo i tempi di reazione, ossia di percezione e risposta a un certo evento. Si sa che, in media, più si è grandi e più lente sono le trasmissioni (non per niente gli elefanti si muovono molto più lentamente di un topolino e così pure Achille rispetto alla tartaruga, ma forse questa è una mia estrapolazione…).

Concludo questo articolo molto relativistico (tra il serio e il faceto) con una delle grandi fantasie realistiche di Luciano De Crescenzo. Due mosche stanno per essere investite da un giornale piegato che avrebbe l’idea di colpirle. Ecco il loro colloquio:

“Attenta, sta arrivando un giornale.”

“Che giornale è?”

“LaRepubblica.”

“Di oggi?”

“No, di ieri.”

“Già letto. Andiamo, che è giunta l’ora?”

“Eh già, fra un po' arriva. Io vado di qua.”

“Ok, io vado di là.”

“Ci vediamo più tardi quand'è passato.”

“OK, ciao…"

"Ciao!”

 

Un'altra riflessione su quanto il presente sia "inafferrabile" la trovate QUI

5 commenti

  1. Mario Fiori

    Spiegazione simpatica ed efficietissima caro Enzo. Il tejmpo è sicuramente relativo ed è la dimensione più misteriosa ed incapibile che viviamo.

    Dal tuo chiaro raccontino emerge con un'evidenza stravolgente come il tempo è , molto probabilmente, una nostra creazione che, però, interviene concretamente nella vita di tutti gli esseri viventi. Lo viviamo ma non lo viviamo, scorre anche se per noi è presente, appunto, più come passato che come presente; per non parlare del futuro che è tutto dentro di noi e si esplicità via via diventando presente , ops anzi passato.

  2. leandro

    Il fatto che passato e futuro sono solo una illusione-percezione è evidenziato dal fatto che le leggi fisiche sono simmetriche rispetto al tempo. Secondo feymann addirittura l'antimateria è materia che proviene dal futuro.

  3. eh sì, tutte belle cose... ma intanto l'entropia ci fa invecchiare veramente... :(

  4. Maurizio Bernardi

    Guardare al futuro con ottimismo...

    In inglese il piccolo cannocchiale con campo di 5 o 6 gradi, aggrappato al tubo ottico del telescopio, per individuare in prima approssimazione l'oggetto da osservare, lo chiamano "finder scope".

    In italiano lo traducono "cercatore", come dubitando del successo.

    Gli uni si rappresentano un passato vincente (trovato!), gli altri un futuro incerto(cerchiamo...).

    Passato, presente, futuro...questione di mentalità.

  5. Come abbiamo detto spesso, occhi dritti al futuro e mente ricca di passato. Se guardo al futuro posso compensare il ritardo dovuto alla luce; mente verso il passato vuol dire porre un limite umile alla propria conoscenza in attesa di ampliarla. Ma sì... però questa maledetta entropia? Ci vuole proprio l'effetto Zenone quantistico... :roll:

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