1/09/18

La galassia che visse due volte**

La nostra galassia, ma quasi sicuramente non è la sola e potrebbe rappresentare la norma per quelle della sua grandezza, sembra che abbia concluso una sua vita produttiva iniziale per poi risvegliarsi anche se in modo molto meno violento.

Analizzando un gran numero di stelle vicino al Sole, così come più recentemente in zone molto distanti, ci si è resi conto che in esse sembrano proprio esistere due classi distinte: quelle ricche di elementi non troppo pesanti, come l’ossigeno, il magnesio e il silicio e quelle ricche di ferro (come il nostro Sole). L’ipotesi che sta andando per la maggiore è alquanto suggestiva e piuttosto semplice (a grandi linee).

La prima “ondata” di formazione stellare (verificatasi circa dieci miliardi di anni fa) è derivata dall’accumulo di gas freddo proveniente dallo spazio circostante che si accalcava verso il centro. E’ l’epoca delle stelle enormi e di breve durata che hanno iniziato a inseminare il gas delle loro esplosioni di elementi costruiti velocemente nella loro breve vita (supernove di tipo II). Esplosioni vuole dire radiazioni che scaldavano il gas e interrompevano l’ingresso di nuovo gas nella galassia. Bisognava accontentarsi di quello che c’era, anche se questo era ora molto caldo e serviva ben poco a formare nuove stelle.

Sembra che la creatività si fosse bloccata e la galassia non fosse più capace di formare nuove stelle. Siamo intorno ai 7 miliardi di anni fa. La Via Lattea sembra pronta per la definitiva pensione…

Nel frattempo, però, alcune (anzi molte) supernove  hanno rallentato la loro esplosione a causa del processo più lungo di evoluzione, quelle di tipo Ia, che hanno dovuto prima passare la fase di nana bianca, ingrassarsi a scapito della compagna e poi raggiungere il limite critico. Esse hanno perciò continuato a esplodere e a inserire elementi molto pesanti nel gas caldo che le circondava, aumentando percentualmente la quantità di ferro delle nubi.

Intanto, a mano a mano che le esplosioni e le radiazioni si spegnevano sempre più, il gas ha cominciato a raffreddarsi e a essere di nuovo pronto a concentrarsi e a mettersi a lavorare per la formazione di nuove stelle, circa 5 miliardi di anni fa (proprio l’età del nostro Sole). Altro che fine prematura o pensione: solo un periodo di vacanza prolungata…

Le nuove stelle accoglievano dentro di loro una quantità di ferro decisamente più elevata di quelle della generazione precedente. Non vi era più il ritmo forsennato della gioventù, ma la via Lattea ha ripreso a procreare con più calma, tornando a vivere.

Sembra che qualcosa di simile sia osservabile anche in Andromeda e in altre galassie di dimensioni considerevoli, mentre sembrerebbe esistere solo un unico gruppo stellare nelle galassie più piccole (nessuna vacanza per loro!).

Insomma, un nuovo filone di ricerca che potrebbe cambiare di moto l’attuale visione dell’evoluzione galattica.

Articolo originale QUI

4 commenti

  1. Mario Fiori

    Forte caro Enzo, siamo figli delle...vecchie Stelle e ci troviamo vicino alle nuove Stelle. Grande Teatro il Cosmo.

  2. Paolo

    Chissà se in questo ciclo di nascita e rinascita ha svolto qualche ruolo anche il buco nero di Sagittarius A, che come tutti i buchi neri supermassicci può sia favorire la formazione stellare, sia bloccarla.  :?:

    Paolo

  3. Sicuramente Paolo la presenza del buco nero e le sue "esternazioni" danno un grande contributo. Qui, tuttavia, si parla anche di nascita stellare molto distante dal centro, dove il buco nero perde decisamente di importanza...

  4. PapalScherzone

    Chi è interessato ad approfondire l'argomento a cui ha accennato Paolo, ovvero il ruolo dei buchi neri galattici nel processo di formazione stellare, può farlo qui http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2018/02/12/linfinito-teatro-dei-buchi-neri-1-papa-amorevoli-severi-maestri-vita/

    :-D

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