Ott 16

I Racconti di Vin-Census: LA FORZA DELLA PUBBLICITA'

Se sia vera o meno la storia degli Universi paralleli, non lo so... ma una cosa sicura: se esistono, in uno di essi il nostro Vin-Census ha fatto carriera nel campo del marketing e pubblicità! Non lo credete possibile?!? Leggete questo racconto e cambierete idea!   Daniela

 

Se si era rapidi, veloci e un po’ fortunati (ma era poi una fortuna?) si riuscivano ancora a seguire quei trenta secondi del film che era cominciato il lunedì e sarebbe terminato il venerdì alle 20:30 precise. Ma ovviamente non si sapeva quando in mezzo alla pubblicità sarebbero stati inseriti gli spezzoni della pellicola. Poteva darsi dopo un’ora, due o magari anche un’intera giornata. Tutto dipendeva dagli indici d’ascolto controllati in tempo reale. Se superavano il 75% non si potevano certo interrompere i consigli per gli acquisti e così gli spezzoni del film o del gioco a premi o del telegiornale venivano ritardati di ore e ore.

All’inizio era stato un po’ diverso. S’inserivano le migliori pubblicità quando il programma arrivava alle punte più alte di gradimento. Poi lentamente con il miglioramento degli intervalli commerciali e il deterioramento dei programmi d’intrattenimento si arrivò a ribaltare completamente le cose. Prima inserendo tali programmi nei momenti di massimo ascolto dei consigli per gli acquisti, poi riducendone la durata e infine, a causa di manifestazioni di malcontento scatenatesi un po’ ovunque, relegandoli nei momenti di maggiore calma. Si sarebbero anche potuti eliminare con poca reazione da parte del pubblico, ma ormai i soldi erano stati spesi e si cercava di trasmettere tutto ciò che era già stato preparato, per paura di qualche reazione da parte dei sindacati, fortunatamente sempre meno numerosi. Ancora un paio di anni e poi non ci sarebbero stati più problemi.

pubblicita1Tuttavia la facciata televisiva era solo lo specchio plateale di quello che ormai era diventato la regola comune. Tutta la vita girava intorno agli spot. E non importava nemmeno se si pubblicizzasse qualcosa di reale, di acquistabile o solo immaginario. Era proprio il modo di parlare, di discutere e di gestire le azioni quotidiane che aveva preso quella direzione. Per capirlo basta riassumere ciò che capitava in una famiglia media. Al suono della sveglia, la mamma si alzava per preparare la colazione e poi apostrofava i due figli ancora assonnati con le parole: “Una tazza di cioccato, il buon latte colorato? L’ho già tosto preparato, per il bimbo addormentato!”. La risposta era immediata: “Viva, viva la mammina! Già perfetta è la mattina! Puoi gustare cioccolata, con pompelmo e marmellata.”. E cominciavano  a canticchiare la musichetta finale. Il papà, nel frattempo, si era svegliato ed entrava in cucina sorridendo: “Le ciabatte son perfette! E’ beato chi le mette! Sono nuvole davvero, le conosce il mondo intero”.

E giù tutti insieme a intonare una marcetta molto divertente. Al primo morso delle enormi fette biscottate, partiva un bellissimo coro a quattro voci: “Bisfettona! E’ assai morbida e croccante, un piacere per la vista. Che lo stomaco mi assista: le divoro tutte quante!” Poi tutti a ridere e via verso le occupazioni quotidiane.

La mamma accendeva la televisione per tenersi sempre più informata, i bambini a scuola e il marito al suo studio da dentista. L’ingresso a scuola era regolato da semplici e precise regole. Il bidello accoglieva i bambini con la campanella in mano ed esclamava: “Oggi storia e geografia, poi italiano e… così sia!”. Il maestro aveva deciso di far svolgere un compito in classe e passava tra i banchi consegnando i fogli bianchi: “Carta, carta candidella, la migliore, la più bella!”. Intanto i bimbi estraevano le penne, tutte uguali, e intonavano all’unisono: “Sfera sferetta, la penna perfetta. Sa già dove andare, sa già cosa fare: un gran voto è assicurato anche senza aver studiato”. Nel frattempo, il papà stava estraendo un dente a un’anziana signora canticchiando: “Denti finti zannabianca son per tutti una gran manna. Puoi mangiare la nocciola, puoi trafiggere una suola!”. La povera paziente mugugnava a bocca aperta: ”Cava, cava mio dottore, sarò nuova tra due ore!”.

Ma la situazione era analoga dovunque, nei bar, negli uffici, sui mezzi di trasporto, negli ospedali e via dicendo. Il mondo era ormai tutto un allegro e spensierato spot pubblicitario. Anche i barboni ne erano stati rapiti: “Il mio letto è improvvisato, ma mi sento fortunato!” Il suo vicino chiedeva subito: “Perché mai caro pezzente? Sei tu proprio deficiente?”. “No, mio caro derelitto, e potevi stare zitto. Io mi stendo su puzzòla, la coperta che consola!”.

Anche in Parlamento le leggi si facevano così. La maggioranza diceva: “O colleghi a me vicini, una tassa sui quattrini? Tassa unica e salata per la classe tartassata. Una in più sarà indolore per chi ha già il televisore” E l’opposizione rispondeva: ”Pur contrari per rispetto, non vediamo alcun difetto! Ma la tassa la votiamo, se intoccati noi restiamo!” Il Presidente del Consiglio prendeva infine la parola per concludere la seduta:  “Siam felici, siam contenti: una tassa è intelligente se fa il bene della gente. Basta che colpisca voi e che lasci fuori noi!” E si rivolgeva con un largo sorriso verso il loggione, dove gli occasionali uditori uscivano con un po’ di tristezza, riprendendosi però subito canticchiando: “I salari son modesti e le tasse numerose. Ma con cinghia coccodrilla tutto sembra fiori e rose” e si “tiravano la cinghia”, con il sorriso sulle labbra.

Anche all’ONU la situazione non differiva di molto. I potenti del mondo stavano discutendo della crisi micidiale che stava sconvolgendo l’intero pianeta. Il petrolio era finito, non vi erano energie alternative e la tensione era diventata insopportabile. Le guerre scoppiavano un po’ ovunque. Il presidente americano urlò a voce alta: “Con le bombe spaccalà, non temiamo alcun attacco. Se il nemico colpirà, subirà un bello smacco!”. La Cina, alleata con l’India, era arrivata allo stremo e il suo delegato rispose: “Voi credete, cari bianchi? Siamo ormai talmente stanchi che useremo il bombarone, l’assoluto distruttore al profumo di limone. Ed adesso, salto il fosso e vi schiaccio il botton rosso!”.

Centinaia di missili a testata nucleare si riversarono verso l’Europa e gli Stati Uniti. Immediatamente partì la rappresaglia. In meno di un’ora, il buon vecchio mondo era ridotto a una distesa di polvere radioattiva, sollevata dal vento in un silenzio assoluto.

Risuonava soltanto, forte e ripetitiva, la voce registrata di un altoparlante, allietata da un allegro motivetto musicale...

 

musica

 

 

 

 

Pulish

 

Usa Pulish al metanone, con un gesto punitivo, sparirà il polverone, anche quello radioattivo!” … “Usa Pulish al metanone, con un gesto punitivo, sparirà il polverone, anche quello radioattivo!”…

... E così via per milioni e milioni di anni.

Usa Pulish al metanone, con un gesto punitivo, sparirà il polverone, anche quello radioattivo!” … “Usa Pulish al metanone, con un gesto punitivo, sparirà il polverone, anche quello radioattivo!” … “Usa Pulish al metanone..."

 

Tutti i racconti di Vin-Census sono disponibili, insieme a quelli dell'amico Mauritius, nella rubrica ad essi dedicata

2 commenti

  1. Mario Fiori

    Non voglio essere pessimista, disfattista , triste e stanco ma vicini molto siamo cari amici e caro branco (massa umana non pensante). :mrgreen:  :mrgreen:  :mrgreen:

  2. Daniela

     

    Tranquillo, Mario! Il botton rosso è nelle mani di menti superiori... 8-O

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:wink: :twisted: :roll: :oops: :mrgreen: :lol: :idea: :evil: :cry: :arrow: :?: :-| :-x :-o :-P :-D :-? :) :( :!: 8-O 8)

 

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