04/11/21

Una prova per il futuro dell'umanità *

Questo articolo è inserito in "I miei amici Asteroidi"

 

Non se ne parla praticamente più (se ne è mai parlato?), ma la data di fine novembre sembra essere confermata. Stiamo parlando di una missione che, speriamo, sia veramente il primo atto pratico per la salvezza dell'umanità (altro che la Cop26).

La specie umana non ha ancora provato direttamente le conseguenze di uno dei tanti fenomeni, rari ma sicuri, che prima o poi la Terra dovrà affrontare (e non è certo la prima volta). Stiamo parlando delle collisioni con un asteroide o cometa di dimensioni tali (almeno un chilometro) da liberare una quantità mostruosa di energia e portare alla scomparsa di una percentuale molto alta delle specie viventi. Per avere maggiori informazioni a riguardo basta chiedere ai dinosauri...

Prima o poi l'uomo, se calpesterà abbastanza a lungo il suolo terrestre, sarà messo alla prova: la sua tecnologia sfrenata sarà capace di proteggerlo o di evitare addirittura la catastrofe?

Anche riguardo a questa problematica veramente decisiva si è parlato a lungo, senza però trovare un accordo mondiale (e quando mai?). Si sono prospettate diverse strategie, quali quella del trattore gravitazionale, dello scoppio di ordigni nucleari, addirittura della "pittura" della superficie del proiettile cosmico per cambiarne l'albedo e influire sulla sua orbita futura. Tante belle parole che si scontravano con le visioni politiche a breve termine. Chi poteva prendere l'iniziativa di una tale manovra di salvataggio? Chi assicurava che tale manovra invece di difendere la specie umana dalla catastrofe non immettesse invece un  tranquillo oggetto in un'orbita pericolosa solo per certe nazioni? Chi avrebbe dato il permesso di spostare nello spazio una grande quantità di ordigni nucleari? Insomma, le solite vecchie polemiche relative a "non fidarsi è meglio...".

Tuttavia, alla fine, ci si è accordati su una "prova" sul campo. Niente che effettivamente spostasse un oggetto pericoloso, ma un qualcosa che permettesse di valutare esattamente la fattibilità e la bontà di certe manovre al limite del fantascientifico. In poche parole, si è deciso di mandare una sonda del peso di circa 500 kg su un asteroide, potenzialmente pericoloso in un lontano futuro, per vedere veramente "l'effetto che fa". In realtà, le cose sono un po' diverse, anche se tempo fa la solita scienza mediatica aveva fatto credere tutto ciò. Nessuno invia un proiettile contro un asteroide pericoloso, che potrebbe anche spostare qualcosa che è meglio NON spostare, ma contro un oggetto che spostato o no non porrebbe nessun problema. Il bersaglio esisteva ed era ormai ben conosciuto: l'asteroide Didymos.

Perché proprio lui? Non certo perché è pericoloso, ma solo perché è relativamente vicino e, soprattutto, perché è accompagnato da un piccolo satellite. Diamo qualche numero... Didymos è un NEA del diametro di circa 800 metri e, a circa un solo chilometro da lui gli orbita attorno un satellite di circa 150 metri. La figura che segue mostra una ricostruzione del sistema basata su osservazioni radar, ma anche su curve di luce fotoelettrica ottenute da terra.

Ricostruzione del sistema doppio Didymos - Dimorphos. Fonte: ESA

La seconda possibilità è quella veramente fondamentale, dato che qualsiasi cosa venga "mutata"  nel sistema, sarebbe possibile confermarla da terra con telescopi del tutto normali.

Ed ecco quindi la missione della NASA DART (Double Asteroid Redirection Test). La sonda principale sarebbe indirizzata verso il satellite (Dimorphos) per schiantarsi su di lui ad una velocità di circa 6 km/s. Nel frattempo, sarebbe sganciata una mini-sonda con telecamera, che riprenderebbe il tutto e farebbe le prime misure. Questa "spia" ha il nome di LICIACube ed è stata fabbricata in Italia. In poche parole, eseguirebbe una specie di "selfie" della caduta della sonda di cui faceva ancora parte poco prima. Il filmato dell'impatto sarà fondamentale, così come i suoi effetti. Tuttavia, a causa della polvere sollevata nella formazione del cratere, ben difficilmente quest'ultimo potrà essere visto (LICIACube non resterà in orbita). Si è già stabilito che l'ESA manderà poco dopo la missione Hera per vedere ciò che è successo localmente ed eseguire misure di massa e densità, ed altre importanti caratteristiche, fondamentali per pianificare una manovra di tale portata.

Cosa si prevede dopo l'impatto? bene, i conti sono stati fatti sulla base dei dati osservativi in nostro possesso. Il satellite Dimorphos rivolve attorno a Didymos in circa 12 ore. A seguito dell'impatto è prevista una sua decelerazione orbitale: la sua velocità di 17 cm/s sarebbe diminuita di mezzo millimetro al secondo. Una variazione molto piccola, ma sufficiente perché il periodo attorno al fratello più grande si accorci di almeno 200 secondi e forse più. In altre parole, Dimorphos verrebbe abbassato di orbita. 200 secondi equivalgono a pochi minuti, ma sufficienti  per essere notati e misurati da terra con la tecnica fotoelettrica (ve lo posso garantire...).

Una manovra relativamente semplice e anche a "basso" costo che, però, darebbe conferme sulla possibilità di limitarsi a impatti, senza esplosioni nucleari, sufficienti a variare di quanto basti l'orbita di un asteroide pericoloso. Ricordiamo che altre sonde sono impattate su comete o asteroidi, ma non vi è stata la possibilità di valutarne realmente gli effetti dinamici, ma solo quelli fisici locali. Questa volta, invece, avremmo veramente in mano i dati per prendere veramente una decisione che potrebbe realmente salvare l'umanità  (o quello che ne resterà).

La data di lancio doveva già essere nell'estate scorsa, ma è stata posticipata a causa del Covid. Si sta per aprire una nuova finestra di lancio tra fine novembre e febbraio. Speriamo che tutto vada secondo i programmi. L'arrivo su Didymos sarebbe previsto per l'anno dopo, mentre la sonda Hera partirebbe nel 2024.

Non mi illudo più di tanto, ma forse, forse, finalmente, si inizierebbe veramente a pensare al futuro dell'umanità senza restare a bocca aperta, increduli e impotenti come i dinosauri. Ovviamente i media dovranno pensare alle riunioni monotone e inconcludenti sul clima e di questo fatto non avranno tempo di parlarne. Noi, ovviamente, cercheremo di seguire la missione passo dopo passo.

Un breve, ma esauriente, filmato del JHU Applied Physics Laboratory mostra un riassunto della missione DART.

 

Pensate che la probabilità di uno scontro con un asteroide sia estremamente remota? Leggete QUI e vi ricrederete!

7 commenti

  1. Mario Fiori

    Intento finalmente degno dell'umanità. Speriamo in bene che tutto riesca e che il metodo funzioni e lo si possa usare veramente e senza complicazioni da parte di alcuno. Pensiamo magari a sperimentare anche altri metodi di riserva a questo o complementari, potrebbe essere comunque utile mi viene da credere.

  2. caro Mario,

    il trattore gravitazionale sarebbe un'ottima alternativa, ma costa molto di più e poi potrebbe essere usato al contrario, come già detto altre volte.

  3. maurizio rovati

    Per liberarci dal pericolo dell'impatto, un intervento precoce sarebbe auspicabile, ma più è anticipato l'intervento di deviazione della traiettoria, meno è certo il risultato, con in più il rischio di peggiorare la situazione. Però anche attendere di consolidare la conoscenza dell'orbita, potrebbe significare che a un certo punto sia troppo tardi per intervenire con le "buone". Quindi probabilmente occorrerà trovare un compromesso.

    Personalmente ritengo che impiegare le armi nucleari per uno scopo come questo sia un degno riscatto dal poco nobile motivo per cui sono state costruite. La domanda è: servono alla bisogna? Personalmente ritengo siano la scelta migliore e più semplice, ma chi sono io?

    Dunque, per come la vedo io, trattandosi di Bombe e per giunta Nucleari, inevitabilmente è scattato il pregiudizio dei soliti maestri e divulgatori della scienza politicamente corretta che già contestano il metodo N bollandolo come inefficace, cialtrone e addirittura peggiore del non far nulla.

    Come mai? Ma perchè, dicono, gli asteroidi non sono coerenti e facendo detonare un ordigno nucleare questi si romperebbero in molti frammenti che poi tornerebbero a unirsi per effetto della gravità, rendendo nullo lo sforzo di variare la traiettoria... Il tutto ovviamente va preso come oro colato.

    E' la stessa strategia che è in uso per l'energia. Le centrali (anche nucleari) e le fonti più affidabili non vanno bene per motivi scientificamente risibili e ci dobbiamo affidare a tecnologie marginali e intermittenti o a fantasie fuori dalla nostra portata, tipo la Fusione o l'Idrogeno.

    Ma hanno ragione, se per caso una bomba H ci salvasse dall'estinzione invece di sterminarci, sai che figuraccia farebbero? Suggerimento: in una bomba H, l'acca sta per Idrogeno, basta parlare di quello e trascurare tutto il resto, come al solito, stampa e casalinga di Voghera seguiranno senza batter ciglio.

     

     

  4. caro Maurizio,

    è vero in parte quello che dici... Il fatto di intervenire con molto anticipo non peggiorerebbe la situazione, anzi, ma il fatto è che per dare il via a una missione così costosa (l'ideale sarebbe il trattore gravitazionale) qualsiasi governo vorrebbe confermata una probabilità molto alta di impatto (diciamo almeno il 90%). E questo è impossibile da ottenere per qualsiasi NEA se non pochi mesi prima dell'evento, quando ormai sarebbe troppo tardi.  Teniamo anche conto che un ordigno nucleare sarebbe troppo poco e ce ne vorrebbero in quantità. Ma chi permetterà mai che un qualche governo mandi ordigni nello spazio? E poi il rischio della frammentazione è vero: i pezzi si staccherebbero tra loro, ma di molto poco e ci sarebbe il rischio di avere decine di impatti in svariati punti della Terra. La missione in oggetto è solo un test per verificare proprio la quantità di spostamento ottenibile attraverso un urto. Andrebbe bene per un oggetto di 100 - 200 metri, ma per uno di un paio di chilometri?

    Se sei interessato, nella sezione "i miei amici asteroidi" dell'archivio troverai vari articoli a riguardo...

  5. maurizio rovati

    Temo che gli ordigni non manchino, piuttosto mancano i lanci.

    Personalmente penso che detonare una B.H nei pressi di un asteroide produrrebbe non tanto la frammentazione dell'intero asteroide quanto la sublimazione superficiale della parte esposta all'onda termica, molto materiale si trasformerebbe in gas e polvere che si allontanerebbe dall'asteroide spingendolo in senso opposto. Un motore a reazione, oltretutto scalabile con relativa facilità portando nei pressi dell'asteroide un conveniente numero di testate che sono anche molto leggere rispetto alla massa richiesta al trattore gravitazionale o all'impattatore cinetico.

    Purtroppo siamo talmente malmessi ideologicamente che anche le missioni (vedi rosetta) vengono dotate preferibilmente di pannelli FV, che stentano a funzionare a grande distanza o si bloccano all'apertura, piuttosto che di affidabili RTG che hanno il peccato mortale di essere basati sul Plutonio... Come si diceva una volta: basta la parola!

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