Mar 23

La domanda delle domande: “Perché?”

Scrivo quest’articolo per rispondere a una richiesta, più volte espressa, relativa al ben noto “principio antropico”. Non vuole spiegare niente, ma solo essere la base per una discussione intorno alla domanda delle domande: “Perché?” Cosa sia questo principio e che cosa significhi veramente è facile da trovare sul web, dove se ne parla sotto tutti i punti di vista (perfino su Wikipedia). Riflettendoci sopra, però, ne viene sempre fuori una visione ben più complessa e ben più difficile da definire. Ovviamente, non ha senso mettere asterischi a questa richiesta di discussione: è, per definizione, aperta a tutti!

Introduco la discussione riagganciandomi a quanto scritto con Francesca nell’Infinito Teatro del Cosmo. Un modo come un altro per entrare in argomento. Fatemi, comunque, partire un po’ più da lontano per aiutare nella comprensione (della domanda e non certo della risposta) anche i meno esperti…

Iniziamo dalla vita nel Cosmo e, per quanto ne sappiamo oggi, dalla nostra.

E’ possibile che quell’immensa, articolata, fantastica macchina teatrale che è il Cosmo sia stata creata solo per la razza umana, che, oltretutto, sembra molto restia ad alzare il suo sguardo verso lo spettacolo meraviglioso che le si offre completamente gratis? La maggior parte degli scienziati (e io per primo, lo ammetto) è pronto a rispondere di no. Tuttavia, liquidare così il massimo “problema” sarebbe troppo facile.

I dati osservativi sembrano, oggi, confermare questa idea. Il numero di stelle in una sola galassia si aggira sulle centinaia di miliardi e di galassie ve ne sono miliardi e miliardi. Per molto tempo si è pensato che, forse, ben pochi astri fossero in grado di costruirsi un sistema planetario come il nostro. Probabilmente eravamo una mosca bianca nell’infinito del Cosmo. A partire dalla fine del secolo scorso ci si è accorti che questa ipotesi era del tutto sbagliata: i pianeti attorno ad altre stelle esistono e come. Anzi è la norma. Prima furono scoperti i giganti (i più facili da individuare), ma presto le dimensioni diminuirono. Altre “Terre”, poco più grandi di noi, compaiono quasi ogni giorno e il loro numero è destinato a crescere con il miglioramento delle tecniche osservative.

Inoltre, si è anche visto che le nebulose e i dischi proto planetari brulicano di composti organici anche molto complessi. Proprio quelli che, basati sulla chimica del carbonio, rappresentano i mattoni fondamentali per costruire la vita biologica. Non sappiamo ancora, però, qual è la scintilla che riesce a trasformare queste molecole nelle prime cellule capaci di sfruttare l’energia per riprodursi.

Sicuramente, è essenziale che queste molecole organiche, così comuni nell’Universo, trovino condizioni favorevoli per il passo finale, il più grande e misterioso. Anche in questa direzione le recenti ricerche stanno dando risultati positivi. Non solo pianeti di tipo terrestre fanno la loro comparsa nella nostra galassia, ma, tra questi, cominciano a mostrarsi anche quelli inseriti alla giusta distanza dal loro Sole, in quella che viene chiamata zona abitabile, ossia dove l’acqua (composto essenziale per la vita) può trovarsi sotto forma liquida. Siamo sicuri che nel giro di pochi anni, il loro numero crescerà in modo esponenziale: nuovi telescopi terrestri e spaziali sono sulla rampa di lancio.

Qualsiasi sia la tecnica, è indubbio che ormai la nostra galassia si stia popolando di stelle che mostrano sistemi planetari più o meno consistenti, composti da giganti, da super-Terre e da Terre. Tra non molto, faranno la loro comparsa anche oggetti con un’atmosfera, acqua liquida e forse vegetazione o qualcosa di più?

 

Per rispondere non dovremo aspettare molti anni. Ci vorrà certamente molto più tempo per sapere se anche in quei lontani fratelli ce ne sia “qualcuno” che sta osservando l’Universo e si sta ponendo le nostre stesse domande.

Tuttavia, la presenza di altre civiltà intelligenti non sposta di molto il problema iniziale. Potremmo consideraci un’unica famiglia e porci tutti assieme la stessa domanda: “L’Universo è stato creato perché noi nascessimo e lo potessimo osservare?”

La comparsa dei tanto temuti e desiderati alieni mantiene intatta la questione: “Perché? Perché sono stati creati la vita e l’Universo? E’ veramente tutto dovuto solo al caso?”. Inserisco già adesso una mia personale constatazione che potrebbe far parte della discussione successiva: “Se le stelle e i pianeti fossero stati creati per arrivare alla vita intelligente (sia solo la nostra o qualcosa di ben più frequente) perché creare cosi tante stelle e pianeti inutili? Fare 1000 per ottenere 1 ricorda molto la casualità…”. Ci torneremo sopra…

D’altra parte, però, è difficile non provare meraviglia, e anche gratitudine, per la fortuna di esistere, e per molti è naturale credere nella volontà di un Essere Superiore, che ha creato su misura per noi una casa perfetta. In effetti, gli elementi necessari per la nostra esistenza sono tanti, attinenti all’infinitamente piccolo come all’infinitamente grande, e devono essere presenti tutti nelle giuste quantità, in un delicato equilibrio che molti definiscono “miracolo”. Analizziamo brevemente alcuni dei più importanti tra questi ingredienti.

La vita è formata dai composti del carbonio e dell’idrogeno, che costituiscono lo scheletro per catturare altri elementi e creare la chimica organica. L’idrogeno funge spesso da “calamita” per  accogliere visitatori sempre più numerosi. Oggi sappiamo che questi composti si trovano un po’ ovunque nello Spazio, nelle nebulose e nelle stelle e, quindi, nei loro dischi proto planetari.

La Terra è collocata, sicuramente, in una posizione  privilegiata. Non sapendo ancora, per le difficoltà osservative, quante Terre esistano davvero nella nostra galassia e in giro per l’Universo, dobbiamo riferirci, per adesso, all’unico caso conosciuto. Innanzitutto, essa si trova proprio nella  giusta distanza dalla sua stella perché la temperatura permetta l’esistenza dell’acqua allo stato liquido. Questa è, per adesso, una delle condizioni base che noi assumiamo come fondamentale per lo sviluppo della vita biologica.

Ogni stella, che abbia un periodo di vita sufficientemente lungo, ha, però, una sua zona abitabile in cui vi sarebbero tempo e condizioni per dare il via al miracolo della vita. La sua estensione dipende dalle caratteristiche dell’astro, come grandezza, luminosità, stabilità, ecc. Non basta, però, la posizione. Ci vuole anche la giusta massa del pianeta per quella data configurazione. Se la Terra fosse stata eccessivamente massiccia, la sua atmosfera sarebbe stata ricca di nocivi gas primordiali, come idrogeno ed elio. Se la massa della Terra fosse stata troppo piccola, la sua gravità non sarebbe riuscita a trattenere nessun tipo di gas, e quindi non avrebbe un’atmosfera (come è successo a Mercurio). Il nostro pianeta aveva invece la massa perfetta per potersi costruire un’atmosfera contenente, nelle giuste proporzioni, gli ingredienti adatti alla vita e per mantenere un effetto serra  in grado di regalare alle forme viventi un accogliente “tepore”.

Basterebbero variazioni della distanza o delle dimensioni relativamente modeste (rispetto alla scala dell’Universo) per cambiare completamente le cose.

La giusta posizione e la giusta massa non sono però sufficienti… Ci vuole, forse, anche un po’ di fortuna o -se preferite- che il “caso” giochi bene le sue carte. Stiamo ragionando solo sulla base di una vita perfettamente simile a quella terrestre. Magari, in condizioni leggermente diverse (più freddo o più caldo, maggior o minore gravità, ecc.), i composti organici si organizzerebbero in altro modo creando forme viventi diverse dalla nostra. Chissà…

La posizione che occupa il Sistema Solare nella sua città galattica non è meno importante. Noi ci troviamo in un luogo ottimale della Via Lattea, a circa due terzi dal centro. Se fossimo troppo vicini al centro, dove regna un buco nero supermassiccio, la situazione sarebbe meno tranquilla. Il nostro gigante è “dormiente”, ma basta poco per risvegliarlo, anche se per breve tempo. Le intense radiazioni che produrrebbe potrebbero essere letali per la conservazione della vita biologica. Al contrario, se ci trovassimo in una zona più periferica della Galassia, la materia interstellare che ha formato il Sole e i pianeti sarebbe stata troppo povera di elementi pesanti, ossia sarebbe mancata la materia prima.

Come abbiamo già visto, la nostra Luna non è solo fonte di ispirazione per i poeti, ma è fondamentale per la nostra esistenza. E’ infatti delle dimensioni necessarie per stabilizzare l’orbita della Terra. Se non avessimo la Luna, o se fosse molto più piccola della Terra (come generalmente sono i satelliti, rispetto al loro pianeta), le lievi perturbazioni nell’orbita terrestre nell’arco di milioni di anni si accumulerebbero in modo tale da causare cambiamenti del clima molto più drastici e rapidi, in grado di precludere la comparsa o la sopravvivenza degli esseri viventi.

Non dimentichiamo poi Giove, il nostro vicino gigante, che con la sua fortissima gravità riesce a dirigere in buona parte il traffico degli asteroidi e soprattutto delle comete che, altrimenti, potrebbero colpire la Terra con maggiore frequenza. Ciò è stato probabilmente fondamentale nel primo miliardo di anni di vita del Sistema Solare, quando pullulavano i pericolosi detriti rimasti esclusi dalla formazione dei pianeti e dei loro satelliti. Se Giove fosse stato più piccolo, non avrebbe potuto “ripulire” sufficientemente l’ambiente. E’ anche vero, però, che la sua presenza indirizza oggetti verso i pianeti più interni e verso il Sole.

In altre parole, viviamo in un equilibrio estremamente sottile e precario. Non troppo stabile, ma nemmeno troppo caotico. Come già detto, proprio queste potrebbero essere le condizioni migliori per evolvere. Le cadute di asteroidi e comete, non troppo frequenti ma nemmeno troppo rare, sono servite a sveltire certi processi gerarchici nell’evoluzione degli animali e delle piante. Pensiamo, come esempio lampante, alla vittoria dei mammiferi sui rettili, probabilmente aiutata proprio da quell’asteroide di 65 milioni di anni fa.

Estendiamo, adesso, le considerazioni a tutte le altre ipotetiche terre abitate in giro per l’Universo. A sostegno della vita, intesa in senso generale, ci vogliono anche molte “coincidenze” cosmiche, che consentono un equilibrio delicatissimo senza il quale la vita non potrebbe nascere. Occorrono infatti centinaia di milioni di anni di stabilità perché il DNA possa svilupparsi. Tale stabilità, e la possibilità di formare gli atomi, le molecole, e quindi i mattoni della vita, sono garantite in primo luogo dalle proprietà dell’infinitamente piccolo, cioè delle particelle, che pur essendo così minuscole sono in realtà i costituenti di tutto ciò che esiste.

Pensiamo poi al delicato equilibrio delle forze della fisica che regolano il funzionamento di tutto. Ad esempio, se la forza nucleare forte, quella che tiene saldati insieme i nuclei, fosse anche solo leggermente più debole, quelli leggeri non riuscirebbero a rimanere uniti. Ciò bloccherebbe sul nascere la catena della produzione degli elementi nelle stelle. Se al contrario la forza nucleare forte fosse troppo forte, le stelle brucerebbero troppo rapidamente il loro carburante, non concedendo alla vita su un pianeta il periodo di stabilità necessario per evolversi.

E la gravità, la forza regina del Cosmo? Cosa accadrebbe se l’attrazione prodotta da una determinata massa avesse un valore diverso da quello che ha? Se fosse più debole, la materia non riuscirebbe ad agglomerarsi per creare le stelle e i pianeti. E se fosse più potente? Le stelle si formerebbero più velocemente, ma si esaurirebbero molto più rapidamente. In entrambi i casi, la vita non potrebbe nascere.

Infine, ricordiamo omega, il valore che definisce la densità del Cosmo. Sebbene non sia ancora stato determinato con precisione, è chiaro che omega sia molto prossimo a 1. Se omega fosse molto piccolo, infatti, l’espansione avrebbe già portato a un enorme Universo gelido e buio. Se omega fosse molto grande, l’Universo sarebbe collassato prima che si formasse la vita.

L’elenco potrebbe continuare con molti altri esempi. Quello che è certo è che la nostra esistenza (e quella di ipotetici fratelli) si basa sulla combinazione di numerosissimi aspetti e se solo uno di essi fosse stato anche lievemente diverso, nulla di ciò che conosciamo esisterebbe. Bastava che una sola delle famose costanti della fisica fosse diversa e tutto sarebbe crollato come un castello di carta. Almeno, a questo sembra portarci una certa visione logica della situazione …

Su questa consapevolezza si basa il cosiddetto principio antropico (dal greco anthropos, essere umano). Esso afferma che le leggi della natura sono organizzate in modo tale da rendere possibile la vita e la coscienza.

Se questa organizzazione sia stata programmata da una Mente Superiore per realizzare un grande disegno, o se sia frutto del caso, è probabilmente il problema che accomuna più di ogni altro gli esseri umani, di qualsiasi provenienza geografica, culturale  o storica. Il dibattito è rovente anche tra gli stessi scienziati, tanto che al principio antropico sono stati assegnati aggettivi diversi, a seconda delle interpretazioni. Ad esempio, il principio antropico forte sostiene che l’Universo è così perfetto per ospitarci, proprio perché è stato concepito appositamente per questo scopo. Il principio antropico debole, invece, afferma che l’Universo è regolato da leggi che rendono possibili vita e coscienza, senza preoccuparsi del motivo. In questo caso, l’Universo ci appare ospitale non perché è stato progettato così, ma perché se non fosse stato ospitale, noi non saremmo qui a osservarlo.

Il grande problema del principio antropico è che non è dimostrabile, non basandosi su evidenze scientifiche, ma piuttosto sulla sensazione di abitare in un ambiente che, come uno strumento musicale, è accordato alla perfezione.

Alcuni studiosi rifiutano il principio antropico, e propendono invece per la teoria del multiverso. Essi ritengono che esistano innumerevoli universi, per la maggior parte instabili e quindi non capaci di sostenere la vita. Tuttavia, secondo la legge delle medie, possono esistere anche rari universi in cui vigono le condizioni di stabilità necessarie alla vita, e noi ci troviamo in uno di questi. Come dire: puntiamo un ambo al Lotto, e prima o poi, per la legge delle medie, è probabile che uscirà.

Queste considerazioni, però, a me sembrano troppo egocentriche. Esse impongono che se le cose non fossero state modellate in un certo modo, a partire dalle particelle, non si sarebbe ottenuto nessun risultato “biologico”, ma soprattutto nessun “prodotto finale” in grado di prenderne coscienza. Scusate, ma questo quadro mi sembra estremamente provinciale…

Ricordiamo che anche noi (intesi come vita che prende coscienza di ciò che lo circonda) siamo Universo e che potremmo essere solo un altro dei tanti piccoli tasselli fortuiti -o prescelti- necessari per la costruzione di qualcosa di ancora più particolare e unico. Saremo anche noi, un giorno, una delle strane costanti della fisica che prediligono solo valori molto speciali e  rifiutano tutti gli altri?

Anche la meccanica quantistica deve farci pensare parecchio. Ogni particella che compone la materia e l’energia del Cosmo è descrivibile come onda di probabilità. Tuttavia, la massima probabilità di un qualsiasi evento dipende essenzialmente da ciò che lo circonda e dalle sue caratteristiche. Se cambiassero quelle, cambierebbero le probabilità e tutte le costruzioni successive. In fondo, galassie, stelle, pianeti e vita biologica potrebbero essere una delle innumerevoli occasioni evolutive. Si fa troppo presto a dire: “Se cambiassero le costanti, non nascerebbero le stelle, i pianeti e quindi la vita”. E se, invece, nascessero “cose” diverse in grado comunque di creare qualcuno che prenda coscienza e riesca a formulare teorie tali da convincerlo che ciò che osserva sia l’unica possibilità per giungere fino a lui o a qualcosa di simile?

Forse si ricade nel Multiverso, forse no. Mi viene in mente una filastrocca pubblicitaria: “Le stelle sono tante, milioni di milioni”. Però, il “tante”, non si riferirebbe solo al numero, ma al “tipo”. Se cambiassero le mamme cambierebbero anche i figli…

Beh… ho buttato giù alcuni concetti e alcune mie considerazioni personali. Solo uno spunto per andare avanti e rifletterci sopra, sempre che ne valga veramente la pena… Si potrebbe solo accettare la situazione (che sia favorevole o no) e limitarsi a spiegare l’insieme di processi che ha portato fino a noi, lasciando da parte i perché e i percome…

Vedete come sarebbe facile costruire nuovi castelli tra le nuvole? Basterebbe concludere: “L’uomo è stato costruito solo per poter ammirare e spiegare un certo processo, che ha ben altri scopi finali. Chi o cosa non avrebbe piacere nel mostrare a qualcuno quanto è stato e sarà bravo?” E’ come recitare a teatro senza o con gli spettatori. Gli attori del nostro infinito teatro preferiscono probabilmente tanti spettatori che si spellino le mani per gli applausi… Chiamiamolo principio antropico … teatrale!

 

QUI altre riflessioni su Dio e Universo

32 commenti

  1. davide1334

    bell'articolo enzo,comunque vero che  il principio antropico non è dimostrabile, quindi potremmo aggrovigliarci per sempre che tanto sarebbe sempre tutta aria fritta,con tanti "perchè",tutti validi e nessuno veritiero.mi viene in mente  un altro aspetto non citato,che ho letto da qualche parte...ora non so se potrebbe rientrare nel principio antropico debole o meno,che sarebbe quello che la cosiddetta "organizzazione" delle leggi sarebbe il risultato di una nostra percezione,di una nostra concezione logica e di un nostro bisogno etico; in poche parole,un "buon" universo ci sembrerebbe ben organizzato e progettato anche se non lo fosse; saremmo esclusi da spiegazioni di questo tipo proprio per opera di quelle stesse regole del ragionamento che ci predispongono a cercare una simile spiegazione....si, insomma una certa pippa mentale :lol:

  2. caro Davide,
    sì... forse anch'io lo inserirei tra quello "debole".
    Aria fritta... sicuramente hai ragione per definizione: tutto ciò che non può avere risposta appare come aria fritta. I casi sono due: o prima o poi si riesce a capire perché la mela ti cade in testa e l'aria diventa "arrosto"... oppure, comunque, permette di  far girare i neuroni e abituarsi al ragionamento e alle contrapposizioni continue. Ciò che puoi dimostrare in un certo modo, l'attimo dopo può portarti a una soluzione opposta. Una volta, i greci creavano delle Scuole per gingillarsi intorno all'aria fritta; oggi non aspettiamo altro che ci diano la pappa pronta... Tra le due, meglio la prima! :mrgreen:

  3. Michael

    Articolo molto molto interessante, che mi fa tornare in mente un saggio del buon Isaac Asimov, "Civiltà Extraterrestri", del '79.
    C'è ancora molto da scoprire e da imparare. Le ipotesi sono innumerevoli, molte portano all'idea che ci siano poche possibilità di formare organismi viventi (nel caso in cui la vita sia solo quella che conosciamo noi) e molte altre danno spazio ad innumerevoli tipologie di forme di vita anche in luoghi che noi potremmo ritenere inospitali. Il cammino per scoprire la verità è ancora lunghissimo: come si potrebbe scoprire se un esopianeta ha sviluppato delle forme di vita senza mandare fin là una sonda?
    Mi stimola molto il concetto che lascia ancora spazio ad un Essere Superiore. Dopotutto, anche gli scienziati credono ancora in Dio.

  4. teto

    Leggendo questo articolo mi viene in mente il racconto di Asimov "L'ultima domanda". Anche io sono propenso a sostenere il principio antropico debole per il semplice motivo che è una spiegazione antopocentrica, l'universo è pieno di buchi neri, si può dire che il cosmo è nato per loro? Inoltre l'acqua è l'unico liquido che a 4 gradi ha densità maggiore rispetto al ghiaccio, se non fosse così i laghi ghiaccerebbero, questo vuol dire che l'universo è stato creato per permettere ai pesci di vivere?

  5. alexander

    il principio antropico è sicuramente uno strumento estremamente efficace di valutare l'esistenza dell'uomo in rapporto all'universo.
    Non a caso, come dici anche tu Enzo, deriva dal greco uomo.
    Questo però è anche un limite al pensiero, infatti la valutazione si ferma al rapporto uomo/universo.
    Ma tutto nell'universo riveste una caratteristica di eccezionalità.
    Anche se fossi l'atomo più semplice e vecchio come l'idrogeno e vivessi solo nell'universo senza nessun'altra struttura cosmica rimarrei sbalordito nel pensare alla straordinarietà del big bang, da quel campo stranissimo che ha creato l'inflazione, che gli atomi a(nche se a distanze superluminali) conservano un certo entanglement, della vittoria della materia sull'antimateria, della funzione di probabilità dell mq e via dicendo...
    Anche per me piccolo idrogeno l'universo sembrerebbe creato apposta perchè io ci potessi esistere dentro...
    Adottando quindi una visione non antropica, considerando quindi non solo l’uomo ma anche l’atomo di idrogeno, mi viene più naturale e istintivo pensare all’universo come un universo normalissimo, solo 1 degli infiniti multiversi che per un semplice gioco di probabilità è nato con le condizioni attuali che, con il tempo, hanno permesso la nascita di tutto ciò che ci circonda e della vita (altri universi potrebbero aver fatto nascere altri tipi di vita o strutture galattiche).
    Ciò comunque non esclude niente a priori, un universo nato cosi potrebbe benissimo ospitare una forma di entità superiore che, pur non essendo responsabile della creazione, ne è diventata parte attiva tanto da permettere di indirizzarla alla creazione della nostra forma di vita.
    Allo stesso tempo un universo nato cosi potrebbe anche aver preso una certa forma di autoconsapevolezza e noi potremmo esser solo una parte di universo che cerca di capire meglio se stesso…
     
    In pratica alla grande domanda non potremo mai dare una risposta, neanche avvicinarci almeno fin quando non conosceremo un po’ di piu di quel 4% di universo che abbiamo sotto gli occhi…
    Certo che però, se un giorno riuscissimo a dimostrare, magari indirettamente, l’esistenza di extradimensioni e di altri universi, il principio antropico debole ne uscirebbe enormemente rafforzato
     
     

  6. Pier Francesco

    All'inizio, quando l'ho scoperto, sono stato molto affascinato dal Principio Antropico, perché mi sembrava una di quelle vie che permettevano di superare l'idea che esistiamo per puro caso. Lentamente, mi è apparso però sempre di più come una tautologia: l'Universo si sarebbe evoluto per permettere agli osservatori di evolversi e di studiarlo? Bella forza! Se ci siamo noi a poterlo dire, è ovvio che deve essere così ma, per avere validità di principio scientifico, è necessaria una controprova. Se le costanti fisiche universali avessero avuto valori diversi, chi lo dice che non si sarebbe sviluppata la vita e pure dotata di coscienza? Magari non sarebbe stata quella che conosciamo ma si sarebbe evoluta in altre forme.
    Oggi, sarei tentato di dire che il PA è essenzialmente un ragionamento di tipo filosofico che mantiene tuttavia il suo fascino e, come dice Enzo, sembrerà aria fritta ma è pur sempre la Grande Domanda che ci dobbiamo porre. Se mi è consentito raccontare un ricordo personale, al liceo chiesi alla professoressa di matematica e fisica cosa ci fosse prima del Big Bang e lei mi rispose che era una domanda senza senso, perché nel Big Bang era iniziato il tempo e quindi non aveva senso chiedersi cosa ci fosse prima; effettivamente, riconosco che è così, è una domanda senza senso dal punto di vista strettamente scientifico io, al contrario, la vedevo come legittima curiosità e soprattutto pensavo che se siamo capaci di porcela vuol dire che ha senso. :wink:
     Come dice Michael, anch'io (benché agnostico) sono molto tentato da un principio che può ancora ammettere, tra le sue conseguenze, l'esistenza di un Essere Superiore e Trascendente e ho sempre nutrito una certa ammirazione verso gli scienziati credenti perché avrei sempre voluto sapere come riescono a superare quelle che per me sono contraddizioni insanabili: ad esempio, come fanno a conciliare lo scenario dell'inflazione cosmologica con la presenza di Dio? Come riescono a vedere i segni di un Essere dotato di bontà e misericordia infinita (secondo quanto ci dice la religione) in una realtà che è invece fatta da uno spazio che si dilata all'infinito, apparentemente senza senso, con le galassie che si allontanano una dall'altra sempre più velocemente, con le stelle che si spegneranno una a una e il tutto condannato a una tristissima, tutt'altro che gloriosa, morte termica? La situazione peggiora ancora, se poi ci spostiamo nel regno dell'infinitamente piccolo governato dalla meccanica quantistica e dalle sue leggi "assurde" e probabilistiche. Eppure, grandi fisici del Novecento, da Rubbia a Salam, sono o erano devoti credenti. 8-O

  7. giorgio

    Caro Enzo leggendoti mi si è allargato il cuore, perché modestamente sono in sintonia con ciò che scrivi. Ti faccio una domanda: il principio antropico debole non teorizza una ovvietà? 

  8. Pier Francesco

    Vi lascio qualche aforisma di grandi scienziati, del passato e del presente, che in un modo o nell'altro si possono ricollegare al PA e alle Grandi Domande (la Madre di tutte le domande, come avrebbe detto qualcuno). Me ne sono fatto una piccola collezione. :-P Alcuni possono sembrare di un'apparente e sconcertante banalità, sembrano domande poste da un bambino, ma per paradosso è proprio questo che li rende densi di significato.
     
    "Se c'è qualcosa in grado di legare il divino spirito dell'uomo al triste esilio del nostro soggiorno terrestre e di riconciliarci con il nostro fato, in modo che si possa gioire della vita, è in verità il godimento delle scienza matematiche e astronomiche." (Johannes Kepler)
     
    "Perché esiste qualcosa anziché niente?" (Gottfried Leibniz)
     
    "Tutte le verità sono facili da capire una volta che sono state scoperte: il punto è scoprirle." (Galileo Galilei)
     
    "L'astronomia ci conduce a un evento unico, un Universo creato dal nulla e dotato del delicatissimo equilibrio richiesto per fornire esattamente le condizioni necessarie alla comparsa della vita." (Arno Penzias)
     
    "Nell'Universo esiste un piano coerente, anche se non so a cosa serva." (Fred Hoyle)
     
    "Perché l'Universo si dà la pena di esistere?" (Stephen Hawking)
     
    "L'impressione dell'esistenza di un disegno globale è schiacciante." (Paul Davies)
     
    "Credo in un Dio che si manifesta nell'ordinata armonia del mondo, non in un Dio che si occupa del fato e dell'operato degli uomini." (Albert Einstein, che però, poco prima di morire, cambiò radicalmente visione e disse: "Nella parola Dio non vedo altro che l'espressione e il prodotto della debolezza umana".)
     
    "L'Universo che osserviamo ha esattamente le proprietà che dovremmo aspettarci se non ci fosse alle sue spalle alcun disegno, alcuno scopo, alcun male o alcun bene." (Richard Dawkins)
     
    "La ricchezza dei tesori nascosti nei cieli è tale che la mente umana non mancherà mai di nuovo nutrimento." (Johannes Kepler)

  9. Supermagoalex

    Il credere che la nostra esistenza non possa essere dovuta al caso porta inevitabilmente nel credere nell'esistenza di un Dio, o di un "disegno" supremo.
    La migliore prova a favore di questo disegno veniva da noi, dagli animali, dagli organismi viventi, ma Darwin l'ha spiegato con la sua teoria dell'evoluzione, come un processo non guidato di discendenza con modifiche casuali su cui opera la selezione naturale.
    Questa teoria potremmo applicarla anche all'Universo, ed è quello che mi pare di capire si stia facendo, ipotizzando infiniti universi all'interno di un enorme multiverso.
    Ma più pensiamo a queste cose più ci appare periferica ed insignificante la nostra posizione e la nostra importanza all'interno del Cosmo.
    Tornando alla tua domanda Enzo, il "perché ?", credo che non vada ricercato nella volontà di un essere superiore né nelle leggi della natura, sta a noi doverlo cercare e probabilmente mai avremo la risposta esatta, poiché come già detto la nostra esistenza è troppo breve ed insignificante su scala universale.
    Però penso che il solo fatto di cercare di comprendere cose enormemente più grandi di noi sia un grande atto di coraggio  :)

  10. gioyhofer

    Ciao Enzo, beh, bella domanda direi…
     
    Credo che il principio antropico si possa spiegare  esclusivamente come  un bisogno dell’uomo di sapere perchè esiste e da dove viene... Credo che sarà impossibile trovare una risposta a questa domanda, ma l’uomo ha bisogno di porsela perché altrimenti non sarebbe uomo, in quanto dotato di una propria coscienza (Cogito ergo sum)…  Sinceramente penso che credere in un Dio creatore sia esclusivamente una questione di fede, perché ovviamente non potremo mai avere una prova dell’esistenza di  un creatore supremo, però anche non crederci mi sembra alquanto riduttivo…  Insomma Mumble Mumble…     
     

  11. Cari tutti,
    come pensavo la domande delle domande ha fatto subito scattare la discussione. Una discussione che, grazie a voi, ha preso subito una direzione critica e articolata. Io ho voluto solo presentare alcuni fatti per innescarla... ma mi sono tolto dalla "competizione". 
    Prima commento alcune cose dette da voi e poi presento anche il mio punto di vista (se riesco a trovarlo, però...).
    1) penso che si riuscirà a riconoscere se c'è vita anche senza mandare una sonda. Lo studio degli elementi chimici a grande distanza avanza a passi da gigante... e forse si potrebbe anche capire se vi è qualcosa di "artificiale". Restano comunque gli anni di differenza a causa della luce...
    2) potrei essere d'accordo con l'idrogeno che prende il posto dell'uomo. Resta il problema (insoluto per me): l'idrogeno prende coscienza di esistere? Io, con le mie stelle personalizzate :mrgreen: ,tenderei a volte a dire di sì, ma altre volte penso solo di volare con la fantasia
    3)Sì, l'ovvietà della soluzione più logica... ma non sempre la logica è la verità... la MQ insegna. 
    4) la prima frase di Einstein la sento molto vicina quando cerco di accettare la presenza di un Dio. Poi, però, cambio idea e penso che non ce ne sia bisogno: al limite, l'Universo stesso è Dio.
    5) Cogito ergo sum... grande verità. Ovvero il cervello ce l'abbiamo e guai a non usarlo, a rischio  di andare contro l'evoluzione sia fisica che psichica...

    Che dire sul mio pensiero? Cambia a ritmo continuo... In prima approssimazione sono per il principio debole, il più ovvio appunto. Poi, però, a volte, mi lascio trascinare dall'idea di un  disegno armonioso (un gesto essenzialmente di puro amore per l'Universo) che però ha nell'Universo stesso il creatore e la creatura di se stesso (noi compresi). Se però penso alla probabilità su cui è fondato il microcosmo, non posso non vedere tutto l'Universo come un onda di probabilità. Però non è esattamente un multiverso che, in realtà, accetterebbe qualsiasi possibilità. Forse vedrei bene un multiverso con un'onda di probabilità e ricado nel principio antropico debole. 
    Forse la soluzione migliore sarebbe quella di studiare e cercare di capire solo per descrivere una meraviglia (noi compresi) senza pretendere  di cercare o -meglio- di dover accettare a tutti i costi che ci debba essere un perché.
    In fondo, ci siamo mai chiesti "perché" esistono le rette parallele? E' un dato di fatto e ci limitiamo a descriverle, dandogli spiegazioni anche molto diverse (non si incontrano mai o s'incontrano nel punto all'infinito). Forse dovremmo fare lo stesso con l'Universo e con le sue varie possibilità di spiegazione... Come per le rette parallele, potrebbero essere tutte giuste...
    Comunque grazie della partecipazione e della conferma  che l'uomo è ancora capace di pensare e riflettere... Teniamoci stretto questo blog o -meglio- questa piccola scuola dove esprimere i nostri pensieri in libertà... :wink:

  12. Michael

    Bello pensare che l'Universo stesso sia Dio, ma in tal caso potremmo considerarlo un essere senziente? O è semplicemente una definizione che diamo all'Universo (o a Dio)?
    A me in genere piace l'idea che l'Universo possa essere semplicemente una piccola parte (un atomo, una cellula, ...) di una realtà infinitamente grande, come per noi è l'infinitamente piccolo. Non so se questa teoria ha un nome.

  13. non so se ha un nome... in ogni modo si rifà al concetto dei frattali... :wink:

  14. Alfierecampochiaro - Massimo

    Non dovrei aggiungere nulla, perché la risposta finale di Enzo, scritta in modo ben più chiaro e conciso di quanto poteri fare io, sembra racchiudere esattamente il mio pensiero. 
    Ultimamente mi piace credere che l'universo sia in realtà una sorta di app creata dalla matematica per riprodursi, con la MQ che ne è il linguaggio macchina e tutti gli attori che noi vediamo, stelle galassie ed esseri viventi, funzioni intermedie del passaggio. Quanto all'umanità in sé credo che piaccia molto al creatore perché grazie ad essa ha ottenuto una serie di "figlioli", ancorché con qualche difetto di costituzione: dalla limitata geometria euclidea, alla robusta (non geniale, ma grande lavoratrice) aritmetica, fino alla profonda analisi matematica. E che dire della teoria dei numeri complessi? Potrebbe addirittura essere una creatura inattesa...
    Tempo e spazio sprecati e sprecabili non interessano alla matematica perchè ha dotato la sua app di tante funzioncine interessanti, la funzione ecografia() avvisa quando e dove potrebbe spuntare una specie intelligente, la funzione vagito() quando il pensiero simbolico comincia a prendere piede in una specie. Speriamo non abbia impostato la funzione boiata() che segnala quando e dove qualcuno propone delle idee come le mie, altrimenti in questo momento si attiverebbe senz'altro ...
    Stanti queste condizioni, cosa potrebbe dire il creatore del principio antropico? Ragazzi, io sono la matematica e non sbaglio la programmazione e quindi il vostro principio al massimo è una tautologia (e vale tanto quanto la sua cugina scema astrologia).

  15. Credo che alla base del principio antropico ci sia la solita domanda: esiste un fine?
    Un fine per l'umanità, per la vita, per l'universo? Se c'è, allora esiste un Creatore, perchè un fine presuppone una volontà ed un'intelligenza. Se non c'è, allora tutto è frutto del caso e del caos.
    Purtroppo, per sapere se esiste un fine ultimo dovremo aspettare l'ultima fine, la fine di tutto (scusate il gioco di parole), e tirare le somme.
    Ma, per quanto mi riguarda, un piccolo indizio credo di averlo trovato: la freccia del tempo.
    Il tempo scorre in una e una sola direzione, ha un VERSO. Si va verso qualcosa, e non c'è un caos totale. E, per me, un verso presuppone un'intenzione.... :wink:  

  16. Pier Francesco

    Sì, ma la freccia del tempo va verso la minima energia e la massima entropia, cioè verso il disordine, il freddo, il buio... Chi se la immagina la tristezza infinita di un Cosmo infinito, senza stelle che splendono? Perché? Torniamo da capo. :wink:

  17. Mario Fiori

    Intervengo un po' tardi ma mi sento affascinato da questo articolo, così come condivido Michael ed anche la "boiata" di Massimo che , a mio parere, boiata non è.
    Comunque sia il mio pensiero  va' alla MQ che ci potrebbe dare risposte inaspettate proprio in questo settore, grandi sorprese ma forsre anche ulteriori domande che per trovargli una risposta dovremmo aspettare ciò che dice Red.

  18. mah... a me la cosa che "preoccupa" di più riguardo al disegno unico e quindi al fine è lo SPRECO di materia! Se si voleva costruire qualcosa che ammirasse e prendesse coscienza che bisogno c'era di miliardi e miliardi di stelle inutili (e non solo). A meno che anche la suprema intelligenza non avesse  le idee molto chiare e andasse un po' a casaccio... ma allora rieccoci nella MQ. Tutto lo spreco che si vede intorno (sempre che noi si sia lo scopo di tutto) non dà molta fiducia.... :roll:

  19. beppe

    Arrivo da un periodo che mi fa pensare che questo Universo non è fatto per me, un po' di caos unito a un po' di sfiga mi hanno creato dei bei problemi.
    Forse è proprio questo il principio antropico, superare i problemi nel modo migliore possibile, cioè entropia al minimo, anche se non nulla.

    Rispondo a @Teto 
    anche per l'ammoniaca  il cambiamento di stato da liquido a solido si ha con una diminuzione di densità. Quindi si possono avere degli Iceberg (termine improprio) di NH3.

    Pensiero profondo
    Mi rifiuto di credere che l'Universo sia stato creato solo per noi Uomini, 14 miliardi di anni, una enormità più grande di noi che esistiamo da un milione di anni, quanto resteremo ancora su questo pianeta? Forse sono solo pigro, ma se fossi il Creatore avrei fatto un acquario più piccolo, più confortevole...

    Quindi sono per il PA debole, e non credo che tutto ciò che vediamo sia stato fatto per noi, almeno non solo per noi. 
    P.S. dal punto di vista religioso sono un agnostico di cultura cattolica... 

  20. beppe

    Sono un bradipo, prima di postare dovrei aggiornare la pagina e leggere gli ultimi commenti!

  21. Andrea I.

    Mah, io ultimamente ho maturato l'idea che forse il tutto si riconduce a una sorta di "realizzarsi delle diverse possibilitá".
    Mi spiego....Non vi fa riflettere il fatto che (almeno per quanto ne so io) in natura non esistano due cose(se escudiamo le particelle fondamentali) identiche tra loro al 100%?
    Esistono due galassie perfettamente uguali? due stelle? due pianeti? due forme di vita? etc etc...
    Riflettendo su questo mi viene da pensare che forse é vero che siamo unici, ma forse é anche vero che non siamo nulla di speciale. Forse siamo solo una delle "infinite" probabilitá.
    E' veramente necessario un fine se consideriamo come possibile uno scenario del genere? Magari il fine, se proprio ci deve essere, é solo quello di creare tutto quello che puo essere creato :mrgreen:
     
     

  22. gioyhofer

    Giusto per dimostrare che questa è una domanda che l'uomo si è sempre posto e che l'ha cercata nel cielo:
    Gli Egizi erano molto interessati all'astronomia orientando addirittura le piramidi con  la costellazione di Orione e basando il loro calendario sul sorgere eliaco della stella Sirio
    In più ho letto poco fa un libro sui misteri dell'egitto e ti riporto un passaggio molto interessante a proposito del pi greco...
    Le grandi piramidi e il numero aureo: Esaminando le proporzioni delle piramide di Cheope si nota che  se dividiamo il perimetro della base quadrata per il pi graco si ottiene l'altezza della piramide. I quattro lati triangolari di questa piramide hanno un'angolazione di 51,84 gradi rispetto alla base. Se si misura la distanza fra la punta della piramide e il centro di un lato della base quadrata, si nota che questa distanza è esattamente 1,618034...  
    Quindi si può far risalire la scoperta del pi greco agli egizi e non ai greci?
    Che meraviglia...

  23. cara Giorgia,
    la regola aurea e il pigreco sono forse nati con l'uomo... hai sicuramente ragione... Fa parte del disegno o della logica dell'evoluzione casuale?  

  24. Michael

    O è semplicemente un caso fortuito? :roll:

  25. alexander

    caro Enzo  il discorso sullo spreco mi lascia un po' perplesso, potrebbe rilevarsi un'arma a doppio taglio: come possiamo sapere quanto piccola deve essere la gabbia che contiene un animale (facciamo per esempio un leone) per non risultare uno spreco di spazio? e soprattutto quanti animali contiene la gabbia? ma poi questa nostra gabbia e' veramente cosi grande? infondo dobbiamo rapporrare l'infinito del nostro universo con il nulla che non e' universo e che potrebbe anche essere un infinito elevato all'infinito!
    insomma e' difficile fare una scala...
    inoltre forse e' vero che l'universo sarebbe troppo vasto se fosse stato creato solo per noi ma per me rimane una visione troppo egocentrica.
    a mio avviso ci si potrebbe addirittura spingere a dire che facciamo parte attiva di un piano ancora piu complesso, non siamo un fine ma un mezzo.... 

  26. alexander

    ops mi sa che ho scritto troppe volte universo :)
    acc non si puo' correggere.
    volevo dire che il nulla potrebbe essere un infinto elevato all'infinito... 

  27. davide1334

    certo che è cambiata in maniera epocale la visione del tutto.siamo partiti dall' essere al centro dell'universo,con le stelle fisse a farci da sfondo e i pianeti e il sole a girarci intorno(vero che non vi erano mezzi tecnologici per andare oltre,però ammazza che presunzione questi uomini eh :-D ) e ora siamo arrivati  alla consapevolezza di trovarci in un punto qualsiasi di una normale galassia a spirale come tanti altri miliardi di esse,in una zona qualunque dell'universo,attorno ad una stella normalissima che come le altre centinaia di miliardi ruota attorno al centro galattico,in un sistema planetario come tanti altri, e tutto nel giro di meno di un secolo....è t uno shock enorme, non ci siamo ancora abituati al nuovo scenario che ci si presenta davanti....
    comunque tornando ad un punto di vista diciamo più "tecnico teorico" io  come dicevo ad enzo di meccanica quantistica non ci ho ancora capito nulla fondamentalmente,mi sono fermato alle due fenditure e poco più,come si "applicherebbe"nel contesto di questa discussione e in generale nel macrocosmo universale?scusate ancora l'ignoranza,ma tant'è..... :oops:

  28. @Pier Francesco: Quello che dici è quello che sappiamo noi ORA. Ma il futuro potrebbe riserbarci un mucchio di sorprese. Non per niente, ci sono diverse teorie riguardo alla fine dell'universo. E chissà che, prima di allora, non intervenga qualcosa che noi manco sospettiamo esista, a sistemare le cose?... :-P
    @Enzo: Magari tutto questo "spreco" serve ad instillare il dubbio e la curiosità. Quello che noi chiamiamo "libero arbitrio" insomma, che è la base per la nascita di una vera intelligenza.
    Temo però che, non sapendo come e se andrà a finire questa meravigliosa creatura chiamata universo, ci tocchi di sospendere il giudizio per mancanza di tutti gli elementi necessari ad un giudizio sensato...
    @beppe: Non mollare! Nella vita tutto scorre e tutto cambia. Andrà meglio in futuro (per la legge delle probabilità, la sfiga non può fermarsi per sempre sullo stesso capo)...  :wink:

  29. Torno sullo spreco e rispondo in particolare ad Alex e Red.
    1) Io non intendo spreco di "spazio" ma di costruzioni che vanno contro la legge dell'entropia: miliardi e  miliardi di stelle, pianeti, galassie, che forse non servono a niente per la nostra formazione. La gabbia può anche essere grande, ma perché sprecare tempo a costruire tutte quelle creature che non danno ulteriore informazione? Bastava un certo numero di supernove per formare la materia prima per un solo pianeta abitato dagli eletti!
    2)L'intelligenza dell'uomo poteva essere messa in azione anche per cose riguardanti lui stesso, come la morale... e invece non mi sembra che guardare le stelle abbia cambiato di molto l'etica umana. A meno che il creatore non sia etico... 

    caro Davide,
    sulla MQ abbiamo già scritto molti altri articoli... In linea di massima, il concetto base si comprende anche soltanto con la doppia fenditura e con l'effetto Compton e fotoelettrico. In fondo quante sono e come sono le particelle elementari diventa un di più... L'applicazione al macrocosmo è ancora in piena evoluzione...

  30. Caro Enzo il tuo punto di vista, più che antropico, mi pare antropocentrico: chi ci dice che tutto questo sia stato creato solo per noi? Se il fine ultimo fosse non lo sviluppo dell'essere umano, ma lo sviluppo di un'intelligenza diffusa fatta di molti modi di vedere che prima o poi si integrano? Possiamo dire che le nostre siano l’unico tipo di intelligenza ed il solo tipo di cultura che si possono sviluppare? Già sulla nostra beneamata Terra ci sono molti tipi di intelligenze e molti tipi di culture, e ognuna afferra solo una piccola parte del tutto… Basta solo l’uomo per comprendere tutto questo?
    Poi lo sai meglio di me che nulla sfugge all’entropia per sempre, è solo un rimandare a più tardi l’inevitabile. Ed è proprio questo inevitabile che mi fa pensare ad un fine. Il vero caos non ha senso in modo assoluto, il vero caos non avrebbe la freccia del tempo….
    E, caro Enzo, guardare le stelle ha cambiato tantissimo l’uomo! Tant’è che, prima di studiarle, pensavamo di essere al centro dell’universo, poi al centro ci abbiamo messo il Sole (ma noi eravamo lì lì), poi il Sole era una stella come tante, ma noi eravamo nell’unica galassia esistente, e poi….
    Voi dire che tutto questo non ha cambiato ENORMEMENTE il nostro modo di vederci e di pensare, e con esso la nostra etica? Via…. E tutto questo instilla a noi il dubbio! Ed è il dubbio che ci fa quello che siamo. Se fossimo certi dell’esistenza di un Creatore, non ci comporteremmo in modo meno libero? Non agiremmo di conseguenza, come automi? E non saremmo meno felici? Chissà…
     

  31. Lampo

    Sono concetti troppo grossi per essere compresi da una mente piccola come la nostra...è un pò come Sant'Agostino e la Trinità...il bimbo che prova a versare il mare in una buca... Non avremo mai una risposta.
     
    A me sinceramente non stupirebbe nè uno nè l'altro principio...anche lo spreco di materia di cui parli tu Enzo, è uno spreco per noi che siamo dei granellini di sabbia, ma nei panni di un qualcosa di superiore, avendo la possibilità di creare un qualcosa senza limiti non vedo perchè farlo più piccolo...del resto poi, la sua grandezza spropositata è uno dei motivi che lo rende così affascinante! E noi lo apprezziamo, lo ammiriamo e lo amiamo anche per via della sproporzione esistente tra l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo..

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