29/09/15

La vera Sardegna sta sparendo per chi la ama davvero

Questo articolo (sicuramente troppo lungo) è una serie di riflessioni basate su fatti sia positivi (pochi) che negativi (tanti), legati alla mia ultima vacanza in Sardegna. Non parla di astronomia o di astrofisica, ma parla di Natura e di manipolazioni umane (l’uomo è un animale e fa parte del Cosmo) e quindi non lo reputo estraneo al nostro circolo di persone che riescono ancora a pensare con la propria testa. Idee buttate giù senza una vera traccia, ma… avevo bisogno di scaricarmi e -ormai- mi conoscete... Ne approfitto anche per inserire alcune immagini personali (purtroppo ben lontane dalle meraviglie di Giorgia…).

La Sardegna e il suo popolo sono meravigliosi e non mi stancherò mai di dirlo. Purtroppo, però, chi gestisce un bene così prezioso e unico al Mondo è ben lontano dal capirne il valore. Ne segue un degrado sempre più grande sia naturale che culturale e poco importa se i turisti da spiaggia rappresentano una fonte di denaro molto ghiotta. Si potrebbe ottenere lo stesso e di più attraverso una visione ben più oculata e articolata. Ma, si sa, l’Italia primeggia nel rovinare ciò che ha di migliore. Per non parlare degli stimoli globalizzati che provengono dai media e che fanno della Sardegna solo una pacchiana controfigura posticcia di quello che è realmente.

Le mie riflessioni sono quindi essenzialmente negative, tranne l’ultima, che compensa largamente tutte le altre. Fino a che ne avrò la possibilità non potrò rinunciare alle emozioni che un isola bellissima e devastata dalla stupidità e dall’ignoranza mi ha saputo e mi saprà donare. Viva la Sardegna! Ma quella “vera”, sempre più nascosta e dimenticata.

I cinghiali sono cacciati, non pagati

Purtroppo, le emozioni positive di una Natura fantastica devono scontrarsi con le verità “umane” dalla vista molto corta. Per assaporare i paesaggi e i profumi della costa sarda sarebbero necessari dei sentieri. Nessuno pretende strade asfaltate (anzi), ma solo tracce che permettano di superare i rovi della macchia mediterranea o le rocce un po’ troppo irregolari che fanno da corona al mare.

Spesso, gli unici costruttori di sentieri sono i cinghiali (anche i pescatori indigeni si riducono sempre più), ma la loro pelle è meno sensibile della nostra e, oltretutto, non vengono pagati dai comuni, dalle provincie o dalla regione per azioni di pulizia più accurate. Anzi, vengono cacciati ed eliminati in modo indiscriminato.

La conseguenza è che abbiamo trovato molte delle vecchie tracce, seguite anni fa (recuperate attraverso Google Earth e non certo tramite cartine turistiche), completamente inagibili. I rovi più pungenti le hanno ingoiate. Con loro se ne sta andando le possibilità di godere della Sardegna marina più bella, quella più autentica e commovente nella sua perfezione scenografica.

Tratto di costa sarda visibile da terra solo seguendo le orme dei cinghiali o poco più... Non male, eh?!
Tratto di costa sarda visibile da terra solo seguendo le orme dei cinghiali o poco più... Non male, eh?!

Non c’è comune o istituzione (la minuscola è fortemente voluta)  che pensi minimamente a pulirle di tanto in tanto (e poi si parla di mancanza di lavoro…). Basterebbe ben poco, un machete o poco più e pochi giorni di lavoro. Sarei disposto a farlo anch’io, se me lo permettessero. Sì, perché, sovente, ti dicono che non vengono puliti per preservare la Natura… mentre a pochi chilometri il cemento copre spiagge intere e dà approdo alle centinaia e centinaia di evasori impuniti (nullatenenti, ovviamente) che esibiscono le loro imbarcazioni da milioni di euro.

Altri ti dicono che è meglio visitare le coste col gommone (li affittano ovunque a caro prezzo, nelle spiagge cementate). Ma non ti dicono che una cosa è vedere la terra dal mare, quando tutte le rientranze più belle si appiattiscono e un’altra cosa e ammirare le cale, le rocce, le spiaggette arrivandoci dall’alto, attraversandole, sentendole attorno a te. Un piacere che sembra ormai cancellato dalla razza umana televisivamente rimbecillita. Parliamoci chiaro: il tipo di turismo in cui bisogna muovere le gambe, bisogna scalare qualche facile roccetta, bisogna sudare prima di immergersi in un mare che è tutto tuo e in cui mostri di pietra ti sorridono compiacenti, NON è un turismo che interessa la società dei cellulari sempre aperti davanti al proprio muso. Il giro di soldi è minimo e questo tipo di persone dalle idee personali e non globalizzate è un pericolo terribile per le istituzioni.

Barbara sta arrivando al mare lungo un percorso non del tutto banale...
Barbara sta arrivando al mare lungo un percorso non del tutto banale...
ma poi... che meraviglia!!
ma poi... che meraviglia!!

Per adesso, all’estero, non è ancora così. Negli USA il sistema dei sentieri è tenuto benissimo. Lo stesso capita in Corsica. Resiste ancora in montagna, ma al mare NO: il mare deve essere ombrellone, tintarella e piscine a portata di mano. Così dice la TV e così l’homo sapiens deve fare!

Esistono pochissimi luoghi della Sardegna che hanno capito che esistono ancora alieni che amano la vera Natura: l’iglesiente, la Nurra e poco altro. Ma per quanto?

Via obbligata per il parcheggio a pagamento

Cari cinghiali, voi fate quello che potete, ma l’uomo è ben più potente. I sentieri saranno eliminati del tutto e le coste saranno visitabili solo dai gommoni dei vacanzieri “allineati”.  Oltretutto, è anche difficile partire per un’escursione (che strana parola…). L’ideale è  iniziare da una delle spiagge accettate dal sistema, ma sappiate che ormai sono tutte a pagamento (anche 12 euro al giorno). Devo dire che il sistema usato è quanto mai divertente se non fosse tragico nella sua meschinità.

Qualche chilometro prima del parcheggio della spiaggia “celebrata” in tutte le guide, che solo di quelle si occupano, iniziano i divieti di sosta, anche se gli spazi a lato ci sono e anche molto ampi. No, non ti si permette di parcheggiare molto prima e andare a piedi. Sei costretto ad arrivare al parcheggio in un  gioco di sfruttamento all’italiana. Il più delle volte il tutto è gestito dal comune che fa soldi a bizzeffe (oltre a quelli delle multe) e utilizza colonnine mangia soldi.

Folletti sardi
Folletti sardi
Un mostro che non incute paura
Un mostro che non incute paura
Una enorme rana? O che altro?
Una enorme rana? O che altro?

Altre volte, la faccenda è più contorta. Il padrone del terreno adibito a parcheggio incamera direttamente i soldi della sosta (in agosto, centinaia di auto al giorno a 12 euro ciascuna, fate i conti…). Si potrebbe pensare che, però, in questo caso, sia facile trovare piazzole più o meno distanti e libere da vincoli. E invece no! I comuni impongono comunque i divieti di sosta molto prima del luogo fatidico, anche se poi la tassa del parcheggio viene incamerato da un privato. E’ assurdo pensare a uno strano legame affaristico tra istituzioni e privati?

E io mi sono arrabbiato e non ho pagato! Quando sono arrivato (verso le 8) non c’era nessuno a darmi un biglietto o cose del genere. Al ritorno dall’escursione (verso le 16) il parcheggiatore è invece ben presente e molto attivo. Dice anche che mi ha visto arrivare (era nascosto tra i cespugli?) e ha preso nota dell’ora. Dovrei pagare dieci euro per aver potuto lottare con rovi e con sentieri lasciati al loro destino? No, non accetto. Chiedo una ricevuta fiscale. Sono in quel luogo per lo studio della salinità dell’acqua (?) e il parcheggio mi viene rimborsato dal mio Istituto. La ricevuta c’è, ma NON indica assolutamente che ho pagato per un parcheggio… Avrei potuto pagare per una forma di pecorino. No, voglio una ricevuta che indichi il servizio ricevuto. “Posso scriverglielo a mano”, mi dice. No, non vale niente. Voglio qualcosa di ufficiale, di stampato, di serio e non di carta straccia all’italiana. Capisce l’antifona e cerca di farmi paura scrivendo la targa… poi desiste e mi riempie di insulti, dicendo che sono il solito turista approfittatore del lavoro altrui… Me ne vado senza alcun rimorso e senza alcuna paura di ritorsione futura.

Mi si dice che ormai il sistema è stato allargato a tutta la Sardegna… e, purtroppo, ci credo. Basta vedere le infinite guide che vendono nei negozi di souvenir, dal titolo tipo “Le più belle baie della Sardegna” o “Le più belle coste della Sardegna”. Le apri e vedi splendide foto di Porto Conte, di Porto Rotono, in cui il mare fa appena capolino tra case, cemento e panfili immensi. Forse il “belle” si riferisce ai VIP che puoi incontrare…

Solo i ricchi possono godere della vera Sardegna?

A quanto detto finora, si aggiunge il problema enorme della proprietà privata. Dove le proprietà sono ancora degli allevatori e degli agricoltori sardi il problema non esiste. I cancelli sono chiusi per le macchine, ma vi è sempre un’apertura per chi vuole andare a piedi. Se chiedi il permesso di arrivare al mare, non solo te lo danno subito, ma ti invitano anche a bere un caffè a casa loro, al ritorno. L’unica precauzione è non lasciare porte aperte per il bestiame al pascolo. Poi sei libero di immergerti nel profumo di mirto e di emozionarti quando le rocce che chiudono le meraviglie color smeraldo ti accolgono in un silenzio irreale (c’è da camminare e il turista mediatico non sa cosa vuol dire questa parola).

Ben diversa è la situazione quando il proprietario non è del posto. In questo caso si crede un piccolo re o -almeno- un feudatario. No, non puoi seguire le mulattiere interne per giungere al mare: sono proprietà privata e, con reticenza, alla fine accettano il fatto che i dieci metri dal bagnasciuga sono di TUTTI (per adesso esiste ancora una legge a riguardo). Purtroppo, molte zone della Sardegna sono completamente privatizzate fino al mare da ricconi stranieri o “continentali” e oltre alla mancanza dei sentieri devi lottare con i famosi dieci metri che, spesso, sono costellati da rocce difficilmente… gestibili. Ovviamente, inutile pensare a interventi comunali o provinciali o regionali per ritagliare piccole strisce utilizzabili come sentieri. L’unica soluzione è lottare con le rocce e cercare di non superare i dieci metri.

Eccovi due esempi adeguati appena vissuti.

Capo Ceraso: magnifico promontorio sconosciuto alla massa che potrebbe “teoricamente” essere percorso completamente lungo la costa. A causa di reti di filo spinato, di cancelli con tredici lucchetti (sarà un caso ma una gran parte del territorio è di proprietà di un grande imprenditore milanese che si è anche occupato di politica e che avrebbe sperato -per ora inutilmente- di trasformarlo in un villaggio ultra lussuoso e molto selettivo), di cartelli minacciosi, siamo riusciti nell’impresa, ma in tre giorni successivi e con partenze da luoghi diversi, evitando quei pochi tratti invalicabili.

Capo Ceraso, dopo il residence proibitissimo
Capo Ceraso, dopo il residence proibitissimo
Un isolotto davanti a Capo Ceraso
Un isolotto davanti a Capo Ceraso
Un abitante molto fortunato: lui ha la libertà di attraversare le proprietà private...
Un abitante molto fortunato: lui ha la libertà di attraversare le proprietà private...

L’ultimo giorno, per arrivare alla punta meravigliosa del capo, dobbiamo attraversare una specie di residence molto strano, formato da bungalow molto spartani (più spartani delle capanne dei veri aborigeni d’Australia), completamente vuoto e malandato. Forse è luogo di incontri molto “segreti” o chissà cos’altro. Ma a noi non interessa. A noi interessa la costa bellissima, anche se nei pressi del residence parecchie spiaggette sono state completamente incementate (il cemento è meglio della sabbia?). Legalmente? Non credo, ma ai potenti tutto è permesso…

Finita l’escursione (magnifica) torniamo sui nostri passi, riattraversando lo strano luogo semi diroccato, ma dall’aria molto ambigua… Come novello Caronte sbuca, da una strada sterrata che arriva al mare, il custode. Egli ci accusa di calpestare una proprietà privata e di averla attraversata in lungo e in largo. “No”, gli spiego, “noi siamo arrivati lungo il mare e ritorniamo per la stessa strada, sempre dentro i famosi dieci metri di libertà regalata anche ai poveracci come noi”.

La risposta è perentoria: “Tutto falso! Voi avete SICURAMENTE violato una proprietà privata perché è impossibile camminare lungo il mare”. E’ inutile insistere e gli dico che lo dimostreremo con i fatti. Lo mando gentilmente al diavolo e proseguiamo lungo le rocce (notate che con 50 metri di stradina sterrata saremmo usciti dalla proprietà privata, ma ci è stato imposto di non usarla assolutamente). Passano pochi minuti e arriva una fuori strada con tre energumeni (probabilmente la nostra presenza faceva veramente paura). Ci affrontano con male parole e ribadiscono che non avremmo mai potuto stare nei fatidici dieci metri. Avevamo sicuramente percorso qualche strada interna. Mando al diavolo anche loro e continuiamo nel tragitto (non facile, ma fattibile). Ci seguono a distanza sperando di coglierci in fallo.  Niente da fare, ce la facciamo anche se con qualche difficoltà.

Alla fine hanno perso parecchio tempo e sono stati costretti a ingoiare il rospo. Siamo usciti dal loro SACRO territorio senza sconfinare. Li ho salutati con un gesto vivace della mano (scusatemi…), sapendo di aver creato una problema terribile per loro. Erano convinti che le reti e i cancelli fossero sufficienti a preservare la loro ambigua proprietà privata (erano sicuramente dei pesci piccoli, quelli grandi chissà dove sono…) e invece si sono accorti che tre strani personaggi che usano ancora quelle strane appendici chiamate gambe sono stati capaci di attraversare il territorio lungo il … corridoio dei poveri. E adesso? Se diventasse un’abitudine? E se qualcuno li scoprisse durante qualche strano festino? Pensando al loro nuovo ed enorme problema mi viene quasi da piangere.

Capo Molara: perfino più emozionante di Capo Ceraso. Difficoltà forse maggiori, ma superabili utilizzando una stradina interna che porta al mare superando il “pezzo” con le rocce più lisce e alte. Parcheggiamo in alto e seguiamo la stradina: nessun cancello e nessun avviso. Sembra quasi impossibile. Arriviamo al mare e con nostra grande meraviglia troviamo un sentiero ben tenuto che ci accompagna lungo il litorale. Ci sono perfino degli scalini artificiali e una balaustrata in legno.

Una cala segreta di Capo Molara. Ovviamente è "snobbata" dalle guide.
Una cala segreta di Capo Molara. Ovviamente è "snobbata" dalle guide.
Le rocce piatte di Capo Molara in territorio del simpatico SS
Le rocce piatte di Capo Molara in territorio del simpatico SS
Le impronte sono le nostre...
Le impronte sono le nostre...

La faccenda “puzza” parecchio, dato che non riusciamo a pensare a un’opera delle istituzioni a favore di un turismo simile al nostro. In ogni modo ne approfittiamo dato che non vi sono ostacoli legati a proprietà private. Possiamo anche sconfinare dal corridoio dei poveri. Contenti e felici torniamo verso la macchina, risalendo la collina. Ed ecco apparire una fuori strada che si ferma davanti a noi. E’ guidata da un signore tedesco, dalle apparenze molto gentili che (cosa un po’ strana) non riesco a non immaginare in divisa da SS con il sorriso tipico che precedeva la condanna a morte. Sembra quasi che scherzi, mentre dice: “Qui non potete stare, dato che è proprietà privata… Dovete uscire al più presto”.

Sono costretto a dirgli che non esistono cartelli a indicare il suo feudo spropositato come dimensioni e che quindi le sue parole valgono quello che possono valere. Mi fa un esempio molto chiaro del suo livello mentale: “Non è permessa l’ignoranza nella legge!”. Cerco di fargli capire che avrebbe ragione se io non sapessi che è vietato camminare nelle proprietà private, ma se lui non mette cartelli o recinti vari non posso certo immaginare che il terreno sia privato e invalicabile.

Mi dice, allora, che i cartelli glieli hanno portati via e che le reti costano troppo care. Poi mi parla di sua madre ottantacinquenne che vive con tanta paura dei sardi e dei turisti vari che vogliano rubare o aggredirla. Mi strappa quasi le lacrime e gli consiglio di mettere una rete attorno alla casa e accettare che un terreno così vasto e incolto sia, di tanto in tanto, attraversato da spaventosi turisti amanti della Natura. Perché bloccare chilometri e chilometri quadrati di Natura selvaggia che dovrebbe essere di tutti? Il suo sguardo si fa duro: “Non è di tutti. Il terreno è mio, l’ho comprato!”.

“E gli altri?”, rispondo, “ i poveracci come noi non possono ammirarla?”. Apre le braccia con un segno che è ben comprensibile: chi ha i soldi può tutto e gli altri che si arrangino. No, non è un SS, ma un uomo del nostro tempo, uno  che vede nei soldi l’unico scopo della vita. Quel terreno è un segno di potere, non certo di amore per la Natura. Me ne vado senza salutarlo, ma promettendogli che se capiterò di nuovo da quelle parti e non avrà messo reti, cartelli e cancelli, continuerò a invadere la sua proprietà, con buona pace della povera mamma tanto paurosa degli italiani violenti e stupratori.

Il giorno dopo, però, vengo a sapere che quel terreno non è di un singolo proprietario, ma fa parte di un villaggio residenziale (uno dei tantissimi che infestano la Sardegna) e che lui è proprietario di una delle tante -e tutte uguali- villette a schiera. Il mio SS si ridimensiona molto e penso che tutto il mondo sia uguale. La sera leggo dello scandalo Volkswaghen e il signore tedesco, con la sua prosopopea ariana, diventa ancora più piccolo…

Povero Marconi

Questa è la parte, forse, più triste. Si può discutere quanto si vuole sul ruolo avuto da Guglielmo Marconi nel periodo del fascismo, ma resta indiscussa la genialità e il valore eccezionale delle sue scoperte. Una vera e propria gloria italiana che ha dato e dà lustro alla nostra storia scientifica e culturale. Tra i molti esperimenti eseguiti dal grande inventore non si può dimenticare quello eseguito con l’invio di segnali a onde ultracorte, inferiori al metro. Nel 1932, l’attrezzatura installata nel semaforo di Capo Figari, presso Olbia, a 350 metri d’altezza, ricevette per la prima volta un segnale a 57 cm proveniente da Rocca di Papa a 270 km di distanza.

Richiamo l’annuncio dato dallo stesso Marconi alle autorità italiane: “Sono lieto di comunicare che ieri, per mezzo di apparecchi a onde ultracorte di piccola potenza, utilizzanti onde di cinquantasette centimetri e forniti di riflettori portatili, abbiamo potuto comunicare chiaramente tanto radiotelegraficamente quanto radiotelefonicamente da Rocca di Papa a Capo Figari, in Sardegna, attraverso una distanza di duecentosettanta chilometri, presenti i rappresentanti del Ministro delle Comunicazioni. Il risultato è assai importante per la scoperta fatta della possibilità di comunicare mediante le onde ultracorte, anche a distanze maggiori di quelle che risulterebbero teoricamente possibili a causa della curvatura terrestre”. Ancora una volta era riuscito in quello che la scienza ufficiale di allora giudicava impossibile.

Bene, il semaforo esiste ancora e nel 2012 è stata apposta una targa celebrativa per gli 80 anni della grande conquista italiana. Sì, la targa è bella (?) e sarà sicuramente costata molti soldi. Probabilmente è opera di qualche scultore, amico dell’amico dell’amico, lautamente pagato… ma lo stato del semaforo è veramente indegno di un paese civile. Lascio a voi ogni commento dopo aver visto alcune immagini riprese durante la nostra escursione che porta a un punto che domina il golfo degli Aranci. Erano presenti alcuni turisti stranieri e non vi dico il loro stupore. Negli USA avrebbero creato un piccolo museo e l’avrebbero etichettato National Historical Point. Ma, come si sa molto bene, l’Italia è un paese che non conosce la cultura…

La targa celebrativa che sarà stata forse "creata" da qualche scultore amico dell'amico dell'amico...
La targa celebrativa che sarà stata forse "creata" da qualche scultore amico dell'amico dell'amico...
Il semaforo svetta nella sua perfetta integrità
Il semaforo svetta nella sua perfetta integrità
La targa celebrativa fa bella mostra di sé su un muro restaurato perfettamente.
La targa celebrativa fa bella mostra di sé su un muro restaurato perfettamente.
La regione ha anche il coraggio di segnalarsi direttamente...
La regione ha anche il coraggio di segnalarsi direttamente...

Va beh… lasciamo perdere!

Finalmente siamo arrivati a una vera emozione positiva e pura. Non per niente non vi sono persone come protagonisti (tranne noi tre, ovviamente).

Un amico vale un tesoro

Chi segue questo circolo da tempo conosce benissimo le vicissitudini che la mia famiglia ha avuto negli ultimi mesi. La Sardegna, uno dei luoghi più belli d’Italia e quindi del mondo, era la meta ideale per servire da medicina mentale ed emozionale per mia figlia Barbara, in primis, e per mia moglie e me, di conseguenza. Le sue calette segrete (non certo le spiagge invase da ombrelloni e da cemento) sono un toccasana di colori, di rocce, di forme strane e coinvolgenti. Sembra quasi che ti parlino attraverso un linguaggio misterioso ma comprensibilissimo per chi vuole capirlo. Mostri pietrificati e figure leggiadre ti sono amiche e ti accompagnano continuamente. Spesso sei anche sicuro che si muovano per cambiare posizione e ti convinci (a fatica) che è solo un’apparenza. Un regno incantato, composto di amici immobili in continuo movimento. In basso il turchese si trasforma in ogni sfumatura possibile in un mare che non ha reticenze a mostrarsi con una limpidezza ineguagliabile. Insomma, si cammina tra amici, senza presenze aliene (gli alieni sono, in questo caso, i propri simili), in un silenzio che riempie le orecchie di continue melodie indistinte.

Basterebbe già solo questo come medicina… poi, però, ecco che ti capita di vedere un gruppo di cinque o sei cormorani che stanno asciugando le proprie ali al sole, su uno scoglio piuttosto vicino. Non puoi non avvicinarti saltellando sulle rocce. Ti guardano circospetti, ma sanno di essere al sicuro e continuano la loro operazione. Altri, però, sono ancora in acqua alla ricerca di un po’ di “pappa”. Tra questi un marangone col ciuffo il cui colore grigio chiaro sembra indicare che è ancora poco più che un cucciolo. Anche lui decide di uscire dal mare e decide di sistemarsi proprio sulle rocce su cui siamo appollaiati. Ci guarda, ma non se ne cura più di tanto e inizia le operazioni di pulitura e di asciugatura. Il suo occhio puntato verso di noi sembra brillare come una stella…

Alcuni cormorani si asciugano a debita distanza
Alcuni cormorani si asciugano a debita distanza
Incontro ravvicinato del terzo tipo
Incontro ravvicinato del terzo tipo
Un primo piano da ... velina!
Un primo piano da ... velina!
Ho cercato di spiegargli la MQ, ma i risultati sono ancora scadenti. Lui ha cercato di insegnarmi a volare e il risultato è stato ancora peggiore!!
Ho cercato di spiegargli la MQ, ma i risultati sono ancora scadenti. Lui ha cercato di insegnarmi a volare e il risultato è stato ancora peggiore!!

Afferro la macchina fotografica e mi avvicino a quattro zampe cercando di non spaventarlo. Mi vede chiaramente ma sembra del tutto indifferente. Mi fermo e lo riprendo da vicinissimo, senza zoom. Poi dico a Barbara di tentare un incontro ravvicinato del terzo tipo. Si spinge più avanti ancora e avviene il contatto: una leggera e morbida carezza sulle piume della coda.  Al pari di un gattino che vorrebbe dormire, la sua reazione è un accenno di “beccata” che tocca appena la maglietta. Il becco è acuminato e l’estremità simile a un uncino: se volesse ti porterebbe via un dito. E, invece, ti tocca appena, come per dire: “Dai, non esageriamo!”. Stiamo così, a tu per tu, con il marangone in mezzo che ci guarda senza paura e che continua le sue operazioni “naturali”.

Una nostra manovra poco accorta lo convince a buttarsi in acqua. E’ solo un attimo. Riemerge subito e torna sullo scoglio a pochi centimetri dalla mia macchina fotografica. Forse è una femmina e vorrebbe un servizio fotografico per fare la velina? No, che stupido che sono… lei (o lui) è solo un animale e non uno splendido esempio di homo sapiens sapiens ultra tecnologico che tra poco nascerà con il telefonino incorporato come un arto aggiuntivo. Lei o lui non pensa a carriere televisive e a facili successi mediatici. No, accidenti, è solo un marangone col ciuffo che si comporta come un amico. Qualche goccia salata (forse di mare?) scende sulle nostre guance e ci accorgiamo che ci ha regalato una medicina che nessuna fabbrica farmaceutica umana potrà mai inventarsi.

Va bene, scusate e torniamo all’astrofisica ricordando, però, che tutto fa parte dell’infinito teatro del Cosmo…

8 commenti

  1. Enr Ico

    Sei appena diventato il mio eroe della giornata. : )))

  2. Diego

    Enzo grazie per aver condiviso le esperienze della tua vacanza con noi, anche se purtroppo la piccolezza di certi pseudo uomini rattristisce un poco.
    Sei riuscito a trasmettermi un'emozione quando hai parlato del tuo incontro ravvicinato e dell'effetto positivo che può avere lo stare in contatto con la natura e il naturalmente vivere..... Anche per me oggi sei diventato l'eroe di giornata. :wink:
    Pollice in su!!! :-D

  3. Gianni Bolzonella

    Mi è piaciuto il tuo racconto Enzo,noi siamo un tipo di persone che amerebbero vivere in un mondo ordinato,libero e ragionevole,per questo ci restiamo male quando vediamo che basterebbe così poco per vivere molto meglio.La verità che facciamo fatica ad accettare la conosciamo bene,almeno di testa: bisognerebbe prendere atto in maniere asciutta, di quello che gli esseri umani sono,esattamente come la matematica e la fisica.Il cinismo del sentire e dell'agire.

  4. grazie Diego e condivido la riflessione di Gianni... Ma di voi ero sicuro!!! Questo circolo sta diventando un piccolo enclave fuori dl mondo? Magari un'arca di ... Noe :-P

  5. marco

    esattamente.
    ..non ci avranno mai come vogliono "loro".. :) e una risata li seppellirà

  6. marco

    esattamente.
    ..non ci avranno mai come vogliono "loro".. :) e una risata li seppellirà

    però attendo articoli su Cerere e plutone.. si è perso le ultime immagini prof?

  7. No Marco,
    ho letto qualcosa e visto qualche immagine, ma non sembra che ci siano novità molto importanti. Posso aspettare un po'... :wink:

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