11/07/17

La quercia del tasso o il tasso della quercia ?

 

Mia figlia Barbara, un po’ perché gelosa che io abbia visto ben due tassi in una sola mattina, un po’ perché voleva rendere omaggio a un grande umorista italiano morto 40 anni fa, mi ha spinto a pubblicare questo racconto di Achille Campanile. Lo faccio con sommo piacere e mi sento di dire che -forse- Campanile sarebbe stato un lettore e un autore perfetto per questo nostro Circolo di … spostati!

La quercia del Tasso

Quell'antico tronco d'albero che si vede ancor oggi sul Gianicolo a Roma, secco, morto, corroso e ormai quasi informe, tenuto su da un muricciolo dentro il quale è stato murato acciocché non cada o non possa farsene legna da ardere, si chiama la quercia del Tasso perché, avverte una lapide, Torquato Tasso andava a sedervisi sotto, quand'essa era frondosa.

Anche a quei tempi la chiamavano così.

Fin qui niente di nuovo. Lo sanno tutti e lo dicono le guide.

Meno noto è che, poco lungi da essa, c'era, ai tempi del grande e infelice poeta, un'altra quercia fra le cui radici abitava uno di quegli animaletti del genere dei plantigradi, detti tassi.

Un caso.

Ma a cagione di esso si parlava della quercia del Tasso con la "t" maiuscola e della quercia del tasso con la "t" minuscola. In verità c'era anche un tasso nella quercia del Tasso e questo animaletto, per distinguerlo dall'altro, lo chiamavano il tasso della quercia del Tasso.

Alcuni credevano che appartenesse al poeta, perciò lo chiamavano "il tasso del Tasso"; e l'albero era detto "la quercia del tasso del Tasso" da alcuni, e "la quercia del Tasso del tasso" da altri.

Siccome c'era un altro Tasso (Bernardo, padre di Torquato, poeta anch'egli), il quale andava a mettersi sotto un olmo, il popolino diceva: "E' il Tasso dell'olmo o il Tasso della quercia?".

Così poi, quando si sentiva dire "il Tasso della quercia" qualcuno domandava: "Di quale quercia?".

"Della quercia del Tasso."

E dell'animaletto di cui sopra, ch'era stato donato al poeta in omaggio al suo nome, si disse: "il tasso del Tasso della quercia del Tasso".

Poi c'era la guercia del Tasso: una poverina con un occhio storto, che s'era dedicata al poeta e perciò era detta "la guercia del Tasso della quercia", per distinguerla da un'altra guercia che s'era dedicata al Tasso dell'olmo (perché c'era un grande antagonismo fra i due).
Ella andava a sedersi sotto una quercia poco distante da quella del suo principale e perciò detta: "la quercia della guercia del Tasso"; mentre quella del Tasso era detta: "la quercia del Tasso della guercia": qualche volta si vide anche la guercia del Tasso sotto la quercia del Tasso.
Qualcuno più brevemente diceva: "la quercia della guercia" o "la guercia della quercia". Poi, sapete com'è la gente, si parlò anche del Tasso della guercia della quercia; e, quando lui si metteva sotto l'albero di lei, si alluse al Tasso della quercia della guercia.

Ora voi vorrete sapere se anche nella quercia della guercia vivesse uno di quegli animaletti detti tassi.

Viveva.

E lo chiamarono: "il tasso della quercia della guercia del Tasso", mentre l'albero era detto: "la quercia del tasso della guercia del Tasso" e lei: "la guercia del Tasso della quercia del tasso".

Successivamente Torquato cambiò albero: si trasferì (capriccio di poeta) sotto un tasso (albero delle Alpi), che per un certo tempo fu detto: "il tasso del Tasso".

Anche il piccolo quadrupede del genere degli orsi lo seguì fedelmente, e durante il tempo in cui essi stettero sotto il nuovo albero, l'animaletto venne indicato come: "il tasso del tasso del Tasso".

Quanto a Bernardo, non potendo trasferirsi all'ombra d'un tasso perché non ce n'erano a portata di mano, si spostò accanto a un tasso barbasso (nota pianta, detta pure verbasco), che fu chiamato da allora: "il tasso barbasso del Tasso"; e Bernardo fu chiamato: "il Tasso del tasso barbasso", per distinguerlo dal Tasso del tasso.
Quanto al piccolo tasso di Bernardo, questi lo volle con sé, quindi da allora quell'animaletto fu indicato da alcuni come: il tasso del Tasso del tasso barbasso, per distinguerlo dal tasso del Tasso del tasso; da altri come il tasso del tasso barbasso del Tasso, per distinguerlo dal tasso del tasso del Tasso.

Il comune di Roma voleva che i due poeti pagassero qualcosa per la sosta delle bestiole sotto gli alberi, ma fu difficile stabilire il tasso da pagare; cioè il tasso del tasso del tasso del Tasso e il tasso del tasso del tasso barbasso del Tasso. 

Chi preferisce, può anche sentire la simpatica “favola”  recitata dall’attore Vincenzo Failla…

6 commenti

  1. Daniela

    Qualcosa mi dice che non hai tutti i torti, caro Enzo, sull'affinità con Achille Campanile... quanto segue l'ho ricevuto da Oreste poco più di un mese fa :mrgreen:

     

    Non commutatività del linguaggio naturale (di Oreste Pautasso)

    Prendendo le mosse da un interessante documento del 2006:  “Introduzione alla Semantica dei Linguaggi Naturali”, di Anna Bucalo e Silvio Ghilardi , docenti pressso l'università di Milano,  redatto in forma di appunti a supporto di un corso sul linguaggio, intendiamo approfondire un punto essenziale, poco considerato nella letteratura scientifica, riguardante l'ambiguità che può nascere nel linguaggio parlato quando non ci si sofferma a riflettere sulla asimmetria di significato nelle catene sequenziali costruite con la preposizione “di”.

    Un banale esempio potrà chiarire immediatamente il nocciolo del problema

    L'immagine a sinistra raffigura un pero di Cuneo, quella di destra un cuneo di pero. Si tratta evidentemente di due entità profondamente diverse. Invertendo l'ordine dei termini il risultato cambia. Questo fa intendere subito che il contesto del linguaggio naturale non è un gruppo Abeliano.

    Ma, lasciando da parte queste ovvietà, vediamo di mettere in maggior risalto l'incapacità del linguaggio naturale a raffigurare sfumature di diversità di una medesima costruzione sintattica.

    Il cuneo di Pero, di cui vediamo la rappresentazione nella figura soprastante, potrebbe essere di un legno qualsiasi, per il modo in cui abbiamo interpretato il significato della parola “pero”. Viceversa,  si potrebbe anche intendere che il legno di cui è costituito è legno di albero di pere, cioè pero, disinteressandoci completamente del luogo in cui è stato prodotto. Quindi questo secondo cuneo, di legno di pero, potrebbe non essere di Pero (comune italiano) ma, ad esempio di Cuneo (altro comune italiano). Per la precisione dovremmo designarlo come cuneo di pero di Cuneo, in alternativa al cuneo di pero di Pero, allungando la catena delle specificazioni.

    Ma queste distinzioni non emergono in alcun modo nella frase originaria, satura di ambiguità.

    Ci auguriamo che questa breve nota agisca da stimolo per i ricercatori, per ampliare ed approfondire la comprensione dei limiti del linguaggio naturale con l'obiettivo finale di realizzare estensioni che lo portino ad una precisione comparabile con quella dei linguaggi artificiali.

    Negli ultimi decenni lo sforzo congiunto di molte istituzioni scientifiche è stato mirato a realizzare contesti di intelligenza artificiale in associazione ad interfacce di linguaggio naturale. Potrebbe aprirsi ora un diverso approccio: utilizzare linguaggi artificiali per realizzare l'intelligenza naturale, di cui tanto, su questo pianeta, si sente la mancanza.

  2. E sì... come poterti dare torto???? :mrgreen:

  3. Barbara

    Tutto giusto . Ma vorrei raccontare come sono andate realmente le cose.

    Mentre eravamo davanti a un ottima bistecca (non di Tasso o tasso), Enzone raccontava per le trentesima , o forse più , il suo incontro ravvicinato con il povero tasso (racconto che stava diventando a volte sempre più strappalacrime altre quasi eroico), mia mamma timidamente prova a chiedere il perchè sia diventato di uso comune dire TASSOBARBASSO. Mio papà con il suo stile inconfondibile e con grande abilità cambia rapidamente discorso. Incuriosita finita la cena andai a fare una breve ricerca ed ecco a voi il frutto.

    Questo è per raccontarvi uno spaccato di serata Zappaliana. Sì forse un po pazza, ma simpatica (così come questo splendido circolo)

    Quindi  per questo racconto un grazie alla nostra Giannina che ci ha ispirato.

    E proprio vero che dietro a un grande uomo c'è sempre una grande donna   :wink:

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  4. cara Barbara, meriteresti di vedere un tasso stamattina... speriamo di farcela... :-P

  5. maurizio bernardi

    Oreste giura che non aveva mai letto la splendida dissertazione di Achille Campanile e che sapere che questo grande scrittore si è baloccato con la storia del tasso del Tasso, lo rende felice. Mi ha anche confidato  un suo dubbio esistenziale , che giro a tutti voi: per indicare una vulnerabilità si parla in generale di "tallone di Achille". Ora, nel caso di Campanile, una ipotetica sua debolezza potrebbe essere definita "il tallone di Achille di Achille"?

    O si rischia di fare confusione?

    A proposito di tassi...pare che un noto politico italiano sia molto mal visto dai tassi, da quando, alcuni anni fa andava promettendo "meno tasse per tutti".

  6. Ebbene sì, caro Maurizio... a volte le battute epocali sono sotto gli occhi di tutti, ma sembrano invisibili e/o trasparenti. Ci vuole una capacità particolare per scovarle, che tu hai sicuramente! D'altra parte solo la conoscenza di Totò permette il dialogo e la comprensione globale...

    MENO TASSE PER TUTTI

    deve diventare una nostra bandiera nel dialogo con il mondo della Natura. Rappresaglie verso chi ha coniato inconsciamente quella frase saranno durissime. E pensare che sembra amare gli animali più di se stesso (forse non tutti... dato che pensava che i tassi fossero più forti e duri delle loro compagne tasse e quindi cercava di evitarli con tutti i mezzi leciti e no).

    La politica non conosce Totò... e ciò che ha comportato...

    Al prossimo incontro cercherò di parlare con loro (i tassi, ovviamente) e spiegargli l'ignoranza umana!

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:wink: :twisted: :roll: :oops: :mrgreen: :lol: :idea: :evil: :cry: :arrow: :?: :-| :-x :-o :-P :-D :-? :) :( :!: 8-O 8)

 

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