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29/01/18

Il difficile sentiero dei diritti umani (1) - AL TEMPO DEI SUMERI

Inizia con questo articolo una nuova serie di riflessioni sulla evoluzione sociale nel mondo e nel tempo, con particolare riferimento alla delicata questione del riconoscimento dei diritti umani, nella sua dimensione teorica, giuridica e politica, e nella realtà della vita quotidiana.

 

AL TEMPO DEI SUMERI

So di non sapere.

Non ci sono arrivato da solo, ma con l'aiuto di altri che, più o meno diplomaticamente, me lo hanno fatto capire.

Da quando lo so, mi pongo, inevitabilmente, domande su domande.

Un esempio: una società che pone alla base della sua etica il riconoscimento dei diritti umani, anzi, il valore universale di tali diritti, può desiderare di avere rapporti commerciali ed economici con altre società che, al contrario, non ne hanno alcun rispetto?

Non lo so. Lo sapete, voi?

Un valore, per poter essere davvero universale, non dovrebbe essere prima riconosciuto da tutti?

Devo accettare il fatto che ciò che ha un senso nella mia cultura e nella mia tradizione possa non valere per altre culture?

Certo, una scelta non può convivere con quella opposta. Su certe cose non devo illudermi di trovare un compromesso del tipo: “i diritti umani vanno rispettati nei giorni dispari e possono essere ignorati nei giorni pari”, oppure: “per qualcuno sì e per qualcun altro no... secondo”. Secondo cosa?

Secondo il paese in cui vivi? Se sei nato qui OK, se sei nato da un'altra parte, pazienza.

Oppure secondo la multinazionale in cui lavori? Così, dopo una fusione aziendale i nuovi padroni ti potranno dire quanti figli hai diritto di mettere al mondo e quale punizione ti spetterà se non ti adegui.

Se credo che una determinata scelta politica produca un bene generale per la Nazione, a scapito di un grande sacrificio per alcuni individui non “importanti” nella società, fino a giustificare la perdita della vita per qualcuno in cambio del maggior benessere di molti altri, (principio di Caifa – Giovanni 18,14)1  come posso relazionarmi positivamente con interlocutori che la pensano nel modo opposto e che non accetterebbero mai un tal genere di baratto?

Se qualcuno è incline a pensare: “ma dai, una vita sola in cambio di vantaggi per milioni... vale la pena!” si fermi un attimo a riflettere che “quella” vita potrebbe essere la sua, o di suo figlio, o di qualcuno che ama. Forse vedrà la cosa sotto una luce diversa.

Perché è sempre così: si valuta pensando di essere osservatori esterni, invece... anche se non ve ne siete accorti, siete lo stesso coinvolti.

Dovendo scegliere a priori, senza sapere chi è il predestinato al sacrificio, pochi sarebbero disposti a rischiare. Così, se non sapeste quale posto vi compete nella società, magari vedreste bene una regola che stabilisce di tutelare i meno fortunati. Poi, se sarete tra i più fortunati... meglio.

Insomma la società “giusta”, a priori, vi apparirebbe quella che non si preoccupa solo del bene comune “medio”, ma anche della “varianza” (in senso matematico-statistico), di modo che la situazione peggiore non si discosti in misura inaccettabile dal valore medio, scendendo sotto un minimo vitale.

Tornando al tema dei diritti umani, è davvero una lunga storia...

Comincia più di 4000 anni fa, 360 chilometri a sud est di Bagdad, vicino a Nassiriya.

Adesso ci sono solo rovine, ma nel 2050 a.c. vi sorgeva la città di Ur, abitata dai Sumeri e governata dal re Ur-Nammu, fondatore della III dinastia. Fu questo re, o forse il suo successore, suo figlio Shulgi, ad emanare un codice di leggi (un frammento è stato identificato ad Istanbul nel 1952) in cui, oltre a stabilire misure standard di pesi e lunghezze, venivano fissate le pene previste per diversi reati.

Trecento anni più tardi, sempre in Mesopotamia, oggi Iraq, compare il codice di Hammuraby, re di Babilonia.

codice di hammurabi

Se volete vedere questa stele di granito, alta più di due metri, basta che vi rechiate al Louvre dove è conservata.

Chi poi è avvezzo a leggere i caratteri sumeri, potrà verificare facilmente che sulla stele sono incise tre parti:

  • un prologo, che insiste sulla devozione del re verso gli dèi che lo hanno scelto per governare

  • un epilogo, che contiene maledizioni rivolte a coloro che intendono modificare o annullare le leggi (astenetevene)

  • il vero e proprio corpus normativo (questa è la parte che ci interessa)

Leggiucchiando qua e là troverete leggi e relative punizioni per i trasgressori su un gran numero di problemi tra cui... i diritti delle donne, i diritti dei bambini e i diritti degli schiavi.

Tremila e ottocento anni fa.

Ah... i Sumeri! Che forti!

(Continua)

QUI gli articoli sinora pubblicati su "Il difficile cammino dei diritti umani"

1Giorgio Bongiovanni – Oggettività e morale pag.157

2 commenti

  1. Gianni Bolzonella

    Il diritto non è la verità.Il diritto è una regola o contratto condiviso tra gruppi sociali,e come ogni contratto ha una evoluzione e una scadenza.La società è "discreta",non continua; diciamo quantistica.In questo frangente storico,sembra che alcune correnti di interessi spingano i popoli ad appiattirsi alla stessa ideologia che accompagna le merci in tutto il mondo.No!Gli assunti seguono il principio di Heisenberg,più si determina il tempo del collettivo,meno si centra la libertà degli individui e viceversa. La località degli spazi,segue le regole della relatività,ognuno di essi è permeato dalla sua specifica gravità,ognuno ha il suo tempo,compresi spazi molto piccoli.Se dopo migliaia di anni e fiumi di strombazzati, sempiterni e pervasivi principi morali,le cose stanno sostanzialmente come prima,bisognerebbe cambiare paradigma,ed essere meno aggressivi contro chi ha un diverso impianto morale.Mi viene da ridere sentire i paladini del tutti uguali a tutto e poi vederli far finta di strapparsi le vesti per i Pellerossa e i criceti.Credete veramente che chi ha difeso o aggredito altre civiltà o gruppi sociali in nome di un'etica,sia stato nei suoi convincimenti, diverso da chi oggi si lava la bocca e qualcosa d'altro, con la parola civiltà e morale?I grandi principi vanno depotenziati,smitizzati,perché appartengono ad un tempo ed ad uno spazio.Sono come tutte le cose umane,altamente manipolabili e il fatto che siano in molti a scagliarsi contro chi è meno "convinto", la dice lunga sulla loro universalità."Dio ci salvi da chi vuole salvare il mondo", dice un proverbio,mai così attuale.Quest'ultimo è la frase più odiata dai diavoli di tutti i tempi,usi a indossare tutte le maschere dei santi esistenti,per imporre la loro giustizia.Detto questo,trovo normale che ognuno di Voi la pensiate diversamente,vivendo Voi altre dimensioni.Trovo normale che ogni società,civiltà, ami vivere e difendere,il proprio modello di vita,il proprio spazio.Ogni nonno di tutte le razze a sognare un nipote che abbia lo stesso colore della sua pelle.Ma trovo anche normale difendere in maniera proporzionale quello che ritengo giusto,senza che qualcuno pretenda che io mi comporti secondo l'altrui volontà,perché sedicente,più saputello.In caso contrario decideranno gli eventi e le forze,come è sempre capitato e sempre capiterà. :wink:

     

     

     

     

  2. Maurizio Bernardi

    Grazie , Gianni per questo tuo articolato  commento.

    Resta sintonizzato. Nelle prossime puntate troverai certamente argomenti per ulteriori considerazioni.

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:wink: :twisted: :roll: :oops: :mrgreen: :lol: :idea: :evil: :cry: :arrow: :?: :-| :-x :-o :-P :-D :-? :) :( :!: 8-O 8)

 

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