12/06/18

Siamo tutti razzisti?

Temo proprio di sì, anche se i modi per manifestarlo sono molteplici. Facciamone una breve e incompleta analisi.

Pur ricordando che non esiste la razza umana, ma la specie umana e che è una e una soltanto, il termine razzismo è ben conosciuto da tutti e possiamo tranquillamente usarlo.

1) E’ sicuramente razzista chi odia il fratello di colore diverso e di cultura diversa. Non vuole nemmeno che gli si possa avvicinare. A malapena lo sopporta quando va all’estero e solo perché è un remissivo servitore.

2) E’ sicuramente razzista chi non vuole che lo stesso fratello possa entrare in Italia e trovarsi una qualsiasi occupazione dignitosa e umana. Per lui è di razza e di cultura inferiore.

3) E’ sicuramente razzista chi cerca di portare tanti fratelli in Italia con lo scopo di usarli come schiavi, guadagnandoci sopra.

4) E’ sicuramente razzista chi porta tanti fratelli “colorati” in Italia per reale “bontà”, ma poi non si cura minimamente di cosa succederà di loro, se saranno o non saranno relegati in veri e propri lager.

5) E’ sicuramente razzista chi tratta i suoi fratelli di altro colore come veri fratelli, ma poi… l’importante è che non disturbino la sua vita e il suo portafoglio

6) Non è sicuramente razzista chi accoglie in casa propria o nella sua industria un fratello colorato, procurandogli una casa decorosa, un lavoro regolare e tutti i diritti della specie umana.

7) Non sarebbe sicuramente razzista chi eliminasse lo sfruttamento delle risorse dei paesi di origine, eliminasse i fantocci guerrieri messi al comando e che vengono comprati con pochi euro, e aiutasse i nativi a vivere dignitosamente nella propria casa, potendo gestire ciò che offre il loro territorio.

Purtroppo, il punto (6) è  una mosca bianca e il (7) è un’illusione…

 

23 commenti

  1. Daniela

    Scagli la prima pietra chi non si riconosce almeno un pochino nel punto 5... di sicuro non la scaglierò io perché sarei un'ipocrita se lo facessi.

    Ma se l'atteggiamento nei confronti del fratello colorato è "fai pure quel che vuoi, ma non disturbarmi", credo che si inquadri in una fattispecie più ampia del razzismo, inteso come ideologia fondata sulla presunzione di superiorità di una razza rispetto all'altra.

    Credo che si tratti semplicemente di egoismo e che si manifesti nei confronti di tutti gli appartenenti alla specie umana, di qualunque colore essi siano.

     

     

  2. beh... sì... la propria superiorità rispetto a chiunque altro... ognuno rappresenta una razza distinta. E la forma peggiore è quando si è al livello più basso e diventa malvagità, rabbia e odio sfrenato.

    Comunque, una leggera differenza c'è... qualcuno è più fratello degli altri e a volte si sfocia nella frase (detta o pensata): "Poverino, è negro!"

    Una variazione dell'ipocrisia...

  3. Frank

    Mahhhh, difficile se non impossibile non essere d'accordo con quanto elencato Enzo, però siamo sempre a correre dietro alla solita parola razza che ormai è fin troppo abusata. Aggiungo una definizione al contrario che  a mio avviso include tutti i punti di cui sopra e forse tira una riga, non certo netta, tra razza e popoli ( culture ) differenti la cui interazione ritengo il vero problema.

    8) o forse 0) è razzista chi pensa che la propria razza sia la razza "eletta" e che tutti coloro ritenuti fuori da essa siano inferiori e questo indipendentemente dal fatto di non avere mai avuto contatti con gli "inferiori".

    Riguardo il punto 6) una piccola aggiunta: non è razzista solamente, come definito, ma anche illuso chi pensa che si possa inserire in un ambiente civilmente complesso come il nostro o simile un fratello, non importa di che colore o altro, senza prima avergli insegnato le regole della convivenza civile.

    Capisco il tuo sfogo Enzo però le cose vanno risolte, la tolleranza è solo un accumulo di "fastidio" mal sopportato che poi magari scoppia in azioni terribili.

    Aggiungo un piccolo quesito: è più razzista chi rifiuta il "fratello" nella sua comunità o chi accolto nella stessa comunità si comporta ignorando le regole della comunità stessa e propinando le proprie come assolute????

    Non credo esista una risposta semplice alla domanda, però in entrambi i casi vedo incapacità di comprendere l'altro e visto dall'esterno è facile prendere un abbaglio e chiamare razzismo una banale quanto comune e diffusa ignoranza.

    Esiste anche un'altra possibilità cioè che forse alcune culture sono così distanti che è impossibile farle convivere nello stesso luogo e insistere con il "volemose tutti bene" è il miglior modo per scatenare gli istinti peggiori.

    Cool

  4. Frank

    Sorry al posto del numero 8) è comparsa la faccina...............

  5. Frank

    Ci riprovo........    otto)      e niente faccina.

  6. Concordo su molti punti... Il problema è sicuramente complesso e variegato... ma resta il fatto che tutto si fonda su una parola che non dovrebbe esistere: razza. Ogni cultura aveva il diritto di evolversi a modo suo (clima, situazione ambientale, prodotti della Terra, ecc.). Raramente ciò si è potuto ottenere, tranne che in Europa. Le altre culture sono sempre state violentate da chi si credeva il migliore (e proprio durante la fase più gretta e incivile della sua storia). I romani hanno saputo a lungo integrare, così come i greci. Insomma, se esistono i meglio e i peggio la ragione sta soprattutto in chi è riuscito per primo a imporsi sull'altro. E lasciamo che la storia prosegua... cosa sono poche centinaia di anni? L'homo sapiens era etiope e noi facevamo la parte del povero idiota o poco più. I mongoli hanno dominato e imposto... la chiesa idem... e domani?

    Continuo a pensare che la specie sia veramente unica e che si comporti come un'onda, con continui alti e bassi in una certa zona ben definita. L'onda non sposta l'acqua che si solleva...

  7. Paolo

    Caro Enzo, aggiungerei quelli che affermano “odio i negri, ma non sono razzista”.

    La prima parte dell’affermazione evidenzia che si tratta proprio di razzismo. La seconda parte invece dipende solo dal fatto che razzista viene ritenuto un termine offensivo!

    Tra l’altro anche il termine integrazione a me non piace, poiché c’è qualcuno (di superiore) che integra qualcuno di inferiore, ossia il termine mi sembra un retaggio del colonialismo.

    Non a caso preferisco il termine interagire, ma affinché ciò sia possibile serve innanzitutto un reciproco rispetto.

    Se c’è chi pensa che l’occidente sia superiore, oppure che la propria religione debba essere imposta agli altri, l’interazione non ha alcuna chance.

    Molto ci sarebbe da dire su ciò che sta accadendo intorno a noi.

    Mentre in questi anni si è progressivamente smantellato il welfare state, ci si è impoveriti, i fenomeni migratori vengono visti come un ulteriore sottrazione a quel poco che è rimasto…

    Eppure nessuno se la prende con quell’1% che detiene il 99% della ricchezza sul pianeta, anzi i poveri se la prendono con chi è più povero di loro, che viene visto come un avversario che sottrae le poche briciole rimaste.

    A proposito di ipocrisia, sarebbe interessante vedere se oltre alle persone si chiudessero i porti anche alle risorse che arrivano dai cosiddetti paesi poveri… almeno ci sarebbe un po’ di coerenza, niente migranti, ma anche niente benzina, gas, metalli, ecc… ma sai quando c’è da depredare, anche per i razzisti, vale ancor il vecchio detto di Vespasiano “pecunia non olet”.

    Paolo

  8. parole d'oro caro Paolo...

    la tua frase potrei considerarla come il vero pensiero che, però, viene camuffato dal solito: "non sono razzista, però...".

    Sulle risorse e sui ricchi condivido pienamente. Ma i ricchi hanno il potere e bisogna esserne schiavi e tacere. In fondo, ammettiamolo, cerchiamo degli schiavi perché sappiamo di essere schiavi anche noi, ma non lo vogliamo ammettere. I neri sono un alibi per trovare un qualsiasi capro espiatorio per la nostra ignobile sudditanza...

    Cosa è cambiato rispetto ai tempi dei signori del medioevo? Si lavorava, si pagavano le tasse e si stava zitti, La differenza è che non ci sono più Robin Hood ... :mrgreen:

  9. Luigi

    Caro Enzo,

    tutto giusto però, sul punto 7, ricordiamoci sempre che è pura ipocrisia addebitare sempre le responsabilità a chi "eliminasse lo sfruttamento delle risorse dei paesi di origine".

    Se vogliamo cambiare le cose, nell'unico modo in cui possono cambiare (e cioè dal basso), iniziamo a fare scelte che inducano a strategie alternative coloro che possono ma non hanno alcun incentivo a cambiare rotta...

    (LO SFRUTTAMENTO DEI POPOLI SI PUO' QUANTIFICARE NEL RISPARMIO CHE HO AVUTO ACQUISTANDO IL PC CON CUI STO SCRIVENDO, GLI ABITI CHE INDOSSO E LA TV CHE ACCENDERO' STASERA SUL DIVANO PER GUARDARE GLI SBARCHI DEI MIGRANTI... CHE SONO SCAPPATI PROPRIO DALLE MINIERE DA DOVE HANNO ESTRATTO LE MATERIE PRIME E DALLE FABBRICHE CHE HANNO PRODOTTO I BENI CHE HO ELENCATO).

    Ricordo che il vero dramma per l'industria manifatturiera italiana è stato il boom cinese di fine anni '90... per ogni vincitore c'è sempre un vinto ed equità significa redistribuzione fra i popoli.

    Purtroppo ieri ho sentito l'ennesima eresia "anti-razzista" di un noto scrittore: gli immigrati sono una risorsa perché finanzieranno le nostre pensioni... :idea:

    Cioè: sfruttiamo il fatto che vengono nel nostro paese, lavorano 10-20 e poi... via a casa loro senza pensione (per loro). Avranno versato i contributi per le nostre pensioni e loro non avranno nulla... Il ragionamento non è anti razzista, è insensato. Oppure, per funzionare (perché mai un immigrato dovrebbe rinunciare ai PROPRI CONTRIBUTI PREVIDENZIALI?), manca di una constatazione matematica, che è meglio non esternare per non SUSCITARE TERRORE in chi ascolta facendo fallire il finto buonismo: dato il tasso di crescita (anzi decrescita) della popolazione italiana, ci sarà, nel lungo periodo,  una sostanziale SOSTITUZIONE  dei "nativi" italiani con gli immigrati (che saranno gli italiani di domani). Questo è un dato di fatto (a me non spaventa anche se i futuri Galileo, Leonardo e Verdi avranno la pelle nera, ma sono CERTAMENTE IN MINORANZA).

    :cry:

  10. caro Luigi,

    il punto 7 diventa ipocrita se e soltanto se pensiamo che la razza nera non sia capace di sfruttare le proprie risorse, dando ai lavoratori il loro giusto ritorno, come , in fondo abbiamo fatto noi per secoli tra pochi padroni e tanti schiavi. Per imparare (se non vogliamo aspettare il corso della storia) mandiamo qualcuno che insegni non solo ad avere doveri, ma anche diritti (la Cina lo sta facendo da sola con i suoi tempi lunghi). Noi occidentali siamo arrivati per primi per molte ragioni soprattutto climatiche e non certo di intelligenza pura (gli arabi erano scienziati nettamente superiori a noi nell'antichità e così pure i cinesi). Se, invece, chi va da loro per farli lavorare in casa propria è uno schiavista, il punto 7 salta del tutto... e diventa una chimera irrealizzabile oltre che ipocrita.

    Nel piccolo è quello che capita nel nostro mezzogiorno: senza padroni illuminati, vince tranquillamente la criminalità organizzata. Dovremmo preparare a scuola i futuri padroni alla Olivetti, ma ormai i nipoti dei grandi preferiscono chiudere e andarsene a godere i soldi accumulati nei paradisi fiscali... altro che investire!

    Comunque, non cantiamo troppa vittoria... il futuro è della Cina e poi chissà... cambieremo solo padrone, ma l'uomo rimane uno dei peggiori animali sociali.

  11. Gianni Bolzonella

    Noi sappiamo che gli antichi Egizi erano caucasici: gli egiziani odierni presentano una qualche traccia di ibridazione con elementi subsahariani, ma nelle mummie di età faraonica, ci ha dimostrato l’analisi del DNA, non compare nulla di simile, non solo ma le élite avevano caratteristiche più marcatamente europee del resto della popolazione, ma l’evidenza storica e scientifica può ben poco di fronte al “politicamente corretto”. Una notizia che si appaia bene con questa: da “La cruna dell’ago” del 18 febbraio apprendiamo che la UE ha escluso la città ungherese di Székesfehtiésvàr dalla competizione per aggiudicarsi il titolo di capitale europea della cultura 2023, perché “troppo bianca”. Provate a immaginare che qualcuno decidesse di escludere da una competizione di qualsiasi genere una città africana per l’eccessiva presenza di neri: immaginate le urla indignate e le accuse di razzismo. Questo gesto della sedicente Unione Europea che è l’Europa tanto quanto un tumore è l’uomo che ne è affetto, ci permette di comprendere bene cosa è in realtà il cosiddetto antirazzismo: razzismo e odio anti-bianco.

    MANvantara riporta due post, da msn.com e da “La Repubblica” (quest’ultimo condiviso da Axis Mundi), entrambi del 23 febbraio, che ci parlano di una ricerca condotta sulle pitture rupestri spagnole delle grotte di Pasiega, Maltravieso e Ardales, che raffigurano animali, impronte di mani e segni colorati in nero e ocra. La datazione dei pigmenti (suppongo col metodo del carbonio 14) le fa risalire a 64.000 anni fa, ma all’epoca l’uomo sapiens sapiens, l’uomo di Cro Magnon non era ancora presente in Europa, quindi esse possono essere state opera soltanto degli uomini di Neanderthal, finora ritenuti non ancora capaci di raffigurazioni artistiche.

    Secondo il geoarcheologo Diego Angelucci la scoperta dimostra che “l’uomo è diventato “umano” prima di quanto immaginavamo”.

    Io penso che in realtà non vi sia troppo da sorprendersene. In tempi relativamente recenti abbiamo avuto prove convincenti del fatto che questo nostro antenato (nostro, noi e gli asiatici ne condividiamo l’impronta genetica, ma non così gli africani) è finora stato un grande sottovalutato: ricordiamo la scoperta del doppio cerchio di stalagmiti, la più antica struttura architettonica e verosimilmente il primo tempio conosciuto al mondo, ritrovato nella grotta di Bruniquel nella Francia meridionale, oppure il ritrovamento di El Sidron in Spagna, dove nella placca dentaria dei resti di un uomo affetto da un ascesso dentario e e da un parassita intestinale sono state trovate le tracce del consumo di penicillum da cui si è ricavata la penicillina, e di corteccia di salice, che contiene acido salicidico, il principio base dell’aspirina.

    I rudimenti della farmacopea moderna erano già dunque noti a questi antichi uomini.

    Scusate tanto, ma tutto ciò non autorizza il sospetto che proprio dalla loro eredità ci derivi quel guizzo di intelligenza e di creatività in più che condividiamo con gli asiatici, ma che manca assolutamente ai neri africani?

    Sempre sull’argomento Neanderthal, MANvantara presenta il link in data 22 febbraio al libro Mio caro Nanderthal, trecentomila anni di storia dei nostri fratelli di Silvana Condemi e François Savater.

    Il 20 febbraio Michele Ruzzai ha postato un articolo ripreso da “Il secolo XIX” del luglio 2017. Una ricerca del genetista David Reich conferma l’origine siberiana degli Indoeuropei. E’ forse il colpo decisivo alla teoria che li voleva discendenti da agricoltori di provenienza mediorientale che ho più volte criticato, e conferma che le nostre radici vanno cercate a nord. “Le scienze” on line del 22 febbraio riporta la notizia della ricerca di David Reich, ma MANvantara stavolta l’ha battuta di due giorni.

    L’idea dell’origine non solo delle genti indoeuropee e caucasiche, ma dell’intera specie umana nel lontano nord, nella regione polare, si trova del resto nella mitologia di tutti i popoli, con una costanza e una persistenza che gli antropologi Out of Africani si guardano bene dal provarci nemmeno a tentare di spiegare. Ce lo ricorda il libro di William F. Warren Paradise Found recensito da Michele Ruzzai il 25 febbraio.

    EurekAlert del 20 febbraio ci da una notizia che per me è fonte di grande soddisfazione: una ricerca dell’Università dell’Arizona ha dimostrato che l’eruzione del vulcano Toba in Indonesia di 70.000 anni fa non ha provocato nessun “inverno nucleare”. E’ un altro pezzo dell’Out of Africa che se ne va, perché secondo questa “teoria” l’inverno prodotto dall’eruzione del Toba avrebbe portato all’estinzione tutti gli esseri umani allora esistenti, tranne un pugno di superstiti africani da cui ci si vuole dare a intendere che tutti noi discenderemmo.

    Tra la fine di febbraio e i primi di marzo, diversi post riportano l’attenzione sulle impronte cretesi di 5,7 milioni di anni fa. Al riguardo vi ho già spiegato la mia opinione, che non siano umane ma ominidi, il che però non significa che siano poco importanti, mettono definitivamente in crisi l’Out of Africa, perché l’idea che l’uomo sarebbe nato nel Continente Nero si basa sull’assunto, oggi rivelatosi falso, che solo lì sarebbero vissuti i nostri parenti ominidi, così come mettono ancor più in crisi questa “teoria” gli antichissimi strumenti litici rinvenuti in India, che ci fanno intravedere una remota umanità lontana dal continente africano risalente a centinaia di migliaia di anni or sono...Da una pubblicazione di Ereticamente.net dove ci sono articoli più esaurienti di questo estratto.

  12. caro Gianni,

    per quanto ne sappia io, il problema aperto è tra una distruzione dei Neanderthal o una fusione (con una percentuale minore dei Neanderthal). So anche che a questi ultimi si devono le pitture rupestri, ma giudicarli più intelligenti di quelli provenienti dall'Africa mi sembra proprio l'opposto. Comunque sia, pensare che quelli che hanno dato origine alla fetta principale dell'homo sapiens siano di livello inferiore è decisamente una visione molto... razzista. L'Africa ha problemi climatici importanti, mentre ne aveva meno in tempi passati. E' la giostra che gira, ma la schiavitù non è certo stato un gesto di intelligenza superiore... se mai una visione corrotta della specie umana. Siamo appena nati e già stiliamo classifiche... Chissà quanti Einstein potenziali sono stati uccisi nei campi di cotone o tra le canne da zucchero. Così come ancora oggi quanti Chandrasekhar si spengono nelle capanne indiane alla ricerca di un tozzo di pane. Il colore... un pigmento che doveva proteggere dagli UV solari, non più importante in Europa, è diventato il simbolo dell'idiozia umana! Se questa è intelligenza... poveri noi...

  13. Gianni Bolzonella

    Il tuo è un pensiero legittimo,ma pieno di pregiudizi etici,come quelli dei così chiamati ,insultati razzisti,perché anteponi l'etica,la tua,a un giudizio discutibile ma legittimo da un punto di vista mentale.Abbiamo fatto un monumento a Giordano Bruno,condiviso credo da tutti,ma pure noi,mi pere,seguiamo lo stesso metodo della Chiesa e della mentalità di allora,guai mettere in discussione il main strem ufficiale politically correct.

  14. Io antepongo i fatti, non un'etica personale (non ho nemmeno detto in quale categoria mi inserisco). Ed è un fatto indiscutibile che tutte la nazioni africane siano state depredate -e continuino a esserlo- delle loro risorse più pregiate, senza ricevere niente in cambio. Anzi, allo scopo di vendere sempre più armi sono state mantenute sempre in stato di guerra. Lo possono fare perché sono esseri "inferiori"? Non credo vista l'Europa dei secoli passati... e le idiozie che le comportavano, mascherate da religioni prezzolate. E gli schiavisti? cose inventate, oppure cose logiche visto che i neri sono una specie di animale da soma?

    Può darsi che se i neri, potessero avere gli strumenti e l'energia dei bianchi farebbero lo stesso. In tal caso la specie sarebbe sempre una sola, com'è adesso, ma totalmente razzista. Non abbiamo ancora la controprova... ma chissà... il futuro e il passato insegnano molte cose. L'uomo africano ha dominato quello occidentale, quando il clima era molto diverso da adesso. I greci che oggi sembrano un branco di accattoni (razza inferiore?) hanno insegnato al mondo e hanno creato il pensiero umano. E che dire degli egizi, degli assiri, dei babilonesi, popoli residenti proprio dove oggi vorremmo anche fargli comprare la democrazia in cambio di petrolio?

    No, non è etica diversa, sono dati di fatto!

     

  15. Gianni Bolzonella

    Potrebbe essere,può darsi,se si verificassero le condizioni...tutto è possibile in futuro,basta avere fiducia.Se tu e miliardi di persone e tutte le galassie dite che discendiamo tutti dagli africani,io non ho niente da dire,ne tanto meno da rimproverare,ognuno vive la sua personale dimensione,ci mancherebbe!Una marea di studi afferma che i caucasici asiatici e indoeuropei,non hanno origine africane,a meno che non andiamo indietro a quando la vita si formò negli oceani,siamo parenti anche dell'erbetta.Noto solo che si parte parte da un assunto per niente vero,se poi anche i rimanenti cento bipedi che ho lasciato fuori si convince in quell'assunto mi va bene,ma per me rimane un assunto prevalentemente etico, fortemente basato e voluto e imposto pervasivamente,spesso con l'insulto verbale,l'intimidazione e anche con la censura e violenza.(Non parlo ne di te ne di questo circolo ovviamente).

  16. Beh... caro Gianni, penso che gli studi che portano all' "out of Africa" siano per lo meno altrettanti... Al limite si discute se i Neanderthal sono stati distrutti o si sono integrati geneticamente. Loro erano un'altra specie... Probabilmente non erano solo scimmioni, ma estremamente evoluti... e capaci di alte forme di arte,  niente da dire, ma le migrazioni dall'Africa verso l'Asia e l'Europa identificano l'homo sapiens e non si possono cancellare, dati i rilevamenti fossili analizzati... La specie è sicuramente unica e un'unica specie ha ben poche differenze nella capacità di pensare, di fare e di immaginare. Sono le condizioni al contorno che creano le apparenti differenze.

  17. caro Gianni,

    sarà solo Wikipedia, ma ha conforto nella version inglese...

    L'origine africana dell'Homo sapiens è il modello paleoantropologico dominante tra le teorie che tendono a descrivere l'origine e le prime migrazioni umane dell'anatomicamente moderno.

    È conosciuta anche come ipotesi dell'origine unica, fuori dall'africa, ipotesi africana, teoria della migrazione dall'Africa (dall'inglese Out of Africa o Out of Africa 2), origine africana recente, ipotesi di un'origine unica e recente (RSOH dall'inglese recent single-origin hypothesis), Teoria del rimpiazzo (dall'inglese Replacement Hypothesis).
    L'ipotesi dell'origine unica, propone che gli uomini moderni si siano evoluti in Africa[7] e che siano poi migrati all'esterno sostituendo quegli ominidi che erano in altre parti del mondo.
    Su di essa sussistono vastissime evidenze paleoantropologiche, date da diverse migliaia di ritrovamenti fossili, archeologiche[8], linguistiche[9], climatologiche (modificazioni climatiche e conseguenti selezioni della popolazione), genetiche (mtDNA e nucleare, in particolare Aplogruppi del cromosoma Y)[10][11][12][13][14][15][16][17].
    I dati molecolari condotti mediante marcatori non ricombinanti, come il DNA mitocondriale, sostengono questa ipotesi. L'analisi filo-geografica ha infatti mostrato che il popolamento da parte dell'uomo moderno dei continenti è proceduto ad ondate successive a partire dal continente africano.

     

    Homo neanderthalensis (King1864), comunemente detto Uomo di Neanderthal[1], è un ominide strettamente affine all'Homo sapiens, che visse nel periodo paleolitico medio, compreso tra i 200 000 e i 40 000 anni fa. Prende il nome dalla valle di Neander (Neandertal) presso Düsseldorf in Germania, dove vennero ritrovati i primi resti fossili.

    Fu un "Homo" molto evoluto, in possesso di tecnologie litiche elevate e dal comportamento sociale piuttosto avanzato, al pari dei sapiens di diversi periodi paleolitici. Convissuto nell'ultimo periodo della sua esistenza con lo stesso Homo sapiens, l'Homo neanderthalensis scomparve in un tempo relativamente breve, evento che costituisce un enigma scientifico oggi attivamente studiato.

    Mi spiace, ma siamo tutti nati neri come il carbone... ( secondo il clima)

  18. Frank

    Calma ragazzi, vi state attorcigliando su voi stessi. I vostri punti di vista sono entrambi legittimi anche se pieni "vissuto". Non bisogna perdere di vista l'oggetto del discutere, cioè superare qualsiasi definizione e puntare  sulla dignità e parità di diritti primari (carta). Supponiamo che la biologia ci sveli che siamo diversi e allora??? Un africano come un europeo o asiatico o quel che volete continuerebbero a nutrirsi, procreare, camminare, ecc. nello stesso modo. Quel che cambia, che stato diverso e probabilmente spero continui anche nel futuro è il modo di pensare che, nella varietà, rappresenta la ricchezza del pensiero umano. Su questo ultimo punto ci si gioca la pace e il futuro, convivere sullo stesso pianeta non vuol dire mischiarsi (cultura) per forza. Da parte mia sono convinto che i luoghi di sovrapposizione, seppur con tutti i problemi che ben conosciamo, saranno i più fecondi. Tutti i discorsi su predatori e predati sono vani chi ha il potere di prevalere prevale indipendentemente dalla varietà umana del caso, questa volente o nolente è una caratteristica della nostra specie. Vi ricordo che sto vedendo con i miei occhi quel che le varie etnie nere stanno combinando a sfavore delle altre minoranze in questo bellissimo paese in cui vivo. Quasi sempre carnefice e vittima possono scambiarsi il posto senza alcuna differenza. Se vi va di farlo potete guardare o riguardare il nostro Albertone nazionale nel film " Fin che c'è guerra c'è speranza",  in questo caso illuminante.

    Ancora una cosa, sopra si parlava di stili di vita e le ricadute sulle altre, ma anche la propria, popolazioni. Questo penso sia il problema principale dettato dal sistema economico consumista e fino a quando questo permane anche le regole rimarranno quelle di cui sopra. Giusto un esempio per capirci: tempo fa papa Francesco iniziò una polemica sullo spreco di cibo, ora lungi da voler giudicare il papa non avendone titolo ne le capacità però mi limito ad osservare: primo, per quale magia se io mangio meno chi è povero si ritroverebbe di più nel piatto???? Secondo, se io(tutti) consumo meno cibo e quindi nel complesso il mercato richiede meno prodotti chi pensate che sia il primo a perdere il posto di lavoro nella piramide economica quello che sta all'apice o nel mezzo o chi sta alla base????? Cari amici il discorso è complessissimo e non è certo stabilendo la percentuale di Neanderthal nel Sapiens che risolverà nulla, quando anche una semplice "sparata papale" fatta sicuramente nelle migliori intenzione potrebbe provocare un'ondata di miseria da qualche parte sul globo.

  19. caro Frank, il discorso si sta spezzettando in varie ... sottospecie. La specie umana è quella che è e andrebbe vista nel suo contesto generale.

    Il clima ha causato le migrazioni dall'Africa verso il resto del mondo. Quando il Sahara era fertile, ci si fermava lì, poi c'è stato bisogno di muoversi e cercare e poco importa quale specie o sottospecie era presente negli altri luoghi. Abbastanza strano è il fatto che mentre l'homo africano ha predisposto migrazioni, l'homo europeo ha subito pesantemente le glaciazioni senza stimolo alcuno. Un segno, per piccolo che sia, che le migrazioni identificano la specie dominante, quella in grado di cercare il meglio. E' un po' come quando si dice che l'uomo dovrà migrare su un altro pianeta attorno a una stella più sana della nostra. Migrazioni... all'inizio erano un segno di maggiore ragionamento e lungimiranza, poi le cose sono cambiate. Tuttavia, ciò che è veramente cambiata è la tecnologia, non la vera essenza della mente (Trump sa fare molte più cose di Pitagora, ma...).

    L'attuale migrazione avviene in un momento in cui ci si scontra con un gruppo a cui il clima ha concesso il tempo di pensare e non solo di procurarsi il cibo. Alla prossima glaciazione le cose potrebbero cambiare (come in fondo si evince dal racconto "Presidente"). Teniamo presente che l'evoluzione è stata ridicola... coprendo solo poche migliaia i anni (50 000 -30 000?). Il nord è stato favorito e invece di vedere davanti al naso ha pensato ad accumulare e vedere come schiavi gli altri, i diversi. Ma cosa sono 30 000 anni di fronte all'evoluzione di una specie? Un nulla, un attimo. Arriveranno altri climi  altre necessità. Alcuni toneranno indietro e altri avanzeranno e le migrazioni cambieranno rotta. Questa è la Terra e questa è la specie umana, come dice bene Sagan. Ciò che io dico è che finché non si capirà e non si ragionerà su tempi ben diversi non potremo che avere odio, guerre e rivincite.

    Come fare a dar da mangiare agli abitanti del Congo? Lasciare che siano loro a trarre i benefici delle straordinarie ricchezze del proprio territorio. Cari miei, Giordano Bruno aveva visto giusto, ma ricordiamo che i dinosauri sono diventati quasi uccelli in 180 milioni di anni... noi siamo ancora sui rami (malgrado la tecnologia che sarà cosa effimera e passeggera) e ne dovremo vedere di cambiamenti climatici e di migrazioni...

    Che volete farci, mi riesce difficile, a volte, pensare all'oggi o al domani, ma cerco di pensare al passato remoto e vedere il possibile lontano futuro. Non per niente solo un astrofisico come Carl... e sono abituato a scale di tempo e spazio molto diverse.

  20. Adelmo Rossi

    Buonasera, perdonate la mia intrusione in questo sito che ho “scoperto” (con molto piacere) solo da poco, che non posso certo dire di conoscere ed al quale mi permetto di esporre io mio punto di vista.

    Personalmente ritengo che, come quando si deve risolvere un problema scientifico, anche in questo caso sia bene “cambiare ottica” … e smettere di parlare di “razzismo”.

    Se decidiamo che l’argomento della discussione sia il “razzismo”, io credo che, implicitamente, abbiamo già “scelto il gioco e dato le carte” e … deciso chi dovrà “perdere il gioco”: ovviamente sarà il “razzista” (e, d’altra parte, dimostrare che uno è razzista è sicuramente più facile che dimostrare che l’acqua … bagna).

    Si potrebbe cambiare la parola “razzista”, con “pedofilo”, o con “incestuoso” e niente cambierebbe nella discussione: chi finisce per essere bollato come “razzista” (o “pedofilo”, o …) perde la tenzone e chi “non è razzista” (“non è pedofilo”, …) … ha ragione.

    A mio parere, però, si tratta solo di banale dialettica che, magari, può anche appagare qualcuno, ma che raramente risolve i problemi, perché è una soluzione troppo semplice, come collegare il razzismo al colore della pelle (che, in questo conteso, mi sembra sia principalmente quella nera, ma, io credo che poco cambi se invece è gialla, rossa … o bianca).

    Il problema, a mio parere, è legato alla nostra ancestrale paura di tutto quello che è “esterno” alla nostra … “tribù”, e qui, io credo, sta il nocciolo della questione: non è (solamente) un problema di “pelle” è (forse più banalmente) un problema legato alla appartenenza (o meno) ad un gruppo (spesso neanche tanto “grande”) che, in qualche modo, ha raggiunto un proprio equilibrio e che … ha paura di perderlo.

    Se si ha avuto la fortuna di girare un po’ il mondo (che non è certo passare il fine settimana a Parigi o le vacanze in qualche resort sul Mar Rosso) ci si rende conto che il “razzismo” esiste ovunque e che, talvolta, è anche esercitato contro quelli di pelle … bianca.

    Cambia qualche cosa?, ovviamente no: quando le “persone” (rosse, bianche, nere, gialle e magari pure verdi) si sentono messe in pericolo dalla presenza di “altre” persone “invasori” (rosse, …), esse reagiscono, “naturalmente”, in vario modo, ma direi che, “statisticamente”, le reazioni sono sempre … negative e repulsive; sicuramente ci saranno sempre delle persone che si avvicineranno “favorevolmente” (in base alle più disparate spinte emotive, o di interesse) al gruppo “invasore” ma, anche questa è una reazione “naturale”.

    Tutti noi conosciamo la Storia (anche abbastanza “recente”) il cui il “Razzismo” ha sicuramente fatto dei “grossi danni” ed ha sicuramente svilito il termine “genere umano”, ma io credo che, nello specifico momento che stiamo vivendo, di tutto possiamo parlare, ma non di “quel” Razzismo.

    In tutto il mondo ci sono “persone” che sperano di poter migliorare le proprie condizioni spostandosi in luoghi che appaiono loro come “mondi migliori”; non credo che ci sia alcuna differenza con situazioni quali:

    • lo spostamento (un po’ ovunque nel mondo) delle masse rurali verso le città a partire dall’inizio della industrializzazione;
    • lo spostamento (nell’Italia degli anni ’50-‘60) dei “terroni” (sic) del sud verso Torino, o Milano, o la Svizzera, o …;
    • la (attuale) “fuga dei cervelli” verso realtà universitarie o industriali estere che sono più remunerative;

    Ovviamente, se da una parte è “naturale” che le “persone” cerchino di vivere meglio spostandosi verso “mondi migliori”, è altrettanto “naturale” che altre “persone”, che già vivono nei “mondi migliori” siano ben contente di poter sfruttare la situazione e che altre ancora (che magari vivono “male” nei “mondi migliori”), vedano in questo solo un innalzamento della loro quotidiana competizione. Il fatto, poi, che gli spostamenti avvengano “lentamente o rapidamente”, che coinvolgano “piccole o grandi” masse, o che riguardino “persone” disposte o meno ad integrarsi con la “tribù”, conferisce al problema maggiore o minore speranza di soluzione “indolore”; non parliamo poi del caso in cui forze politiche e/o economiche e/o malavitose “fiutino il business” nella cosa.

    Questo, per me, è il “problema”: non ho la minima idea di come si possa risolverlo, ma io credo che la soluzione non si possa trovare, banalmente, dando dei “razzisti” a chi reagisce negativamente all’arrivo di elementi “esterni” alla propria “tribù”.

    Io credo che si debba cambiare ottica, prendendo atto che i “buoni” ed i “cattivi” sono , quantomeno equamente, distribuiti su tutti gli schieramenti ed esaminando il problema senza prima … “decidere il gioco e dare le carte”, … a meno che non ci si accontenti di una “vittoria dialettica”, che poco ha a che fare con la (ben più difficile da costruire e raggiungere) soluzione del problema.

  21. caro Adelmo,

    benvenuto!!!

    Condivido molte cose di quelle che dici ed è proprio la vacuità della parola in sé, che nemmeno dovrebbe esistere perché siamo una sola specie, che crea un paravento a un problema ben diverso e che ho cercato di spiegare nel post precedente. La mente umana è ancora ai primordi e risponde ai cambiamenti climatici (VERI) con le migrazioni. Solo recentemente le migrazioni si legano a esigenze più legate all'economia e alle guerre. Le migrazioni hanno portato a grandi conquiste come a grandi conflitti. Come dice Sagan, dovremmo vedere tutto dal di fuori e capiremmo la grande impreparazione dell'uomo, ancora in una fase evolutiva senza certezze sul futuro.

    Pensiamo alle piante... Niente migrazioni apparenti (ma i loro semi sì e come), eppure vivono in perfetta integrazione: la sequoia accoglie ai suoi piedi l'erba sottile e indifesa. Il fuoco stesso viene  considerato utile per la loro crescita. Dovremmo studiare i loro comportamenti e le loro soluzioni energetiche invece di rimbambire sempre di più le nuove generazioni con tecnologie inutili e negative per lo sviluppo mentale. Una specie che potrebbe anche scomparire senza grande danno per la terra...

    Il razzismo è qualcosa di insito nella mente primitiva dell'uomo e può benissimo ribaltarsi, siamo tutti della stessa specie e dobbiamo inventare qualcosa per manifestare al meglio il nostro egoismo, la nostra voglia di superiorità e di comando o, ancora meglio, la nostra paura e vigliaccheria. Visti da lontano, da una specie veramente evoluta, saremmo proprio considerati dei poveri imbecilli che vogliono conquistare l'Universo e nemmeno sono ancora stati capaci di sfruttare l'energia solare come fanno le piante... Primitivi, ignoranti e quindi cattivi. Ben poco sono serviti a migliorare le cose i pochi grandi geni, ossia coloro che sono riusciti a pensare, per pochi momenti, in grande...

    Speriamo solo che gli alieni che incontreremo prima o poi siano veramente evoluti... se no capiremo cos'è il vero razzismo stellare...

  22. Luigi

    Caro Frank,

    dal mio punto di vista hai colto il centro della questione...

    Non possiamo immaginare di vincere tutti, perché il nostro è un "gioco a somma zero".

    Ovviamente non è "quanto mangi" che riempirà il piatto di altri... ma quanto sarai disposto a pagare le risorse ed il lavoro (rinunciando a parte dei tuoi consumi)...  :wink:

    In definitiva un pollo da 1 kg dovrebbe costare 15 euro (non 3!!!)... ed il grosso del guadagno dovrebbe andare all'allevatore ed alla gallina che ha fatto l'uovo.   :mrgreen:

  23. Frank

    Si Luigi, esattamente quel che volevo dire e posso fare anche altri esempi riguardo un consumismo ottusamente inutile. Durante il recente soggiorno in Italia per motivi vari ho percorso oltre 4200 Km e ho notato che il prezzo della benzina, dagli italiani, è considerato basso visto che tutti guidano senza la minima attenzione ai consumi, escludendo qualche camion non ricordo di aver mai superato nessuno. Il solo rispetto dei limiti, mi pare sia anche "obbligatorio", farebbe risparmiare senza sforzo il 20/30% del carburante. Occorre anche ricordare che poi gli stessi, non solo loro naturalmente, sono quelli che si lamentano dell'inquinamento dimenticando che quanto esce dal tubo è direttamente proporzionale a quanto si pigia l'acceleratore. Con buona pace del nostro carissimo Enzone tutto questo "razzismo" ha un'origine molto gretta, serve solo per mascherare la paura di perdere la posizione economica raggiunta. Non vedo in giro del razzismo serio tipo quello di Hitler o l'apartheid sudafricana cioè un razzismo che per prima cosa definisce la propria razza come eletta e poi c'è tutto il resto. Figuriamoci in Italia, il paese per eccellenza del campanilismo e dei mille e più dialetti, come si possa riuscire ad identificare la propria razza. Si tratta solo di ignoranza e ottusità contro il "pericolo" di turno, devo forse ricordare i milanesi che si lamentavano dei bergamaschi quando, molti anni addietro, andavano a lavorare a milano??? Gli epiteti non mancavano certo e non erano delle carinerie, ancora oggi dalle mie parti si sente dire "sei peggio di un bergamasco". La vera sfida sarà come elevare i nuovi senza sottrarre, o il meno possibile, a chi già gode di uno stile di vita "elevato", risorse globali permettendo e anche nell'ottica di pensare alle generazioni future. Penso che la condizione prima per vincere questa sfida sia che tutti debbano mangiare la mela della conoscenza, con degli stupidi e soprattutto ignoranti consumatori non si va da nessuna parte, la strada da fare è parecchio lunga.

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