Giu 14

Il Presidente

In fondo capita proprio a fagiolo... chissà...

Secoli e secoli di sfruttamento. Le loro tradizioni umiliate, stravolte, cancellate. Civiltà millenarie ridotte a sceneggiate cinematografiche e ridicolizzate. Quante guerre avevano dovuto subire e quante stragi. Infine, una lenta, spesso ipocrita, risalita verso la conquista dei minimi diritti civili e sociali. Anche se oggi sembrava che l’enorme baratro che si era scavato tra le due razze si stesse chiudendo del tutto, pochi ci credevano veramente. Troppi personaggi che si erano battuti con tutte le loro forze per sanare l’assurda gerarchia umana erano stati uccisi da gruppi di fanatici. E loro, i reietti, avevano dovuto chinare ancora una volta la testa e subire in silenzio. E’ vero, avevano acquisito il diritto di frequentare le stesse scuole dei loro ex padroni, di entrare negli stessi locali pubblici, addirittura di votare. Ma spesso l’ignoranza e la memoria storica li continuavano a far vivere appartati e timorosi. E poi le migliori Università, le posizioni di prestigio, le cariche più importanti, rimanevano sempre un lontanissimo sogno.

All’inizio tutto cominciò quasi in sordina. Piccoli gruppi di “fortunati”, che avevano potuto lasciarsi alle spalle l’apatia atavica in cui li avevano costretti ed erano riusciti a studiare e a occupare posti di lavoro meno umilianti della media dei loro simili, cominciarono a inserire nei loro fratelli uno spirito nuovo e orgoglioso. Sì, si poteva tentare, si poteva risalire la corrente fino alla cima della montagna. Bastava crederci, bastava lottare sconfiggendo il nemico più grande: l’ignoranza e la remissione. Scelsero il migliore, il più bravo a parlare, il più freddo nel subire e il più ardente nel comunicare. Anch’egli aveva raggiunto un livello sociale molto alto, senza però mai perdere di vista la sua gente e i valori umani più elevati. Lo convinsero a buttarsi in politica, superando le prime occhiate di scherno e d’indifferenza. Lui non se ne curò e continuo con rigore morale e lucidità organizzativa.

Non divenne il paladino della sua razza, ma il difensore di tutti i reietti e dei principi più puri. Aprì anche una breccia nei cuori e nelle speranze dei suoi antichi antagonisti, almeno in quelli che credevano ancora in qualcosa che non fosse violenza e potere assoluto. Il suo fascino sincero distrusse muri atavici di sospetti e d’incomprensioni. La sua visione innovativa si allargò a macchia d’olio. Prima dovette conquistarsi il posto all’interno del suo stesso partito. Forse all’inizio la sua forza morale fu sottovalutata, pensando che tutto finisse come una bella fiaba, chiudendo il libro che aveva portato un attimo di emozione fantastica ma irreale. E invece la sua era una storia vera e concreta. Il suo rivale se ne rese conto troppo tardi e reagì in modo insensato, con accuse e attacchi violenti. Si rivolse agli elettori, sbagliando l’approccio, chiedendo di dimenticare i sogni e tornare alla realtà, magari ipocrita e banale, ma sicura e collaudata.

Sbagliò in pieno, perché ormai molta gente di entrambi i colori aveva cominciato a pensare con la propria testa e a rivalutare valori ormai dimenticati. E il nostro eroe, lucido e convinto giunse inaspettatamente alla vittoria. Era stato proprio lui a essere scelto per lottare contro la forza dirompente dei più severi e radicati conservatori. Non si poteva sperare di più, ma Il suo trionfo rappresentava comunque una conquista inaspettata e un salto civile enorme che avrebbe lasciato il segno per sempre. Tuttavia, proprio in quel momento di rilassamento e di appagamento, venne fuori la vera carica morale del nostro paladino. No, non poteva abbassare la guardia proprio adesso, accontentarsi e lasciare incompleta la sua opera che tanti cuori e tante menti aveva aperto e illuminato. Andando forse perfino contro i propri sostenitori, già contenti e orgogliosi, si convinse che era solo all’inizio. O adesso o mai più.

Aveva di fronte una macchina da guerra collaudata e perfetta, sicura dei propri poteri acquisiti con la forza e il denaro. Aveva dominato il mondo, aveva punito chi non la pensava come lei, aveva dettato le leggi universali. Come poteva mai pensare lui, piccolo Davide, di sconfiggere Golia? E Golia all’inizio se ne curò poco, certo dell’apparato modernissimo, capillare e ricchissimo che lo sosteneva e lo appoggiava. Scese in campo con la consueta strategia, fatta di luoghi comuni e di promesse ipocrite. Non si rese conto che molti, troppi avevano aperto gli occhi ed erano stufi di ingurgitare passivamente la solita minestra riscaldata, propinata fino all’ossessione dai Media. Erano stanchi di guerre sante, di violenze gratuite comandate dall’interesse economico, volevano aria pura e nuova; anche a costo di sbagliare.

I soldi a disposizione di Golia erano tanti, ma presero i soliti canali ben collaudati e stantii. Intanto però Davide, facendo leva sulla ribellione morale dei singoli, mise una moneta sopra l’altra fino a farne una montagna ancora più maestosa. Capì che non era necessario partire dall’alto, ma che si poteva ottenere lo stesso iniziando dalla base più umile e povera. La fortuna gli venne anche incontro. La società attuale ebbe un tracollo finanziario. Le sicurezze più declamate subirono una sconfitta terribile. Tutte le illusioni e le promesse crollarono per l’ingordigia sempre più insaziabile dei falsi potenti che sulla debolezza della massa si erano costruiti un impero. Le roccaforti conservatrici caddero una a una. I castelli di carta si sgretolarono al vento. La gente, finalmente indifferente al colore della pelle, si riversò come un fiume in piena verso una pianura in cui poteva ancora crescere il grano della lealtà e della speranza.

Fu un trionfo per il piccolo Davide, mentre Golia, leccandosi le ferite, ancora incredulo, abbassò il capo, capendo forse anch’egli finalmente che era venuto il tempo del cambiamento. Accettò la sconfitta senza rabbia e rancore. Ora si apriva una nuova era e lui ne diventava spettatore. Davanti all’enorme palco costruito in fretta e furia, erano già giunti milioni e milioni di persone pronte ad acclamare il loro eroe, ma anche se stesse e la nuova forza che le aveva possedute. Anche molti ex nemici, rimasti tali fino all’ultimo, s’inserirono in quella massa festante. Solo pochi gruppi di sconfitti piansero la loro superbia, sentendo sgretolarsi l’orgoglio insensato e ottuso che li aveva dominati.

Poi Davide apparve commosso, luminoso e sereno insieme alla sua famiglia. Il boato si sentì in tutta la nazione, la più grande e potente del mondo, la più ricca e moderna, la Congola, che occupava ormai l’intero continente africano. Il suo primo presidente “bianco” esclamò: “We did, ce l’abbiamo fatta!”

11 commenti

  1. Daniela

    Concordo con Vin-Census, la storia dimostra che le vittime ci mettono poco a diventare aguzzini. Penso, per esempio, ai cristiani prima perseguitati, poi persecutori di infedeli con le crociate, e oggi considerati infedeli (da convertire o uccidere) dagli integralisti ex-infedeli...

    Il razzismo dei giorni nostri è solo una sfaccettatura di quel caleidoscopio che è la natura umana, fatta di cattiveria e di altruismo, di ignoranza e genialità, di arrivismo e di umiltà. Perché, non dimentichiamocelo, non esiste solo il male, ma purtroppo è quello che fa più notizia!

    Chissà perché mi è venuta voglia di riascoltare questo... Un pallido puntino blu (Carl Sagan)

     

     

     

  2. Eh sì, cara Dany, ogni tanto risentirlo non farebbe male e ci renderebbe più umili e più uguali. La fatica per eliminare le differenze tra chi ha fame e chi spreca, chi ha una casa e chi vive nelle capanne, chi può andare a scuola e chi no, chi ha la tecnologia e chi non sa nemmeno cosa sia, chi vede morire il proprio figlio e chi lo coccola fino a farlo diventare una specie di robot, e tante altre, sarebbe infinitamente più leggera di quanta ne è stata fatta per guadagnare un piccolo insignificante ed effimero potere (di Pulcinella): guerre, morti, distruzioni, schiavitù, religioni prezzolate, ecc., ecc. La specie umana non si è ancora evoluta abbastanza per capire cosa sia realmente meno faticoso. Avrà tempo per imparare? Magari guardando gli animali che di esperienza ne hanno molta di più???

  3. Gianni Bolzonella

    Leggendo i tuoi commenti e questo articolo prendo atto che l’etica non c'entra niente,che le razze come dimostrato da ponderosi e benedetti studi non esistono,e che la competizione naturale non è naturale ma posticcia e criminale.Se penso alle piante nel mio giardino che fanno una competizione boia per la luce tra loro!Il futuro è il tempo dell’utopia e a questo futuro viene regolarmente sacrificato il presente Non solo, il beneficiario delle magnifiche sorti che brilleranno al sol dell’avvenire non è mai la persona fisica concreta, ma sempre qualche categoria astratta: il mercato, la classe operaia, l’umanità
    La dobbiamo a Lenin e suona così: “Costringeremo l’umanità a essere felice, costi quel che costi”.Una storiella sagace che circolava nella Russia sovietica può degnamente concludere queste riflessioni: “Compagni, sappiate che nell’occidente capitalista regna lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo! -E qui da noi?- l’esatto contrario!”.Il fatto è che ogni utopia promette uno stato di cose perfetto e, non potendo esibirlo qui o là, lo promette per domani (ripetendo lo stesso l’indomani).
    La vera universalità non è la distruzione del particolare, dell’etnico, del nazionale, del religioso o del culturalmente delimitato, ma la piena realizzazione dell’essenza di tutte queste caratteristiche. L’uomo etnico è la strada per giungere all’uomo universale, la realizzazione dell’autentica esistenza del Dasein concreto ci porta a toccare la possibilità mai sperimentata fino in fondo del Dasein universale.
    Per questo il moderno universalismo è assolutamente sbagliato. Esso divide i popoli in monadi atomizzate ed individualistiche e ciò non porterà mai al concetto di universale, anzi ne contribuisce all’allontanamento. Cercare di arrivare a immaginare, senza alcun tipo di concetto collettivo (etnico, culturale, religioso e così via) un uomo universale ci conduce solo alla macchina, distruggendo tutto ciò che rimane di umano in noi.Oggi vigono i totem della tolleranza, dell’identico, dell’Unico.Nelle grandi università anglosassoni, incubatrici di quanto è avvenuto nell’ultimo mezzo secolo, si è arrivati a imprimere bollini rossi sulle opere di Shakespeare, colpevoli, secondo il criterio del politicamente corretto, alternativamente di sessismo, razzismo e di non sappiamo che altro. Il tribunale supremo ha pronunciato la sua sentenza, pure Dante è sospetto, la stessa Bibbia rischia grosso. Nel futuro prossimo, i melomani dovranno rassegnarsi ad un Rigoletto censurato di almeno due arie, Cortigiani vil razza dannata (discriminazione e uso di parola proibita, razza) e La donna è mobile, poiché, “qual piuma al vento, muta d’accento e di pensier” è sessismo misogino della peggiore specie!Hanno lottato con tutte le forza per distruggere la cultura popolare e quella dei ceti superiori. Destrutturare, decostruire, demitizzare. Ci sono riusciti perfettamente, realizzando inconsapevolmente il lavoro dei liberali, il cui orizzonte è oltrepassare ogni limite. Screditata la morale naturale, irrisa la famiglia, ucciso il padre, gettata nell’inconsistenza ogni forma di spiritualità, bombardate le casematte delle religioni e della morale, vince il più forte che, inevitabilmente, è chi sa mentire meglio ai popoli. La menzogna comunista si è rivelata meno duratura di quella liberal capitalista. Non resta che tessere una tela diversa, nella quale l’uomo torni a recuperare tutte le sue dimensioni. Esiste la festa dionisiaca e l’ordine apollineo, la materia ma anche lo spirito, lo sguardo rivolto in alto, i diritti come i doveri, il consumo insieme con la gioia della frugalità e della vita comunitaria.

    Hanno costruito un’umanità di terz’ordine, scomposta, priva di centro, dedita all’istinto, regressiva. Hanno eliminato diritti naturali e sociali, facendo credere che il desiderio, il capriccio, l’istinto elevato a norma siano sacri diritti individuali. Hanno creato un Quinto Stato disumanizzato, deplorevole, privo di argini, miliardi di atomi gettati a caso in un mondo a cui hanno sottratto ogni domanda di senso. Se mai avverrà, e ne uscirà soltanto attraverso forme di restaurazione della coscienza. Qualcuno sa immaginare il significato di onore, dignità, decoro, spirito, morale, famiglia, identità, lotta, sforzo collettivo, per la post umanità del Quinto Stato?

    Il Terzo Stato del 1789 ha vinto trasformandosi come uno Zelig, nazionalista nel secolo XIX, antiborghese permissivo dopo il 1968, NEO FEUDALE MONDIALISTA a seguito della caduta del comunismo novecentesco. La moltitudine, con buona pace di Toni Negri e Michael Hardt, ha perso perché ha fatto suoi i disvalori dell’Altro. Servi senza coscienza e senza livrea, alla fine reclamano solo una fetta della torta. Il Quarto Stato, almeno, cosciente di sé, voleva cambiare il menù, non conquistare un posto alla tavola del Signore.

    Buona Domenica gente!

  4. caro Gianni,

    che dirti? Tu continui a ragionare in termini umani e come tale giudichi l'Universo. Una specie è uno dei tanti tentativi per trovare un'armonia cosmica come quella delle stelle. Molte specie si sono adattate meglio di altre. Molte sono state spazzate via. La natura è una mamma molto severa... Troppa arroganza in questa accozzaglia di molecole ancora molto, troppo primitiva, ma già capace di sentirsi padrona... Se non lo fossi anch'io mi verrebbe da ridere... :wink:

  5. Gianni Bolzonella

    Caro Vincenzo,ma dove la trovo io una famiglia di persone che ragionano,si confrontano amichevolmente rispettando l'altrui pensiero,anche non prettamente scientifico qualche volta,come in questo magnifico blog.Vi voglio bene gente.Ciao a tutti!

  6. caro Gianni,

    una famiglia... cosmica!!! Umiltà, sincerità, rispetto degli altri ma anche dei propri pensieri...

    cosa sarebbe il Circolo senza di te??  :-P

  7. Gianni Bolzonella

    CANNABIS LIBERA E AUTARCHICA
    Maurizio Blondet 19 giugno 2018
    di Roberto PECCHIOLI

    Non si parla di razza,si parla di veleno,di disfacimento.

  8. Mario Fiori

    Arrivo tardi ma arrivo, arrivo per ascoltare un bel racconto, un racconto che contribuisce in qualche modo a cacciare una parola che odio (difficilmente odio qualcosa e solitamente non odio qualcuno) : Utopia.

    A mio parere è una parola inventata per non fare il minimo sforzo, per non pensare e provare a tradurre i pensieri in azioni.

    Cambiare a volte si potrebbe ed anche con uno sforzo non immane, ci bloccano l'orgoglio, l'astio, l'emulazione del male , beh non è poco direte , ma ripartire dall'Essere Umano , guardare con altri occhi gli altri esseri ed attori , può e deve portare all'Unità, non all'omologazione, alla comprensione nella diversità .

    Grande Gianni poi, grande Gianni.

  9. Gianni Bolzonella

    Grazie Mario,troppo buono.Quando scrivo,visti i limiti della mia formazione culturale,mi avvalgo di ausili esterni,ma da me condivisi in toto su quello che pubblico.Come lo scienziato,quando misura qualcosa deve chiedersi,grande rispetto a chi, a che cosa,e in quale punto dello spaziotempo?Pure in altri ambiti dell'agire umano credo,dobbiamo usare lo stesso metodo.Un bicchiere d'acqua ti salva la vita,due litri d'acqua al giorno ti mantengono in salute,ma se ne bevi un metro cubo perderemo la vita.C'è gente che dice siccome l'acqua fa bene e salva la vita...L'idea personale che noi abbiamo del bene e del male cambia di continuo a seconda del contesto,essere troppo rigidi solo perché "ipse dixit",porta qualche volta a disastri.In compenso nel giorno e nel mese,ma di qualche anno fa,nacque un signore di ottime prestazioni mentali e signorilità che si chiama Vincenzo,noi che lo apprezziamo e lo stimiamo,gli facciamo tanti auguri di buon compleanno.Ciao Mario,auguri Vincenzo e buone letture a tutti.

  10. Grandi Mario e Gianni e grazie per tutto!

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