Mar 24

I RACCONTI DI MAURITIUS: La dieta tibetana (nei giorni del virus)

Poteva il nostro Mauritius rimanere insensibile dopo che il suo ordine online, preparato con tanta cura e l'acquolina in bocca ad ogni clic, è andato improvvisamente in lockdown? No che non poteva... e, siccome è una personcina educata, invece di organizzare un flash mob a suon di parolacce, ha messo a tacere i nervi rispolverando un vecchio racconto e adattandolo alla situazione.

Fate tesoro dell'idea, di questi tempi potrebbe essere utile!  Daniela

 

LA DIETA TIBETANA (NEI GIORNI DEL VIRUS)

di Maurizio Bernardi

...di colore rosso rubino, ma invecchiando assume riflessi aranciati. Odore molto gradevole e complesso, elegante e intenso. Sapore asciutto, caldo, morbido e vellutato. Gradazione alcolica 13 gradi. Va servito a temperature oscillanti tra i 20 e 22 gradi. Stupendo vino per arrosti di carne rossa, cacciagione e particolari formaggi, non eccessivamente piccanti.

“Questo è veramente ottimo!”  disse con entusiasmo il ragionier Gualtieri alla moglie, mentre ampliava il riquadro della descrizione del prodotto fino a riempire tutto lo schermo. “Si, questa sera vada per il Barbaresco” soggiunse soddisfatto della scelta.

La signora Gualtieri sorrideva fissando l’immagine della bottiglia. Il mondo intorno non esisteva più.

Restarono profondamente concentrati per due o tre minuti; poi lei mormorò “Per me basta così, sento che comincia a darmi alla testa”.

“Va bene”, le rispose il marito, distaccandosi a malincuore dalla contemplazione, “allora passiamo al banco della gastronomia”.

Posò l’indice sullo schermo, per accedere alle immagini delle “specialità gastronomiche”, ma, come spesso accadeva, il tocco impreciso del polpastrello attivò la riga sottostante e comparve il ricco assortimento di foto dei prodotti da forno e della pasticceria.

Un irresistibile effluvio virtuale di brioches appena sfornate li investì facendoli trasalire. La donna rabbrividì di piacere.

“Aspetta, solo un minuto”, mormorò, aspirando voluttuosamente l’inebriante profumo virtuale.

“Lascia perdere, lo sai che poi ti sale la glicemia; e poi, tutte quelle calorie...”.

“Hai ragione, caro, andiamo avanti”.

Ancora pochi appropriati tocchi sullo schermo ed apparve il banco della salumeria-rosticceria. Eccitanti antipasti di mare, prelibati sottoli e sottaceti, verdure fritte in una deliziosa pastella, carpacci di pesce spada, salmone, montagnole di caviale beluga, e ancora: aragostelle in spume di maionese, rosei prosciutti, insaccati di ogni tipo dal morbido allo stagionato, a pasta grossa o fine, dolci o piccanti, voulevant a forma di ostrica da cui si sprigionavano verosimilmente aromi inebrianti, colori, odori e sapori da capogiro.

Gualtieri deglutì in preda ad una profonda emozione. Da dove cominciare?

Nel sottomenù, sulla sinistra del video, l’elenco dei surgelati, le torte alla panna e cioccolato, i semifreddi ai frutti di bosco e c’erano ancora altre tappe importanti prima di concludere la navigazione nel catalogo online della Esselunga.

Forse, pensò, dovremmo controllarci di più.

Tutto era cominciato nella tarda estate dell’anno prima, quando aveva letto su Selezione la storia di quel monaco tibetano che era sopravvissuto per vari mesi senza toccare cibo, semplicemente nutrendosi dei ricordi di pasti consumati in passato.

La cosa straordinaria era che il monaco era addirittura ingrassato durante il periodo di digiuno. A dire il vero Gualtieri aveva avuto modo di sperimentare, su scala ridotta, qualcosa di paragonabile, da quando, per l’aumento dei prezzi, aveva dovuto rinunciare a qualcuno dei suoi sfizi gastronomici.

Una sera si era fermato davanti alle vetrine di Peck, osservando gli oggetti del desiderio con la stessa malinconia di un amante respinto e, proprio allora, si era accorto che l’intensità dei suoi sguardi aveva realizzato il prodigio di nutrire, attraverso la sua mente, il suo corpo. Aveva letteralmente mangiato con gli occhi un intero tartufo di Alba. La sera seguente aveva assaporato un delizioso Brunello di Montalcino, attraverso la vetrina di una lussuosa enoteca e si era rinforzata in lui l’idea che se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, è pure vero che è possibile al resto del corpo partecipare al banchetto.

Così, avendo avuto conferma delle sue fantasie dall’episodio del monaco tibetano, aveva cominciato ad esercitarsi, prima da solo e poi con la consorte, a trasformare ogni sorta di immagine, di aroma, di percezione sensoriale in risorsa alimentare concreta.

La loro vita era profondamente cambiata. Andavano a fare la spesa senza carrello: in realtà non acquistavano quasi più nulla, niente alimentari, niente detersivi per lavastoviglie, spugnette, rotoli di carta da cucina… niente.

Semplicemente passeggiavano da un reparto all’altro, osservando di tanto in tanto sugli scaffali e sui banchi le cose più costose, quelle che mai avrebbero potuto permettersi di acquistare, facendole proprie con lo sguardo, irridendo alle telecamere di sorveglianza che vigilavano nascoste negli angoli.

La cosa era andata avanti per mesi. Il Natale era stato davvero memorabile: mai avevano potuto permettersi tutte quelle costose raffinatezze. Costose, ovviamente solo per gli altri che avevano necessità di interagire materialmente con gli alimenti, non certo per loro che ne traevano virtualmente l’essenza, solo vedendoli.

cibo_virtuale

 

Quando erano arrivati i giorni del confinamento domiciliare, per contenere il contagio da coronavirus, la loro vita quotidiana non ne aveva minimamente risentito.

Invece di andare a fare la spesa  con mascherine e guanti, con in tasca il modulo di autocertificazione per giustificare la loro uscita, invece di fare la lunga coda per farsi misurare la temperatura corporea prima di accedere ai reparti del supermercato, se ne stavano comodamente in poltrona, con il tablet sulle ginocchia, non per emettere ordini di merce la cui consegna forse non avrebbe mai avuto luogo, ma semplicemente per sfogliare il catalogo online e immergersi voluttuosamente in quelle ghiotte immagini di cibi e bevande. Di altri prodotti, come dentifrici o carta igienica, non avevano alcuna necessità.

La voce della moglie lo distolse da quelle riflessioni. “Caro, credo sia meglio chiudere la connessione, adesso; mi è venuto un po’ di mal di pancia... sai, quel cioccolato svizzero, forse ne ho guardato troppo.”

 

Tutti i racconti di mauritius sono disponibili, insieme a quelli dell'amico Vin-Census, nella rubrica ad essi dedicata

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