02/09/21

Cercare di confermare o cercare di negare *

"Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato"

Albert Einstein

Facciamo un semplice esempio che può farci capire, in qualche modo, la strategia che si nasconde in questa frase, che deriva dal metodo scientifico definito da Galileo e passa attraverso il metodo deduttivo per aprire le porte al criterio di falsificazione di Popper. Non andiamo a fondo dei vari metodi, dato che si cadrebbe facilmente più nella filosofia che nella Scienza, ma cerchiamo di applicare le parole di Einstein a molti accadimenti della vita reale e non solo alla fisica.

Io decido una certa regola e propongo un esempio di successione numerica che risponde a questa regola. La persona a cui mi rivolgo deve cercare di indovinare che regola ho usato. Per ottenere questo, può propormi una successione che risponda o non risponda alla mia regola, alla quale io risponderò, ovviamente, SI o NO. A questo punto chiederò: "Qual è la regola che ho usato?".

Facciamo un esempio numerico molto semplice:

La mia presentazione sia ad esempio:

2, 4, 8

Normalmente (e questo è qualcosa che capita veramente in tutti i campi e -purtroppo- anche nella scienza), l'intervistato cerca di riflettere e "capire" cosa lega i tre numeri. Dopodiché mi propone un'altra serie numerica a cui devo rispondere SI o NO. Beh... 4 è il doppio di 2 e 8 è il doppio di 4. Forse l'intuizione più comune porterebbe a propormi qualcosa che segue questa regola... magari:

8, 16, 32

Io rispondo SI, ossia la successione che mi è stata proposta segue la mia regola. Poi aspetto che l'intervistato mi esponga la regola che secondo lui ho usato. E' quasi ovvio che mi risponderà ogni numero successivo è il doppio di quello precedente. Io non posso fare altro che rispondere: "NO, questa non è la mia regola!".

Passo, allora, a fare la stessa domanda a un'altra persona che può benissimo aver sentito la prima discussione. Questa riflette un po' di più e  pensa che per ottenere il numero successivo possa sommare il numero 2 in modo crescente, ossia:

2 + ( 2) =4

4 + (2 + 2) = 8

8 + (2 + 2 + 2) = 14

14 + (2 + 2 + 2 + 2) = 22

Con uno sguardo gioioso mi propone:

8, 14, 22

Io rispondo SI, ma quando mi spiega il tipo di regola che ho usato, sono costretto a rispondergli NO.

Non vogliamo certo proseguire ancora negli esempi, dato che vi sono strategie sempre più complicate per confermare la successione di partenza (2, 4, 8), ma agendo in questo modo le mie risposte saranno sempre SI e NO.

Cosa sta succedendo? Quello che Einstein non voleva. Si cerca di trovare la regola della successione, cercando soluzioni che diano risposte positive. In altre parole, si cerca di avere conferme alla regola che si è pensata. Molto meglio e molto più velocemente, si otterrebbe un vero risultato, cercando di ottenere una risposta negativa fin dalla prima proposta. Ad esempio, se mi si proponesse:

3, 9, 6

io sarei costretto a dire subito NO. Un NO che è utilissimo per capire la mia VERA regola. Il NO, infatti, rende quasi immediata una riflessione molto banale: i numeri della successione devono essere crescenti. Ma allora perché non tentare subito la regola più semplice? Dopo il mio NO, mi proporrebbe: "La tua regola è di inserire nella successione solo numeri positivi crescenti, senza tenere assolutamente in conto fattori due o cose più complicate". In poche parole qualsiasi successione del tipo:

1,8, 23

L'importante è che nella successione non compaia mai un numero che è minore dei numeri precedenti.

Riassumendo: è molto meglio cercare subito una risposta negativa, piuttosto che cercare di affinare sempre più una legge attraverso conferme.

Tornando ad Einstein: meglio trovare subito una falsità nella legge per capirla meglio che non cercare di affinarla seguendo l'idea di partenza e cercando continue conferme, basate su un castello di carte che prima o poi crollerà, ma rubando tempo inutile.

Non voglio fare esempi  più specifici, ma molte teorie sempre più seguite fanno proprio il contrario di quanto detto da Einstein. Si fondano su teorie prive di fondamenti osservativi solidi e cercano di trovare conferme attraverso continui arrangiamenti ipotetici e non veramente falsificabili. Molto meglio sarebbe cercare di negare con  dati realistici  l'ipotesi di partenza.

Non dimentichiamoci, infine, la lezione di Feynman:

http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2019/01/21/la-regola-morta-viva-la-regola/

E sempre Feynman...

"Uno degli strumenti più importanti della fisica è il cestino della carta straccia"

"Un principio generale della fisica è che, non importa quello che una persona pensa, è quasi sempre sbagliato"

"Come scienziati, conosciamo i grandi progressi che scaturiscono da una soddisfacente filosofia dell’ignoranza e il grande progresso che nasce dalla libertà di pensiero; è nostra responsabilità ribadire il valore di questa libertà: insegnare che il dubbio non va temuto ma accolto e discusso; esigere tale libertà è un dovere nei confronti delle generazioni a venire"

6 commenti

  1. Paolo

    Caro Enzo, ma è per questo che una teoria per essere presa in considerazione deve essere confutabile ?

  2. Alberto Salvagno

    Caro Enzo, l'ultima affermazione di Feynman non può che riportarmi al dibattito sui vaccini. Premessa: sono un convinto bivaccinato con tanto di greenpass e confesso che mi sta sempre più montando la rabbia nei confronti dei dubbiosi. Sono però anche certo che Feynman abbia ragione: il dubbio va accolto e discusso! Il fatto è che mentre discutiamo la gente continua a morire di Covid. Non è che allora conviene intanto imporre la vaccinazione obbligatoria in attesa che il dibattito si evolva? Cioè il dubbio va coltivato, ma partendo da punti fermi che bisogna dare per acquisiti, se non ci si vuole ritrovare a navigare in un periglioso brodo di chiacchiere.
    Mi risulta che in Danimarca (paese di mia moglie), senza obblighi e senza grandi dubbi, quasi tutti si sono vaccinati e ora sono tornati a vivere abbastanza normalmente. Ho un dubbio!

  3. caro Albertone, non ho alcuna reticenza nel dire che io la penso come te!

  4. Daniela

    Concordo anch’io. Aggiungo solo che il dubbio a cui si riferiva Feynman non era di sicuro quel dubbio che il prof. Bucci, riferendosi alle posizioni di un noto personaggio pubblico, efficacemente definisce “Monòpoli del dubbio fuori luogo” https://www.google.it/amp/s/www.ilfoglio.it/salute/2021/09/04/news/sordita-selettiva-2861945/amp/

    Se ho un dubbio, delle due l’una: o sono un esperto della materia e fornisco prove a sostegno, o non sono un esperto e devo ascoltare le risposte di chi esperto lo è e sa interpretare i dati forniti dalle evidenze. L’alternativa è continuare a buttare benzina sul fuoco del dubbio per motivi di varia natura, ma di sicuro non scientifica.

     

     

     

  5. Ovviamente Dany... una cosa è dubitare senza un sostegno scientifico e un'altra è sollevare giuste reticenze  basate su evidenze dimostrabili.

  6. Frank

    Mah non mi avete convinto, applicare il metodo scientifico in questo caso è fuorviante, gli umani non sono logici almeno non come gruppo altrimenti sarebbe facile far governare gli scienziati al posto dei politici ma come abbiamo visto anche gli scienziati alla prova televisiva del dibattito hanno sparato un sacco di.... contraddizioni mostrando il lato umano e caotico. Riguardo l'obbligo vaccinale non mi pare una buona via, li conosciamo bene i cialtroni che ci governano e una volta aperta la porta chissà cosa possono arrivare a fare. L'obbligo vaccinale comporterebbe un irrigidimento dei no vax e vi voglio vedere obbligare quattro milioni di persone a fare quello che non vogliono, in un paese che manco riesce a far pagare le multe per divieto sosta. Si potrebbe tentare,come già accennavo ad Enzo l'ultima volta che ci siamo visti, di attribuire i costi dei ricoveri a coloro che rifiutando il vaccino sono poi finiti in terapia intensiva e quando si parla di recuperare cifre ben al di sopra dei 50 euro della sosta i mezzi per farlo ci sono. Purtroppo qualunque cosa si faccia avrebbe dei risultati, forse, in tempi lunghi rispetto al necessario.

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