23/03/22

In viaggio verso Stella

Al nostro caro amico Mario piacevano molto le favole che descrivevano le azioni del Cosmo. Con la sua sensibilità veramente straordinaria riusciva a intrufolarsi nelle pieghe della favola e viverla in prima persona. Ho voluto, perciò,  scriverne una tutta per lui e sono sicuro che riuscirà a leggerla e magari mandarmi anche uno dei suoi commenti preziosi. Chissà che questa volta la favola non sia la realtà...

Il nervosismo di Stella era arrivato a livelli altissimi. Le compagne, che condividevano il suo giovane ammasso, se ne rendevano conto e ne capivano perfettamente la ragione. Stella, così veniva semplicemente chiamata, era la più massiccia del numeroso gruppo e stava per compiere il passo decisivo verso la pensione. Non sapeva ancora se come stella di neutroni o come buco nero, ma poco importava, dato che ciò che era certa era la sua esplosione come supernova. Un momento temuto e aspettato con frenesia da qualsiasi grande stella.

L'Universo ha come strumento di evoluzione  ciò che gli esseri umani chiamano altruismo, per cui l'atto  di supernova è il momento più alto e inebriante, quello in cui tutto ciò che si è fabbricato in una vita, breve ma intensissima, viene regalato alle nuove generazioni stellari. Lei sapeva benissimo come fare a rilasciare tutti gli elementi necessari alla formazione di molecole molto complesse, capaci di innescare, in qualche pianeta delle sue compagne più piccole, la trasformazione in vita biologica. Tutto era perfettamente scritto e ognuno sapeva perfettamente i passi da compiere per arrivare allo scopo.

Il pianeta doveva mantenere condizioni stabili e durature, per non rischiare di bruciare i "semi" della vita che la Stella gli avrebbe regalato. Per essere precisi, "quasi" tutto veniva costruito da Stella ed elaborato nelle nubi interstellari prima dell'invio nella culla finale. Alcuni ingredienti fondamentali non rientravano in questa catena di eventi, soprattutto quando si voleva arrivare a una forma di vita "intelligente". Intelligente... una parola che avevano coniato le stelle, ma che sfuggiva alle loro capacità. Loro potevano creare e assemblare solo le molecole e spingerle verso la riproduzione, ma altre caratteristiche fondamentali dovevano essere costruite dalle stesse molecole una volta giunte al livello più alto possibile.

Le stelle non sapevano come ciò accadesse, ma avevano sentito parlare di "stati d'animo", di reazioni alle azioni che queste strutture molecolari così complesse riuscivano a ottenere. Chi, alla fine, decideva il tutto era il cervello, un sistema di controllo talmente sofisticato  che non sempre riusciva a stare sulla giusta strada. Lo stesso altruismo, dote fondamentale degli oggetti celesti, veniva spesso tralasciato e si arrivava a gesti "cosmologicamente" assurdi. Quegli esseri pensati avevano stabilito nomi per queste derive dalla strada maestra, che sapevano distinguere ma a cui davano spesso un'importanza relativa: cattiveria, violenza, potere, dominio, ricchezza e, limite inconcepibile, addirittura egoismo.

Solo raramente (e sempre più raramente) il cervello riusciva a seguire lo scopo stellare e associare alle azioni nomi ben più consoni al livello raggiunto: bontà, gentilezza, umiltà, fratellanza e, ovviamente, altruismo. Queste caratteristiche così peculiari della specie vivente più progredita non potevano essere creati da Stella, nemmeno nelle nubi tra le sue compagne . Lei, però, nella sua immensa volontà di regalare avrebbe voluto aiutare le molecole future -e soprattutto i cervelli futuri- a seguire la giusta direzione cosmica. Avrebbe voluto eliminare egoismo e la violenza imprimere, nel suo gesto finale, anche l'altruismo e la sensibilità. Stella pensava: "Se sono esseri umani, devono essere pregni di umanità".

Stella conosceva i processi fisici che portavano a questa azioni così diverse tra loro e anche se non poteva intervenire con i suoi mezzi,  doveva tentare qualcosa. Lei pensava: " Quegli stati d'animo erano senza dubbio caratteristiche insite nelle particelle elementari, soprattutto nei protoni. I cervelli li riuscivano a modificare nella loro essenza più profonda, forse lavorando sui quark o chissà su che altra sub particella nascosta nel microcosmo. Dovevano essere gli stessi protoni a diventare "buoni" o "cattivi" ed erano proprio loro a modificare in tal modo le capacità dei cervelli futuri".

Un catena, questa, che troppo spesso tendeva alla cattiveria. Probabilmente se i "buoni"  fossero molti di più fin dall'inizio della vita, le cose sarebbero potute cambiare. In fondo,  il Cosmo ha  permesso la sopravvivenza della materia rispetto all'antimateria solo attraverso una  quantità enormemente superiore della prima. Perché, allora, non agire con un'analoga strategia? E allora Stella decise: "Se non posso fabbricare io stessa i protoni buoni, posso sempre recuperarli dove essi esistono, accumulati e poi inserirli nel mio regalo finale. Protoni buoni formeranno sicuramente  cervelli "buoni" che produrranno solo e soltanto protoni buoni!"

Stella, sapeva molto bene come farli arrivare fino a lei, con la complicità delle sue compagne più piccole e degli stessi pianeti che li ospitavano. Il problema era solo trovarne in grande quantità. La sua ricerca fu frenetica e, alla fine, si trovò ad analizzare il terzo pianeta della piccola stella Sole. Ad un primo momento di euforia, dovuto alla grande abbondanza di cervelli pensanti, seguì una forte depressione: la maggior parte dei protoni erano cattivi. Lo si vedeva dalla mancanza di sincerità dilagante, dall'egoismo, dalla smania di far valere la propria forza, dall'ambizione ingiustificata e dall'idolatria sviluppata verso ciò che quegli esseri chiamavano "soldi". Non solo non pensavano agli altri, ma riuscivano perfino a distruggersi a vicenda. La reciproca distruzione, senza alcuno scopo altruistico deciso concordemente, era un qualcosa che Stella non riusciva proprio a capire.

Accidenti, doveva fare qualcosa... ormai il momento della sua esplosione era vicino ed era impossibile cercare altrove, con il timore che la stessa situazione fosse cosa più che comune.  No, non voleva darsi per vinta e allora decise, con un gesto che l'addolorava nel profondo, di strappare i protoni buoni a quei pochi individui che mostravano segni chiari e certi di possederli in gran numero. Purtroppo, molti erano ancora viventi, ma riflettendo a lungo, pensò che un sacrificio sarebbe stato fondamentale per sperare in un cambiamento futuro dei pianeti che le sue compagne stelle stavano già preparando all'interno del loro "bozzolo". Sembrava un'opera assurda: sacrificare i migliori e lasciar vivere i peggiori. Ma, lo scopo era troppo importante. Immettere un giusto numero di protoni buoni nei pianeti futuri avrebbe sicuramente cambiato l'evoluzione delle specie "intelligenti". E così Stella decise e scelse, anche se con un profondo dolore nel suo nucleo più interno. Tra il pianto di chi li amava, molti protoni buoni riuscirono a essere estratti da Stella.

Tra loro quelli, numerosissimi, di un carissimo amico, un fratello, per chi sta scrivendo. Socchiudendo gli occhi quando la notte è più fitta sono convinto di vedere quei protoni che stanno dirigendosi verso la grande Stella. E non mi sembrano nemmeno tristi, dato che la loro caratteristica fondamentale è proprio quella di aiutare gli altri, presenti o futuri che siano.

Buon viaggio Mario...

4 commenti

  1. Paolo

    Mi è sembrato anche a me di vedere alcuni di quei protoni che come Fiori si dirigono verso quella lontana  stella, affinché nell'universo fiorisca il meglio.

    Buona semina Mario.

  2. Alberto Salvagno

    :-)

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