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24/03/15

Un’avventura stellare di 345 anni *

Sotto la testa del Cigno (intesa come costellazione) apparve nel 1670 una “nuova” stella, ben visibile a occhio nudo. L’osservarono attentamente astronomi come Cassini ed Hevelius e l’astro nato improvvisamente prese l’ovvio nome di “nova sub capite Cygni”.

La posizione della nova ricordata da Hevelius. Fonte: Royal Society
La posizione della nova ricordata da Hevelius. Fonte: Royal Society

I secoli passarono e gli studiosi del Cielo le cambiarono nome (Nova Vulpeculae 1670 o anche CK Vulpeculae). Capirono sempre meglio cosa erano le “nove”: stelle di coppia che ingoiavano materia dalla compagna e che “bruciavano” periodicamente, attraverso reazioni nucleari, ciò che le era stato donato. Un lampo di luce che illuminava lo spazio e che si spegneva lentamente, in attesa di ricominciare l’abbuffata di materia verso una nuova esplosione.

Le cose, però, non andavano molto d’accordo con questa storia così normale. Malgrado le ricerche sempre più accurate, nulla di quanto ci si potesse aspettare compariva nel luogo dell’antica esplosione. La nova non poteva essere una nova! Qualcosa era sicuramente esploso, ma una vita normale di coppia non sembrava la ragione dell’evento. Sì, ma allora cos’era?

Solo negli anni ‘80 del ventesimo secolo  qualcosa si intravide nella posizione prevista: una debole nebulosità e nient’altro. Il mistero era ancora più misterioso. Bisognava cambiare occhiali e guardare meglio quella “macchiolina” indistinta. Era giunta l’ora di utilizzare quelli che davano il meglio nelle onde sub millimetriche e in quelle radio.

Ora tutto era molto più chiaro: vi è gas molto freddo, ricco di molecole. Anche i rapporti tra gli isotopi presenti nella nube mandano chiare informazioni sulla composizione di ciò che rimane al posto della nova. Qualcosa di molto interessante, ma che niente ha a che fare con il residuo di una nova!

Oltretutto la materia scoperta e analizzata è molta di più di quella che sarebbe potuta essere espulsa da una coppia in vena di giochi del tipo: “tu dai una cosa a me e io la brucio in un attimo”. Molta di più e di composizione nettamente diversa.

La ragione di quell’astro apparso dal nulla 345 anni fa è dovuto a qualcosa di ben più drammatico e definitivo: una collisione tra due stelle. L’urto violentissimo ha disintegrato la coppia lasciando solo un residuo circondato da tanta polvere, una stella che prende il nome di “rossa transiente”, una stella che assomiglia a quelle di classe M, ma circondata da un disco estremamente polveroso e denso.

Ciò che rimane della celebre  falsa "nova" vista con occhiali molto particolari. Fonte: ESO
Ciò che rimane della celebre falsa "nova", vista con occhiali molto particolari. Fonte: ESO

Chissà cosa direbbero gli astronomi del 1670 se lo sapessero?

Per saperne di più, ecco un relazione estesa dell’articolo originale (QUI)

2 commenti

  1. gioyhofer

    Chissà quante altre cose che al momento crediamo di conoscere e tra 345 verranno smentite....

  2. foscoul

    Ah! direi parecchie anche le teorie date per certe possono essere sconvolte da nuove osservazioni....

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