23/12/16

La “nostra” Relatività Generale è giunta alla fine…

Cari amici, saltellando un po’ e passando da spazio a tempo con voluta noncuranza, siamo arrivati alla conclusione della Relatività Generale, impostata per il lettore medio di questo Circolo.

Non risolveremo nessuna equazione (ben pochi lo sanno fare…), ma avremo una visione che spero risulti abbastanza chiara e completa. Andando per ordine: tra poco uscirà l’ultima puntata di “verso la RG” e poi inizierò il lavoro, non banale, di unire il tutto in un solo articolo che abbia una sua logica e una sua linea unitaria.

In  fondo, anche Einstein è arrivato alla sua teoria attraverso periodi di crisi e di illuminazione, saltando da un argomento all’altro senza nessuna apparente continuità di pensiero. Ciò che ha ottenuto, alla fine, non era certo la sua idea iniziale. A questo proposito, dopo l’articolo riassuntivo completo, penso anche di scriverne uno di tipo puramente storico, facendo proprio la storia di quei quindici anni circa, che hanno portato una mente geniale a rivoluzionare la fisica dell’Universo.

Si scoprirà così perché nella sua formula fondamentale compiono molti nomi, alcuni italiani. Come aveva fatto con Lorentz, così ha fatto con altri matematici per descrivere il punto più complesso della sua teoria: la curvatura spaziotemporale. No, non è stato uno sfruttatore… E’ come se uno di voi scoprisse finalmente la legge che lega la meccanica quantistica alla relatività generale, ma sia stato costretto a usare gli integrali, le serie di McLaurin o anche solo una radice quadrata… Potremmo chiamarlo “sfruttatore” di idee altrui?

A presto, allora…

 

Questo articolo fa parte della serie "Verso la RG", in quanto propedeutico alla comprensione della Relatività Generale, QUI trovate tutti quelli che sono stati scritti fino ad ora.

QUI trovate l'approfondimento dedicato alla Relatività Generale

1 commento

  1. Gianni Bolzonella

    Ognuno ha il suo metodo per sfruttare al meglio la sua mente.Personalmente io non do mai il meglio di me stesso se mi concentro a lungo su un problema,ho bisogno di andare altrove,spesso su temi completamente diversi,per poi rientrare quando la cosa matura.È come se lo spazio in cui ci muoviamo non contenesse le cose che cerchiamo o semplicemente la torcia con la quale facciamo luce fosse scarica.La nostra mente anche senza volerlo si imbuca in sentieri stretti senza sbocchi,questo lo sapeva bene chi di mente ne aveva tanta come Einstein,per questo prediligeva la fantasia,l'immaginazione.

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