8/07/17

I giorni che sconvolsero la Fisica (4)

In italiano si chiama "anticipazione" e non ha quel suono sinistro che invece ha il termine inglese "spoiler" . To spoil significa... rovinare, rovinare la festa, la sorpresa, il piacere dell'attesa che anticipa il piacere, meno ricco di tensione, della conoscenza. Curiosamente gli uomini vorrebbero sapere tutto e subito ma allo stesso tempo vivere l'emozione della scoperta. Cosa ci costa provare ad accontentarli, almeno per un poco? Poi si vedrà...

 

(Se non avete letto le prime tre puntate di questa serie, dovete "assolutamente" farlo prima di leggere questa: le trovate  QUI)

 

Saragozza, lunedì 6 ottobre 2117

 

Quasi cento anni, da quel pomeriggio di dicembre. Molte cose erano cambiate, ma non in meglio.

Le scoperte che si erano susseguite sulla spinta dei grandi entusiasmi, dopo che era stato trovato il modo di imbrigliare l'onda pilota di De Broglie-Bohm-Ortega, interagendo con la dimensione extra teorizzata da El Memorion e rilevata pochi mesi dopo da esperimenti finanziati da Cina, Stati Uniti e Unione Europea, avevano portato alla completa restaurazione dei principi deterministici.

Alla fine Laplace era risorto e il futuro era uscito dalla nebbia della indeterminazione. Non solo non c'era più nulla da spiegare e da scoprire, ma tutto era calcolabile a qualsiasi livello, dall'intero universo alla vita effimera e turbolenta della più piccola particella. E questo fatto aveva gravissime ripercussioni anche nel modo macroscopico.

Chiunque ora poteva accedere alla conoscenza del proprio futuro, ma purtroppo anche alla consapevolezza che quello, e solo quello, era l'unico possibile futuro, perfettamente delineato e scolpito nel diamante, un diamante non solo metaforico ma proprio quel cristallo di purissimo carbonio che costituiva il cuore dei qbit dei computer quantistici, che avevano definitivamente rimpiazzato le sfere di cristallo delle indovine dei secoli bui.

Non più profezie o visioni confuse, né spazio per millantatori e “maghi”, ma accurate anticipazioni dalle nitidissime geometrie, frutto di calcoli astrusi ma inequivocabili e indiscutibilmente precisi nei loro risultati.

Le ripercussioni sul mondo della finanza furono catastrofiche. Il sistema mondiale delle borse fu spazzato via in un paio di nerissimi venerdì consecutivi. Le banche furono travolte nel collasso.

Anche il mondo del gioco d'azzardo, legalizzato o clandestino che fosse, venne totalmente annichilito. Ora che ciascuno disponeva dell’informazione, certa al cento per cento, che non avrebbero vinto un bel nulla, chi mai avrebbe comprato un biglietto della lotteria o giocato al superenalotto? Ma nemmeno un “gratta e vinci”... E anche i cosiddetti “vincitori”, quanto potevano sperare di portarsi a casa, se nessuno, all'infuori di loro, partecipava al gioco?

Così, dopo millenni di continui affanni e ansietà sul proprio destino individuale e collettivo, l'umanità aveva potuto assaporare, in tutto il suo insipido grigiore, il frutto proibito della conoscenza totale del domani e del dopodomani, fino all'ultimo giorno della propria esistenza.

Perché, sfortunatamente, della propria esistenza terrena si conosceva in anticipo proprio ogni dettaglio. Non c'era più posto per la speranza o per la disperazione, cose che richiedono un alone di incertezza. C'era solo la piatta certezza di quello che si sarebbe fatto, detto, pensato, anzi, che era impossibile non fare, non dire, non pensare, qualunque tentativo di elusione fosse stato messo in atto.

Il futuro era solo un vorticoso attrattore che frantumava meccanicamente e inesorabilmente ogni strategia di fuga. Ma nel futuro era scritto anche come togliersi da questo imbarazzo.

Oracolum, il super mega computer quantistico che aveva sostituito tutte le amministrazioni nei compiti esecutivi (quelli decisionali erano ormai inutili perché tutto era noto e prestabilito) aveva rivelato la data precisa in cui si sarebbe autodistrutto, restituendo agli uomini un futuro dai lineamenti indistinti, anzi, una pluralità di infiniti possibili futuri come era sempre stato nell'ordine delle cose. Questo era scritto nel futuro, e ora il momento era giunto.

Da qualche giorno Oracolum forniva solo poche frammentarie anticipazioni: le previsioni del tempo, gli incidenti (inevitabili) sulle autostrade, le nascite, i risultati delle partite di calcio, solo “robetta”.

Domenica 5 ottobre, alle 23 e 59, smise di funzionare. Non scomparve in una nebbiolina argentea, non esplose, non fece niente di eclatante, solo non ci fu più verso di accenderlo, come fosse un caminetto con la canna fumaria intasata.

I super mega tecnici, lautamente stipendiati per farlo funzionare, non si scalmanarono troppo per aggiustarlo, in fondo era un sollievo anche per loro l'idea di non avere più a che fare con quel saputello di diamanti e silicio che diceva cosa “non potevi non fare” in ogni momento della tua vita.

La prospettiva di dover tornare a riparare lavatrici e televisori per guadagnarsi da vivere non li spaventava più di tanto.

Così Oracolum restò lì, da solo, sepolto nella sala faraonica che avevano allestito per lui, solo pochi decenni prima, all'undicesimo piano sotterraneo dello Sky Mile Tower che, con i suoi 1.700 metri, dominava la skyline di Next Tokio.

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Oracolum come appariva un attimo prima di spegnersi

Fu presto dimenticato, mentre la gente tornava ad affollare le sale da gioco, a puntare sui cavalli, a sognare i nonni che davano i numeri del lotto, le borse tornavano a risorgere e crollare ogni settimana, per far esultare e disperare a turno chi vende e chi compra, gli studenti a non sapere se sarebbero stati promossi o bocciati, le coppie a non poter immaginare se sarebbero rimaste unite o si sarebbero sciolte. Insomma, tutto finalmente come prima.

Nella generale soddisfazione, i ricercatori avrebbero ritrovato il gusto di inventare e sperimentare nuove teorie, non tanto su come impostare la ricerca scientifica, ma piuttosto su come riuscire a ottenere l'accesso ai finanziamenti, e in un altro settore vitale della società, i cinefili  avrebbero potuto finalmente vedere un thriller senza sapere in anticipo l'identità dell'assassino.

Ma se il futuro era di nuovo meravigliosamente sconosciuto, la memoria del passato sarebbe stata presente per sempre, a livello genetico, in una umanità provata dalla maledizione dell'onniscienza.

Allo scopo di non ricadere mai più in quella incresciosa situazione vennero prese a livello planetario opportune precauzioni.

Sul principio di indeterminazione, in particolare, fu sancito un accordo mondiale che vietava, nel modo più assoluto ulteriori indagini e ricerche, con pesantissime sanzioni per i trasgressori.

A monito per le generazioni future, sul portale di ingresso di tutte le università del mondo, compresa quella di Saragozza, venne apposto, perentorio e tagliente, il motto:

 

CARTELLO

 

  QUI tutti gli articoli dedicati ai giorni che sconvolsero la fisica

4 commenti

  1. Paolo

    Caro Maurizio, sembrerebbe un racconto “leggero”... ma suscita parecchie riflessioni (bello! :-P )....

    Consentimi di giocare con due di queste.

    1) Ammettiamo che il funzionamento dell'Universo risponda a criteri deterministici. Che significa?

    Che partendo da alcuni dati, il passato e il futuro di qualunque evento sono determinabili.

    Sembra un po' la riedizione del “fato”, ossia tutto è già scritto, il resto, noi compresi, siamo solo comparse che recitano un copione non alterabile.... poco importa se esiste o meno un computer capace di calcolare cosa accadrà (ossia dotato di un potere predittivo perfetto), in ogni caso qualunque comportamento (nel microcosmo e nel macrocosmo) è già scritto, ossia scompare ogni possibilità di “scelta” (non ci sono altre opzioni).

    2) Ammettiamo di aver scoperto tutto, ma proprio tutto e di conoscere ogni più recondito segreto dell'Universo. Tutto è conosciuto è noto, tutto è perfetto, compreso noi umanoidi.

    Accidenti, che noia! Se sono perfetto non ho più margini per migliorare, non c'è più alcuna curiosità possibile....

    Entrambi i casi indicati, mi fanno apprezzare ancor più il principio di indeterminazione di Heisenberg, che non necessita di perfezioni (conosciute o sconosciute) e mantiene sempre quell'alone di incertezza indispensabile per alimentare la curiosità e la sete di conoscenza (come in una reazione a catena la risposta a una domanda suscita nuove domande e così via all'infinito)....

    Sono però curioso di scoprire cosa escogiterà el Memorion :roll: ... e poi istintivamente le proibizioni non mi piacciono: la mente è come il paracadute, funziona solo se si apre..

    Paolo

  2. Sbaglio molto quando dico (scusate...) che il principio di Heisenberg potrebbe proprio essere proprio il... creatore? Senza di lui nessun eccesso incontrollato di energia... senza di lui cadremmo nel fato noioso di Paolo... senza di lui al diavolo la fantasia creativa. Non picchiatemi!!!! :roll:  8-O

  3. Gianni Bolzonella

    Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris.Il gatto avendo sette vite poteva creare dei dubbi ad Heisemberg,ma la frase latina non è soggetta alla sua legge.

  4. maurizio bernardi

    Cari amici , vedo di dire anche io la mia.

    Come avrete capito la storia (per ora ) finisce qui. El Memorion va in vacanza per un po', in questo universo.

    Si lascia dietro, e questo era il suo intento, una scia di dubbi sulla filosofia legata al principio di indeterminazione, che vedo avete in modi diversi saputo cogliere fornendo risposte, visioni, riflessioni, corollari e pinzillacchere. (non so bene cosa siano ma mi piace il suono della parola)

    Dato che ho passato la domenica a regolare, senza giungere ad un risultato decente, una ventina di irrigatori per le piante sul balcone, posso confermarvi che durante questo weekend in principio di Heisenberg si è manifestato in tutta la sua potenza. Non una sola regolazione ha sortito l'effetto che era ragionevole attendersi, una variazione minima di un solo irrigatore manda all'aria tutte le altre. Che bello ! dirai tu, Paolino. Eh sì non c'è gusto se si riesce a "sistemare il sistema" in dieci minuti, mentre se arrivi a tarda sera senza aver cavato un ragno dal buco nero... hai sconfitto la noia e provi una viva e vibrante soddisfazione.

    Comunque, a parte queste verifiche sperimentali che confermano che il determinismo è molto aleatorio, resta il fatto che il principio di Heisemberg non può sottrarsi alla sua stessa legge.  Avete presente il cartello, affisso al muro con la scritta "divieto di affissione"? A rigore sta chiedendo di essere rimosso.

    Quindi, amici miei, anche l'indeterminazione  non è qualcosa di assolutamente precisa ( pensiero Orteghiano), anche il principio di indeterminazione è "indeterminato";  ecco perché qualche volta le cose vanno come ci si aspetta. La chiamiamo fortuna, ma è solo quel particolare momento in cui anche Heisemberg "sonnecchia" e salta fuori il lato oscuro del determinismo.

    Lasciamo che i nostri pensieri e la nostra fantasia respirino questa aria. L'aria è importante per far funzionare il paracadute, anche quello aperto.

     

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