Mar 19

Il difficile sentiero dei diritti umani (4) : Mongoli e Conquistadores

Il quarto episodio della storia dei diritti umani

 

IL DIFFICILE SENTIERO DEI DIRITTI UMANI 

Mongoli e conquistadores

Quando Marco Polo, nel 1275, giunse a Pechino non incontrò un imperatore cinese ma il Gran Kan Kublai, nipote di Gengis.

L'invasione della Cina da parte dei Mongoli si completò pochi anni dopo, nel 1279 con la vittoria finale sull'imperatore Sung della Cina meridionale.

Fu una conquista attuata con una ferocia senza precedenti.

Un terzo della popolazione cinese, stimata all'epoca attorno ai 100 milioni di individui, venne sterminata.

Ulteriormente ridotta nel secolo successivo dalla pesante mortalità dovuta alla peste, avrebbe recuperato il livello di età pre mongola solo nel XVI secolo avanzato.

Iniziato nei primi anni del 1200 e durato poco più di un secolo e mezzo, l'immenso impero dei Mongoli stravolse l'equilibrio demografico e geopolitico di due continenti mettendo in contatto civiltà diverse ma il costo di questa operazione in termini umani fu altrettanto immenso.

gengis kan

Nelle parole di Gengis Kan:

Il più grande piacere dell'uomo è sconfiggere i propri nemici, vedere i loro cari in lacrime, tenere le loro mogli e le loro figlie fra le proprie braccia”

è sintetizzata la filosofia di vita ed il livello di percezione dei diritti umani di questo popolo.

Accanto ad una perfetta strategia militare, ad una logistica impeccabile, alla applicazione ossessiva di criteri meritocratici nella scelta dei comandanti, all'uso scientifico della propaganda, scopriamo il gusto per il genocidio.

Chissà cosa sarebbe successo se i Mongoli avessero avuto a disposizione armi di distruzione di massa, gas nervini, bombe atomiche, virus letali, visto quello che sono riusciti a fare “a mano”.

In Inghilterra, nello stesso periodo, sotto il regno di Edoardo I un mandato speciale, denominato Habeas Corpus, consentiva alla corte reale di ordinare a qualsiasi giurisdizione la consegna di un prigioniero, sottraendolo all'arbitrio del signore locale.

La salvaguardia della libertà di un individuo veniva così efficacemente garantita dalla legge.

Questo principio di civiltà è entrato in tutte le costituzioni occidentali ed è ben definito nel nono articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Ma due secoli più tardi, con la conquista spagnola delle Americhe il rispetto per i diritti umani viene totalmente dimenticato. Il trattamento riservato alle popolazioni indigene e la scientifica organizzazione della tratta degli schiavi di colore, razziati lungo le coste africane, testimoniano la fragilità dei diritti individuali.

Se da un lato esistevano dottrine giuridiche come quella della Scuola di Salamanca che ripudiava la guerra come una violazione dei diritti individuali e proclamava l'universalità e l'inalienabilità di questi diritti, esistevano forti oppositori a queste rivendicazioni.

Nel 1550 lo scontro tra le opposte filosofie esplode in quella che fu chiamata la Giunta di Vallodolid, un consiglio di personalità esperte di diritto e teologia che, su mandato di Carlo V, si riunì per dibattere sulla natura giuridica e spirituale delle popolazioni native dell'America centrale.

Si trattava, tra l'altro, di decidere se gli Indios avessero o no l'anima. Una ossessione ricorrente, vero? In realtà la mossa di Carlo V era finalizzata a trovare una legittimazione al progetto di conquista in corso.

Nella Giunta si contrapposero il pensiero del frate domenicano Bartolomé de Las Casas, favorevole alla incolumità degli Indios, e quello dell' umanista Juan Gines de Sepulveda, difensore del diritto degli spagnoli di sottomettere le popolazioni indigene. Teoria curiosamente disumana, per un cosiddetto “umanista”.

Un altro di questi "umanisti", il portoghese Tommaso Ortis, descrive gli Indios come dediti al cannibalismo ed a pratiche sodomitiche in misura maggiore rispetto ad altre genti, oltre a manifestare altri difetti e cattive abitudini, per esempio andare in giro nudi, non amare le novità, produrre bevande alcoliche ( e berle), insomma... delle vere e proprie bestie.

Nonostante il prolungato dibattito non vi fu alcuna conclusione concreta. Entrambi gli schieramenti contendenti si considerarono vincitori.

conquistador

Carlo V, per motivi di gestione del potere e di controllo dei centri di comando, si era mostrato incline, già qualche anno prima, ad accettare la posizione di Las Casas, promulgando alcune leggi che avevano il fine di tutelare gli indigeni, ma ben presto queste leggi vennero abrogate lasciando spazio ad una conquista del Nuovo Mondo totalmente indiscriminata.

Dovremo attendere gli anni tra il '600 e il '700 per vedere una vera svolta nel concetto di diritto naturale.

  ( 4 continua...)

QUI gli articoli sinora pubblicati su "Il difficile cammino dei diritti umani"

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