27/02/14

A proposito di coscienza e di capacità decisionale *

Immaginate di assistere a una serie di situazioni diverse, derivanti dalla scelte eseguite da un membro di una coppia. Se viene scelta una tazza di colore verde, entrambe le persone ne traggono un beneficio; se viene scelta la tazza rosa, ne trae beneficio solo colui che ha effettuato la scelta; se viene preferita la tazza arancione, il beneficio va solo all’altro membro della coppia; se, infine, si seleziona la tazza viola nessuno ottiene un beneficio. Vi sarebbe poi chiesto di far parte di una coppia e di effettuare la vostra scelta. Cosa fareste? Sicuramente escludereste la tazza viola, dato che non otterreste alcun risultato positivo. Ammettendo che non siate una persona dalle caratteristiche morali eccezionali, escludereste anche quella arancione. Rimarrebbero aperte le due opzioni rosa e verde, la prima del tutto egoistica, la seconda altruistica. Molto probabilmente, dopo averci pensato un po’ sopra, non avreste dubbi e optereste per la verde, quella che darebbe il massimo risultato. Forse, non tanto per un gesto di pura condivisione, ma soprattutto perché pensereste di ottenere lo stesso risultato quando sarà la volta del vostro partner a prendere la decisione. Il vostro comportamento tenderebbe, in qualche modo, a condizionare quello dell’altro. Tutto ciò sembra rientrare in una normale logica del cervello umano (è sempre vero?). Avreste velocemente capito qual è la migliore scelta, non solo per il beneficio ottenibile immediatamente, ma anche per quello auspicabile a ruoli invertiti.

il pappagallo dominante
il nostro simpatico e “furbo” Griffin. Fonte: Università di Lincoln

Immaginate adesso che un pappagallo grigio faccia coppia con un umano. Sembrerebbe ovvio che le scelte dell’animale seguirebbero in modo quasi speculare quelle eseguite dal suo partner, qualsiasi sia la sua decisione riguardo alla scelta della tazza. Una tipica risposta da… pappagallo. Oppure, considerando scelte del tutto casuali quelle eseguite dalle coppie umane, tenderebbe a fare lo stesso, senza mostrare alcuna preferenza. Questo comportamento è proprio quello che si è notato su un gruppo di pappagalli. Tuttavia, il risultato è stato ben diverso per l’esemplare dominante. Egli (fatemi usare questo pronome personale) ha mostrato di fare scelte ben precise, indirizzandosi quasi sempre verso la tazza rosa, quella che poteva garantirgli una ricompensa anche quando sarebbe stata la volta del suo partner a fare la scelta. In qualche modo, cercava di favorire un’azione di condivisione reciproca.

E’ presto per concludere veramente qualcosa e -forse- ho semplificato troppo il test. Di sicuro, gli esperimenti continuano, cercando di eliminare qualsiasi influenza indiretta sulla scelta. Tuttavia, lasciatemi dire che “quel” pappagallo sembra proprio NON agire da pappagallo!

Per chi volesse saperlo, si chiama Griffin …

Articolo originale QUI e sintesi QUI

 

5 commenti

  1. beppe

    Direi che è meglio aspettare altri dati. Magari Griffin ama il verde a prescindere... vediamo come si comporta il pappagallo "Simpson", magari sceglie il giallo  :mrgreen:
     

  2. mi chiedevo... oggi giorno, quanti sceglierebbero il rosa? Tanti o pochi? :mrgreen:

  3. beppe

    forse molti, ma se ci fosse una selezione alla fine avrebbero la peggio. Il tribunale della sopravvivenza in fondo è incorruttibile... 

  4. alexander

    Fantastici questi articoli....
    Mi hanno ricordato tanto la teoria dei giochi e in parte anche il dilemma del prigioniero! :)

    Ma per curiosità, sarebbe possibile effettuare questi giochi con la classe politica/dirigenziale del nostro paese, tanto per vedere in che modo prendono le decisioni? :lol:  

  5. caro Ale,
    temo che il pappagallo se li mangerebbe in un boccone! :mrgreen:  

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