19/09/14

Davide e Golia *

I pianeti gioviani caldi sono un bell’enigma anche perché sono tanti e sembrano la norma nei sistemi extra solari. In un primo tempo si pensava che fossero dovuti essenzialmente a effetti di selezione: era molto più facile scoprire pianeti grandi e vicini alla stella. La selezione è ancora vera, dato che sia il metodo spettroscopico che quello fotometrico (alla Kepler) favoriscono situazioni del genere, ma, ormai, gli esopianeti sono moltissimi e i Giove caldi sono sempre più frequenti.

Pensare che giganti gassosi possano formarsi così vicini alla stella è un’ipotesi impossibile da digerire (non c’è abbastanza materia) e quindi è nata l’ipotesi della migrazione con i conseguenti problemi di stabilità e di sopravvivenza. Spesso, però, non si vedono pianeti vicini in grado di innescare le perturbazioni necessarie alle migrazioni e oggi si preferisce pensare a sistemi doppi in cui la stella compagna sia molto lontana dalla principale (anche 100 UA) e -magari- non ancora individuata.

Resta, comunque, molto strana la frequenza di piani orbitali  non allineati affatto con il piano di rotazione della stella verso cui stanno cadendo. Inoltre, le forze mareali della stella dovrebbero giocare proprio in verso opposto.

Un modello dinamico, estremamente accurato, ha dimostrato come questo fatto possa accadere, ribaltando del tutto la situazione. Se uno vedesse un Davide e un Golia, penserebbe subito che l’azione venga comandata dal gigante. Davide potrebbe solo difendersi alla bene meglio. E, invece, anche Davide può passare all’azione e sconvolgere ciò che sembrerebbe la soluzione più ovvia. Questi Giove caldi  hanno pur sempre una massa dell’ordine del millesimo di quella solare. Poco, ma sufficiente per destabilizzare l’asse di rotazione della stella e farlo precedere o addirittura impartirgli un moto caotico. Non è il piano del pianeta che è un po’ pazzo, ma proprio l’asse di rotazione della stella! Il modello è particolarmente interessante perché sembra possa essere applicato anche alla variabilità del clima, fatti i dovuti cambiamenti di grandezze e perturbatori vari. Sicuramente, la colpa è dell’uomo e della CO2…

Articolo originale QUI (a pagamento), ma, forse, più interessante ancora il PPT scaricabile QUI.

Fonte: Cornell University
Fonte: Cornell University

8 commenti

  1. Michael

    Enzo, com'è possibile che si riesca a scoprire esopianeti (comunque massicci) e si fatichi, per lo stesso Sistema, a trovare un'eventuale Stella compagna, anche se abbastanza lontana?
    La difficoltà è solamente nell'identificarla come compagna, o proprio non si riesce a vederla?

  2. caro Michael,
    tieni presente che i pianeti si scoprono in modo indiretto e quindi basta una piccola variazione di luce per identificarli. Non si vedono di certo direttamente. Se la stella è lontana non ha certo eclissi e il problema di vederla è molto più complesso. Inoltre, se le stelle sono molto lontane, non è facile evidenziarne il moto orbitale...

  3. gioyhofer

    Affascinanate

  4. Michael

    Ok, grazie. :)

  5. Lampo

    Adesso Enzo mi bacchetti perché sicuramente l'hai scritto in qualche tuo libro e io l'ho letto e dimenticato (devo comprare anche il formato elettronico per poter fare usufruire dei search)...ma se una stella anche al più potente dei telescopi appare puntiforme...come si fa a determinarne l'asse di rotazione...? :oops:

  6. caro Lampo,
    normalmente dalla curva di luce... qualcosa c'è sempre sulla sua superficie :wink:

  7. Lampo

    Che un andamento ciclico della curva di luce a causa delle macchie indichi una rotazione va bene...ma da lì a determinare asse e verso di rotazione mi sembra davvero ci sia un abisso! Ma magari con le tecnche odierne è un gioco da ragazzi...

  8. si può, si può... fidati... :wink:

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