Nov 12

Volare è bello, ma…

Inizio riferendomi a due situazioni che ho vissuto in prima persona.

Innanzitutto, quella che mi è dispiaciuta di più… Era un periodo (anni ‘90 ) in cui mi recavo spesso in Giappone. Utilizzavo la rotta polare per vari motivi: innanzitutto la brevità, seguita a ruota dai meravigliosi paesaggi artici che si ammiravano. Tra parentesi davano a tutti i viaggiatori un certificato per essere passati sopra il Polo Nord, ma, accidenti… non lo trovo più! C’è però dell’altro, molto più personale.

Ero riuscito tramite un agenzia di viaggi, che lavorava soprattutto con la KLM, a ottenere una sosta “lunga” e non solo tecnica ad Anchorage in Alaska. Senza dover pagare doppio biglietto potevo fermarmi qualche giorno in un posto che è forse quello che più mi ha dato emozioni. La Natura è veramente selvaggia e grandiosa e i contatti umani veramente unici. Trovarsi a tu per tu (a parte la carrozzeria della macchina) con un grizzly o con un alce o vedere da vicino un nido di aquila dalla testa bianca non sono cose che si dimenticano facilmente. E poi c’era stata la ciliegina sulla torta!

In un viaggio avevo avuto problemi con la conferma del volo e avevo dovuto passare un paio d’ore negli uffici della KLM ad Anchorage. Alla fine tutto era risultato a posto, ma la gentilissima signora, di origine giapponese, che mi aveva seguito nell’intoppo burocratico si sentiva terribilmente in colpa. Conclusione? Ogni qual volta fossi volato su quella rotta bastava che la chiamassi e  mi avrebbe spostato in prima classe! Che meraviglia… aragosta, champagne, poltrona allungabile a mo’ di lettino. Altro che la terribile classe turistica. Dico la verità… avrei voluto che il volo fino a Tokio  e quello di ritorno fossero un po’ più lunghi!

Purtroppo è stata l’unica volta in cui ho potuto approfittare di quella fantastica possibilità… L’anno dopo hanno cancellato tutte le rotte polari per i voli con passeggeri. La motivazione era sotto gli occhi di tutti, ma non era facile pensarci…

Seconda situazione. Dovevo andare a Kiev l’anno dopo il disastro di Chernobyl e, ovviamente. mi sono informato accuratamente sulla situazione. In particolare ho chiesto a un collega che era andato in Ucraina pochi mesi prima. Lui mi ha assicurato del tutto, dicendomi che si era portato dietro uno strumento per misurare le radiazioni, per attivarlo, ovviamente, una volta che fosse giunto in terra -allora- sovietica. La curiosità però glielo aveva fatto accendere durante il volo. Mamma mia! Sembrava quasi impazzito. Beh … non proprio impazzito, ma le radiazioni non erano certo trascurabili.

Il fatto che i piloti e il personale di bordo non possano superare un certo numero di ore di volo durante la loro vita, diventava improvvisamente ben motivato. Quei diecimila metri di differenza nello strato atmosferico permetteva ai raggi cosmici di essere ben più attivi di quanto non fossero a terra. Anche la rotta polare cancellata aveva quindi un senso, dato che sopra i poli magnetici le radiazioni aumentano di molto.

Bene, veniamo ad oggi. Un certo Tony Phillips doveva andare dalla California a Washington per lavoro. Essendo del mestiere, ha deciso di portarsi dietro un rivelatore di radiazioni. Lo ha acceso durante una fase di volo ad alta quota (11 800 m) tra Reno nel Nevada e Phoenix in Arizona: la radiazione era 30 volte superiore a quella che si riceveva a terra. E pensare che il Sole era in una fase di grande calma.

In parole più tecniche, in una sola ora di volo, il passeggero è stato esposto alla stessa quantità che avrebbe assorbito in ventiquattro ore al suolo. In altre parole ancora, in un’ora si è “beccato” la stessa dose di radiazione di quella di una radiografia dal dentista. Problemi secondari per un viaggiatore occasionale, ma per chi è un vero “frequent flyer” le cose diventano abbastanza importanti. Se si superano i 150 000 km di volo, si accumula la stessa quantità di radiazioni di 20 radiografie toraciche o di 100 radiografie dentarie. Figuriamoci se ci si imbatte, di tanto in tanto, in una delle solite tempeste solari che investono spesso e volentieri la Terra. Si subirebbero in poche ore delle dosi pari a decine di radiografie mediche…

E che dire degli addetti ai sensori a raggi X degli aeroporti? Loro stanno sempre vicino a quelle macchinette che ci guardano i bagagli… Non per niente, si è aperta una polemica ed è stato chiesto di investigare la faccenda più a fondo.

Fa quasi ridere che l’uomo si preoccupi tanto delle catastrofi cosmiche e poi non si curi di tante piccole catastrofi che subisce ogni volta che vola…

Purtroppo, non è soltanto il Sole che invia raggi di questo tipo, ma è aiutato da supernove, GRB, buchi neri galattici, ecc., ecc. Inoltre volare soltanto a 12 000 metri d’altezza vuol dire avere uno scudo atmosferico quasi intatto. Pensate di chiuderlo del tutto… Insomma, andiamoci veramente piano con i voli spaziali…e anche con i periodi prolungati sulla stazione spaziale. I raggi cosmici non hanno molta paura delle lastre di metallo degli aerei e delle navicelle spaziali…

5 commenti

  1. Michael

    Enzo, colgo l'occasione, visto che parli di viaggi spaziali, per chiederti se hai visto Interstellar e sapere cosa ne pensi dal punto di vista scientifico.
    ... tra l'altro conosco la tua passione per la musica ed il cibo, mentre ancora non ho avuto conferme sul cinema... :roll:

  2. guarda... sono anni che non vado al cinema... Non so perché, dato che quando sono a ore decenti vedo quelli buoni (pochi) alla TV. E quindi di Interstellar non ne conoscevo nemmeno l'esistenza... :oops: Inoltre in un piccolo paese non arrivano tutti i film e se arrivano stanno uno o due giorni... (ma è una scusa...).

  3. Michael

    Peccato. ;)
    Nel caso ti capiti di vederlo, facci sapere.
    (tra l'altro una tua eventuale recensione scientifica attirerebbe molti lettori, a mio parere)

  4. sono andato a leggere la trama su Wikipedia... e ho visto che c'è di mezzo uno dei padri dei buchi neri. Probabilmente la parte scientifica sarà ben curata. Mi sembra un po' confusionario e temo che non potrà comunque raggiungere il livello assoluto di Odissea nello Spazio... A quei tempi li seguivo abbastanza... :wink:

  5. Mario Fiori

    caro Enzo come sempre hai ragione a dire ciò che dici, anche se l'Uomo, che è esploratore e curioso per natura ( o almeno dovrebbe esserlo e sarebbe meglio lo fosse invece di pensare a fare le guerre), non dovrebbe privarsi dell'esploraione del cosmo, parlo di quella con la presenza umana.
    Quindi Enzo dovrebbe studiare a fondo come proteggersi VERAMENTE dalle radiazioni e, non dimentichiamone l'importanza, dalla prolungata ridotta o mancante gravità. Questo naturalmente prima di esplorazioni più lunghe ed intense. Ma forse sono troppo sognatore.

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