Apr 5

I racconti di Vin-Census: CAOS

Saranno sufficienti formule iper-algebriche, matematica astrimmaginaria, equazioni differenziali ultrairrazionali e bioalgebra periodica a controllare il caos del cervello umano e della Natura e trasformare la nostra Terra in un'oasi di serenità?
Tra i vari racconti di Vin-Census, oggi ho scelto di riproporre questo, centrato su Intelligenza e Matematica, argomenti del momento. E gli spunti di riflessione non mancano...

 

Nel 2234 fu la volta del problema degli n-corpi. Nel 2287 toccò all’atmosfera terrestre e nel 2311 venne il turno del cervello umano. La nuova matematica astrimmaginaria irrazionale, ideata e sviluppata dal grande scienziato greco Kastapulis e sviluppata dalla sua scuola di Patrasso, aveva sciolto alcuni tra i maggiori enigmi dell’uomo, a lungo giudicati irrisolvibili per via analitica. Per ovvi motivi le maggiori difficoltà si erano affrontate e superate con l’ultimo dei tre. La nostra mente aveva infatti dovuto esprimere se stessa attraverso una serie di equazioni che ne descrivessero accuratamente il funzionamento. Al confronto il celebre dilemma che aveva visto impotente il sommo Newton e tutti i suoi colleghi successivi era stato un’inezia. Era bastata in fondo una sola formula iper-algebrica di quarto livello a rappresentare il moto di qualsiasi corpo sotto l’effetto perturbativo di un numero enorme di altri oggetti, senza tralasciare gli effetti relativistici della teoria di Einstein.

Qualche leggera difficoltà in più era sorta nel modello base che descriveva e legava tra loro l’infinito numero di variabili atte a caratterizzare l’atmosfera terrestre. C’erano voluti vari tentativi e l’applicazione frazionata delle equazioni sintetiche di Fritzman prima di poter procedere verso la nuova era delle previsioni del tempo meteorologico su scale degli anni e infine dei secoli. In entrambi i casi si era dovuto aver ragione della teoria del caos e ridurla ad una serie di informazioni e di formule risolvibili in modo univoco e perfetto.

A quel punto non restava che compiere il salto decisivo verso il problema dei problemi: il cervello umano. I risultati che si sarebbero potuti ottenere da questa sfida erano inimmaginabili in tutti i campi, da quello medico a quello artistico, da quello scientifico a quello tecnologico. Sapere come funzionava la più complessa macchina mai realizzata dalla Natura voleva dire non solo analizzare e prevedere, ma soprattutto intervenire e modificare, sempre ovviamente nei confini dell’etica e della morale. Il primo fondamentale passo fu la costruzione matematica del BSM (Brain Standard Model, Modello Standard del Cervello) che rappresentava con una serie di 27 equazioni differenziali ultrairrazionali applicate alla bioalgebra periodica i comportamenti di un cervello “normale”, dove per normale si intendeva la media ottenuta su otto miliardi di essere umani di ogni età ed estrazione sociale. Dopo aver descritto qualche anno prima il cervello base dello scimpanzé, risultò subito ben chiaro dove risiedeva quel “quid” in più che aveva permesso l’evoluzione dell’intelligenza. Tutto era dovuto solo e soltanto alla terza potenza del coefficiente di saturazione razionale. Quattro righe di algebra astrimmaginaria e nulla più.

brain-big
Le fasi costruttive del BSM. Da sinistra a destra: il cervello normale medio, la sua trasformazione in bioalgebra periodica ed infine la sua descrizione in equazioni ultrairrazionali

Ma non ci fu tempo di soffermarsi su quella incredibile scoperta che gettava luce sull’evoluzione della specie umana e sul suo futuro. Ben altri erano i risultati che si potevano ottenere. Il cervello di ogni singolo essere pensante sarebbe stato confrontato con il modello standard e si sarebbero viste le variazioni più significative e la loro importanza nel contesto generale. La medicina fu ovviamente la prima a passare all’azione. Moltissime malattie mentali ebbero un’immediata e chiara descrizione matematica ed in molti casi piccoli interventi di bioalgebra bloccarono situazioni estremamente pericolose. Le deviazioni troppo radicate ed irreversibili vennero quantomeno “tamponate”, mentre accenni di scostamenti dubbi vennero risolti facilmente. La rappresentazione matematica del proprio cervello fu imposta fin dalla nascita, inserita in un chip all’interno dei documenti di identificazione, ed aggiornata ogni dieci anni. Un’opera di prevenzione eccezionalmente utile.

Poi venne il turno della scienza e dell’arte, in fondo entrambe figlie di capacità intellettive fuori dal comune. Si notò, infatti, che entrambe davano un andamento “a scalino” in certe progressioni geometriche delle reazioni tra alcune cellule particolari della materia grigia. Si riuscì perfino a quantificare la predisposizione verso queste discipline attraverso un parametro iper-complesso che ne stabiliva il livello. Ovviamente qualcuno cercò di intervenire per “guidare” a suo piacere la mente umana. Sia verso l’alto che, più volentieri, verso il basso. Non fu infatti difficile immaginare l’utilità di uno stuolo di servitori pronti a tutto e di limitatissima capacità razionale. Fortunatamente si intervenne subito con decisione e certe menti perverse furono riportate all’ordine inserendo un coefficiente di immoralità decisamente più basso. Furono anche bloccati i tentativi di svariate famiglie agiate che tentarono di aumentare i piccoli accenni di peculiari capacità nei loro pargoli al fine di farne dei fenomeni viventi. Insomma, dopo un periodo di difficile avvio, le cose sembrarono prendere una piega decisamente positiva e stimolante.

Si ridussero drasticamente gli assassini, i furti, gli imbrogli e si aprirono le porte delle università ai ragazzi più capaci, indipendentemente dalle loro possibilità finanziarie. Le arti figurative, la musica, la scienza, la letteratura, la filosofia esplosero in una eccezionale età dell’oro ed il mondo si preparò ad una crescita senza limiti. Il caos era stato dominato ed il cervello reso strumento malleabile o quanto meno controllabile. Una lettura accurata delle equazioni che lo descrivevano ed una revisione eseguita ogni dieci anni permettevano di seguirne passo passo l’evoluzione e niente era più lasciato al caso. Tutto era ormai indirizzato entro binari regolari e prevedibili. La vita scorreva serena e la sicurezza regnava sovrana. Se la “famosa” farfalla batteva le sue ali sull’Himalaya, si poteva in tempo reale stabilire la sua influenza sulle nuvole temporalesche che si avvicinavano al Belgio, ma anche sul movimento di Giove e sulla rabbia o delusione di un certo geometra di Busto Arsizio. Alcuni dizionari decisero, forse come gesto di compiacimento e di vittoria, di eliminare dalle loro pagine la parola “caos”. Quello che una volta veniva schedato troppo facilmente con quella nebulosa ed inquietante parola, era ora un fenomeno, magari molto complesso, ma perfettamente prevedibile e descrivibile.

Ben pochi vollero credere nel 2412 a quell’asteroide, o cometa che fosse, proveniente dalla fascia trans-nettuniana, che si prese gioco delle equazioni astro immaginarie e si diresse verso la Luna senza che la matematica potesse farci qualcosa. Il nuovo cratere fu ben visibile, ma gli astronomi e la gente comune preferirono guardare da un’altra parte. Fu un momento di sensibile tensione, ma niente in confronto a quel terribile tifone che nel 2413 sconvolse la Cina, causando centinaia e centinaia di migliaia di morti. La previsione era di una bellissima giornata festiva di Sole. Talmente era ormai radicata la fede nella matematica applicata al caos, che il popolo continuò a stare nei prati, in montagna, al mare, a dar fondo alle scorte cibarie che aveva preparato per quella luminosa festa all’aperto. Solo le raffiche di vento a 280 chilometri all’ora trascinarono altrove i delusissimi partecipanti. Eppure le formule parlavano chiaro e le equazioni ultrairrazionali negavano la strage. Si cercò addirittura di svolgere le tristi operazioni di sepoltura in grande silenzio, ma non si riuscì a fermare del tutto quel senso di terribile disagio che iniziò a serpeggiare nel mondo.

Nessuno si accorse invece del giovane Samuel Spoon, figlio di un contadino del Sussex. Consigliato a non proseguire nella scuola per il suo parametro iper-complesso sotto la media, stava aiutando il padre a sistemare quel muretto di pietra che era crollato al suolo durante l’ultimo acquazzone autunnale. Gettando i sassi verso l’alto, gli sembrò quasi ovvio formulare la legge dell’antigravità differenziale, la quinta forza fondamentale della natura. Il caos era stato controllato, ma l’ironia, a volte maligna, della Natura e la sua genialità non ancora!

 

Se vi è piaciuto questo racconto e volete leggerne altri, è sufficiente scrivere Vin-Census nel motore di ricerca del blog

2 commenti

  1. Già,la natura.Gli uomini credono troppo spesso di dominarla,ma poi ne pagano le conseguenze.Tutto sembra governato dal dio Giano che che ha due facce e si copre con una coperta,sempre corta comunque.Un giorno potremmo scoprire che sulla terra non siamo gli esseri più intelligenti,ma solo che sappiamo sfruttare,non in maniera ottimale una delle innumerevoli dimensioni,quella in cui opera l'uomo.

  2. dici proprio bene, Gianni...

Lascia un commento

*

:wink: :twisted: :roll: :oops: :mrgreen: :lol: :idea: :evil: :cry: :arrow: :?: :-| :-x :-o :-P :-D :-? :) :( :!: 8-O 8)

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.