Lug 21

I Racconti di Vin-Census: TRIANGOLAZIONE

Cosa possono avere in comune la Piramide di Cheope e lo Ziqqurat di Ur in Mesopotamia costruiti nel terzo millennio a.C., con una Piramide Inca e la Cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze risalenti a 600/700 anni fa? Forse niente... forse sono semplicemente frutto di un'evoluzione intellettuale dell'essere umano che ha intrapreso strade simili anche se divise da distanze spaziotemporali incolmabili. Ma forse potrebbero avere in comune molto più di quanto possiamo immaginare: la solita storia degli antichi alieni? Non proprio... la fantasia di Vin-Census non è così banale!

 

Il grande architetto Luigi Saltarelli, uno dei più acclamati e geniali personaggi del ventitreesimo secolo, era anche un appassionato astronomo e dedicava molto del suo tempo libero allo studio dell’astrofisica. Non solo a livello amatoriale, però, ma anche professionale e aveva al suo attivo scoperte importanti. Tanto per non smentirsi, era bravissimo anche nella tecnologia spaziale ed era spesso interpellato dalle agenzie internazionali per aiutarle a risolvere i problemi più complicati. Insomma, era una specie di Leonardo da Vinci redivivo, con le sue dodici lauree prese nell’arco di una ventina d’anni.

L’architettura e la sua storia rimanevano comunque la passione più grande di Saltarelli. Non solo aveva costruito gli edifici più importanti e innovativi del suo secolo, ma aveva studiato come nessuno mai precedentemente le origini dell’arte e la sua evoluzione. In particolare, si era dedicato alle misteriose e inspiegabili somiglianze che esistevano tra le costruzioni delle civiltà più antiche, troppo lontane tra loro per avere avuto scambi di pensieri e d’idee. Le piramidi dei Maya e quelle egizie erano solo la punta dell’iceberg. Vi erano infinite altre analogie che sembravano davvero inspiegabili. Purtroppo, tutti i suoi studi eseguiti sui libri e sul campo, non riuscivano a trovare il legame mancante. Quanto sarebbe voluto tornare a quei tempi per assistere direttamente alle fasi costruttive e poter parlare con i grandi geni di quei tempi! Ma non vi era speranza di poter viaggiare nel tempo. Lo aveva inconfutabilmente dimostrato la legge di Lubor Tchykonich. Una deformazione temporale, infatti, avrebbe distrutto anche il tessuto spaziale.

Niente da fare, doveva pensare a un’altra strada. Luigi passava ore a studiare quel problema e ogni tanto si faceva anche prendere dalla fantasia più spinta e irrazionale. Potevano essere state entità aliene a dare il via alle nostre civiltà più prestigiose? Non vi erano assolutamente prove a riguardo, però era un’ipotesi che avrebbe risolto tutto… No, no, non poteva crederci. Gli alieni probabilmente esistevano da qualche parte, ma ancora non vi erano stati contatti, ne era più che sicuro!

L’idea folgorante gli venne per puro caso, durante una sua lezione in un liceo cittadino. Luigi era ovviamente anche un divulgatore eccezionale… Un giovane con larghi occhiali e l’aria da primo della classe gli fece la solita domanda sullo spazio e il tempo: “Scusi, professor Saltarelli, se ho capito bene, quando noi vediamo una stella che dista duecento anni luce, stiamo assistendo a qualcosa che è successo duecento anni fa. La stella potrebbe quindi anche non esistere più?” Luigi assunse il solito sorriso di circostanza e iniziò a spiegare che era proprio così e che guardare nello spazio voleva anche dire viaggiare nel tempo. La solita risposta che ormai ripeteva quasi meccanicamente. Quella volta, però, rimase profondamente scosso dalle sue stesse parole. “Guardare nello spazio è come viaggiare nel tempo…”. Come aveva fatto a non pensarci prima?

In realtà, a lui non interessava vedere il passato delle altre stelle, ma quello del suo pianeta. Avrebbe dovuto cambiare il luogo di osservazione. Ecco il punto chiave. Probabilmente qualche razza aliena viveva su un pianeta a circa cinquemila anni luce e stava osservando proprio adesso ciò che a lui interessava più di tutto: la nascita delle grandi architetture antiche. Poteva cercare di contattarli e farsi raccontare gli avvenimenti. Non era, però, una cosa semplice! Intanto doveva scoprirli e poi loro dovevano essere nel posto giusto, avere voglia di parlare con lui ed essere capaci di trasmettere informazioni a velocità infinita. Infatti, se fossero stati a una distanza dalla Terra di cinquemila anni luce, starebbero sicuramente guardando il periodo giusto, ma se gli avessero mandato anche subito le informazioni via radio o via luce, il povero Luigi le avrebbe ricevute solo tra cinquemila anni. Nonostante i grandi passi in avanti della medicina (Saltarelli era anche un valente medico) non sarebbe riuscito a vivere tanto a lungo. No, doveva fare tutto da solo.

L’unica possibilità era di raggiungere in un tempo infinitesimo un altro corpo celeste, ad esempio distante duecento anni luce. Solo così avrebbe visto in diretta ciò che era capitato sulla Terra esattamente duecento anni prima. Sarebbe stato meraviglioso, ma non certo facile… Non era certo un gioco da ragazzi muoversi a velocità infinita in modo da essere nello stesso instante in qualsiasi luogo dello spazio. Aveva anche paura della parola che descriveva quella possibilità: onnipresenza, un attributo divino e non certo umano… Per un attimo pensò di poter risolvere la questione ricordando dei vecchi telefilm di tre secoli prima: Star Trek. In quei racconti di fantascienza ci si spostava immediatamente col teletrasporto, ossia disgregando la propria struttura molecolare per ricrearla in un luogo diverso. Purtroppo non si potevano raggiungere luoghi troppo distanti, altrimenti le molecole se ne sarebbero andate in giro per l’Universo, senza più incontrarsi. No, ci voleva qualcosa di diverso, fisicamente e tecnologicamente praticabile.

La soluzione gli fu fornita quasi per caso da un amico poeta (anche Luigi scriveva spesso poesie e libri di racconti diventati bestseller). In una sera limpida e stellata, l’amico si lasciò andare a un commento filosofico e suggestivo: “E’ il corpo che ci blocca in questo mondo limitato nello spazio e nel tempo. Quando guardo il cielo, la mia mente riesce a volare e s’illude di raggiungere qualsiasi meraviglia dell’Universo”. Saltarelli rimase di stucco. Ma sì! Non doveva spostare il suo corpo, troppo ingombrante: doveva viaggiare solo con la mente. Essa non occupava spazio e quindi non era legata al tempo. Inoltre, non avrebbe avuto problemi con le molecole vagabonde della materia. Lasciò in sospeso tutti i suoi progetti e si lanciò anima e corpo in quella nuova sfida. Esistevano le onde elettromagnetiche e le onde gravitazionali? Sì, certamente. Perché allora non potevano esistere anche le onde mentali, di puro pensiero? Non avevano massa e quindi per loro la luce non poteva rappresentare un limite invalicabile.

Luigi era proprio un genio e nel giro di meno di un anno trovò le formule giuste (oltre che medico era anche un validissimo neurologo) per esprimere semplicemente una nuova forza della natura: la forza del pensiero! E trovò anche il modo di utilizzarla per viaggiare nello spazio fisico senza alcun legame temporale. Non poteva invece fare il contrario (in teoria più comodo e facile): viaggiare nel tempo e rimanere fermo nello spazio. La famosa legge di Lubor Tchykonich rimaneva purtroppo valida e insormontabile. Comunque, meglio che niente!

L’apparecchiatura, estremamente compatta, che Luigi aveva segretamente preparato nel suo studio privato, fu pronta in una serata di un caldo maggio italiano. Prima di far compiere il “salto” spaziale alla propria mente, lo studioso avrebbe dovuto controllare esattamente dove sarebbe finita. Anche se la mente era incorporea, non avrebbe gradito molto trovarsi nel bel mezzo di una stella in piena attività. Doveva trovare un pianeta con una temperatura accettabile che fosse a una distanza tale da poter osservare direttamente ciò che stava capitando sulla Terra 4800 anni prima, proprio nel momento della costruzione della piramide di Cheope. Aveva deciso quella data, ma poi si sarebbe facilmente potuto spostare un po’ avanti e un po’ indietro. Dopo qualche ricerca, trovò il posto giusto e spinse la piccola leva argentea che avrebbe scagliato la sua mente nello spazio. Il tempo di completare la semplice manovra ed eccolo sul roccioso suolo di BD +23 3122 IV. Un pianeta brullo e lugubre, ma alla distanza giusta.

Il pensiero puro non aveva certo bisogno di telescopi e la mente di Luigi poteva comportarsi come il più fantastico di essi. Cercò l’Egitto e quella che sarebbe stata la necropoli di Giza. Accidenti, che fortuna: la piramide non c’era ancora, ma solo un grande movimento di persone tutt’attorno. Luigi aumentò gli “ingrandimenti” e vide che si stava proprio discutendo della costruzione di un’enorme tomba per il faraone. Riconobbe anche quello che doveva essere sicuramente l’architetto capo. Aveva in mano un papiro e mostrava agli altri un disegno veramente assurdo e sconclusionato. Una forma sgraziata e sicuramente instabile. Com’era possibile? Luigi sarebbe voluto intervenire ed ebbe l’idea. Ma si! Era banale.

Guardandosi intorno vide che con la forza del pensiero avrebbe potuto estrarre e lavorare i minerali presenti in superficie in modo da costruire un’apparecchiatura simile a quella che aveva sulla Terra. L’interazione tra onde gravitazionali e onde mentali poteva riuscire a manipolare la materia. Almeno così dicevano le sue formule. E, in effetti, ci riuscì nel giro di pochi giorni. Perfetto! Adesso sarebbe potuto andare direttamente in quel lontano pianeta, che conosceva molto bene, nel momento giusto, agognato per tanti anni. Spinse la solita leva e si trovò a Giza, di fianco all’architetto con quelle strambe idee nella testa.

triangolazione

Era entrato nella mente del personaggio egizio. Gli ci volle poco a cambiare i disegni tra lo stupore dei presenti. Quello nuovo era molto più bello, elegante e sicuramente stabile. La sua forma piramidale era di geniale semplicità. Venne subito approvata dai notabili che dovevano prendere la decisione definitiva. Adesso doveva solo cambiare pianeta e visitare i Maya, gli Inca, I Babilonesi, gli Assiri, la Grecia di Fidia (ma sì, poteva lasciargli quel nome…), la Firenze del Rinascimento, ecc... ecc...

Luigi Saltarelli era contento e fiero di se stesso: avrebbe avuto molto da fare nei prossimi anni!

 

Se desiderate leggere altri racconti di Vin-Census, potete trovarli nella rubrica ad essi dedicata.

2 commenti

  1. Gianni Bolzonella

    Indirettamente la nostra mente collettiva oltrepassa i secoli costruendo oggetti simili perché la struttura del nostro cervello segue comunque un percorso che a parità di condizioni è simile.Non per niente la storia si ripete.A proposito,chi ha la pazienza di vedere su YouTube una conferenza del prof.Alessandro Barbero : Dalle migrazioni all'invasione: Adrianopoli 378 d.C.
    https://youtu.be/mi5Nc0JGXzs. Vedrete quanto attuale è quello di cui egli parla.Della serie non si impara mai dalla storia.Credo ci sarebbe un sistema teorico che potrebbe ovviare molto meglio della fantasia o dei vari tunnel temporali.Un effetto specchio dovuto alla deviazione della luce da parte di uno spazio fortemente distorto.La luce torna indietro come le onde del radar,le biglie che fanno sponda su un biliardo,forse tra tutto quello che arriva...basta vedere.È stato affrontato anche qui da noi questo tema parlando di supernove se non ricordo male.C’è chi ha la facoltà in particolari condizioni di avere delle visioni sul futuro,potrebbero essere qualcosa che assomiglia ad una “frenata “ dovuta ad una piccola deviazione dello spaziotempo,il nostro sistema formato da miliardi di recettori le cattura.

  2. Daniela

    Il giorno in cui dovessimo imparare dalla storia, gran parte dei problemi si risolverebbero da soli... purtroppo l'ignoranza di chi non vuole conoscerla, unita alla volontà di modificarla da parte di chi la racconta, non aiutano. E la struttura del cervello umano fa il resto...

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