1/11/16

I Racconti di Vin-Census: L'ULTIMA OASI

Forse un giorno, molto prima che il Sole si trasformi in una gigante rossa, il nostro meraviglioso pianeta potrebbe non essere più in grado di sostenere la vita come noi la conosciamo e l'uomo, sempre che il livello di sviluppo tecnologico glielo consenta, potrebbe essere costretto ad abbandonarlo per trasferirsi in un luogo forse meno meraviglioso, ma più ospitale. Ma, si sa, nell'Universo tutto è in continua trasformazione, quindi mai dire mai...

 

Lentamente tutti gli oceani si erano prosciugati: rimaneva soltanto un po’ di fanghiglia al polo sud. I deserti si erano estesi ovunque ed era rimasta per qualche tempo solo quell’unica oasi con un po’ di vegetazione nell’Europa centrale. Ben pochi però l’avevano vista scomparire completamente. L’uomo se ne era andato già da molto. Prima a piccoli gruppi, poi in massa. Le perdite erano state abbastanza limitate e comunque localizzate nei paesi sottosviluppati. Non c’era nemmeno stata melanconia nel lasciare quel pianeta che era stato abitato per decine di migliaia di anni. Era ormai così brutto, monotono e silenzioso che nessuno si era girato a guardarlo mentre le astronavi si dirigevano verso la nuova patria, il terzo pianeta di Gamma Tauri.

 

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E pensare che una volta era stato una vera meraviglia visto dallo spazio: l’azzurro degli oceani, il bianco delle nuvole, il marrone delle terre emerse ed i il verde delle foreste non avevano rivali. Non era certo il nuovo mondo su cui l’umanità si era trasferita che poteva rivaleggiare con la Terra dei suoi anni migliori. L’aspetto era molto più grigio, il verde della vegetazione molto meno brillante e l’atmosfera assumeva toni violacei. Ma c’era acqua e cibo. E tanto bastava. Sulla vecchia e desolata Terra non era rimasto più nessuno. L’ultima astronave se ne era andata da più di mille anni ed aveva eretto un grande tabellone di platino al centro di quell’ultima oasi di un pianeta ormai disabitato. “Abbiamo provato a salvarlo con tutti i mezzi, ora siamo costretti ad abbandonarlo al suo destino”, così dicevano le parole incise sull’enorme piastra di metallo. Avevano lasciato un mondo moribondo e condannato.

Ma la Terra non era convinta che questa fosse la verità. Sicuramente non era stata colpa né sua né del suo Sole. In fondo nemmeno di quegli esseri che l’avevano sfruttata in lungo e in largo per tanto tempo. La causa era stata quella nube scura che aveva attraversato il Sistema Solare e che si era divertita a lungo a riflettere i raggi solari ed a riscaldare sempre più i pianeti che si erano trovati in mezzo a quell’anomala ed imprevista battaglia cosmica. Malgrado tutto, la Terra era sicura di non aver perso niente della sua antica vivacità. Si sentiva estremamente viva. Al suo interno il magma bollente si agitava come sempre. Le zolle tettoniche galleggiavano e si spostavano. Vulcani e terremoti ne erano il chiaro e limpido segnale. Ma nessuno se ne era accorto o aveva voluto accorgersene. E l’avevano lasciata con quel verdetto senza speranza: MORIBONDA E CONDANNATA!

Qualcuno però era rimasto. Quasi tutte le creature viventi erano morte, ma non quei piccoli granchi pelosi che si erano trovati immersi nel fango antartico. Avevano praticamente bloccato le loro funzioni vitali ed erano restati come ibernati in quella poltiglia che si faceva sempre più densa. Nel frattempo la nube oscura, senza forse nemmeno sapere il danno che aveva fatto, proseguiva tranquillamente il suo viaggio galattico e stava lentamente uscendo dal Sistema Solare. Stava attraversando la nube di Oort con una velocità molto più elevata di quella che aveva avuto all’ingresso e con una maggiore densità. Sicuramente anche lei aveva subito drastici cambiamenti nello scontro diretto con il Sole ed i suoi pianeti.

Ormai sembrava puntare senza tentennamenti verso Sirio e forse nemmeno si era accorta che con le sue ultime propaggini aveva scombussolato non poco l’enorme serbatoio di comete che rivolvevano attorno al Sole ai confini del suo territorio. E queste furono prese da una smania mai vista. Si agitarono, si disturbarono l’un l’altra ed in preda ad una frenesia inarrestabile si mossero verso la stella. Centinaia e centinaia di esse decisero di raggiungere finalmente il centro di quel sistema che avevano sempre visto così da lontano. Ed altre le seguirono da lì a poco. Sembrava un esodo senza fine.

Molti miliardi di chilometri più vicino al Sole, la temperatura stava calando sensibilmente. I primi granchi si svegliarono e sfruttarono quel poco di umidità che era rimasta. Non potevano fare molto, ma quel poco lo facevano con grande fierezza e volontà. Non l’avevano abbandonata e la Terra era orgogliosa di quegli esseri coraggiosi. Anche se non era bella come prima, sprizzava voglia di vivere e di mettersi in mostra. Aumentò l’attività dei suoi vulcani, espulse gas scuro e denso un po’ ovunque, quasi volesse ricominciare tutto da capo.

Poi arrivarono le prime. All’inizio furono due, tre, poi centinaia ed infine migliaia. Una vera e propria pioggia di comete si riversava verso il Sole e si scontrava con i pianeti. Sembravano insetti in preda a follia suicida, che si andavano a schiantare contro le finestre delle antiche abitazioni umane. Ma non lasciavano sangue, bensì ghiaccio che diventava subito acqua. Quanto tempo era che la Terra non ne vedeva più: bella, fresca ed azzurra. Volle festeggiarla con scariche elettriche fantasmagoriche e con nuvole che si rincorrevano gioiose. Poi riprese a piovere, prima lentamente e poi con sempre maggiore violenza. E le comete continuavano ad arrivare.

Tutti i granchi si svegliarono e si misero in moto. Cominciarono a spostarsi ed ovunque andassero trovavano acqua e cibo. Non erano stati i soli a rimanere. Vi erano anche corpuscoli quasi invisibili che si erano nascosti da qualche parte e che ora brulicavano dappertutto. Passarono centinaia e migliaia di anni ed i primi fili d’erba verde spuntarono sulle terre emerse, e poi gli arbusti e dopo gli alberi. La vegetazione riprese il predominio nelle zone più temperate del pianeta e l’azzurro intenso le circondò con affetto. L’atmosfera aveva riacquistato il suo aspetto meraviglioso che aveva reso quel pianeta famoso in tutta la galassia.

La Terra aveva proprio avuto ragione: altro che moribonda, era viva e vegeta come non mai. Ormai i granchi erano diventati enormi e si muovevano con sempre maggiore sicurezza. Poi si riunirono in gruppi e cominciarono ad usare le chele per prendere oggetti e per fabbricarne di nuovi. La Terra vide con piacere che avevano stabilito contatti pacifici e che riuscivano a comunicare tra loro. Molto rapidamente costruirono villaggi rudimentali e si misero a sfruttare le immense ricchezze che il pianeta redivivo aveva riversato con grande magnanimità dal suo interno in superficie. Era tornato ad essere un esempio per tutti! Il Sole ne era molto fiero e ne fece grande pubblicità in giro per la galassia. Quella notizia raggiunse anche Gamma Tauri ed il suo terzo pianeta. Non poteva certo competere con la Terra. Soprattutto con una Terra che era tornata ancora più bella di quella di moltissimo tempo prima. Era sembrato una buona controfigura solo provvisoriamente, ma non c’era mai stato paragone. Ora poi il confronto era veramente improponibile.

E così tornarono con le loro lucenti astronavi ed andarono subito a vedere il grande cartello che ancora si poteva scorgere in quella grande isola verdeggiante. Lo distrussero, forse sentendosi un po’ in colpa e poi scesero in gran numero. Si accorsero presto di quella strana forma di vita che era diventata la più numerosa e che aveva sviluppato una primitiva capacità razionale e sociale. Erano terribilmente brutti, anche se non sembravano pericolosi. Sicuramente troppi e troppo ingombranti. Gli umani cominciarono subito a sterminarli con le loro armi sofisticatissime. Dovevano preparare il territorio per i miliardi di simili che stavano per arrivare e riprendere il possesso del “loro” pianeta. Ormai erano in volo ed avevano speso tutto per quell’esodo gigantesco. Eh si! Gamma Tauri era stato un palliativo discreto, ma niente di più. La Terra era sempre la Terra.

 

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Mentre le stragi dei granchi continuavano quasi con noncuranza, i primi fortunati vollero tornare a compiere quelle antichissime azioni che si erano tramandati di generazione in generazione. E si chinarono a bere l’acqua fresca dei ruscelli ed a cogliere e mangiare la frutta succosa dagli alberi. Che meraviglia! Ci vollero solo poche ore ed i primi sintomi giunsero implacabili. Morirono tutti in un paio di giorni. L’acqua non era più potabile ed il cibo era diventato tutto velenoso per quegli ingrati. Alla Terra c’era voluto ben poco ad inserire nella sua nuova biosfera un po’ di quegli elementi, una volta molto rari, che ai granchi piacevano un sacco!

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Tutti i racconti di Vin-Census sono disponibili nella rubrica ad essi dedicata

4 commenti

  1. Gianni Bolzonella

    Forse questo bel racconto è meno di fantasia di quello che sembra.Se come sembra,tutto quel che gira per l'Universo ha una ratio,la terra è un essere vivente e come tale capace di giudizio.Bisogna vedere come ci colloca la terra,all'interno della sua vita.

  2. Daniela

    Forse, caro Gianni, è meglio non saperlo... :wink:

  3. Mario Fiori

    Bel racconto Daniela e ben detto Gianni. Fino a che il Sole lo permetterà non escluderei che si possa arrivare a qualcosa di simile, anche se non so' se l'Uomo possa essere capace di andare da un'altra parte. Comunque sia se l'Uomo sfrutterà con forza il Pianeta senza porsi problemi e lo ridurrà in condizioni pietose, la Terra potrà sicuramente fare a meno dell'Uomo e potrà anche rigenerarsi fino a che il Sole lo permetterà.

  4. Daniela

    Certo, Mario, la Terra si è sicuramente trasformata più volte in passato e non avrà problemi a farlo in futuro, nonostante queste "formichine" che si illudono di poter influire sul suo destino... :)

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