3/01/17

I Racconti di Mauritius: CRISTALLI DI TEMPO

Un Mauritius inedito ci prende per mano e, con grande delicatezza, ci conduce oltre le barriere del tempo, così come siamo abituati a considerarlo.

 

Un anno, massimo due, gli aveva detto il primario rispondendo alla sua domanda.

Un anno, massimo due, continuava a ripetersi mentre non riusciva a prendere sonno, mentre sentiva scorrere quel tempo limitato che lo separava dalla più grande incognita della vita umana, come una rapida che, improvvisamente formatasi nel tranquillo fiume della sua esistenza, lo trascinava ineluttabilmente verso lo strapiombo.

Dopo qualche tempo cominciò a pensare a quanto gli restava non in termini di anni, ma di mesi. Intuiva che dire venti mesi aveva un sapore diverso da dire “poco più di un anno e mezzo”.
Aumentava, decuplicandola, la distanza da quel momento fatale, allontanava le paure e alimentava una folle speranza che qualcosa avrebbe ancora potuto cambiare, magari sovvertendo il suo destino.

Più tardi trasformò i mesi in giorni, trenta volte più rassicuranti. I dodici mesi divennero centinaia di giorni, trecentosessantacinque, per la precisione. Così, individuato l'espediente di modificare la scala di misura per ampliare il respiro del tempo, si risolse di applicarlo ed applicarlo di nuovo, tante volte quanto sarebbe stato necessario per procrastinare il più possibile l'appuntamento.

I giorni vennero convertiti in ore, le ore in minuti, i minuti in secondi. E sempre gli restavano quantità maggiori di quel tempo residuo, sia pure quantità commisurate ad una scala sempre più minuscola. Dai secondi si poteva passare, con un guadagno di mille volte, ai millisecondi, e questo concedeva un bel respiro.

Finchè, un giorno, scoprì l'esistenza di una grandezza minima dell'unità di tempo, irriducibile. Il tempo di Planck, il più breve intervallo di tempo misurabile, pari a 5,391 x 10 -44 secondi: poco più di cinquantatre miliardesimi di miliardesimi di miliardesimi di miliardesimi di miliardesimi di secondo. Si ingegnò quindi a convertire quel paio di mesi che gli restavano (in secondi valevano comunque la rispettabile cifra di cinque milioni) in unità di tempo naturale di Plank, ottenendo, in questa astrusa unità di misura, il valore di oltre centomila miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi.

Una mai provata sensazione di liberazione, un respiro infinito, una visione cosmica di eternità.
Ma la cosa più grandiosa era che, oltre quella modalità di segmentazione del tempo, nulla più si poteva dire dell'orizzonte del destino. Ogni cosa poteva accadere, il tempo si sarebbe fermato, forse,
non avendo più possibilità di essere misurato, oppure si sarebbe addirittura invertito cominciando a scorrere in senso contrario. Insomma tutto era finalmente possibile, tutto tornava nelle rassicuranti mani del caso.

Quando l'ultimo quanto di tempo sfuggì, si portò via anche i più tenaci ricordi: il fragore del tuono, il profumo della legna che brucia nel camino, quello della terra bagnata dalla pioggia, il sapore della neve, un gatto addormentato sulle sue ginocchia, un campo di papaveri sotto il sole di luglio, il pulviscolo delle onde portato dal vento, il suono di un flauto, la pressione di quelle dita intrecciate alle sue. Chiuso in quel cristallo di tempo, gli rimase solo la sensazione di galleggiare in uno spazio di liquido nulla.

Finché percepì quella strana vibrazione, quel ritmo ripetitivo composto da due rapidi battiti seguiti da una breve pausa. Gli teneva compagnia, mentre galleggiava in quello spazio che si andava definendo nei suoi confini, mentre scopriva di possedere un nuovo minuscolo corpo. Nuove elementari sensazioni si andavano imprimendo nella sua mente, una penombra che si alternava al buio totale, suoni ovattati, il fluire di liquidi attraverso i suoi organi.

Non era pronto quando giunse il momento. Ancora una volta l'ambiente a cui si era assuefatto si dissolse improvvisamente. Avvertì tutto il proprio peso e scosse violente che lo trascinavano, e rumori fastidiosi, ed una insopportabile luce, e la presenza del dolore.

Quindi solo una morbida, tiepida sensazione di contatto e quei due rapidi battiti, seguiti da una breve pausa.

mano-nella-mano

 

Tutti i racconti di Mauritius sono disponibili, insieme a quelli di Vin-Census, nella rubrica ad essi dedicata.

5 commenti

  1. maurizio

    Grazie Daniela, il tuo contributo è sempre prezioso...

  2. Daniela

    Grazie a te, Mauritius! :-D

  3. Gianni Bolzonella

    No,probabilmente deve essere qualcosa di più banale,come la nascita.È come un albergo,con il tempo diminuiscono i clienti,poi si riduce il personale,poi si risparmia su tutto,finché i clienti non si accorgono che la struttura non è capace di espletare i suoi servizi decentemente,perché qualche reparto è al limite,o non esiste più.Finisce con l'esodo del personale,le strutture collassano,con il tempo sparisce anche il nome,mentre le altre macrostrutture,che avevano fatto vivere il fu albergo,o fanno vivere altre strutture o sono morte anch'esse seguendo lo stesso schema.Così è.

  4. Gianni Bolzonella

    Comunque è un racconto che svela la nostra capacità di trovare anche nella disperazione,degli inganni psicologici che ci fanno tirare avanti,come il famoso paradosso di Achille e la tartaruga.Per fortuna il tempo è legato allo spazio,e finché c'è spazio ci può essere vita...

  5. Daniela

    ...e, finché c'è vita, c'è... tempo per trovare altro spazio :wink:

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