03/03/17

Sempre più veloci **

Utilizzando le tecniche e gli strumenti odierni, è ancora possibile andare sempre più indietro nel tempo, se ci si impegna con lavori spesso noiosi e ripetitivi di archivio. Sicuramente snobbati da molti che preferiscono qualcosa che non si vede e che si può utilizzar sempre e comunque, più di un milione di quasar osservati dal telescopio gamma Fermi sono stati analizzati, estraendone un migliaio e cercando di ottenerne dati supplementari da altre osservazioni. Anni di lavoro, ma risultati eclatanti. Scoperto un blazar (Nucleo Galattico Attivo che spara il suo getto verso di noi, QUI abbiamo parlato di un blazar osservato in diretta grazie al playback generato dal nostro caro effetto lente gravitazionale) che ha mandato il suo segnale “solo” dopo 1.4 miliardi di anni dal Big Bang. E un problema, che ben conosciamo, si fa sempre più grande

Alla fine, dopo analisi sempre più sofisticate e modelli costruiti “ad hoc”, si sono estratti cinque oggetti la cui luce raccolta risale al periodo che va da 1.4 a 1.9 miliardi di anni. L’energia che emettono è fantastica e proviene dal disco di accrescimento che ruota attorno al buco nero centrale e che, attraverso l’interazione con le linee di campo magnetico, accelera e spara particelle, a 90° dal disco, che acquistano velocità capaci di sfiorare quella della luce, lungo due getti ben collimati. Sono probabilmente protoni ed elettroni, accompagnati da fotoni gamma, miliardi di volte più energetici di quelli recepibili dai nostri occhi. Come le particelle interagiscano con questi “missili” potentissimi è ancora un problema poco conosciuto, ma la distanza è, per adesso, un problema enorme per le osservazioni.

Nel cuore di una galassia attiva, la materia cade spiraleggiando verso il buco nero gigantesco che si annida, affamato, nel centro. Non esistee nessun acceleratore che possa avvicinarsi a quello che crea il disco e il campo magnetico: i getti lanciano particelle a velcoità che sembrano sfidaree quella degli stessi fotoni gamma. Fontet: NASA's Goddard Space Flight Center Scientific Visualization Studio
Nel cuore di una galassia attiva, la materia cade spiraleggiando verso il buco nero gigantesco che si annida, affamato, nel centro. Non esistee nessun acceleratore che possa avvicinarsi a quello che crea il disco e il campo magnetico: i getti lanciano particelle a velcoità che sembrano sfidaree quella degli stessi fotoni gamma. Fontet: NASA's Goddard Space Flight Center Scientific Visualization Studio

Sicuramente, però, sono buchi neri veramente mostruosi, capaci di emettere in un secondo l’energia che il Sole emette in tutta la sua vita. Sono “oggetti” di massa dell’ordine dei miliardi di masse solari. Galassie molto attive, tipiche delle fasi più antiche dell’Universo. Oggi si stima un  nucleo galattico attivo ogni dieci buchi neri galattici, una volta dovevano essere almeno la metà.

A questo punto, non possiamo non pensare a una vera e propria gara di atletica leggera (ma anche di altri sport) in cui lo scopo sia la vittoria in una gara prestigiosa, ma, anche (e spesso, soprattutto) l’abbattimento del record mondiale. Bene, lo stesso si sta verificando nella ricerca dell’oggetto più antico, con particolare risalto ai buchi neri attivi, i più luminosi in assoluto (come QUESTO, per esempio).

I record dell’Universo sono continuamente battuti, ma nel Cosmo questo fatto comporta un problema che si allarga sempre di più. Finora erano stati localizzati Nuclei Galattici Attivi, poco più vecchi di due miliardi di anni. Adesso siamo arrivati a 1.4, ma una cosa non è affatto cambiata: la massa enorme del buco nero. Il tempo a disposizione per costruirli diminuisce sempre di più, ma non si vede una vera prova di come si sia riusciti a raggiungere queste dimensioni.

A partire da buchi neri stellari? Ormai sembra una barzelletta: certe cose abbisognano di tempo… Dall’unione di tante galassie e dei loro buchi neri intermedi? Potrebbe darsi, ma l’ipotesi si affievolisce sempre più… QUI abbiamo fatto il punto della situazione sulle varie ipotesi. Probabilmente, non abbiamo ancora capito come sono nate le galassie primitive e il loro incredibile motore centrale. Buchi neri primordiali, nati prima delle stesse galassie? I futuri telescopi ci aiuteranno sicuramente, ma intanto i nostri silenziosi ricercatori stanno continuando ad analizzare dati con grande attenzione e con la giusta serietà, lontana dagli “scoop” mediatici.

Articolo originale QUI

QUI  un blazar osservato in diretta grazie al playback generato dall’ effetto lente

3 commenti

  1. Gianni Bolzonella

    Si potrebbe pensare a dei buchi neri nati praticamente con il big bang,una specie di pezzi che mantengono la sostanza primitiva,come le schegge di una bomba,grumi di big bang.

  2. qualcosa del genere... collasso gravitazionale diretto di nubi supermassicce... ma non è facile spiegarlo... :-?

  3. Mario Fiori

    Buchi neri sempre più importanti, anzi fondamentali, nella nasceta del Grande Teatro Cosmico.

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