30/07/18

I Racconti di Mauritius: VOCAZIONI

E' risaputo che l'interesse per la Scienza del piccolo Einstein fu suscitato da una bussola che il padre gli regalò per ingannare il tempo quando aveva la febbre. Molto meno conosciuta, invece, è la molla che ha fatto scattare nel piccolo Mauritius il desiderio di intraprendere studi scientifici. Per scoprirlo, intrufoliamoci nei suoi ricordi... piano piano, in punta di piedi...Daniela

 

 

Il giorno della settimana non lo ricordo proprio, forse era il sabato, come è adesso, ma non ne sono per nulla certo.

P_ta_Nuova_P_le_Principessa_Clotilde_Anni_50_3Le prime frange del mercato iniziavano nella piazza Principessa Clotilde, in vista dell'ospedale Fatebenefratelli (che non si è mai capito perché vada scritto così, visto che allora non c'era il web).

Il nucleo principale del mercato era però lungo i bastioni di Porta Nuova, una via lunga lunga, segnata ai lati da alte piante di ippocastani.

In piazza Principessa Clotilde c'era la bancarella del “Bigetto” un nome che nella mia testa si abbinava inevitabilmente a Geppetto. Era costui un venditore ambulante, misconosciuto inventore del “fuoritutto” con decenni di anticipo. Vendeva quelle che, generosamente, potremmo chiamare chincaglierie o, con più appropriato vocabolo, cianfrusaglie. Roba di ogni tipo, dal lucido da scarpe in lattina con l'apertura a chiavetta, alle statuine che segnavano il tempo cambiando colore  o avvicendando, con becero spirito maschilista, la statuina dell'uomo (bel tempo) a quella della donna (brutto tempo).

Dal Bigetto si comprava a prezzo basso, qualunque cosa inutile, proprio come in quei box della IKEA, che offrono scemenze a un solo Euro.  Certo, con il Bigetto si faceva anche finta che fosse caro, e si minacciava di “andare via” senza acquistare nulla, giusto per avere uno sconto finale.

Era una cosa che odiavo.

Mi chiedevo anche perché, se ci serviva qualcosa, non la potevamo comprare direttamente dal Bigetto, senza andare al mercato, visto che avevamo questa comodità di abitare nello stesso caseggiato.

mercatoPoi si passava al mercato vero e proprio: frutta, verdura, vestiario scadente e scadentissimo, e altre meraviglie tipo l'accendigas con la pietrina intercambiabile  o l'esotico bastoncino per guarire dalla carie che si strofinava sui denti a tal uopo, con incrollabile fede, avendo visto la dimostrazione “live” al mercato.

Il venditore di bastoncini per i denti era un giovane ciarlatano, che millantava origini indiane ma, più probabilmente, aveva natali lucani, e si esibiva sciacquandosi pubblicamente la bocca dopo la frizione dentale con il magico bastoncino, espellendo una specie di vermetto tipo quello che si trovava nelle mele, giusto per mostrare l'efficacia con cui ci si poteva liberare dalla causa della carie. Di bastoncini ne vendeva a dozzine, dopo ogni dimostrazione.

Non gli ho mai creduto, nonostante i miei pochi anni e la mia scarsa esperienza, solo perché, pensavo: “costui ha denti sanissimi, lo si vede benissimo, quindi come fa a tirare fuori tutti quei vermetti, ogni volta che veniamo al mercato?”

ippoC'era anche un'altra cosa che in quel lungo viale contribuiva a far crescere in me una tendenza allo scetticismo: le castagne d'india, i frutti degli ippocastani racchiusi in splendidi ricci, che occhieggiavano con una lucentezza color mogano che mi ammaliava.

“Metti una castagna in tasca, così non prendi il raffreddore” mi diceva sempre Nonna Tina. Non so perché lo dicesse con tanta convinzione. Forse pensava, veramente,  che non mi sarebbe venuto il raffreddore.

E all'inizio lo pensavo anch'io, al punto che le mie tasche straripavano di castagne d'india.

ippo2

 

Poi, qualche settimana dopo, ai primi freddi, mi veniva puntualmente il raffreddore, ma non il solito raffreddore che veniva a tutti, bensì una rinosinusite acuta che mi durava tutto l'inverno con lancinanti dolori di testa, alla faccia della castagna d'india.

Siamo rimasti amici con gli ippocastani, ho continuato ad amare i loro bellissimi fiori bianchi raggruppati in pannocchie a forma di cono che annunciavano la fine della scuola, e i loro ricci dai  pungiglioni gentili che, nell'istante in cui cadono dalla pianta e toccano terra, si aprono liberando il frutto lucente, con quel leggero caratteristico profumo amarognolo che richiama l'autunno.

Ma la mia predisposizione a credere solo a ciò che resiste alla prova della verità, si è rafforzata definitivamente. E' stato, credo, in quel tempo, in cui i bambini “normali” giocano agli indiani e ai cowboy, che ho sviluppato la mia fede nella scienza, potremmo dire che è nata una vocazione.

 

Tutti i racconti di Mauritius sono disponibili, insieme a quelli dell'amico Vin-Census, nella rubrica ad essi dedicata

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