6/07/18

I Racconti di Mauritius: L'ASCENSORE - UNA STORIA VERA

Una storia in stile Hitchcock dove realtà e fantasia si intrecciano indissolubilmente. Una casa, un ascensore, uno strano bambino.

 

L'ascensore

Il campanello squillò, due volte, in rapida successione.

Pauline andò alla porta, seguita dalla piccola Maja, per aprire al marito che tornava a casa dopo il lavoro.

“Entra Hermann, meno male che sei arrivato presto, ti devo parlare...”

“Cosa è successo ?” rispose l'uomo, mentre si chinava a baciare la bambina. “ Ancora guai con i condomini?”

“ Sì Hermann, è venuta la signorina Braun e mi ha mostrato una lettera, firmata da tutti, che stava per spedire all'amministratore...”

Il marito alzò gli occhi al cielo e fece un lungo respiro. “Cosa diceva la lettera? “

“Le solite cose, sai... che sono stufi di pagare le spese di riparazione, di fare le scale a piedi, di dovere essere sempre sul chi vive ogni volta che salgono in ascensore... Hai presente, no ?”

casa einstein

“E lui dov'è?”

“Si è nascosto in soffitta, come al solito, dopo che l'ho sgridato per bene”

“Va bene, adesso salgo e lo porto giù, è ora di farla finita una volta per tutte con questa storia!”

Così dicendo, Hermann si avviò per l'angusta scaletta che conduceva alla soffitta, sopra il piccolo appartamento all'ultimo piano, con l'intenzione di dare una bella lezione al figlio Albert, di otto anni, causa di tutto quello scompiglio.

Da dietro la porta veniva un flebile suono di violino.

(lo sentite anche voi ? …)

Hermann si soffermò ad ascoltare e non poté trattenere un sorriso d'orgoglio; le lezioni di Pauline non erano state vane.

Bussò con decisione. “Albert, apri subito!”

Il suono del violino si interruppe bruscamente. “Apri, fammi entrare...non ti faccio niente, voglio solo parlare.”

La porta cigolò debolmente, mentre si apriva uno spiraglio. “Cosa c'è, papà?”

“C'è quello che già sai, Albert. Se vai avanti così finiremo per essere cacciati da questa casa, lo capisci? Non puoi fare queste cose !”

“Ma io non ho fatto niente di male, solo un piccolissimo esperimento... scientifico.”

“Ah, lo chiami così? Cercare di far precipitare l'ascensore dal quarto piano è un piccolissimo esperimento ...scientifico?” La situazione era così paradossale da presentare innegabilmente un lato comico, ma era una cosa molto seria.

Da qualche settimana, nella casa, nessuno osava più mettere piede nell'ascensore, a causa di quel moccioso di otto anni che si era messo in testa di verificare una certa strampalata idea sulle leggi della caduta libera, utilizzando gli inquilini dello stabile come cavie.

La prima volta che era successo, il professor Merkel, un distinto vedovo che abitava al terzo piano e insegnava storia dell'arte nel liceo di fronte alla casa, era rimasto bloccato per quasi mezz'ora prima che il portinaio riuscisse a tirarlo fuori dalla cabina.

Per tutto quel tempo Albert, da dietro la grata metallica della gabbia che circondava l'ascensore, non aveva smesso un momento di fargli domande. Voleva sapere cosa aveva visto mentre l'ascensore “precipitava “ di mezzo metro, prima che intervenisse il dispositivo di sicurezza; se si era accorto di non sentire più il suo peso, se aveva pensato che il suo cappello non fosse più poggiato in testa e se la borsa che aveva con sé aveva cominciato a fluttuare nella cabina, quando l'aveva lasciata.

Un assalto di mezz'ora, mentre la sensazione di essere intrappolato gli rovinava la digestione.

Quando il tecnico presentò il conto dell'intervento di riparazione saltò fuori la vera sorpresa. L'ascensore era stato sabotato, le corde, ancora nuove, erano state tranciate, o meglio, segate con qualche attrezzo poco efficiente che, in ogni caso, aveva raggiunto lo scopo. Costo della riparazione: una significativa quantità di marchi che avrebbe fatto lievitare le spese condominiali.

Nel palazzo cominciò a serpeggiare il panico e con esso il sospetto reciproco. Chi poteva avere fatto una cosa simile? Forse qualcuno aveva cercato di eliminare un coniuge diventato insopportabile? O un vicino ritenuto troppo curioso e invadente? Di indiziati non ne mancavano: nelle assemblee condominiali esplodevano regolarmente alterchi per vecchi rancori, ruggini mai dimenticate.

Qualcuno certamente era in agguato nell'ombra e aspettava di colpire ancora.

Anche in casa Einstein si era parlato a lungo della disavventura del Prof. Merkel.

“Un uomo così perbene...” aveva commentato Pauline “e meno male che, grazie al dispositivo di quell'Otis, (che Dio l'abbia in gloria, poverino, morto così giovane) l'ascensore si è subito bloccato, altrimenti non si sarebbe salvato di certo!”

maja e albert
Maja e Albert


Albert non aveva detto nulla, non diceva mai nulla, con quel suo carattere introverso. Un bambino assurdamente taciturno per i suoi otto anni. Solo in quella mezz'ora, con il Professore intrappolato nell'ascensore, si era scatenato a fare tutte quella strane domande.

Due settimane più tardi fu la volta della signorina Braun, una attempata zitella che aveva avuto una breve, intensa, storia con un trapezista, che aveva conosciuto quando il circo Barnum aveva fatto una tournée in Germania, per poi restare sola tutto il resto della vita.

Il brivido che ricordava di avere provato durante lo spettacolo, mentre il suo trapezista volteggiava nell'aria, come senza peso, le tornò nel sangue quando sentì che i suoi piedi si staccavano dal pavimento dell'ascensore, come se la forza di gravità fosse scomparsa improvvisamente.

“Che sensazione sta provando, signorina Braun?”

La vocina di quel marmocchio del quarto piano, il figlio maggiore degli Einstein, le trapassò le orecchie, che avevano preso a fischiarle per l'emozione.

Proprio in quel momento, le ganasce del freno di soccorso entrarono in azione, e riuscì a trattenere a stento un grido, mentre il suo peso tornava prepotentemente a farsi sentire.

“E adesso? Ha avvertito una pressione esterna, vero? Una forza che improvvisamente l'ha schiacciata sul pavimento, mentre prima...”

Il piccolo bastardo non mollava la presa...

La signorina Braun cominciò ad avere qualche sospetto. Mise insieme due più due e si convinse che tutto quell'interesse, prima verso il Professore ed ora nei suoi confronti, doveva nascondere qualcosa.

Appena liberata, dopo la consueta mezz'ora di attesa tra un piano e l'altro, balzò addosso ad Albert che gironzolava eccitatissimo attorno alla cabina e, senza troppi complimenti, lo costrinse a vuotare le tasche.

Ne uscì fuori una lima piuttosto consumata, evidente arma del delitto, che fu subito riconosciuta da Hermann Einstein come uno degli attrezzi della piccola officina che, con il fratello Jacob, aveva avviato qualche anno prima.

Albert, il solitario, che suona il violino e studia algebra con lo zio Jacob, che sembra un bambino tranquillo e anche troppo riservato, è un piccolo criminale che sega i cavi dell'ascensore per studiare cosa succede durante la caduta nel vuoto. E per avere notizie di prima mano, intervista le vittime con un cinismo da reporter televisivo (per essere sinceri, la TV era piuttosto indietro a quei tempi, ma il cinismo dei reporter era già sviluppato).

Questo pensavano, i bravi condomini, e nessuno mai avrebbe potuto convincerli che, un giorno, quel loro ascensore in caduta libera sarebbe diventato famoso.

Oramai erano partiti alla riscossa, con quella lettera all'amministratore, e si era avviato un processo irreversibile. Pochi anni più tardi, la famiglia Einstein si trasferì in Italia, a Pavia. Hermann, forse per caso, o forse no, affittò un'abitazione senza ascensore.

 

QUI un altro racconto che ha per protagonista un ascensore

QUI una semplice spiegazione del fenomeno dell'assenza di peso che si verifica all'interno di un ascensore in caduta libera.

QUI la spiegazione del principio d'equivalenza che sta alla base della Relatività Generale

QUI una recente verifica del principio di equivalenza anche in condizioni "estreme"

3 commenti

  1. Daniela

    Che ci crediate o no, cari lettori, l’idea di questo racconto è nata per caso e per scherzo durante uno scambio di battute nel tardo pomeriggio di ieri e intorno a mezzanotte la bozza era già pronta!

    Grande Mau, sei sempre all’altezza delle aspettative!  Come quando hai rielaborato il “Il cinque maggio” in quattro e quattr’otto... Scherzy, mi cerchi il link per favore?

  2. PapalScherzone

    Eccolo!

    http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2017/03/09/le-poesie-mauritius-fu/

    Ma sei sicura che l’abbia scritto Maurizio Bernardi? C’è scritto Alessandro Maurizioni... che strano posto questo circolo  :roll:

    :mrgreen:

     

  3. Daniela

    Ma certo, papallo di poca fede! Mau ha qualche decina di alter ego pronti a fare la loro comparsa quando meno te lo aspetti (roba da fare impallidire la spirale di Fibonacci!).

    Un altro è Giacomo Maupardi...

    http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2017/01/10/le-poesie-di-mauritius-a-ginestra-o-fiore-do-deserto/

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