8/03/19

IL DIFFICILE SENTIERO DEI DIRITTI UMANI (7): Sebben che siamo donne ...

8/3/2019

Nel precedente capitolo  sulla storia dei diritti umani, abbiamo ricordato la incredibile vicenda delle “streghe” di Salem e del processo che in quel villaggio americano si svolse alla fine del '600. Diceva Voltaire, la cui nascita per una curiosa coincidenza è contemporanea a quel famoso processo, che “le streghe hanno smesso di esistere quando abbiamo smesso di bruciarle”, intendendo che la vera fabbrica di mostri era il metodo delle “confessioni” sotto tortura.

Ci si potrebbe aspettare ora che, cento anni più tardi, la condizione delle donne, principali bersagli della caccia alle streghe, sia in qualche misura migliorata, che la rivoluzione francese con la proclamazione della “Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino” nel 1789 abbia rischiarato con la luce della dea ragione i diritti di quella metà del genere umano che la tradizione di tutti i paesi del mondo ha tenuto in sottordine, le donne, appunto. Invece no.

Non a caso la Dichiarazione francese si riferisce ai “diritti dell'uomo” che sono diversi e superiori a quelli delle donne.

Un esempio? Il caso di Olympe de Gouges, drammaturga e propugnatrice della abolizione della schiavitù, argomento su cui pubblicò le proprie convinzioni nel 1788, nonché della uguaglianza politica e sociale tra uomo e donna, che teorizzò in uno scritto del 1791, intitolato opportunamente “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina". Olympe sostiene che le donne sono capaci di assumere delle responsabilità tradizionalmente riservate agli uomini e in tutti i suoi scritti chiede che le donne vengano ammesse ai dibattiti politici e sociali. Nelle sue stesse parole “ La donna ha il diritto di salire sul patibolo; ella dovrà avere anche il diritto di salire sulla tribuna”.

Per la sua denuncia delle atrocità commesse nel settembre 1792 ad opera di Marat e per il contrasto a Robespierre, in difesa dei principi democratici repressi da una legge che impone la censura degli scritti, nel 1793 subisce un processo in cui è condannata a morte.

diritti umani Gouges
Olympe de Gouges (1748-1793)

Il punto cruciale di questa vicenda non è tanto la vendetta di un tribunale giacobino contro l'oppositore girondino, ma il commento carico di implicazioni che il procuratore della Comune di Parigi espresse a riguardo, manifestando compiacimento per l'esecuzione, meritata dalla de Gouges per “avere dimenticato le virtù che convenivano al suo sesso”.

Sarà solo una questione di forma ma, mentre nel 1789 si parla di diritti dell'uomo, nella “Dichiarazione universale dei diritti umani”, scritta centosessanta anni più tardi, nel 1948, si parla, finalmente, di diritti dell'essere umano, uomo o donna che sia.

Il difficile sentiero dei diritti umani è ancora più difficile e lungo, per qualcuno.

Ecco ora alcuni esempi di come le istituzioni religiose e le “scienze” hanno percepito sino ad oggi “l'uguaglianza” tra i generi.

Nonostante le ardimentose arrampicate sugli specchi di chi vuole dimostrare il contrario di quanto sta scritto, si deve riconoscere che la chiesa cattolica ha una decisa connotazione misogina. Da Paolo e da Agostino (entrambi santi) il messaggio che giunge è quello che la donna è un essere quasi-umano e comunque inferiore, oltre che colluso talvolta con il demonio.

Ancora oggi, nonostante le apprezzabili iniziative degli ultimi Papi, a partire dal 1995 con la lettera di Giovanni Paolo II a tutte le donne, fino alle iniziative di Francesco per valorizzare il ruolo delle donne nelle gerarchie ecclesiastiche, la chiesa cattolica le esclude dal sacerdozio.

Se poi consideriamo la visione islamica del pianeta donna c'è da rabbrividire. Per la legge coranica, che coincide con la legge civile, la donna è sottomessa prima al padre e poi al marito, non ha diritto all'istruzione, ha l'obbligo della verginità a rischio della vita, è obbligata a portare il velo o il burka, può essere ripudiata dal marito, se adultera è punita con carcere e frustate, la sua testimonianza in tribunale vale metà di quella dei maschi. Insomma, a parte alcuni paesi, come la Tunisia e la Turchia, in cui i governi hanno preso decisamente le distanze da queste “tradizioni”, la condizione femminile, in quella che si autodefinisce “la migliore comunità che Dio ha creato” (Preambolo della Dichiarazione dei diritti dell'uomo nell'Islam del 1990), è decisamente problematica.

In India le cose non vanno meglio se, in assenza di una religione di stato, la tradizione impone la Sati, ossia l'immolazione volontaria (si fa per dire) della vedova sulla pira del marito, pratica abolita nel 1956 ma tuttora in vigore in alcune regioni del paese. Esiste poi la questione della dote. Anche se dal 1950 la costituzione indiana ha sancito la parità tra i sessi e nel 1967 ha abolito l'obbligo della dote per la sposa, la tradizione della dote grava come un macigno sulle famiglie in cui nasce una femmina, al punto che la mortalità infantile (femminile) ne è curiosamente influenzata. La dote poi rappresenta anche un incentivo a crimini commessi all'interno della famiglia, generalmente dalla madre dello sposo, per rendere possibile un secondo matrimonio con una donna dalla dote maggiore. Nella città di Delhi, nel 1980 si sono verificati quasi 900 casi di omicidio per questo motivo.

Anche essere donna in molti paesi africani non è un piacere. Le mutilazioni genitali femminili vengono praticate massivamente in Egitto, Guinea, Costa d'avorio, Eritrea, Sudan, Mali, Etiopia, Muritania, Burkina-Faso e, in caso di migrazione, anche nei paesi di accoglienza che, naturalmente, hanno immediatamente legiferato per contrastare questa raccapricciante pratica.

Ho spesso notato che il coinvolgimento delle persone è tanto più blando quanto più si sentono estranee ad un problema. Giusto per fare un piccolo esperimento, vorrei invitare i lettori maschi ad immaginare per un momento un mondo in cui il destino dei loro genitali dipendesse dalla tradizione popolare anziché da una loro libera scelta. Per dirla con semplici parole: un mondo in cui al posto delle mutilazioni genitali femminili fossero di moda le mutilazioni genitali maschili. Che ne dite?

Tornando alle donne, ricordiamo che nel 1993 l'ONU ha proclamato la Dichiarazione sulla eliminazione della violenza contro le donne e, tre anni dopo, nel 1996 il nostro paese ha promulgato una legge che ridefinisce lo stupro un reato contro la persona (come di fatto è) e non un reato contro la morale come ipocritamente era classificato in precedenza.

Quanto alla scienza non ha certo dato un grande aiuto a rimuovere i pregiudizi sulla presunta inferiorità della donna. Un antropologo, neurologo e chirurgo come il francese Paul Broca, pioniere della ricerca sul cancro e studioso delle relazioni tra linguaggio e sistema cerebrale afferma, arbitrariamente, che “la donna ha il cervello più piccolo dell'uomo perciò è inferiore”; un altro antropologo, psicologo e sociologo, anche lui francese, basandosi sulle misure del cranio, giunge alla conclusione che “Le donne sono la forma più bassa dell’evoluzione umana, i loro cervelli sono più vicini nelle dimensioni a quelli dei gorilla che non a quelli maschili più sviluppati”.

Solo un altro antropologo, italiano, può competere in questa gara di castronerie pseudo-scientifiche, Cesare Lombroso, ineffabile autore de “L'uomo delinquente”, nel 1876, in cui si ingegna a descrivere in 378 pagine le caratteristiche fisiognomiche che individuano i diversi tipi criminali. Per non far torto a nessuno, nel 1892 Lombroso pubblicò anche un'opera intitolata “La donna delinquente” con sottotitolo “La prostituta e la donna normale”, in cui tentò di dimostrare, questa volta in 624 pagine, che la minor delinquenza delle donne era conseguenza proprio della loro inferiorità; per dare prova scientifica di quanto sostenuto prese in esame principalmente tre gruppi di donne: delinquenti, prostitute e “normali”, cioè osservanti la legge.

diritti umani Lombroso
Gina Elena Zefora Lombroso (1872-1944)

Resta da dire che la figlia di Lombroso, Gina, citata nella prefazione quale sua preziosa assistente nella stesura, negli anni della sua maturità di divulgatrice scientifica dimostrò che, rispetto al padre, ciò che le interessava non era tanto stabilire delle gerarchie sociali basate sulle differenze sessuali, quanto piuttosto enfatizzare queste stesse differenze con lo scopo di delimitare due ambiti di realizzazione e di influenza, sulla base delle caratteristiche (biologicamente fondate) proprie di ciascun sesso. Tali ambiti si pongono tra loro in rapporto non gerarchizzato, ma complementare, (per caratterizzarli, infatti, Gina non usò mai la coppia “superiore-inferiore” ma il termine “differente”).

Come diremmo oggi: la diversità è un valore, non un motivo per limitare alcun diritto.

(continua...)

QUI parliamo della vicenda di Jocelyn Bell Burnell e del suo Nobel negato...

QUI  gli articoli sinora pubblicati su "Il difficile cammino dei diritti umani"

9 commenti

  1. Andrea I.

    Mi pare quantomeno curioso (e un po' deprimente) che in tutto il mondo ci sia bisogno di legiferare per evitare che un determinato genere di essere umano sia discriminato a prescindere dai suoi meriti e dalle sue colpe.

    Cosa ancora piu curiosa é il fatto che a quanto pare molti esseri umani tendono a scordarsi della propria infanzia e del come sono venuti al mondo :mrgreen:

     

     

     

     

  2. Daniela

    Per non parlare del fatto che si rischia di più ad “eccedere” in legittima difesa nei confronti di un ladro in casa propria, che a massacrare l’ex compagna in preda ad una “tempesta emotiva”...  :roll:

  3. Andrea I.

    Tempesta emotiva......lo fa sembrare una vittima  e non un carnefice eh?

    Prima o poi arriveremo all'attenuante del "mi ha fatto arrabbiare".

    Nei miei 40 anni di vita non penso di aver mai osservato un cosí basso livello di rispetto per l'intelletto e la dignita dell'essere umano.....e non mi riferisco solo alle vittime.

     

  4. Maurizio Bernardi

    La questione della disparità di genere è estremamente complessa e nel mondo possiamo trovare situazioni di squilibrio che ci riportano indietro di secoli.

    Limitando il discorso al diritto alla istruzione, curiosamente nei tre secoli che vanno da Cesare a Costantino, nell'impero romano, agli educatori pubblici venivano accordati compensi e privilegi perché si riteneva fosse un dovere sociale imparare a leggere e scrivere, senza differenze di sesso.

    A distanza di quindici secoli, invece, le maggiori università europee negavano l'iscrizione alle donne. Alla fine del XIX secolo, in quella che era allora la provincia russa di Polonia , in risposta alla mancanza di formazione superiore per le donne venne organizzata la cosiddetta "Università volante" , ove alle donne venne insegnato segretamente da studiosi e accademici polacchi: la sua più famosa studentessa fu Marie Curie la quale vinse successivamente ben due Premi Nobel.

    Oggi in italia  il 60% dei laureati con 110 e lode è donna,  ed a fronte del  12,7 % di uomini che completa il percorso di studi, abbiamo il 17,4% di donne. Eppure la disoccupazione femminile è tre punti percentuali in più di quella maschile. Meglio ignoranti ma maschi?

    Il costo complessivo per l’Italia della sottoutilizzazione del capitale umano femminile è pari a 88 miliardi di euro, cioè al 5,7% del Pil, il 23% di tutta la ricchezza persa in Europa a causa della discriminazione di genere.

    Dopo il gene egoista, il gene masochista ?

  5. Andrea I.

    Eh...li il discorso penso sia parecchio complesso. Bisognerebbe vedere Laureati/e in cosa.

    Temo non sia solo un problema di intelligenza o di discriminazione(che indubbiamente esiste, conoscendo i miei simili :roll: ), ma ci sia da considerare anche che, in media, penso ci siano delle differenze nella scelta del campo di studio.

    Possiamo, io per primo, sostenere le pari opportunitá per tutti, ma bisogna anche considerare che (fortunatamente) siamo meravigliosamente diversi.

     

     

  6. Maurizio Bernardi

    Giusto, Andrea, andiamo a vedere...

    Andiamo direttamente nel posto dove di donne, mezzo secolo fa, non ne entrava quasi nessuna, il Politecnico di Milano.  Parlo in prima persona perché c'ero anche io, con tutte le quattro coordinate spazio-temporali.

    Nella facoltà di  Architettura le donne erano la maggioranza ma, a Ingegneria, tra le centinaia di matricole del 1965, ne avevamo una ( intendo dire 1  donna, in cifre; Dany sa di cosa sto parlando ). Cosa vuoi...era riuscita a intrufolarsi, non so come, magari con documenti falsi.

    La diversità, come ho scritto a fine articolo è un valore ;  come aggiungi tu, una cosa meravigliosa, ma non quando è imposta dalle tradizioni, convenzioni, opportunità sociali, condizionamenti etc. Perché l'altra metà del mondo non entrava in certi ambienti? Per scelta? O perché veniva brutalmente esclusa, respinta, rifiutata? O, al meglio,  "gentilmente sconsigliata"?

    Quando il campo delle scelte si restringe per il retaggio di secoli di pregiudizi, la parola "scelta" ... diventa ridicola.

    Per cambiare queste cose occorre molto tempo e molta fatica e molta volontà.

    Veniamo alla situazione del 2000, più vicina alla tua esperienza,  e a quella dei nostri giorni...

    Ecco un paio di link interessanti ...

    https://www.donnamoderna.com/news/i-nostri-soldi/ingegneria-donne-universita-lavoro

    https://www.teknoring.com/news/lavoro/le-donne-ingegnere-e-architetto-in-italia-sono-piu-numerose-che-in-altri-paesi/?sso=STGNE6FRCOO34TAENKIRQNCMV0

    E dopo l'università?   Continuo a parlare in prima persona, sulla base di anni di esperienza nella selezione di laureati in discipline scientifiche, nella organizzazione di stages, nello sviluppo del personale e nella direzione di progetti in una multinazionale americana. Ti assicuro: miracolosamente, accanto alla meravigliosa diversità, c'è  un  altrettanto meraviglioso equilibrio di capacità, affidabilità e valori.

    Sono i pregiudizi  di millenni di storia ad aver "rotto la simmetria".

    Un suggerimento a chi deve selezionare risorse umane... esercitatevi con  il test  di Turing.  Scoprirete come è difficile riuscire a discriminare, avendo gli occhi bendati.

     

     

     

     

  7. Andrea I.

    Sono sicuro che i distinguo delle capacitá in base al genere sia un esercizio ridicolo.

    Ogni persona é diversa e va valutata a se.

    Quello che peró osservavo, é che mi pare evidente una diversitá di interessi (sempre parlando in media) e non penso sia ne un bene ne un male.....basta che a una persona piaccia quello che fa! :mrgreen:

    Poi possiamo discutere da cosa sia generata e sull'effettiva esistenza o meno della libertá di arbitrio, ma siamo sicuri di volercisi avventurare al sabato mattina?  :mrgreen:

  8. Daniela

    Per carità, Andrea, non stuzzicare Mau sul libero arbitrio, se no ti fa morbido!

    Riguardo all’unico essere di sesso femminile iscritto al Politecnico nello stesso periodo in cui lo frequentava il nostro ing. Bernardi, che dire... Valentina ed io riprendiamo a piangere dal ridere se ripensiamo a come ce l’ha descritto  :lol:  !!   Mau, se ritrovi quella mail, ti prego, pubblicala!

     

  9. Maurizio Bernardi

    No, no.. Dany ,  oggi  ( oltre a essere sabato ) c'è anche un bel sole, e poi con Andrea non la pensiamo così diversamente da accanirci in una discussione sull'arbitrio, libero e gratuito che sia.

    La mail l'ho trovata e anche se la narrazione è ruvidamente ironica, contiene tutta la mia ammirazione , non solo per la brillante intelligenza che,  incontestabilmente, la distingueva , ma soprattutto per il coraggio di quella mia coetanea nel profanare un luogo così profondamente segnato dal maschilismo pre 1968 , non dissimile da quello in voga nel 1915 , quando per inserire nel corpo docente dell'università di Gottingen ,  Emmy Noether, Hilbert e Klein dovettero  faticare moltissimo, per spuntarla con il senato accademico: alla fine, sembra che i misogini, che inorridivano all'idea di avere una donna a far lezione, siano stati tacitati dallo stesso Hilbert che, spazientito, sbottò: "Diamine, signori: queste  sono solo aule universitarie, non bagni pubblici!".

    Ecco la mail:

    Daniela B.
    mer 23 gen, 16:20


    meVincenzo

    omississ ...

    Una cosa che non c'entra niente, però, ve la voglio dire! La nostra maghetta  ( parla della figlia maggiore, Valentina) sta andando alla grande: ha superato brillantemente le prime prove intermedie di algebra, geometria e analisi, piazzandosi sempre tra i dieci migliori studenti su oltre cento (ha preso, rispettivamente, 25.5, 30 e lode, 27.5). E domani sosterrà la prova di fisica. Sono proprio contenta! L'altra cosa che mi fa piacere è che la facoltà di matematica è piena di ragazze. I tempi cambiano...

    Bai-bai!

    Maurizio Bernardi
    mer 23 gen, 16:45


    DanielaVincenzo

    Complimenti alla laureanda.  Talis mater ...
    La facoltà di matematica era "piena" di ragazze anche ai  miei tempi. Non di certo come Architettura che era una vera mecca.
    Quando dico "piena" intendo naturalmente dire che conteneva  N studentesse  ove N era un numero intero maggiore di Zero, anche se piccolo a piacere.
    Ad Ingegneria , invece, il numero era più piccolo di un numero che potesse dare un qualsiasi piacere , anche minimo. Era, di fatto un numero razionale compreso tra Zero e 1, estremi esclusi.
    In questo intervallo aperto, ricordo avevamo individuato un soggetto che, a precisa domanda, aveva ammesso di essere di sesso femminile.
    La scoperta era avvenuta nei pressi dell'istituto di idraulica e aveva suscitato grande scalpore. Era quindi stato deciso di apporre una targa commemorativa con questa breve citazione.

    Chiare fresche e dolci acque
    dove le belle membra
    pose colei che solo a me par donna... etc etc.

    Il significato di quel par donna  era abbastanza chiaro: l'apparenza era tale da rendere indecidibile se lo fosse o meno. Ma, sotto quei baffi, batteva un cuore di donna.
    Gli esegeti più accorti avevano messo una nota a piè di targa, in cui specificavano che il "solo a me" costituiva un enunciato relativistico, teso a sottolineare che si esprimeva una opinione del tutto soggettiva.

    Fine della Mail.

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