6/08/19

Progresso e tecnologia: due insiemi sempre meno intrecciati...

Geoingegneria, ingegneria climatica, progresso, tecnologia, ignoranza... discutiamone un po'.

Il progresso, soprattutto oggi,  ha poco da spartire con la tecnologia. Per progresso si intende qualcosa che migliori il livello di vita su scala globale, che agisca soprattutto ampliando le capacità di utilizzo del proprio cervello. Contemporaneamente, dovrebbe portare a una maggiore conoscenza di ciò che ci circonda e in cui viviamo. La tecnologia è  -teoricamente- il mezzo per ottenere più rapidamente certi obiettivi del progresso.

Per riuscire a navigare con sicurezza nei mari, ad esempio, si sono inventate tecniche che permettevano di misurare esattamente la posizione della nave. Ma gli esempi sarebbero infiniti. A volte, la tecnologia legata alla realizzazione del progresso fornisce anche i mezzi per migliorare aspetti ben più ampi dello scopo prefissato. Pensiamo ad esempio alla tecnologia miniaturizzata necessaria per i voli spaziali e utilizzata nella vita normale. Basta pensare alle dimensioni dei calcolatori elettronici di qualche decennio fa e quelli di oggi.

Parlando in termini matematici potremmo dire che la tecnologia dovrebbe essere un sottinsieme del progresso. E tale è stata, a ritmi alterni, durante tutta la storia dell'uomo, anche se a volte gli obiettivi del progresso preferivano rivolgersi a come distruggere gli altri e non ad aiutarli.

Oggi, forse siamo giunti a un ribaltamento della situazione. Il progresso è diventato un sottinsieme della tecnologia. Essa va avanti in modo quasi automatico, senza scopi  ben prefissati. L'importante è che possa portare a maggiori guadagni. Ne consegue che molte risorse mentali entrano in confusione o si fossilizzano, rischiando di ridurre sempre di più il sottinsieme del vero progresso.

Il rischio più grosso è che questo sottoinsieme si riduca sempre più fino a sparire. Diventeremo una specie tecnologica, incapace di pensare a scopi veramente utili all'intero pianeta. In altre parole, ancora più dure, un a moltitudine di ignoranti, ebeti, pronti a seguire ciò che dicono quei pochi che utilizzano il proprio cervello per scopi del tutto economici e di potere.

Forse si potrebbe sperare non in un sottoinsieme, ma in una intersezione tra l'insieme "tecnologia" e quello "progresso", ma, anche in questo caso, direi che la fine sarebbe la stessa e rimarrebbe solo la parte di progresso contenuta nell'insieme sempre più grande della tecnologia.

Non voglio continuare né verso una filosofia spiccia né verso la teoria degli insiemi (magari Umberto può venirmi in aiuto!). Vorrei solo portare un esempio che oggi va per la maggiore e che evidenzia sempre più cosa potrebbe succedere se la tecnologia si distaccasse troppo dal progresso perdendo, nel contempo, il bisogno assoluto di riflessione, conoscenza, equilibrio...

Mettiamo subito in chiaro che per geoingegneria si intende qualcosa di molto rischioso, ma che in qualche modo potrebbe avere risvolti positivi. Essa dovrebbe limitare i danni causati dalla Natura, spesso a posteriori. Pensiamo a dighe, moli, scavi, opere di contenimento, di pulizia, ecc. non ultima la costruzione di edifici antisismici. Limitare o, nei casi migliori, prevenire o diminuire gli effetti di qualcosa che fa parte dei cicli della Natura. Purtroppo i rischi esistono, non appena si interviene senza conoscere esattamente la situazione globale o le vera cause e i veri effetti. Non parliamo poi di quando le motivazioni sono ben lontane dallo scopo definito "ufficialmente"...

Vorrei, invece, discutere dell'ingegneria climatica (spesso confusa con la geoingegneria). Essa vorrebbe intervenire per cambiare più o meno drasticamente gli stessi cicli della Natura, soprattutto le loro cause. E qui la situazione diventa quasi ridicola, almeno fino a che si rimane nel campo puramente teorico, utile soprattutto per finanziamenti ricchi e sostanziosi, trattando di problemi che sono diventati una bandiera per la massa tenuta strettamente nella morsa della menzogna o della falsificazione.

Non posso non richiamare quanto succedeva già negli anni '70 del secolo scorso, quando si temeva una imminente glaciazione e si cercava di intervenire cercando di sciogliere i ghiacci polari. Sembra quasi un'assurdità oggi, ma è la sacrosanta verità e ne abbiamo parlato, mostrandone le prove, in diversi articoli (potete cercare QUI o direttamente nel "search"). La faccenda era durata poco, soprattutto perché il clima non era ancora diventato un problema di massa e rimaneva abbastanza limitato agli addetti ai lavori e a frange di pseudo scienziati collaterali.

Poi è arrivato il riscaldamento globale e qui i media hanno finalmente trovato una via senza freni per inondare le masse di costruzioni del tutto ipotetiche che nascondevano e nascondono interessi di ben altro genere. Ne sono un esempio Greta e i Gretini, che parlano di concetti scientifici senza neanche saperne il significato, mischiando inquinamento con climatologia e aspettando settembre per ricominciare a marciare in gruppo per potere fare sciopero e saltare la scuola (adesso ci sono le vacanze e non ne vale la pena...). D'altra parte le crociate dei fanciulli impreparati e facilmente manipolabili non sono una novità (QUI).

Non poteva, perciò, non nascere l'ingegneria climatica. Lo scopo era chiaro: manipolare l'atmosfera in qualche modo per modificare drasticamente gli effetti ritenuti deleteri per l'umanità. Scopo nobile? All'apparenza mediatica senz'altro. Assomigliava un po' a un moderno Superman che viene in soccorso di un intero pianeta, ostaggio del male assoluto, la CO2. E poco importa che la CO2 sia il cibo delle piante, da cui dipende l'intera vita terrestre. La fotosintesi è ormai un concetto, compreso attraverso il vero progresso, che ormai le masse tecnologizzate, anche scolastiche, possono benissimo non conoscere.

Parliamo, per un attimo, seriamente. Il clima è decisamente uno dei problemi più lontani da una soluzione veramente valida. Ogni cosa che impariamo porta a una serie nuova di problematiche del tutto sconosciute fino a questo momento. Azioni e reazioni, effetti e contro effetti che agiscono anche sulle stesse cause. Insomma un vero caos sia in senso figurativo che reale. Già questo basterebbe per non accettare nessun modello che possa prevedere il futuro. Il caos dinamico delle orbite in risonanza si risolve (parzialmente) attraverso le simulazioni e valutandone il significato statistico.  Si può fare, però, perché conosciamo perfettamente le condizioni al contorno e i meccanismi da utilizzare. Nelle previsioni climatiche non conosciamo né le cause, né i meccanismi e pretenderemmo di risolvere analiticamente il problema attraverso un modello? Quanti grandi scienziati del passato si metterebbero le mani nei capelli, pensando di essere finiti in un mondo alieno! Eppure questo è quanto si vuol far credere alla popolazione, pronta, attraverso una tecnologia che non è certo progresso, a bere di tutto e di più.

Qualcuno, con un po' di sale in zucca, potrebbe pensare che qualsiasi approccio di ingegneria climatica dovrebbe avere come attore principale il Sole. E' lui la fonte energetica primaria ed è lui che riesce a modificare il campo magnetico terrestre e l'atmosfera in modo che risponda in modo variabile, anche a livello macroscopico. Un  esempio, scoperto da poco tempo, è il raffreddamento della termosfera, in grado di causare  una contrazione atmosferica durante i minimi solari. Una condizione che sicuramente ha degli effetti sul clima, anche se ancora sconosciuti. E non parliamo poi dei raggi cosmici ormai legati strettamente all'attività solare, capaci di aumentare e di diminuire la copertura nuvolosa su larga scala.

Tuttavia, intervenire sul Sole è impresa ancora ben lontana dalla tecnologia attuale e ancora meno facile è cercare di deviare artificialmente i raggi cosmici. Meglio allora agire direttamente sul nemico pubblico numero uno (tanto ormai ci credono tutti, soprattutto i politici che sono notoriamente degli esperti del clima e - sicuramente- si circondano di grandi esperti). Ed ecco così i cento modi proposti per immagazzinare da qualche parte la CO2, senza nemmeno tentare di ragionare su cosa questa alterazione possa comportare sugli equilibri veri di un pianeta.

Ultimamente ho letto una nuova alternativa, ossia quella di creare vulcani artificiali (chissà quando cercheremo anche di creare terremoti o maremoti?), sapendo che durante le grandi eruzioni vulcaniche il clima si è sempre raffreddato a causa della copertura nuvolosa diretta e di quella legata all'aerosol che viene immesso in atmosfera (i semi per la nascita delle nuvole). Oggi questa ricerca ha ancora un piccolo legame con la realtà... si conclude, infatti, che si otterrebbe un cambiamento su larga scala, ma localmente si creerebbero situazioni anomale distruttive a causa della differenza di raffreddamento tra terre emerse  e oceani.

Mi chiedo però: "Al momento, esiste ancora un piccolo sottoinsieme o una piccola intersezione con il progresso vero e ci si limita a teorie, finanziate abbondantemente. Ma, quando il sottoinsieme diventerà quasi trascurabile, daremo via libera all'applicazione di tecnologie che interverranno su fenomeni ancora quasi del tutto sconosciuti senza saper valutare come un pianeta, con 4.5 miliardi di esperienza sul campo, potrebbe reagire?"

Va beh... cerchiamo di resistere e considerare certi movimenti da crociata infantile come un modo nuovo e divertente per saltare scuola, sperando che la mancanza di istruzione non sveltisca inesorabilmente e velocemente la scomparsa del progresso a favore della sola tecnologia.

So che fa caldo (non perché è agosto, ma perché c'è il riscaldamento globale, ovviamente...), ma potremmo cominciare comunque una discussione...

Articolo originale sui vulcani artificiali QUI.

1 commento

  1. Mario Fiori

    Ovviamente mi sono accorto ora dell'articolo, sono stato impegnato in altro :lol: che stà pian piano progredendo bene. Scusami Enzo se scrivo solo ora.

    Analisi perfetta  , caro Enzo, anche se c'è da dire che il tutto è racchiuso inun insieme ben più grande e letale , che tu citi spesso e che può assumere più nomi, l'insieme del "dio "denaro, del mercato sfrenato, dello sfrutamento di ogni situazione, di tutto ciò che  oggi viene chiamato liberaldemocrazia, mahhh.

     

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