26/02/21

Problema molto attuale...

Risposta di A.

Poi quando dici che bisognerebbe bocciare i ragazzi che non hanno competenze invece che regalare il diploma a tutti, come sta accadendo da alcuni anni a questa parte, vieni anche insultato….. Abbi l'umiltà di metterti a studiare e ripartire dagli insiemi, dalle frazioni, dalle basi. Un insegnante di matematica può rovinare la futura carriera scolastica di tanti ragazzi…. Soprattutto abbi la dignità di non arrabbiarti se non capiscono quello che neppure tu capisci.

Risposta di E:

Visto che la matematica è l'estensione quantitativa della logica, non capirla è un fatto che, per quanto comune, dovrebbe preoccupare in qualche misura indipendentemente dalle esigenze del proprio lavoro. Quanto a impararla da adulti, ovviamente dipende da quale insegnamento si deve impartire: elementari e medie sono alla portata di un corso abbastanza semplice e breve, seguito da opportuni approfondimenti col tempo. Nei licei e istituti probabilmente ci si candida al fallimento, ed è forse meglio cambiare mestiere.

Che devo dirvi? Mi ricorda tanto un insegnate di fisica delle superiori che mi aveva scritto privatamente qualche tempo fa, dicendomi: "Devo insegnare la forza centrifuga, ma ammetto che non l'ho mai capita... Mi può aiutare?".
Come facciamo, poi, a stupirci se la scuola va a rotoli e se i bambini e i ragazzi, già instupiditi dai social, non hanno assolutamente voglia di lavorare né tanto meno hanno interesse per la cultura e, dulcis in fundo, non avvertono nessuno stimolo per  formarsi un proprio pensiero?

17 commenti

  1. Mario Fiori

    Caro Enzo l'Istruzione ormai è in balia del caos e qui non ci piove. L'insegnamento un tempo era una missione ed era un bene così , adesso è un lavoro come un altro ossia per avere uno stipendio e vai. La preparazione si fà sempre peggio e si tira via su tutto perchè non c'è passione e si tende a studiare (per modo di dire tra l'altro) non perchè una materia piace ma perchè può esere più o meno remunerativa. Insomma siamo sull'orlo di un buco nero e forse non facciamo più in tempo a liberarci. Non ho parole.

  2. Daniela

    E poi ci sono quelli che oltre a capirla la matematica, la amano, amano insegnarla e lo fanno bene (parola di studenti e genitori) ma, alle porte dei trent'anni, non riescono a costruire un progetto di vita perché ancora non sanno in quale città della loro regione sono destinati a trascorrere i prossimi cinque anni senza possibilità di chiedere trasferimento (sempre che il concorso fatto a novembre 2020 sia andato bene... perchè il risultato lo sapranno a inizio settembre 2021...).

    Se a questo aggiungiamo che un laureato in matematica con 110 e lode (ma anche con meno) non ha problemi a trovare un proficuo impiego in vari settori economici, ci stupiremmo se ad un insegnante così passasse la voglia di insegnare e abbandonasse quella che è la sua passione non per intima scelta, bensì per necessità?

     

  3. Cara Dany,

    io vado ancora più a monte... Uno che NON capisce la matematica come ha fatto a fare un corso di studi che l'abbia portato alla possibilità di insegnare proprio la matematica? Che insegnanti ha avuto? Dice bene Mario... continuiamo a dare bei voti a raffica, anche se sappiamo che i compiti sono scopiazzati malamente, le lezioni imparate a memoria e questo è il risultato... Ragazzi (ormai anche adulti) che sono  realmente bravi ce ne sono sicuramente, ma questi incapaci chi li ha fatti andare avanti? Facciamo due discorsi molto diversi...

  4. Daniela

    Concordo con la tua analisi, il mio non è un discorso diverso, ma l'altra faccia della stessa medaglia: i pochi insegnanti che, con buona volontà e passione, potrebbero rompere questo circolo vizioso, spesso sono messi in condizione di andarsene da un sistema che mortifica la loro professionalità e la loro dignità.

  5. Insomma, vuoi dire, che i bravi sono cacciati e gli ignoranti hanno sempre la fortuna (o altro) dalla loro? Il vero problema è che una volta chi non capiva veniva bocciato o, meglio, invitato a cambiare tipo di scuola. Oggi, più promossi ci sono e più alti punteggi raggiunge la scuola. E poi resta il fatto che qualcuno o qualcosa deve aver fatto iniziare il circolo vizioso che ha portato all'abilitazione anche chi non se lo meritava. Se avessero "promosso" solo chi capiva, oggi non avremmo, comunque, il rischio di avere insegnanti impreparati... Con la pandemia, poi, siamo alla frutta. Anche chi prendeva sempre quattro, si trova con voti nettamente superiori. Come mai? I bravi insegnanti non riescono a pensare che gli esercizi sono stati bellamente copiati o fatti da qualcun altro? Ci saranno anche i bravi, ma perché rischiare di non fargli trovare un giusto posto, quando basterebbe non promuovere chi non se lo merita?

     

  6. Daniela

    Chi o cosa ha dato il via al circolo vizioso che ha portato al disastro a cui stiamo assistendo? E chi lo sa...

    Ti rispondo con queste parole, estratte da un racconto che non abbiamo ancora pubblicato, ma che tu ed io abbiamo già letto.

    "...avvertiamo il risultato del cambiamento ma non il cambiamento. E non vedere altro che il risultato non è forse solo guardare al piede della somma? Avere contezza dei fenomeni quando ormai essi sono compiuti? Quando ormai il tempo dell’azione ci è sfuggito? Qui le cose sono mutate, amico mio. Tutti lo vediamo, tutti lo sappiamo. Anche lo schiavo più umile e ignorante vede con i propri occhi gli orti lasciati al rovo ed alle ortiche [...] Come l’occhio del pettirosso considera immota la serpe cacciatrice mentre essa s’avvicina, io non ho veduto i segni del decadimento fino a che esso non ha affondato le radici. Abbattere questo nemico è ora superiore alle forze che mi sono rimaste".

    Non scrivo chi è l'autore per non rovinare la sorpresa ai lettori che già lo conoscono, ma neanche immaginano queste sue doti letterarie nascoste (come noi, del resto, fino a pochi giorni fa) :wink:

  7. maurizio rovati

    "Chi o cosa ha dato il via al circolo vizioso che ha portato al disastro a cui stiamo assistendo? E chi lo sa..."

    Temo sia stato il '68, i cattivi maestri usciti da quella rivoluzione ora dirigono le istituzioni che hanno parassitato.

  8. caro Maurizio,

    Vivendolo praticamente dal di fuori, avendo in pratica finito gli studi e gli esami, con la sola tesi in ballo, mi sono accorto di un drastico cambiamento verso il basso. Per me prendere un 25 era già una conquista... vedevo altri che ripetevano esami a non finire. Poi, improvvisamente sono arrivati i 30 e lode. In parte capivo la paura che subentrava nei professori. Vogliono restare ignoranti e che così sia, vogliono esami collettivi, peggio per loro! Qualche p38 poteva sempre ucire allo scoperto. Mi ricordo l'esame di meccanica applicata alle macchine (che non ho mai dato, essendo già passato a matematica): un tomo del costruttore dei celebri fumaioli della Michelangelo (se ben ricordo) di circa 1000 pagine. Una specie di ostacolo che sembrava la barriera energetica dell'effetto tunnel. Poi, nel giro di pochi mesi il tutto si è ridotto a un libretto di un centinaio di pagine. Posso assicurarti che vedere 110 e lode era una rarità... oggi? lasciamo perdere, va...

    Insomma, sono anch'io propenso a dire che sicuramente il 68 ha risvegliato molte coscienze e una giusta ribellione, ma ha anche distrutto la meritocrazia di cui noi eravamo un faro. Le Università italiane erano un fiore all'occhiello e così anche i licei. Molte nazioni invidiavano la nostra cultura generale, mai etichettata solo verso un argomento specifico. Conoscere un certo teorema sì, ma sapere anche dove stanno le Filippine, e che il Congo è un fiume e che Masaccio ha stravolto la pittura e che leggere la Divina Commedia è un piacere e non un obbligo. Oggi siamo tra le peggiori (fatte le dovute eccezioni -poche in realtà). Mi ricordo di un'amica laureatasi in Architettura che non aveva mai dato un esame di Storia dell'Arte e nemmeno conosceva Piero della Francesca...

  9. Daniela

    I disastri del '68 sono tutti gli occhi di tutti, ma perché fermarsi a quel periodo se vogliamo trovare IL colpevole dell'imbarbarimento? Perché non cercare chi o cosa ha provocato il '68? E via andare... troveremo mai un colpevole? Un big bang del decadimento? Ognuno si dia la propria risposta... la mia è no, ma posso certamente sbagliare.

    Io ho frequentato l'università a cavallo tra la fine degli anni '80 e i '90, quando ormai gli echi del '68 si erano spenti e gli esami collettivi col 18 politico erano (fortunatamente) un lontano ricordo. Erano scomparse anche le occupazioni degli istituti e le grandi manifestazioni di piazza. Tuttavia, se parlo con uno studente di oggi che frequenta il mio stesso corso di studi, mi rendo conto che l'asticella si è abbassata parecchio: esami che per quelli della mia generazione erano delle bestie nere ora vengono affrontati tranquillamente. Non a caso molti finivano per abbandonare dopo avere dato anche molti esami (è anche per questo, immagino, che sono nati i percorsi triennali). Cos'è successo, quindi, negli anni 2000? Se avete delle certezze, vi invidio, perché io non ne ho.

    Credo solo che la scuola sia uno specchio dei tempi, di un sistema caotico fatto di "flussi e riflussi" e trovo inutile la caccia all'untore.

    E poi siamo davvero convinti che un sistema molto selettivo che manda avanti solo i migliori (dal punto di vista delle competenze scolastiche) sia socialmente utile? Finché i "non migliori" possono permettersi di abbandonare gli studi e vivere una vita dignitosa grazie ad un lavoro in fabbrica, probabilmente sì (il riferimento all'Italia degli anni '50/'60 non è puramente casuale). Ma oggi che la monodopera non qualificata non serve più a nessuno, è davvero così sbagliato abbassare l'asticella? Può darsi che il problema non sia l'asticella più bassa, ma un decadimento socio-culturale che ha radici più profonde? E mi chiedo: cosa sarebbe stato della virtuosa società degli anni '60 se tanti "ignoranti", espulsi da una scuola che premiava solo le menti eccelse, non fossero stati necessari per il sistema produttivo? Quali sono le responsabilità di quella società nei confronti del disastro attuale? Io risposte non ne ho, ma le domande me le pongo...

    Ieri sera, osservando al Tg le immagini della costa ligure che si sta sgretolando e trascinando con sé le bellissime e preziosissime ville arroccate su di essa, mi chiedevo se la colpa fosse del mare o di chi, con evidente poca lungimiranza, ha costruito lì. E poi mi chiedevo se, al posto di quel qualcuno, io sarei stata lungimirante o meno. E chi lo sa... è facile giudicare col senno di poi.

     

     

  10. Frank

    Tirate un bel respiro e fatevene una ragione, ormai il compito della scuola è quello di creare dei buoni consumatori e non menti pensanti.  Sono convinto che tutto sommato la scuola italiana stia ancora resistendo a questa tendenza, non per merito solo per conformazione ma sono sicuro che con una riforma strutturale, che incombe, cadrà pure lei. Per convincersene basta ascoltare l'esperienza di chi ha insegnato all'estero dove ormai questo disegno è consolidato.  Chi ha delle capacità oltre la media ha una possibilità di emergere comunque, per tutti gli altri il sei politico basta e avanza.

  11. maurizio rovati

    Caro Enzo, cari tutti, se si fosse limitato all'istruzione, il 68 sarebbe rimasto un glitch da cui ci si poteva riprendere rapidamente.

    Oggi i cattivi maestri sono figli del 68 non tanto per via dell'impreparazione generalizzata, ma a causa dell'ideologia che si porta dietro, perchè, per esempio, un sessantottino maoista come Mieli non è uno che non ha le basi culturali per fare il suo mestiere di giornalista. Tutt'altro, è preparatissimo e con lui tanti altri che non si sono limitati alle paludi universitarie del sessantotto...

    Lo slogan sessantottino " l'Immaginazione al Potere" è un manifesto filosofico in cui l'atto di volere qualcosa si traduce nella sua realizzazione (volere è potere) contro il buon senso che dice che tra dire e fare c'è di mezzo il mare della realtà oggettiva. E, se poi l'Immaginazione fallisce, allora bisogna trovare una causa, un capro espiatorio, un colpevole da epurare e da indicare alle masse incolte (quelle sì) attraverso la Propaganda, di cui quelli come Mieli sono abili professionisti ma anche cattivi maestri.

    Niente di nuovo dunque, solo che il 68 certificò la necessità di dequalificare l'istruzione per farla sembrare più accessibile a tutti (l'Immaginazione) e, come conseguenza, il mondo del lavoro (non pubblico) operò la selezione naturale.

    Se poi un insegnante non conosce nemmeno la materia che deve insegnare, mi ci gioco la testa che la scuola dove presta servizio non è certo di eccellenza.

  12. Guido

    Buongiorno, sono convinto che insegnare sia una vera e propria missione, pregna di responsabilità che non si fermano al momento presente e che ricadono sul futuro. Mi par fuor di dubbio che molti insegnanti di oggi la missione non l'avvertano ma che si trovino a ricoprire un ruolo tanto delicato al solo scopo di garantirsi una discreta mensilità.

    Se "senti" l'insegnamento come una missione, la materia in questione la conosci perchè essa è, diciamo così, dentro di te. La conosci perchè tua è l'esigenza di conoscerla a fondo e mai e poi mai ti fermerai a quanto ti è stato dato nel corso della tua formazione; continuerai a costruire su quella base ogni giorno e quell'architettura la proporrai ai tuoi studenti. Forse il "sistema scuola" da tempo ha perso di vista il proprio vero scopo e s'è abbandonato ad una mortale inerzia che ha concesso troppe intrusioni e ingerenze. La deriva va avanti inesorabile ed è doloroso sentire alcuni studenti (una minoranza) delusi, dopo qualche anno, da una scuola che avevano affrontato con genuino entusiasmo.

  13. non posso che essere d'accordo, qualsiasi sia stata la causa scatenante. Un deriva che, purtroppo, non si ferma solo alla scuola ma sta trascinando con sé  ogni lavoro che abbisogni di passione e partecipazione.

  14. paolo

    Mah non sono molto d’accordo con diversi interventi.

    Personalmente ho iniziato le superiori nel ’77, quando la società era attraversata da lotte e voglia di cambiare.

    Proprio grazie a quella voglia di cambiare, che tuttora non mi è passata, ho imparato ad usare la logica e ad argomentare.

    Due qualità che a mio avviso, insieme alla curiosità, costituiscono la base per approfondire la conoscenza.

    Della cosiddetta meritocrazia ho una pessima idea, sia perché non credo affatto che le motivazioni per approfondire la conoscenza debbano basarsi sulla competizione, sia perché spesso con questa motivazione a passare avanti non sono quelli più capaci nel loro campo, ma quelli più addomesticati (meglio stupidi, ma obbedienti o accondiscendenti) per non dire peggio.

    La scuola a mio avviso funziona male non perché da voti alti, ma perché è incapace di suscitare curiosità, di coinvolgere gli studenti nella voglia di conoscere ed a volte coloro che insegnano conoscono così male la materia che rischiano di creare più confusione che chiarezza.

    Infine trovo tuttora scandaloso che alle superiori, per esempio in materie come fisica, non si insegni né la relatività ristretta, né le basi della  Meccanica Quantistica… della serie che se ci si ferma alla fine dell’ottocento come si può pensare di provare ad affrontare i problemi legati alla complessità che caratterizza l’oggi in tutti i campi?

    Paolo

  15. Daniela

    Se vuoi scandalizzarti ancora di più, Paolo, pensa che puoi conseguire la laurea triennale in fisica senza avere studiato la relatività, mentre diventa obbligatoria (alleluja!) solo per conseguire la laurea magistrale.

    Se sia così in tutta Italia, non lo so, non mi sono documentata su tutti i corsi tenuti nelle varie Facoltà di Fisica, ma di sicuro è così per il corso di laurea triennale in Fisica e Astronomia dell'Università degli Studi di Firenze

    https://www.fis-astro.unifi.it/upload/sub/CORSO%20DI%20LAUREA%20IN%20FISICA%20E%20ASTROFISICA%202019-2020.pdf

    Concordo pienamente sul fatto che uno dei problemi più grandi sia l'incapacità di suscitare curiosità da parte di quegli insegnanti che per primi non sanno neanche cosa insegnano... d'altro canto, però, non bisogna dimenticare quegli insegnanti capaci e motivati (non parlo in generale, ma mi riferisco a persone che conosco) che ci provano, ma si scontrano contro difficoltà a volte insormontabili. Naturale che, salvo pochi "illuminati", chi può vada alla ricerca di altro impiego e a chi non può, passi l'entusiasmo...

  16. Fabrizio

    In un primo momento ho pensato fosse un domanda provocatoria messa li per innescare le reazioni. Nel sito dove è apparsa credo ce ne siano molte di questo tipo. Poi guardando meglio il profilo di chi ha fatto la domanda ho capito che probabilmente si tratta di una insegnate alle elementari. Questo rende più plausibile il caso anche se amplificato da una certa propensione all'autocritica dell'autrice.

    A questo punto ho domandato a me stesso: "Ma tu sapresti insegnare matematica ad una classe della scuola elementare?"
    Una classe che la stessa signora che ha fatto la domanda descrive in questo modo: "....Loro che urlavano, spostavano banchi, ci saltavano sopra, uscivano ed entravano dall'aula a piacere. Io facevo compresenza e la maestra doveva urlare per farsi sentire. Poi ho scoperto che tutte le maestre non riuscivano a gestire la classe. Quando é toccato a me restare sola con loro ho capito che impossibile lo era davvero....."
    Forse è una descrizione eccessiva, ma guardandosi intorno non tanto lontana dal vero.

    La mia risposta è stata NO! NO anche ad una classe più tranquilla. Non si tratta di sapere o non sapere la matematica o le altre materie. Si tratta di stabilire metodi di insegnamemento efficaci e replicabili ed i contesti idonei.

    La domanda che credo dovremmo farci come società è come fare affinchè persone normali possano insegnare efficacemente senza essere eroi o superwomen o grandi intrattenitori. Io non ho la risposta, ma temo che non la abbiano neanche coloro che dovrebbero progettare il sistema educativo e forse neanche la cerchino.

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