21/07/14

Non dimentichiamoci gli oceani *

Sì, lo so, è un momento in cui un giorno sì e uno no si scopre qualche pianeta simile alla Terra che è sempre più “uguale” dei precedenti. Un po’ come la vita su Marte ha diretto per anni e anni la visione mediatica di una parte della Scienza astronomica, così oggi i media si scatenano su ogni nuovo pianeta si trovi nelle condizioni giuste per ospitare la vita. Proprio per questa bramosia di notizia a tutti i costi ho smesso di parlarne su questo blog, in attesa che qualcosa di veramente nuovo capiti sul serio.

Il discorso non è molto diverso dal Global Warming. Piuttosto che cercare di scoprire e quantificare tutti i parametri che possano concorrere a stabilire un modello generale di enorme complessità, si preferisce considerarne solo qualcuno (i più semplici da divulgare e da calcolare) e creare modelli che soddisfino un impatto mediatico particolarmente utile per scopi che di scientifico hanno ben poco. Nel GW, ad esempio, si preferisce evidenziare solo il piccolo contributo della CO2 umana piuttosto che la radiazione solare e i suoi impatti sull’atmosfera. Non parliamo poi dell’effetto fondamentale degli oceani, capaci di trasportare, stemperare  e/o accentuare il  calore superficiale, oltre che regolare l’abbondanza dei gas serra. Non c’è quindi da meravigliarsi se i modelli costruiti in modo così parziale non riescano mai a fornire previsioni attendibili e confortate dalle osservazioni. Uniamo poi un tocco di catastrofismo e il “pranzo” mediatico è servito, senza più avere niente a che fare con la Scienza.

Sull’abitabilità degli esopianeti si sta prendendo una strada in qualche modo simile. Fortunatamente, per il momento, la componente catastrofica e/o terrorizzante non ha ancora avuto il sopravvento. In ogni modo, i parametri che si prendono in considerazione non sembrano selezionati con sufficiente attenzione. Ci si focalizza su qualcosa e si trascura molto altro. Innanzitutto si guarda alla distanza dalla stella in modo da stabilire la temperatura superficiale. A volte si trascurano gli effetti di sincronizzazione mareale che potrebbero rendere vana l’estensione della zona abitabile anche a stelle piccole e fredde.

Andare troppo vicino può portare una temperatura accettabile, ma anche innescare problemi mareali non certo trascurabili, sia per la stabilizzazione orbitale, sia per gli effetti sull’atmosfera e non solo. Inoltre, si dà molta importanza allo spessore atmosferico e alla sua composizione, dimenticando che essa non vive in modo indipendente sia nei rapporti con la stella che con il “suolo”. Si cerca solo e soltanto la possibile presenza di acqua come parametro fondamentale (giustissimo per i nostri parametri vitali), ma si discute poco o niente su come l’acqua si distribuisce. Insomma, sembra proprio che le caratteristiche per definire una zona abitabile siano un po’ troppo semplicistiche e, a volte, ottimistiche. Ricordiamoci che Marte è nella zona abitabile del Sole, ma di vita nemmeno l’ombra.

A questo riguardo, ecco che vorrei dare rilievo a uno studio che probabilmente passerà inosservato in questo periodo di sfrenata ricerca di alieni sempre più abbondanti e vicini. Sto parlando degli oceani. Sembra strano, eppure nessun modello li ha mai presi giustamente in considerazione. Essi, invece, sono veramente fondamentali e le loro dimensioni sono  decisive per la sopravvivenza della vita biologica. Sono, infatti, proprio gli oceani che distribuiscono il calore in tutte le zone del pianeta e che rendono miti temperature troppo fredde e/o il viceversa. Per valutare questo impatto così importante è fondamentale conoscere le interazioni tra la massa d’acqua, la sua estensione e la sua distribuzione e la rotazione del pianeta. Le correnti macroscopiche e le circolazioni che coinvolgono immediatamente anche l’atmosfera e i suoi rapporti con la radiazione stellare sono un mondo ancora troppo sconosciuto. Ecco perché tanto di cappello al nuovo modello che è stato preparato dall’Università dell’East Anglia e che vuole proprio analizzare in dettaglio come questi parametri possano variare in funzione della rotazione del pianeta.

Insomma, gli oceani non sono solo la riserva d’acqua necessaria alla vita, ma la stufa e/o il frigorifero fondamentale per mantenere un pianeta abitabile. Chissà se qualche scienziato, che sta lottando nel campo posticcio e falso del GW, non se renda conto e cominci a pensare che oltre al Sole esistono anche gli oceani per stabilire l’andamento climatico del nostro pianeta? In modo completo, però, e non solo a macchia di leopardo...

Mah… a volte capitano anche i miracoli.

L’articolo: “Oceans vital for possibility for alien life” dovrebbe uscire oggi su Astrobiology (QUI)

Non solo interazioni tra masse d’acqua e loro distribuzione, ma anche salinità
 

3 commenti

  1. Mario Fiori

    Certo che, caro Enzo, per fare colpo si inventa di tutto. Comunque noi ,che abbiamo te come guida e la nostra minima intelligenza, prendiamo come interessanti le scoperte di Pianeti simili alla Terra, magari ancora più interessanti quelli nella cosiddetta Zona Abitabile, ma dobbiamo sicuramente capire che ciò non significa assolutamente Vita, che i fattori sono ampiamente più complessi e che c'è tanto , ma tanto, da studiare.
    Ai Signori sensazionalisti lasciamo che si grogiolino nel loro apparire e diffondiamo invece l'amore per le vere scoperte, sofferte e lunghe (spesso) da raggiungere.

  2. SuperMagoAlex

    Quindi i pianeti vicini a stelle fredde e piccole (tipo una nana rossa) difficilmente potrebbero ospitare la vita a causa delle forze mareali? Ad esempio potrebbero essere bloccati e mostrare solo una faccia alla stella?

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