Nov 14

Il puzzle delle galassie spente si sta completando **

Recentemente, abbiamo parlato di galassie che, attraversando il vuoto-non vuoto che riempie lo spazio interno a un ammasso, si svestono velocemente dei loro veli di gas freddo e di stelle. Una galassia “nuda” tende a spegnersi, ossia a perdere la possibilità di formare nuove stelle e ciò che la caratterizza non è altro che il gruppo delle stesse più vecchie concentrate attorno al nucleo centrale. In qualche modo, abituate a una vita più rigorosa, si sono ben guardate dal partecipare allo spogliarello… e -magari- sono "arrossite" per la vergogna (gli scienziati dicono che questo colore è invece dovuto all’età… mah?!). Sono state aiutate, in questa “dissociazione”, dall’enorme gravità reciproca (magari avrebbero voluto far pazzie anche loro, chissà… ah queste stelle!).

Questo processo, al limite dell’hardcore, sembra funzionare molto bene per gli ammassi galattici che hanno mostrato di possedere moltissimo gas caldo, disperso tra galassia e galassia, che funziona a volte come una specie di “vento galattico” e a volte come l’atmosfera terrestre per le meteore.

In realtà, le galassie isolate mantengono abbastanza bene la loro forma a spirale e continuano a creare stelle anche se con ritmi molto tranquilli. Tuttavia, spesso e volentieri, si vedono galassie rosse e vecchie, di forma più o meno ellittica, che hanno deciso di bloccare le nascite senza nessun aiuto da parte di gas intergalattico. Si pensava, ovviamente, ai loro buchi neri. Mostri affamati, capaci di ingoiare stelle, gas e polvere in modo parossistico, sono sicuramente più che capaci di espellere gas freddo dalle loro vicinanze attraverso i potentissimi getti polari.

Sono fasi sporadiche, soprattutto in tempi più recenti, dato che sovente i buchi neri passano periodi di “dieta” ferrea. Ma quando decidono di mangiare si scatenano! Un modo molto plausibile per fare invecchiare una galassia o -quantomeno- fargli smettere di fabbricare stelle a ritmo sostenuto. Però, non tutto filava liscio e i tempi di “spegnimento” risultavano, alle osservazioni, molto, troppo rapidi anche per un buco nero di milioni o miliardi di masse solari.

Riassumendo, vi sono troppe galassie nell’Universo che sembrano essersi spente e arrossate. Oltretutto lo devono aver fatto in tempi molto brevi, magari anche solo in poche decine di milioni di anni: un attimo per una galassia che prima era capace di creare centinaia di stelle all’anno. Ci voleva qualche altro meccanismo. E se fosse proprio dovuto al ritmo troppo frenetico? Finora non si riteneva possibile che le stesse stelle potessero fermare nuove nascite, anzi. Molto meglio dare la colpa al buco nero.

Prolungate osservazioni di Hubble hanno, però, mostrato che vi sono galassie estremamente compatte, in cui non nasce più niente, ma che contengono nel loro nucleo centrale una massa paragonabile a quella di una galassia come la nostra. In soli 650 anni luce è compressa la Via Lattea e le stelle, così raggruppate tra loro, mostrano un’età molto simile. Parti plurigemellari? No, sicuramente di più, molto di più. Ci deve essere stato un momento in cui centinaia di stelle si formavano tutte assieme, in tempi brevi e in spazi ristretti. Un vero e proprio fuoco d’artificio capace prima di riscaldare tutto il gas intorno, in modo da renderlo incapace di addensarsi e poi, addirittura, di scaricare un tale vento stellare collettivo da espellere il gas, ormai in balia degli eventi, al di fuori della galassia.

L’illustrazione mostra tre fasi del nuovo processo formulato a seguito delle numerose osservazioni di Hubble. Due galassie “normali” si uniscono (1). Lo scontro fa precipitare la gran parte del gas al centro della nuova enorme struttura dove si comprime e innesca una formazione stellare parossistica, che produce una tale energia da riscaldare ed espellere il gas non ancora coinvolto nella procreazione (2). Senza più carburante, la galassia smette di formare stelle e si tranquillizza sotto forma di un nucleo molto compatto di stelle vecchie (3). Fonte: NASA, ESA, and A. Feild (STScI); Science: P. Sell (Texas Tech University)
L’illustrazione mostra tre fasi del nuovo processo formulato a seguito delle numerose osservazioni di Hubble. Due galassie “normali” si uniscono (1). Lo scontro fa precipitare la gran parte del gas al centro della nuova enorme struttura dove si comprime e innesca una formazione stellare parossistica, che produce una tale energia da riscaldare ed espellere il gas non ancora coinvolto nella procreazione (2). Senza più carburante, la galassia smette di formare stelle e si tranquillizza sotto forma di un nucleo molto compatto di stelle vecchie (3). Fonte: NASA, ESA, and A. Feild (STScI); Science: P. Sell (Texas Tech University)

Le stesse stelle sono capaci di innescare processi che limitano le nascite. Una piccola grande rivoluzione che ci fa capire sempre meglio quanto l’Universo sappia trovare forme di bilanciamento, di frenate, di accelerazioni, di autoregolazioni, che ancora non capiamo, ma che sono sicuramente state essenziali per l’evoluzione dell’intero Cosmo.

Un puzzle che piano piano si sta completando e che, nel contempo, apre nuove visioni generali e nuovi interrogativi.

Resta da dire come mai una galassia ha messo in atto questo blocco delle nascite senza che intervenisse né il gas intergalattico e nemmeno il mostro centrale (che poi così tanto mostruoso non sembra…). E’ facile (si fa per dire) ricorrere alle solite collisioni galattiche. Le forze mareali e la gravità reciproca possono creare un nucleo super denso e fare scattare una procreazione ultra veloce e iperattiva. Una crescita esponenziale che poi arriva a un punto limite e che riesce da sola a fermare il processo. Perché? Beh… sembra di aver capito il come… per il perché bisognerebbe -per adesso- chiedere a una di queste galassie …

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5 commenti

  1. Mario Fiori

    Dunque gli scontri tra Galassie talvolta non sono proprio indolori.
    Comunque sia o sarà, nell'Universo riescono a fare una rapida politica di controllo demografico, non badano a ciance :mrgreen:

  2. foscoul

    Vediamo per capirci meglio le galassie si scontrano in maniera tale da creare una fase in cui si ha una iperattività nella formazione delle stelle in un determinato e ristretto periodo di tempo poi l'elevata energia generata dovuta alla vicinanza degli astri provoca l'espulsione dei gas residui diciamo di avanzo della formazione stellare stessa poi una volta espulsi non si ha più formazione stellare e si giunge ad uno stato di quiescenza....
    correggimi Enzo se sbaglio.
    Ora mi vien da pensare che questo possa dipendere dal tipo di scontro galattico mi spiego, se le galassie si "attraversano" si sfiorano si colpiscono parzialmente o se si scontrano in pieno.
    Aspetto delucidazioni grazie. :roll:

  3. foscoul

    Scusa tu non parli nel tuo articolo di scontro di galassie ma le galassie osservate da Hubble non potrebbero essere il risultato di una particolare collisione cioè collisione che fa pieno centro e ammassa in uno spazio ristretto un numero considerevole di stelle in un'arco di tempo relativamente breve?

  4. foscoul

    Scusate forse sto farneticando ma devo sapere.....

  5. caro Foscoul,
    le galassie osservate da Hubble dovrebbero aver subito uno scontro tale da fare unire i nuclei delle due. Ovviamente, gli urti devono portare a un'unificazione e quindi abbastanza particolari. Però, non direi che dipende dalla centralità soltanto, ma anche da come giocano le forze mareali e questo fatto può variare di molto a seconda della geometria, delle masse, delle velocità, ecc.

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