26/01/15

Lasciamo nero anche il buco bianco...

Volevo non parlarne nemmeno. Poi mi sono ricordato di un raccontino che avevo scritto anni fa e allora ho deciso di dire qualcosa e riproporvelo...

Pochissime parole per commentare una notizia che sta girando sul web. La nostra galassia potrebbe essere un gigantesco wormhole, capace di trasportare la materia in un'altra galassia senza correre grossi pericoli. Il lavoro originario è puramente teorico e usa una matematica estremamente difficile. Il succo, però, è abbastanza semplice: si torna su un argomento ben conosciuto da tempo (di tipo puramente teorico, ripeto ancora) e si usa la distribuzione della materia oscura (che nemmeno sappiamo se esista oppure no) per avvalorare la teoria. Permettetemi di dire che è un gioco matematico e nulla più, soprattutto perché fa uso di una componente pratica che nessuno ha ancora osservato! I siti che riportano la notizia (tra cui anche Media INAF, ovviamente) danno spiegazioni del tutto ambigue e insufficienti, confondendo e illudendo (in qualche modo). Nessuno spiega, anche perché ogni spiegazione avrebbe bisogno di una teoria improponibile.

Attraverso il diagramma di Penrose (punto successivo rispetto al diagramma di Minkowski) spero un giorno di spiegare da dove nasce questo "possibile" passaggio tra buchi neri e buchi bianchi e perché potrebbe mettere in comunicazione Universi paralleli o luoghi diversi dello stesso Universo.

Per adesso, vi invito solo a rileggere questo raccontino che avevo scritto molti anni fa. Direi che è molto più comprensibile e veritiero di certe notizie buttate giù tanto per dimostrare quanto la Scienza sia incomprensibile alla gente normale...

La cometa era una piccola e malandata astronave galattica di seconda generazione. Raggiungeva a malapena e con gran fatica il limite critico di cento volte la velocità della luce, ma non era ancora predisposta per il superamento di questa fondamentale barriera. Veniva perciò utilizzata all’interno della Via Lattea per trasporto di carichi che non richiedessero una consegna troppo rapida.

Non ve ne erano più tante come lei: chi appena poteva, acquistava un moderno modello di quarta o quinta generazione, che senza alcun problema poteva spostarsi ad ipervelocità da una galassia all’altra del nostro super ammasso locale. Ormai non avevano nemmeno un prezzo proibitivo e il compratore avrebbe velocemente ammortizzato la spesa sfruttando la rapidità delle consegne. Tuttavia, il proprietario della cometa era un tipo eccentrico, un vecchio “lupo del Cosmo”, e non voleva nemmeno sentir parlare di motori a neutrini o addirittura a muoni. Lui era convinto che avrebbe potuto fare tutto e bene anche con la sua obsoleta “carretta” dello spazio. Non aveva molto lavoro, ma riusciva a vivere decorosamente, anche perché la maggior parte del tempo lo trascorreva a bordo, dove le esigenze e le necessità erano veramente modeste. Formavano comunque una bella coppia e la piccola astronave era fiera di servire un “marinaio” così esperto.

Entrambi stavano bene da soli, senza troppi contatti con il resto dell’universo conosciuto. I loro colleghi erano sempre pronti a deriderli e a prenderli in giro. Non che la cosa gli importasse molto, ma preferivano non avere a che fare con l’arroganza e la stupidità. Mentre continuavano nelle solite lunghe e apparentemente monotone traversate, spesso vedevano sfrecciargli accanto le più sofisticate astronavi da crociera, quelle che raggiungevano in poche settimane la galassia di Andromeda e i suoi famosi pianeti dedicati al divertimento più sfrenato. Tra questi il più ambito in assoluto era Daran VI, piccolo corpo celeste celebre per le notti brave e per la visione apocalittica dell’immenso buco nero centrale, vicinissimo e incombente.

Quasi sempre le modernissime e lussuose “colleghe” rallentavano quando la incontravano e le mandavano qualche frecciata maligna: “Dai, vienimi dietro che ti guido nello spazio-porto di Daran VI. Finalmente potrai divertirti un po’…” Altre la deridevano più apertamente: “Lumaca che non sei altro. Di questo passo non riuscirai mai ad uscire dalla Via Lattea … ah, ah, ah!” Altre ancora acceleravano al massimo investendola con le radiazioni della spinta neutrinica che la facevano sobbalzare a lungo. Ci voleva tutta la sua esperienza di anni ed anni per mantenere la rotta.

Non rispondeva mai e non riusciva nemmeno a odiarle. In fondo ne aveva compassione: non sarebbero durate a lungo sotto quelle tensioni terrificanti che dovevano subire. D’altra parte erano costruite proprio per dare il massimo in tempi brevi. Poi sarebbe uscito un nuovo modello con potenzialità ancora più grandi e gli armatori non se lo sarebbero fatto scappare. Andava un po’ meglio con le super-navi da trasporto. In fondo facevano lo stesso mestiere, anche se con ben maggiore rapidità. Tuttavia era proprio dalle più maleducate tra loro che spesso subiva le cattiverie più grandi. In questi casi la cometa spegneva le turbine protoniche e le lasciava passare mostrando tutta la sua indifferenza.

La vita scorreva senza alti e bassi, ma in perfetta armonia con lo splendore che circondava lei ed il suo proprietario, amico e complice di moltissime avventure. Sapevano ancora contemplare le bellezze della galassia e la loro ammirazione per il “grande cannibale” che si annidava al centro era sempre enorme. Molte volte erano anche passati a relativa breve distanza dal gigantesco buco nero, terrore e sfida di tutti i viaggiatori. Per lei e il suo “lupo del Cosmo” era solo una meraviglia della Natura e spesso si fermavano a guardarlo per ore e ore, mentre ingoiava senza pietà la materia che aveva avuto la sfortuna di capitargli a tiro.

Lo consideravano quasi come un amico solitario e burbero. Proprio come loro. Sicuramente lui non poteva mai avere notato la piccola e anonima cometa, ma a lei piaceva immaginare che la salutasse e allora gli rispondeva con qualche sbuffo radioattivo lampeggiante. Il suo proprietario se ne accorgeva, ma non diceva niente, anzi sorrideva: tra loro c’era una complicità che non aveva bisogno di parole.

Nel viaggio di ritorno verso la Terra, con un carico di legname ferroso di Luxen VIII, stavano proprio passando molto vicine al loro terribile e meraviglioso amico, quando comparve improvvisamente l’Imperatrice. Era la più veloce e perfezionata astronave passeggeri dell’intera galassia. Costruita solo due anni prima faceva la rotta Terra-Daran VI in soli 24 giorni, utilizzando un motore di ultima generazione che combinava la potenza dei muoni con la rapidità dei neutrini. Era considerata il gioiello del Cosmo e nessuno osava contraddirla. Tutte le sue colleghe la rispettavano e ne erano succubi. Costrette a subire il suo sgradevole carattere arrogante, vendicativo e maligno, avrebbero voluto vederla disintegrata, ma sapevano che era un sogno impossibile.

Apparve in tutto il suo splendore proprio al lato destro della cometa e lei rimase per un attimo esterrefatta e impressionata. Era veramente una meraviglia. Rallentò visibilmente e sentì distintamente il mormorio di disprezzo dell’Imperatrice: “Levati dai piedi, ridicola carriola arrugginita. Mi hai fatto perdere ben tredici secondi del mio prezioso tempo. Mi ricorderò di te e te la farò pagare”. Accelerò al massimo e scaricò il suo flusso muonico proprio contro la fiancata della piccola astronave. Poi scomparve nell’immensità dello spazio.

La cometa subì una sorte ben diversa: cominciò a ruotare su se stessa senza controllo e a nulla valsero i suoi tentativi di frenare, azionando i retrorazzi protonici. Vecchi e malandati, non riuscirono a rallentare la sua caduta inarrestabile verso il centro della galassia. Il mostro immenso e spettrale si avvicinava sempre più. Nemmeno la cometa, in quel momento, riuscì a vederlo come un amico. Il terrore puro la colse e sentì contemporaneamente il battito frenetico del cuore del suo comandante. Sembrava rimbombare come un tuono. Ormai erano immersi nel gas denso e luminoso che spiraleggiava cadendo verso la bocca affamata del cannibale.

Fu trascinata dalla corrente sempre più impetuosa e capì che stava morendo insieme al suo amato padrone. Ripensò alle centinaia di viaggi, alle splendide giornate passate in contemplazione delle stelle e dei pianeti più strani, ma non alle cattiverie subite. Solo un brevissimo ultimo pensiero per quella ignobile e malvagia Imperatrice. Per la prima volta provò un vero lampo d’odio e sentì se stessa mormorare: “Darei qualsiasi cosa pur di fargliela pagare prima di essere distrutta!”

Proprio in quel momento capì che stava sopraggiungendo la fine. Percepì addirittura una voce profonda e cavernosa provenire dal nulla: “Non voglio niente. A me basta l’amicizia!”. Dopodiché le sembrò di vivere in un sogno. L’enorme massa nera che le stava di fronte iniziò ad aprirsi lentamente e poi sempre più in fretta. Si sentì sprofondare in quel tunnel buio ed infinito, ma non provò dolore. Stava precipitando e si aspettava un impatto, un’esplosione, una disintegrazione, qualcosa insomma.

Invece si accorse che il battito del cuore del suo padrone stava rallentando e tornando regolare. Aveva ripreso il controllo? Ma com’era possibile? Poi comprese che stavano viaggiando perfettamente anche se in un incubo nero e sconosciuto. Poi, lontanissima, ecco di nuovo la luce. Prima un punto, poi una finestra e poi dovunque tutt’attorno. Si trovarono immerse nel gas che stava precipitando verso un buco nero. Solo che loro stavano andando in verso opposto!

Ne stavano uscendo a velocità elevatissima. La cometa rallentò e capì di trovarsi vicinissima al centro di Andromeda, riconobbe le stelle, mentre dietro la coda incombeva la gigantesca massa scura da cui erano usciti, molto più grande del buco nero, suo simile, in cui erano poco prima precipitati. Le venne naturale azionare il motore e mandare verso il gigante i soliti sbuffi radioattivi che usava ogni volta che salutava tacitamente il suo “collega” tanto lontano. Poi accelerò e si diresse con grande tranquillità verso l’ormai vicinissimo Daran VI.

Stava chiacchierando amabilmente con una decina di grandi e lussuose astronavi che l’ascoltavano con ammirazione e rispetto, quando, parecchi giorni dopo, giunse nello spazio-porto l’Imperatrice. Vide subito la cometa, la riconobbe e i suoi motori si fusero con enorme rumore di ferraglia arrugginita.

 

 

7 commenti

  1. Alvermag

    mmmh , così, ad occhio e croce, mi sembra improbabile che della materia OSCURA possa SBIANCARE qualcosa ... mah, chiederò a qualche lavandaia ...

  2. Mario Fiori

    Ci si basa sempre su cose molto incerte, mah ...

  3. figurati Peppe... ma ne avevamo già parlato parecchi giorni fa... e Giorgia è già sul chi vive!

  4. Alvermag

    Perdonate Peppe ed Enzo ma, essendo io un tecno-dinosauro, sono andato a cercare il significato di off topic.

    Ah ah ah, scusate l'ilarità, ma mi sono imbattuto nella seguente frase che devo per forza riportare (non resisto):

    L'uso deliberato dell'off-topic per disturbare volontariamente gli altri utenti, o usato al fine di scatenare flame, rientra nelle possibili definizioni di trolling, ed è contrario allo spirito della netiquette.

    Ma che vor dì ?!?!?! Ma parlate come magnate! Ah ah, troppo forte ...

  5. Ma come Alvy, non sai cos'è una netiquette?
    Ovvio...
    "La netiquette è un neologismo sincratico che unisce il vocabolo inglese network (rete) e quello di lingua francese étiquette (buona educazione), è un insieme di regole che disciplinano il comportamento di un utente di Internet nel rapportarsi agli altri utenti "

    D'ora poi esigo netiquette da parte di tutti!!!!!! Io detesto i neologismi sincratici :twisted:

    Pazzesco... veramente pazzesco... ma l'italiano dov'è finito???? :(

  6. peppe

    figurati alvy...io ho 30 anni e nonostante tutto mi sento un pò un estraneo con tutti sti neologismi di internet... :mrgreen:

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:wink: :twisted: :roll: :oops: :mrgreen: :lol: :idea: :evil: :cry: :arrow: :?: :-| :-x :-o :-P :-D :-? :) :( :!: 8-O 8)

 

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