7/03/15

I telescopi terrestri trovano l’acqua e Curiosity sta a guardare…*

Questo articolo è stato inserito nella pagina d'archivio dedicata alle missioni su Marte

 

I robottini continuano a calpestare Marte e -forse- a distruggere i resti biologici rimasti. Tante foto (spesso veramente banali o -almeno- di scarsa utilità) ma ben pochi risultati scientifici. Nel frattempo, senza clamore mediatico, i telescopi terrestri compiono passi da gigante nello studiare l'antico aspetto del pianeta rosso.

Immagino che qualcuno pensi che io ce l’abbia con le missioni marziane per partito preso. Lo posso assicurare: dicevo le stesse cose già vent’anni fa o giù di lì. E le prove, di quanto non sbagli di molto, si susseguono. Abbiamo visto che l’ultimo robottino vagabondo riesce addirittura a distruggere la vita che dovrebbe trovare. Beh… pazienza, ci resta la ricerca dell’acqua che una volta doveva abbondare sul pianeta rosso. Parecchie prove, o -almeno- supposte tali, sono già state ottenute attraverso le immagini a distanza, notando frane e canali di deiezione simili ad analoghe caratteristiche terrestri. Resta sempre  da chiarire il fatto se si tratta di fusioni temporanee e rapide di ghiaccio o di veri flussi d’acqua permanenti.

Chi meglio di Curiosity & Co. potrebbero darci conferma, analizzando direttamente il suolo? Di certo non li avranno mandati in quello che una volta era sicuramente un deserto. Purtroppo, le conferme tardano ad arrivare e quelle che ci vengono  -a volte- millantate come tali  sono ipotesi aleatorie e nient’altro.

Nel frattempo, però, da molto lontano stanno studiano l’atmosfera marziana tre telescopi: il VLT, il Keck e l’IRTF. Sono ormai sei anni che compiono il loro lavoro, nel silenzio e nell’anonimato mediatico, costruendo una mappa accurata della quantità di vapor d’acqua presente nelle varie zone atmosferiche e delle sue proprietà. I risultati indicano che quando Marte era molto giovane vi era sufficiente acqua per formare un oceano più grande dell’Atlantico. Se avesse coperto l’intero pianeta avrebbe avuto un’altezza di circa 140 metri, ma è molto più plausibile che l’acqua fosse confinata nell’emisfero nord, raggiungendo una profondità che poteva toccare i 1600 metri.

In poche parole, si è calcolata l’acqua che stava sul suolo marziano, calcolando quella che è stata persa nello spazio.

La stima si è basata su osservazioni dettagliate di due forme di acqua leggermente differenti. Una è quella più comune, H2O, e l’altra è l’acqua semi-pesante, in cui un atomo di idrogeno è stato rimpiazzato da uno di deuterio, con formula HDO. Quando la seconda si forma, è decisamente più pesante di quella normale ed è meno facile che venga dispersa nello spazio. Ne segue che maggiore è la quantità d’acqua dispersa e maggiore deve essere il rapporto HDO su H2O nell’acqua che rimane. Studiando le percentuali si è giunti alla quantità d’acqua dispersa e di conseguenza a quanta doveva averne Marte nella sua gioventù.

Lo studio ha mappato l’atmosfera ripetutamente per sei anni mostrando variazioni legate alle stagioni e a particolari microclimi. Geniale e molto meno costoso di altri approcci, direi… Quantificare un oceano scomparso a più di 150 milioni di chilometri di distanza, è un risultato che potrebbe avere maggiore risonanza delle foto sempre uguali di Curiosity. O sbaglio?

Sono state studiate, in modo particolare, le regioni polari, dato che proprio lì risiede la riserva attuale d’acqua. I risultati della ricerca hanno determinato che l’atmosfera di quelle zone contiene sette volte più HDO di quella degli oceani terrestri. Per ottenere un tale arricchimento Marte deve aver perso un volume d’acqua pari ad almeno 6.5 volte quello delle due calotte polari, ossia qualcosa come 20 milioni di chilometri cubici. Questo risultato rappresenta un valore minimo, dato che buona parte dell’antica acqua potrebbe essere defluita in profondità.

Le caratteristiche superficiali odierne indicano che la posizione migliore dell’oceano marziano potrebbe coincidere con le pianure del nord, circa il 19% della superficie. Ricordiamo che l’Oceano Atlantico copre il 17% della superficie terrestre..

Si ritiene che  Marte possa essere rimasto “umido” molto più a lungo di quanto pensato finora, forse a sufficienza per ospitare qualche forma di vita.  Forza robottini, i telescopi terrestri hanno fatto trenta… cercate di fare -almeno- trentuno…

Ricostruzione artistica di Marte come poteva apparire quattro miliardi di anni fa. Un enorme oceano copre l’emisfero nord raggiungendo una profondità di 1600 metri. Fonte: ESO/M. Kornmesser/N. Risinger (skysurvey.org)
Ricostruzione artistica di Marte come poteva apparire quattro miliardi di anni fa. Un enorme oceano copre l’emisfero nord raggiungendo una profondità di 1600 metri. Fonte: ESO/M. Kornmesser/N. Risinger (skysurvey.org)

 

NEWS!! Gli oceani sotterranei potrebbero essere molto comuni, vedi QUI

NEWS!! Come volevasi dimostrare... sapete a cosa sarà dedicato il primo anno di attività del Webb Space Telescope? A Marte! Non ci credete? Leggete QUI

1 commento

  1. Mario Fiori

    Bellissima scoperta Enzo, un indice importante che un po' di vita c'è stata su Marte e quindi ci puo' essere stata o esserci da altre parti. Il robottino poverino è incolpevole, è preda di chi ricerca vita intelligente e qualche volta non si ferma a pensare cosa sia l'intelligenza, se ne ha a sufficienza e , soprattutto, come la si usa .

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