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25/03/15

Il primo vagito **

Siamo nel grande ospedale ostetrico cosmico di Orione: uno dei più celebri e grandiosi. Le stelle nascono a ritmo continuo ed è difficile tenere conto di tutte le nuove vite che vengono al … mondo, ops … all’Universo!

Sappiamo che non è certo facile scorgere una stella prima che esca allo scoperto e sia capace di auto mantenersi, circondata com’è dalla materia che continua a cadere su di lei e dal disco di polvere e gas che attende di dare il via al sistema planetario. In poche parole, il guscio sta ancora nascondendo il pulcino.

Tuttavia, il pulcino è già molto vivace e cerca di mettersi in mostra. Lo fa con i soli mezzi a sua diposizione: niente reazioni nucleari ma solo “reazioni” alla gravità che lo schiaccia sempre più. La risposta, come sappiamo bene, è un aumento della temperatura nel suo nucleo centrale. Siamo in una fase molto delicata e abbastanza rapida, che gli astrofisici chiamano protostella di classe O e che non dura più di 150 000 anni, una minima frazione di tempo cosmico. La luce dell’embrione stellare non riesce a superare il muro di polvere che lo circonda, ma il calore sviluppato riscalda la polvere e questo effetto può essere notato attraverso occhiali capace di vedere nell’infrarosso.

Il quasi-bimbo in questione si chiama HOPS 383 e si trova nella nebulosa NGC 1977, un reparto particolarmente attivo. Che qualcosa stesse succedendo su quell’embrione irrequieto si era già capito nel 2013, ma i dati a disposizione non erano stati analizzati attentamente e il “grido” del quasi-bimbo era passato inosservato. Una volta notato si è scelta la lunghezza d’onda più giusta e si è spulciato meglio negli archivi. Accidenti! Nel 2008 la luminosità era aumentata di ben 35 volte nel giro di un anno. Gli occhiali ideali erano quelli a 24 micron.

Immagini infrarosse di HORPS 383 riprese da Kitt Peak (sinistra) e da Spitzer. Sullo sfondo un’immagine a grande campo sempre di Spitzer. Fonte: E. Safron et al.; Background: NASA/JPL/T. Megeath (U-Toledo)
Immagini infrarosse di HORPS 383 riprese da Kitt Peak (sinistra) e da Spitzer. Sullo sfondo un’immagine a grande campo sempre di Spitzer. Fonte: E. Safron et al.; Background: NASA/JPL/T. Megeath (U-Toledo)

Ora la situazione è sotto controllo e il bagliore luminoso, dal 2012 in poi, non è assolutamente diminuito. Qual è la spiegazione di questo evento mai osservato in modo così evidente prima d’ora? Quasi sicuramente un eccesso di massa che è precipitata sull’embrione, che in qualche modo ha gridato il suo stupore riscaldandosi in modo impressionante ed emettendo in certe lunghezze d’onda capaci di superare il muro di polvere. Più seriamente, nel luogo della improvvisa caduta di materia si è probabilmente creata una “macchia calda” che brilla in modo eccezionale.

La morale della storia? A volte gli adulti trascurano i bambini, pensando che non siano in grado di agire in modo responsabile. Male, molto male… Basterebbe ricordare il Piccolo Principe: “I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta”.

Articolo originale QUI

 

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