3/10/15

Conosciamo il clima? Nemmeno per sogno! **

Questo articolo è stato inserito nella sezione dell'archivio dedicata al clima e al riscaldamento globale, nella quale troverete una selezione di articoli sull'argomento e le motivazioni della nostra impostazione critica a riguardo.

 

Il mare risponde a un aumento della temperatura producendo isoprene, un gas capace di creare nuove nuvole e ristabilire l’equilibrio. Ovviamente, nessun modello imposto dai “falsi” scienziati ne ha mai tenuto conto.

Il titolo dovrebbe già imporre una profonda riflessione. Nuove e continue scoperte ed evidenze ci mostrano che il clima rimane profondamente sconosciuto. E’ allora sensato creare modelli climatologici a lunga scadenza e considerarli come il “Verbo” e imporli mediaticamente e politicamente per interessi che di scientifico e sociale hanno ben poco? Ovviamente NO. Risulterebbe ovvio, a organismi pensanti, che prima di emettere giudizi e stabilire regole severissime bisognerebbe sforzarsi coralmente di capire almeno le basi fondamentali che determinano il clima del nostro pianeta. E, invece, come ben sappiamo, i soldi vengono elargiti per ben altre motivazioni e i modelli considerati “sacri” si moltiplicano, smentendosi quasi immediatamente. Dov’è finita la Scienza che discute, contrappone teorie, formula e smentisce ipotesi, litiga costruttivamente? La risposta la conosciamo bene e i fondi per la vera ricerca si perdono in rivoli momentanei simili a quelli di Marte…

Isoprene, chi è costui?

Non sono Peppe, per cui certe informazioni sono frutto di una mia ricerca personale. Ben vengano, quindi, precisazioni e miglioramenti da parte di veri esperti.

L’isoprene è un composto organico di grande importanza biologica, che oggi sembra avere acquistato un significato ben più generale. La sua formula chimica è data da CH2=C(CH3)CH=CH2

Lasciatemi costruire, come al solito, una delle mie favolette. Le creature viventi sanno come difendersi dai cambiamenti climatici. Ce lo dimostrano miliardi di anni di evoluzione biologica che ha continuato la sua opera malgrado l’atmosfera del pianeta si sia divertita a cambiare drasticamente e più o meno ciclicamente i suoi parametri fisici, aiutata dalla fonte energetica fondamentale, il Sole. La vita ha subito un caldo terrificante e un gelo insopportabile, eppure ha continuato ad andare avanti, anche se con alti e bassi. Ogni volta, la Natura trovava le contromisure e si adattava alla situazione. Anche le creature odierne lo fanno.

Uno degli strumenti utilizzato da molte forme biologiche è proprio l’isoprene. La sua emissione permette di combattere lo stress dovuto a un moderato aumento della temperatura (intorno ai 40 °C). Le piante, ad esempio, lo usano per mantenere più stabili le condizioni delle proprie foglie. Ma lo usa anche il plancton marino e questa produzione è quella che ci interessa più da vicino. Il plancton, comunque, è sempre una forma di vita “attiva” e può essere considerata una risposta della biologia marina agli stress di calore atmosferici.

Il salto di qualità avviene quando non è più un organismo a difendersi da situazioni variabili, ma un’intera struttura terrestre non prettamente biologica, come ad esempio l’acqua degli oceani.

Ma cerchiamo di conoscere sempre meglio l’isoprene. Esso rimane, comunque, un gas che entra nell’atmosfera e lo fa in modo massiccio. Eguaglia la quantità di metano emesso dagli organismi terrestri ed è responsabile di circa 1/3 degli idrocarburi presenti nell’atmosfera. Esso interagisce con altri composti e finisce per diventare aerosol, le particelle che sono la base per la formazione delle nuvole. Sporcizia naturale, che non è certo possibile etichettare come inquinante.

Nuvole uguale a clima e qui inizia la nuova e fondamentale ricerca eseguita dalle Università di Lione e Lipsia.

Il mare ci difende dal caldo

Come già detto, l’isoprene è un gas che si forma non solo attraverso la vegetazione, ma anche attraverso gli oceani. La sua capacità di creare particelle sospese nell’atmosfera è essenziale per la formazione delle nuvole. Presenza maggiore o minore di nuvole implica un cambiamento delle precipitazioni e della temperatura. Un processo logico piuttosto chiaro e misurabile.

La vera scoperta sta nel fatto che si è dimostrato sperimentalmente che l’isoprene si produce anche senza la presenza di plancton, ossia senza la presenza di processi biologici attivi. E’ del tutto sufficiente che siano presenti, nello strato superficiale,  materiale organico dissolto, aminoacidi, lipidi, proteine, oltre a tracce di metallo e polvere. In questo ambiente avviene una reazione fotochimica (il Sole vuole la sua parte) capace di incrementare di molto la quantità di isoprene rilasciato nell’atmosfera. Il risultato ottenuto sperimentalmente su strati sottilissimi di acqua marina spiega perfettamente l’anomalia tra l’isoprene realmente esistente e quello calcolato dai vecchi modelli di tipo puramente biologico.

Il processo appena individuato potrebbe da solo emettere fino a 3.5 megatonnellate di gas per anno.

Senza entrare maggiormente nei dettagli, nessuno ha mai inserito la presenza dell’isoprene nei modelli che simulano il clima e la sua evoluzione. L’importanza è invece tale che qualsiasi modello ne faccia a meno perde del tutto di significato. La reazione del mare alle condizioni esterne potrebbe essere una naturale compensazione di temperature che stiano aumentando (sia in modo naturale che no). La pausa di oltre 15 anni nel cosiddetto lieve riscaldamento globale degli ultimi decenni potrebbe proprio essere dovuto all’accensione di un processo di raffreddamento che parte dal mare attraverso l’isoprene e porta alla formazione di un numero maggiore di nuvole.

Insomma, il clima è ancora questo sconosciuto! Come sarebbe bello che ne potessero parlare e discutere solo i veri scienziati, al riparo dalle imposizioni politiche, economiche e mediatiche!

Lavoro originario QUI

6 commenti

  1. Mario Fiori

    Enzo ma allora anche materiali inquininti presenti sulla superficie marina stimolano la produzione di isoprene? O forse ho un po' di sonno post-pranzo e ho capito male? Tracce di metallo , polveri e comunque anche "inquinamento" biologico come spazzatura che può contenere lipidi o proteine. Mah , non si smette mai di imparare e ...soprattutto... non si vuole mai imparare.-

  2. Mario Fiori

    Scusami..peccato che i materiali erano inquinanti e non inquininti

  3. Beh... tutto sta nel definire qualcosa inquinante... anche la CO2 dicono che sia inquinante, ma è anche la vita!
    A parte la presenza di metalli, i resti biologici sono la base di sopravvivenza di molti organismi. Comunque l'isoprene viene definito inquinante, al pari del metano... però... sono nostre definizioni...

  4. peppe

    bell'articolo Enzo,
    la vita è molto resistente. comunque dal punto di vista biologico, parlando di uomo, dall'isoprene si costruisce il colesterolo, molecola importantissima perchè si trova al livello delle membrane cellulari provocando una loro maggiore rigidità, a seconda della quantità. diciamo che il carattere semifluido delle membrane è dovuto dal fatto che il colesterolo si intromette nella membrana. se la cellula incontra una temperatura bassa i lipidi tenderebbero a "stringersi" tra loro, a temperature calde invece si sfalderebbero più facilmente. il colesterolo è una sorta di colla. quindi l'isoprene è una molecola molto importante.

    ultimamente non sono molto presente Enzo.. ho un sacco di problemi, tra il suocero in ospedale, lavoro e altro, il tempo è un pò limitato

  5. non ti preoccupare Peppe, sei sempre con NOI! Forza!!!!!!!

  6. Alvermag

    Ciao PEPPONE!!

    Non ti preoccupare, io ho meno tempo di te. Che vuoi fare?

    Ho però preso una decisione importante: se rinasco faccio il miliardario, così avrò tempo di dedicarmi alle meraviglie che ci circondano. :-P

    P.S.: Dai, i dinosauri sono estinti da 65 milioni di anni; se ce ne occuperemo tra un pò non si spazientiranno di certo!

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