9/01/16

Dovrei essere contento, ma non lo sono…

Che il congresso sul clima di Parigi sia stato un fallimento epocale è stato evidente fino dall’inizio a tutti coloro che sono riusciti a leggere oltre la messinscena mediatica (che si è smorzata in fretta). In pratica, abbiamo visto che a nessuno interessa tagliare effettivamente il livello della CO2, anche perché i segni dell'imminente catastrofe sono ben lontani da quelli prospettati (e auspicati) da molti per poter gestire le popolazioni attraverso la paura.

Perfino il caldo di quest’inverno, dopo che i media hanno cercato di imputarlo in modo quasi patetico al riscaldamento globale, è stato alla fine assegnato alla giusta causa: El Nino, che -improvvisamente- è stato scoperto anche dai media più beceri e rigorosamente legati ai poteri forti.

Il succo di tutto è che stanno cambiando completamente le gerarchie legate al petrolio e a chi ne fa le veci. Non solo il petrolio è ancora abbondantissimo (la maggior parte era stato messo in riserva dai paesi orientali per potere giocare sui prezzi), ma non è più una pedina fondamentale dei paesi asiatici. Gli Stati Uniti, proprio coloro che sembravano essere usciti da Parigi come i paladini di un mondo verde, limpido ed esente dal diavolo della CO2, stanno invadendo il mondo con il loro gas di scisto, che non solo ha le stesse caratteristiche del petrolio, ma ha prezzi irrisori e sarà sufficiente per secoli.

L’era degli idrocarburi non è assolutamente alla fine, ma ha avuto nuovo impulso proprio grazie agli USA, i primi che hanno iniziato le fratture orizzontali con tutti i problemi che ancora non sono stati analizzati fino in fondo. Per adesso, lo vende a chiunque, ma il gas di scisto è abbondante un po’ ovunque e molte altre nazioni faranno in fretta a recuperarlo direttamente, azzittendo, facilmente, le grida di terrore dei “verdi”. Se le loro grida fossero state sincere e dirette verso i veri pericoli e non a quelli più remunerativi, forse la loro voce potrebbe ancora farsi sentire. Purtroppo, l’ignoranza e l’interesse privato li ha fatti gridare “al lupo, al lupo” troppe volte e a sproposito, e adesso che il petrolio sta diventando ultra economico e a disposizione di tutti, gli ambientalisti stanno facendo la figura delle Cassandre più inutili e noiose.

Più petrolio, prezzo più basso, energia per tutti. In fondo, è quello che potrebbe veramente risolvere i problemi del terzo e quarto mondo, alla faccia della CO2, che lentamente perderà la sua veste di nemica e diventerà nuovamente utile e poi non così abbondante come sembrava (scommettiamo?). Tutto bene?

No, purtroppo non riesco a essere contento, anche se la Scienza vera sembra poter vincere. Finirà il Global Warming, si studieranno altre cause delle variazioni climatiche a breve e medio periodo (El Nino è solo uno delle tante possibili cause). Magnifico? Purtroppo non del tutto. Per due motivi diversi, ma entrambi molto pericolosi.

Il primo è di tipo scientifico. Se prima si bocciavano tutti i tentativi di studiare fonti alternative veramente più pulite e globali e si era obbligati a seguire solo quelle che facevano comodo a certi gruppi di potere, adesso si bocceranno perché non ve n’è più bisogno: il petrolio c’è ed è tanto. Chi se ne frega dell’inquinamento?!

Eh sì, cari amici: i combustibili fossili quasi sicuramente non producono il riscaldamento globale e la CO2 non è il condottiero del male, ma essi comportano, comunque, smog e aria irrespirabile. Poche ricerche hanno messo a confronto i pericoli del vero inquinamento con quelli fantasiosi e futuristici di un molto improbabile riscaldamento globale. Ma il vero inquinamento tocca tutte le persone (automobili e riscaldamento delle case) e diventa difficile imporre soluzioni attraverso la paura. Una cosa è dire che il riscaldamento globale farà salire il livello del mare tra un  secolo (e chi se ne frega, adesso?) e un’altra cosa è dire a una persona qualsiasi di vivere in casa con 17°C o andare realmente a piedi (e non solo per poche ore alla settimana, considerandolo un gioco divertente). Oltretutto, da un lato si auspica una vita all’aria aperta e dall’altra si dice di non camminare a piedi per le strade inquinate. Da un lato si grida alla riduzione delle automobili, dall’altro i consigli pubblicitari e le valutazioni economiche invitano a comprare sempre più vetture. Temo che il vero inquinamento non farà che peggiorare e che le macchine elettriche e cose del genere abbiano poco interesse se non quello mediatico che fa tanta scena, ma disturba ben poco i veri interessi industriali.

Il secondo pericolo è -forse- ancora più grave. I paesi come l’Arabia Saudita stanno subendo durissimi contraccolpi e devono trovare un giusto compromesso tra il loro petrolio che ormai vale più poco e quello che gli USA (per adesso) stanno distribuendo un po’ a tutti. La tensione in Asia sta diventando sempre più grande, dopo che la Russia aveva subito i primi effetti della politica americana relativa alla svendita del suo gas di scisto, sapientemente preparata dalla crisi ucraina.  L’equilibrio basato sulla variabilità del prezzo del greggio si era mantenuto, pur portando a severi periodi di recessione. Oggi, è il basso prezzo del petrolio che sta causando la recessione, ma, soprattutto, la crisi tra Ovest ed Est e, in particolare, tra i vari paesi dell’Est. In mezzo c’è anche l’ISIS che sta accaparrando petrolio e cerca di svenderlo sempre di più, per far fronte alla svalutazione causata dallo shale gas americano. Una lotta al ribasso che sta sconvolgendo mercati e paesi da sempre in precario equilibrio e sull’orlo del collasso.

Non so come finirà, ma temo che un’abbondanza energetica, insperata fino a pochi anni fa, se da un lato distruggerà finalmente la bufala del GW, dall’altro potrebbe causare conflitti le cui conseguenze non sono facilmente pianificabili. E chi subirà ancora una volta un serio contraccolpo sarà la Scienza vera, che avrà altre motivazioni per essere ostacolata nelle sue ricerche serie sul clima e sulle energie alternative. E i poveri saranno sempre più poveri…

E ci hanno costretto a gridare al miracolo etico dopo Parigi, quasi che la Bontà avesse vinto sull’Odio. Ma mi facciano il piacere…

Per saperne di più sull’attuale anomala recessione dovuta all’abbondanza di petrolio, vi allego un articolo del Wall Street Journal, che ha un finale positivista, che io non riesco a condividere del tutto.

Sì, lo so, non sono mai contento, ma se la Scienza avesse potuto lavorare in pace e la smania di potere di gruppi in malafede, oltre che totalmente impreparati, non avesse avuto campo libero, non ci saremmo ridotti in queste condizioni…

Buona lettura

Shale Oil For Centuries: The Recession Caused By Low Oil Prices
The Wall Street Journal, 8 January 2016

Donald L. Luskin

Thanks to the U.S.-led revolution in fracking, oil is abundant. It will be for decades, if not centuries, because there is shale everywhere in the world.

The global economy is slipping into recession. The evidence is showing up in all the usual ways: slowing output growth, slumping purchasing-manager indexes, widening credit spreads, declining corporate earnings, falling inflation expectations, receding capital investment and rising inventories. But this is a most unusual recession—the first one ever caused by falling oil prices.  

We’ve had plenty of recessions caused by rising oil prices: 1973-75, 1980-81, and 1990-91. In these recessions, the oil price ultimately fell as demand collapsed.
But this time oil prices have fallen more than 70% since mid-2014, while demand has been rising. The drop is entirely the result of America’s supply-side technology breakthrough with horizontal drilling and hydraulic fracturing—“fracking.” This has given consumers world-wide what amounts to a tax cut of $7.8 billion every day, or about $2.9 trillion over a full year.

So shouldn’t there be an economic boom, rather than a bust? Yes, eventually. But first, because of its magnitude and speed, the technology revolution that drove down oil prices has also threatened the important institutions that benefited from high prices. Collectively, these institutions are down $2.9 trillion.

For a century and a half, the largest global corporations and cartels of oil-producing nations have controlled the oil market. The years of “secular stagnation” after the Great Recession were mostly good times for them, with fears of “peak oil” making inflation-adjusted prices the highest in history.

Now thanks to the U.S.-led revolution in fracking, oil is abundant. It will be for decades, if not centuries, because there is shale everywhere in the world. And unlike the megaprojects that have dominated the oil industry over the past several decades, shale can be tapped by smaller companies with less capital. The oil market, as OPEC has learned to its sorrow, is now much more difficult to control.

This is capitalist creative destruction. But nowadays it happens on Internet-time, so it’s also “disruptive innovation.” Fracking is to the global oil industry what Uber is to taxi medallion owners: great for consumers who enjoy the sudden abundance, deadly for incumbents whose business models were built on exploiting scarcity. [...]

Maybe no single one of these oil-driven stresses would be enough to trigger a global recession. But a recession is often a death by a thousand cuts, not a single blow. Today’s reverse oil-shock has made a lot of cuts. And it’s not as though the world economy was all that robust to begin with.

There has never been a recession caused by low oil prices, so there is no playbook for how this one might evolve. It is critically dependent on how the global consumer responds. If the rigors of recession reduce demand for oil—as happens in a typical recession—then we’d have a vicious cycle in which further oil price declines would make the recession worse.

But there is also cause for optimism. Low oil prices make the global consumer very resilient, which buffers the recession’s severity and duration. The best news is that, thanks to fracking, recessions caused by high oil prices are a thing of the past.

8 commenti

  1. andrea

    Effettivamente è la prima volta che siamo in recessione a causa di un abbassamento del costo energetico da idrocarburi e gli sviluppi potrebbero essere imprevedibili e, dobbiamo considerare ance l'esplosione demografica che ci ha portato a 7 miliardi e non smette di crescere. Sul costo del petrolio abbiamo assistito a delle aberrazioni negli ultimi anni con, ad esempio, altissimi tenori di vita nella penisola arabica in mano a relativamente poche persone (grattacieli più alti come il Burj Khalifa a Dubai o Burj Khalifain Arabia Saudita), ed è stato usato per una guerra di potere dalle maggiori superpotenze come Russia, USA e Cina. Gli USA stanno destabilizzando gli equilibri con questo abbassamento del prezzo del greggio, dovuto principalmente al fracking e fregandosene dei problemi di inquinamento e sismici che comporta (ben descritti nel documentario "Gasland" di Josh Fox) e in questi giorni assistiamo ad una contrazione evidente del mercato azionario cinese.

  2. Quelli che sono nati nell'immediato dopoguerra in Europa hanno creduto addirittura di guidare la storia.Invece ci rendiamo conto solo adesso che abbiamo goduto di uno di quei rari momenti nei quali essa sembra riposarsi.Adesso il suo motore si è rimesso in moto con il consueto ritmo e sembra che riserverà molte sorprese alle umane genti.Poco prima della sua morte circa vent'anni fa,a Gustavo Rol venne chiesto come sarà l'Italia nel 2020,rispose agli increduli astanti che :"sarà piena di gente di colore".Noi siamo gli artefici del nostro destino,ma solo dopo che Lui ha ne ha deciso il tipo.

  3. alexander

    Anche se purtroppo ormai intervengo poco continuo sempre a leggere tutti gli articoli con estremo interesse.
    Non sono molto sicuro che il GW sia destinato a finire proprio perché concordo con quanto hai sempre detto e quindi sulla natura ingannatoria che lo porta ad essere uno strumento perfetto per manovrare l’opinione pubblica e acquisire consensi per politiche il cui fine è ben diverso che evitare il riscaldamento globale .
    Mi sono sempre chiesto cosa e quali interessi possano essere tanto potenti da creare un inganno di tale portata e, secondo me, la situazione è ancora più complessa di quanto riportato nell’articolo.
    In alcuni ambienti economici si legge che la produzione di shale oil si giustificherebbe, tranne alcune eccezioni, con un prezzo del petrolio intorno ai 70 dollari al barile (prezzo al quale i ricavi della distribuzione supererebbero i costi di estrazione).
    Con un prezzo del petrolio intorno ai 45 dollari sarebbero rari i casi in cui la produzione di shale oil non determinerebbe una perdita per l’azienda estrattrice.
    Non a caso, salvo errore, proprio nel 2015 si è assistito ad un balzo di fallimenti negli USA di aziende collegate al mercato dell’estrazione del greggio.
    Si legge anche che il prezzo del petrolio non si sta generando in base al semplice incontro tra domanda e offerta (cosa tra l’altro non rara) ma sia manovrato verso il basso dei più grandi paesi produttori di greggio (vedi arabia saudita) proprio nel tentativo di mettere fuori mercato lo shale oil e bloccarne la produzione negli altri paesi.
    Questa sembra essere una vera e propria guerra economica che i paesi arabi stanno perdendo (visto che USA produce ancora oil), purtroppo questo è però solo un fronte.
    L’instabilità che si è creata in tutto il mediterraneo meridionale è iniziata e si è propagata con sempre maggiore forza proprio nel momento in cui gli USA sono riusciti a concretizzare la loro produzione.
    A pensarci non sembra una casualità ma una vera e propria politica atta a creare instabilità nei governi, prima nei paesi del mediterraneo meridionale e poi, tramite le ondate migratorie, in tutto il resto d’europa
    Infine l’aspetto più dolente.
    Lo sviluppo economico mondiale sembra rallentare in modo preoccupante.
    I paesi emergenti non riescono a mantenere ritmi di crescita in grado di sostenere la loro precaria struttura socio economica (vedi la cina in cui con una crescita < 7% annuo viene ritenuta quasi segno di vera crisi).
    I paesi sviluppati ormai da molti anni fanno fatica ad arrivare a ritmi di crescita del 2% che sono ritenuti appena sufficienti per evitare un impoverimento reale del paese stesso.
    I consumi a livello globale (tranne poche eccezioni come negli Usa) sono in calo o estremamente bassi e, in associazione al prezzo del petrolio basso, creano una situazione di stagflazione che non aiuta la ripresa economica (in tutti i paesi sviluppati si ritiene che l’inflazione debba essere almeno intorno al 2% per assicurare una crescita mondiale sostenibile)
    I mercati finanziari sono dopati da iniezioni di liquidità delle banche centrale, vengono continuamente create bolle speculative senza che i soldi arrivino più all’economia reale.

    Questa lunghissima premessa (di cui mi scuso) era solo per dire che sembra totalmente in crisi il modello economico-sociale e politico mondiale e secondo me è diventato interesse di tutti (in particolare dei paesi sviluppati, compresi gli usa) spingere per creare nuove tecnologie che possano dare un forte cambiamento ai processi economici che hanno guidato l’umanità nel corso degli ultimi decenni.
    La prospettiva è quella di incentivare un cambiamento epocale che possa generare nuove tecnologie, nuove aziende, nuovi posti di lavoro e aumentare i consumi generando una crescita economica più alta almeno per qualche decennio (prima di ricominciare tutto da capo appena arrivati alla maturazione del nuovo sistema economico, un po’ come è successo con l’avvento di internet).
    E’ per questo motivo che secondo me il GW rimarrà e verrà usato anno dopo anno per frastornare le coscienze delle persone aspettando il giorno in cui veramente tutte le nazioni più sviluppate avranno veramente bisogno di cambiare modello economico.
    Sarà quello il momento in cui l grande spauracchio si concretizzerà e sarà veramente usato per addebitare alla popolazione il costo del cambiamento…

  4. Le lobby a mio parere in genere sono forti a livello locale,ma a livello mondiale entrano in conflitto con altre lobby,poteri ecc.Credo che la prevalenza di una o l'altra sia spesso dettata dal caso,dai disastri,da tutto ciò che chiamiamo imprevedibile.Vero è,che veramente la tecnologia oggi fa la differenza dando forti scossoni ai vecchi equilibri.Rispetto al passato è la velocità che questi cambiamenti avvengono che fa impressione,non ci siamo ancora evoluti abbastanza per decidere in fretta quello che eravamo abituati a macerare con i dovuti tempi.C'è una marea di gente in giro per il mondo che addirittura mi ricorda i film che vedevo al patronato dove i nostri venivano attaccati da seguaci fanatici,adoratori dei loro Dei assassini.Medioevo puro,anzi no,preistoria!! :(

  5. cari amici,
    i vostri interventi sono stati veramente preziosi e dimostrano che malgrado inganni, sotterfugi, messinscene, un nocciolo duro di persone intelligenti resiste e forse si riesce anche a propagare. Resta il fatto che solitamente queste persone sono lontanissime dai centri di comando e mai ci arriveranno (e probabilmente nemmeno ci vorrebbero arrivare). Dovremo veramente subire un futuro dettato dall'ignoranza, stupidità e arroganza dei più furbi? Io spero nei giovani, ma se non vengono modellati... Poveri noi!

  6. Luigi

    Dal punto di vista prettamente macroeconomico penso che l'ottimismo finale dell'articolo sia condivisibile. Inoltre, bassi costi dei fattori produttivi sono proprio quello che serve alle economie occidentali per ridurre il Gap con quelle orientali (Cina ed India i particolare). Purtroppo, però credo anche io che dal punto di vista politico e dei rischi ambientali il fracking è una rogna paragonabile al nucleare.

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