2/08/16

I Racconti di Vin-Census: UNA SCUSA TARDIVA

Ma come è possibile? Il nostro Vin-Census davvero credeva nella fine del mondo prevista per il 21 Dicembre 2012? Nonostante abbia cercato in tutti i modi di nascondere questo suo scivolone scientifico, sono riuscita a scovare questo articolo scritto nel giugno del 2009 e, per onestà dei confronti di voi lettori, non potevo non pubblicarlo! Ma, prima di scandalizzarvi e di formulare giudizi resi ormai facili dalla conoscenza di come sono andate le cose, mi raccomando... leggete fino in fondo!!

 

Troppe volte sulle pagine di questo sito abbiamo deriso tradizioni, leggende, profezie. Convinti di essere nel giusto abbiamo seguito razionalmente la Scienza ufficiale, giudicandola perfetta ed onnipotente. Purtroppo anch’essa può invece sbagliare. E ciò che sta capitando adesso è una punizione fin troppo terribile per questo atto di superbia. Non ci rimane che chiedere scusa a chi aveva intuito e divulgato la verità. Con profonda tristezza invitiamo tutti gli esseri viventi a trascorrere ciò che rimane della loro vita con amore, umiltà e coraggio.

Purtroppo anche la Scienza sbaglia. O quantomeno è costretta a chinare il capo di fronte ad avvenimenti che ha cercato con presunzione e superbia di trascinare sui comodi binari delle sue leggi ben conosciute e verificate. I molteplici successi del passato l’hanno resa sicura ed invincibile. Talmente forte e solida, da non poterla in fondo accusare più di tanto del gravissimo errore commesso. Forse, però, ci si sarebbe aspettata una più tempestiva ammissione delle proprie colpe. Non che “sapere” prima avrebbe probabilmente cambiato di molto una situazione che ha preso ormai una piega irreversibile, ma almeno qualcosa si poteva tentare. Certamente si sarebbe potuto indorare l’amarissima pillola con una spiegazione graduale e calibrata.

Non è certo facile trovare le parole, soprattutto in questo sito che si è sempre eretto paladino della Scienza, con la S maiuscola, e che non si è fatto mai mancare le occasioni per deridere le superstizioni e le credenze più grossolane. Questa volta però dobbiamo fare marcia indietro ed avere il coraggio di riportare, tra i primi, una notizia che gradatamente sta uscendo allo scoperto e che diventerà tra non molto di dominio pubblico. Quello che fino a pochi mesi fa era un incubo privo di valide motivazioni astronomiche, sta ormai precipitando impietosamente verso una terribile certezza: la fine del mondo del 2012 quasi sicuramente ci sarà. Oggi, alla luce di dati scientifici inconfutabili, la situazione sta assumendo contorni sempre più chiari e netti. Le continue ed ormai parossistiche osservazioni del Sole non possono sbagliare: il suo diametro si sta riducendo velocemente.

In un primo momento si era pensato ad una pulsazione anomala di una stella che, malgrado non sia una variabile, resta pur sempre un’enorme e naturale bomba nucleare, regolata da delicati equilibri sul filo della precarietà. Momenti di turbolenza coronale o difficoltà nel trasporto radiativo avrebbero potuto innescare una contrazione del guscio esterno. Probabilmente solo una fase anomala, sconvolgente, ma di breve durata. Almeno così si sperava, od almeno si cercava di sperare. Ma le misure spettroscopiche effettuate sia da Terra che dalle sonde orbitali hanno chiarito che la misteriosa riduzione delle dimensioni del Sole aveva ben altra causa. La NASA ha dovuto ammettere, anche se ancora in maniera non del tutto ufficiale, che la contrazione è solo apparente ed è dovuta al fatto che il Sole si sta rapidamente allontanando dalla sua posizione al centro del Sistema Solare. La direzione verso cui sta procedendo è quasi perpendicolare al piano dell’eclittica, 78 gradi per l’esattezza, mentre la velocità di spostamento era, al 18 giugno 2009, di 24 km/sec. In realtà il moto non è uniforme, ma subisce una costante e frenetica accelerazione. Tra circa due mesi la velocità arriverà a sfiorare gli 80 km/sec. I primi calcoli ci dicono che il fenomeno di allontanamento dovrebbe essere iniziato circa 11 mesi fa e che a tutt’oggi la distanza percorsa dalla nostra stella rispetto alla posizione di partenza sia già di 5,74 milioni di chilometri.

Sole Maya
Due immagini del Sole riprese il 28 luglio 2008 (sinistra) ed il 18 giugno 2009 (centro). Ovviamente le immagini sono state corrette per la variazione “normale” della distanza Terra-Sole. Resta tuttavia una differenza ben visibile nel diametro, dovuta alla concomitanza degli effetti gravitazionali del buco nero e della nube molecolare nei pressi del piano galattico. L’immagine a destra riporta invece una estrapolazione delle dimensioni solari prevista per il 12 gennaio 2010

Se questo può sembrare un valore abbastanza trascurabile rispetto ai quasi 150 milioni di chilometri che lo separavano dalla Terra, tra poco più di tre anni la distanza arriverà ad oltrepassare 85 miliardi di chilometri. Proprio il valore che, secondo la legge di Newton, libererà completamente il nostro pianeta dal campo gravitazionale del Sole. A quel punto la Terra non sarà più legata alla sua stella e inizierà a vagare autonomamente nello spazio. Già prima però la situazione sarà diventata insostenibile. Urano e Nettuno si staccheranno circa due mesi prima e poi sarà la volta di Saturno e Giove. Infine nessun pianeta avrà più alcun legame e cominceranno a farsi sentire le attrazioni reciproche. Il più grande, Giove, la farà ovviamente da padrone ed i più piccoli, tra cui la Terra, si inseriranno in orbite caotiche, estremamente eccentriche, a rischio altissimo di collisione mutua. Purtroppo questo scenario già di per sé apocalittico si svolgerà nel buio assoluto, mancando ormai completamente il contributo della radiazione luminosa della stella alla deriva cosmica.

Perché tutto ciò e perché proprio nel 2012, data che sembrava appartenere ad una delle tante ipotesi strampalate legate a scenari fantasiosi, strumentalizzati dal catastrofismo becero dei mass media? Esiste una risposta abbastanza semplice, che i centri di ricerca astrofisica non hanno voluto mai analizzare in dettaglio, utilizzando magari allo scopo quegli strumenti, quali lo Space Telescope, che avrebbe potuto rivelare lo scenario con anni di anticipo. Il Sole sta subendo l’attrazione gravitazionale, intensa ed irrefrenabile, di un buco nero di massa pari a circa dodici masse solari, attorno a cui orbita con un periodo estremamente variabile. La traiettoria non è infatti stabile, ma soggetta a variazioni continue e caotiche dovute alle forze mareali delle nubi molecolari che si addensano nel piano galattico. Nel 2012 non solo la nostra quasi ex-stella si troverà ad attraversare questa densa regione dello spazio (cosa che normalmente fa ogni circa 30 milioni di anni), ma sarà anche al periastro rispetto al massiccio compagno invisibile. Le due azioni gravitazionali si stanno quindi sommando con le conseguenze che stiamo ormai subendo e che si completeranno tra poco più di tre anni.

maya 3

E pensare che i mezzi modesti ed empirici dei Maya avevano previsto con grande esattezza la tragedia. Ovviamente l’antico popolo centro-americano fu aiutato da una situazione favorevole. Il Sole era considerato il padrone assoluto del Cosmo e proprio su di lui doveva perciò basarsi il calendario. Quando i Maya lo idearono e lo trascrissero nelle raffigurazioni scultoree, stavano vivendo in un periodo di massimo avvicinamento al buco nero. Le condizioni non erano molto critiche, dato che la distanza del Sole dall’invisibile compagno oscuro era ben superiore a quella odierna. Comunque la situazione doveva essere piuttosto anomala, ben osservabile anche con strumentazioni molto primitive. I Maya, lettori attenti del cielo, rilevarono, probabilmente attraverso continue ed attente misurazioni, il movimento della nostra stella rispetto a quelle vicine e riuscirono a descrivere con grande precisione l’evoluzione futura della sua traiettoria. Non poterono certo rendersi conto della massa possente ed invisibile del buco nero, ma furono in grado di misurare le variazioni orbitali del Sole, base della loro religione e di ogni azione della vita quotidiana. Il calendario doveva perciò rispecchiare questo andamento a carattere ciclico e non poteva che finire proprio quando lei, la madre-stella, li avrebbe lasciati per sempre.

La Scienza moderna ha chiuso gli occhi proprio nel momento più critico della storia del nostro pianeta, previsto con secoli di anticipo, anche se in condizioni fortunate, da un popolo che amava e si sentiva legato alla Natura ben più profondamente di noi. A questo punto i cambiamenti climatici degli ultimi anni, il minimo solare ed altri fenomeni estremi acquistano un ben diverso significato e si inseriscono perfettamente in un unico quadro generale. Se si fossero ascoltati con maggiore attenzione i messaggi di pericolo che provenivano da più parti e che svariati personaggi, magari non professionisti, ma attenti lettori delle antiche tradizioni, cercavano di lanciare alle orecchie del mondo, avremmo potuto fare qualcosa? Probabilmente no. A meno di non agire qualche decennio prima utilizzando sapientemente le riserve nucleari delle super potenze per cercare di sacrificare un grande asteroide, un satellite o addirittura Mercurio per un’azione di disturbo magneto-dinamico nei confronti del buco nero. Inserito in un’orbita parabolica, l’oggetto prescelto avrebbe forse perturbato sufficientemente il campo magnetico del mostro dello spazio, a causa dell’altissima velocità relativa. Il campo magnetico così deformato dal passaggio ravvicinato del corpo planetario avrebbe potuto innescare una reazione a catena frenante nei confronti del buco nero, variandone la posizione quel tanto che bastava per non produrre lo “strappo” irreversibile del 2012. Le speranze sarebbero state minime, ma non del tutto nulle.

Forse, analizzando con maggiore accuratezza ed umiltà le profezie dei Maya si sarebbe anche potuto prevedere con larghissimo anticipo non solo la fine, ma anche l’unica modalità di intervento: il sacrificio di un intero pianeta per la salvezza degli altri e dell’umanità tutta. Loro lo avevano quasi certamente capito, ma non avevano ancora i mezzi per intervenire. Noi invece sì, ma la Scienza ha guardato altrove proprio nel momento sbagliato, irridendo chi, magari solo empiricamente, aveva compreso.

Potremo mai chiedere scusa abbastanza? Ormai è troppo tardi e non rimane che mettere da parte i peggiori sentimenti umani e cercare di affrontare il destino con un nuovo spirito di umiltà, fratellanza ed amore. Sarà un periodo breve, molto breve, ma cerchiamo di renderlo finalmente degno di una razza pensante e raziocinante. Chiediamo infine scusa a chi aveva cercato di avvisarci e che la nostra Scienza orgogliosa e saccente non ha voluto ascoltare. La vita futura durerà un attimo, ma vale comunque la pena di viverla nel modo migliore.

 

Ma, soprattutto, vale la pena di viverla, corta o lunga che sia, cercando di utilizzare al meglio le nostre capacità intellettive e di cercare di distinguere tra serietà e fandonie, magari leggendo e riflettendo di più. Come sicuramente tutti gli amici di questo sito avranno già capito, quanto descritto precedentemente è una storia del tutto inventata! Ci vuole ben poco a costruire una favoletta pseudo-scientifica, che utilizzi parole un po’ difficili, usi una falsa seriosità e faccia leva su qualche catastrofe incombente, anche se basata su motivazioni assurde, chiaramente sgangherate e senza alcun senso logico. Il “raccontino”, fatemelo chiamare così, ha voluto semplicemente provare che creare dal nulla una messinscena capace di catalizzare l’interesse dei mass media e di certi imbonitori pronti a trasformare la scarsa conoscenza scientifica della gente a scopo di lucro, ha bisogno soltanto di un po’ di immaginazione e di malafede. Non per niente un ormai celebre libro sul 2012, di un altrettanto celebre “giornalista” televisivo, ampiamente pubblicizzato a destra e a sinistra, sta raggiungendo i primissimi posti nelle vendite. La Scienza può essere ancora piena di dubbi e di incertezze, ma ha almeno il grande merito di non sfruttare per i propri interessi l’ingenuità delle persone più semplici. Ed avrebbe sicuramente i mezzi per architettare pantomime ben più credibili di quelle che riempiono le pagine dei giornali e gli schermi televisivi. Ma, fortunatamente, gli scienziati veri non sono disposti a vendere la propria dignità per qualche dollaro in più…

Vincenzo Zappalà, 27 Giugno 2009

Di scherzo in scherzo... vi consiglio di leggere questo!

Potete trovare tutti i racconti di Vin-Census nella rubrica ad essi dedicata

3 commenti

  1. Gianni Bolzonella

    Noi quando siamo soli,ma soprattutto quando siamo in gruppo tendiamo a confondere la realtà con i desideri o il loro contrario,le paure.Probabilmente la capacità di immaginare il pericolo incombente o l'azione successiva si amplifica oltre misura e diventa dannosa.Ne approfittano gli affabulatori se va bene o dei malati di mente se va male,costruendo realtà parallele che si autoalimentano,facendo morire contenti molta gente,creando danni e dolori ad altri,pochi diventano ricchi,anche se poi anche i pochi sono fatti alla fine della stessa pasta di tutti gli altri...raramente se usate a fine di bene funzionano,siamo fatti così.

  2. Gianni Bolzonella

    Scusa Vincenzo,ma non sapevo dove mettere questa mia domanda la scrivo in questo spazio,sperando di non farti o fare arrabbiare nessuno.

    In queste giornate di Agosto,tra il pensiero delle vacanze e la voglia di non pensare per il caldo,mi è passata per la testa la famosa coppia Kaluza-Klein,e scrivere di dimensioni usando la loro matematica.Deve essere stato un colpo di caldo,non abbiate timore ci ripenserò il giorno che mi porteranno al manicomio. :( Piuttosto mi piacerebbe sentire il parere di qualcuno a proposito di un certo ragionamento che mi frulla per la testa.Pensavo agli abitanti di Flatlandia i quali vedrebbero una sfera solo come un cerchio sottile che si ingrandisce o rimpicciolisce.Noi dovremmo accorgerci della quarta dimensione come qualcosa di concettualmente analogo,ho guardato i tentativi di spiegare altre dimensioni per esempio con delle forme geometriche iper.Alla fine mi sono convinto che il corrispondente del cerchio che vedono gli abitanti di Flatlandia dovrebbe essere non una figura geometrica spaziale,ma qualcosa di temporale: la sottile linea che chiamiamo “ Presente”.Immaginiamo che esso sia rappresentato da una guarnizione rotonda,se essa rimanesse ferma nello spazio o in moto uniforme dovrebbe essere qualcosa che assomiglia ad un tubo dritto,che si interrompe quando essa finisce di esistere,viaggiando solo nel tempo.Se si muovesse cambiando velocità essa assumerebbe la forma di un sifone curvato.Ovviamente noi lo immaginiamo in tre dimensioni,ma a quattro potremo vedere tutta la sua esistenza nello spazio tempo come un unico oggetto,a partire dalla nascita fino al presente o alla sua morte/dissoluzione.Per la visione comprendente il futuro ho delle idee ma devo superare lo scoglio concettuale che:”Non puoi vedere un evento che ancora non esiste “...o il figlio prima del padre.
    Buona notte amici.

  3. caro Gianni,

    dobbiamo chiarire se la quarta dimensione è per definizione il tempo o può essere qualsiasi dimensione geometrica. Nel secondo caso la soluzione matematica è relativamente facile, mentre diventa sempre più difficile la rappresentazione grafica.  In qualche modo possiamo dire che, così come riusciamo a vedere nelle due dimensioni le proiezioni delle figure a tre dimensioni, siamo in grado di vedere nelle tre dimensioni le proiezioni delle figure a quattro. Su questo problema avevo scritto un articolo che richiamo qui:

    http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2014/05/13/era-una-casa-molto-carina-senza-soffitto-senza-cucina/

    Se, invece, vogliamo introdurre il tempo, la faccenda si complica un poco, proprio per la sua direzione univoca. Tuttavia, ricordiamoci che se accettiamo di lavorare in uno spazio a quattro dimensioni quasi-euclideo, il diagramma di Minkowski tratta il tempo come una qualsiasi dimensione e le proiezioni sono tracciabili nello spazio a tre.

    Io eviterei di pensare alle 5... teorie magari brillanti, ma c'è ancora tanto da fare nelle tre e nelle quattro... :roll:

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