Apr 30

L’arte italiana e i monumenti del futuro

Ho sempre guardato con una certa assiduità i programmi tipo Geo & Geo, magari mentre scrivevo, buttandogli un occhio e soffermandomi se vi era qualcosa di particolarmente interessante. Ho notato, perciò, una lenta e impietosa trasformazione dei tesori artistici italiani: da monumenti di pietra a monumenti di … cibo.

Penso che non sia solo io ad essermene accorto, ma nel momento in cui i nostri grandi e colti governanti italiani hanno cominciato a capire che il turismo è la vera arma vincente del nostro paese, hanno cominciato a parlarne e a farne parlare i media… con risultati che direi esilaranti, se non fossero segno di una decadenza culturale mostruosa.

Provate a vedere Geo & Geo. Si parla spesso e volentieri delle varie regioni italiane e di paesi lontani, all’altro capo del mondo. Pensate che vengano mostrate le opere d’arte, come chiese, palazzi, castelli o statue, affreschi e cose del genere? Per non parlare delle bellezze naturali circondate da pale eoliche? Assolutamente no! Si parla quasi soltanto della cucina tipica e dei prodotti alimentari.

Così, invece delle cattedrali di Puglia, che il mondo ci invidia (o che non conosce e che sarebbe stracontento di conoscere), si vedono sfilare broccoli, rape con le loro cime, qualche vite, un po’ di patate mezze blu e mezze rosa e via dicendo. Poi c’è il solito chef pluristellato che racconta come sia fantastica la cucina povera che lui serve al suo ristorante a decine di euro. Un piccolo borgo toscano o laziale o marchigiano si riempie di orgoglio se i suoi fagioli sono presidio Slow Food o i suoi ravanelli sono ultra protetti. Delle opere d’arte in muratura ci si accorge solo quando un terremoto o un’inondazione le fa cadere.

Poi rimangono lì per secoli, tanto l’Italia è ricchissima di beni culturali… Un esempio tra migliaia e migliaia che ho vissuto in prima persona parecchi anni fa (sperando che le cose siano cambiate, ma dubito).

In Abruzzo sorge l’antica Alba Fucens, circondata dalle mura romane meglio conservate in assoluto. Purtroppo, durante il fascismo si ritenne opportuno pulirle e restaurarle dopo secoli di vandalismo. Meglio essere decisi e risolutivi: ogni pietra fu segnata e deposta sui prati attorno alla cittadina (che tra parentesi possiede anche una chiesa romanica di altissimo pregio). Poi, i venti di guerra presero il sopravvento e i blocchi bianchi rimasero sui prati, senza più fondi per pulirli e rimetterli al suo posto. Quando sono andato io, pochi decenni fa, una serie di piccole collinette, piene di rovi circondavano stranamente il borgo. Erano i blocchi rimasti nella loro splendida posizione. Purtroppo non vi erano fondi e, poi, sempre meno persone sapevano che quegli sterpi nascondevano un pezzo fondamentale della nostra storia e cultura (sembra che il nome Italia provenga da lì).

Un’altra chicca molto più recente (pochi anni fa), relativa a quando la Regione Lazio era governata da quei simpatici buffoni che si vestivano da maiali o da antichi romani nelle feste organizzate con i nostri soldi. Ho girato per la provincia di Viterbo… paesini fantastici dello stesso colore del tufo su cui si arroccano (ricordiamo Vitorchiano, dove è stata girata la scena della peste nel film l’Armata Brancaleone), stupendi mosaici cosmateschi abbelliscono i pulpiti, le cattedre e il recinto degli altari, insieme a preziosissimi affreschi. Alcune chiese sono anche aperte, ma solo dalle 18 alle 19:30, orario perfetto per il turista che vaga di luogo in luogo. Altre permettono di entrare solo su richiesta scritta agli organi competenti, cosa banale per un turista di passaggio. Da non perdere il teatro romano di Ferento, coperto da vegetazione e abbandonato a sé stesso, tranne che nel giorno di una certa festa in cui si pulisce alla bene e meglio (una volta all’anno).

Il teatro di Ferento
Il teatro di Ferento

Io sono entrato facilmente da un cancello divelto, proprio mentre arrivava un bus della Repubblica Ceca, i cui occupanti si sono diretti subito verso un gabbiotto semi diroccato dove si leggeva “biglietteria”. Ho guardato le loro facce e i loro sorrisi:  mi sono messo a parlare in inglese con mia moglie e sono scappato per la vergogna.

Poi ci si può immergere nei siti etruschi. Spesso è proprio un’immersione. La maggior parte delle tombe più belle sono chiuse al pubblico per mancanza di custodi. Ma il punto chiave di tutto il viaggio è stata la necropoli di Norchia, una delle più belle in assoluto, dove si potrebbe percorrere la via principale affiancata da decine e decine di tombe scolpite all’esterno. Ho detto “si potrebbe”, dato che non si può assolutamente: la strada è un intreccio di rovi in cui bisce e vipere si trovano perfettamente a loro agio. Le tombe sembrano quasi piangere pezzi di pietra, impossibilitate a essere raggiunte. Oltretutto, essendo ormai a rischio crollo fa bella mostra di sé un imperioso cartello “Vietato l’Ingresso”. Norchia sta sparendo, mentre i ceci e le carote vivono alla grande nei programmi televisivi.

La necropoli di Norchia
La necropoli di Norchia

La sera vado a Viterbo e vedo persone di una certa età che stanno restaurando con mezzi di fortuna una chiesetta in abbandono. Chiedo informazioni e mi dicono che sono un circolo privato, di pensionati, che sta spendendo corpo e quattrini per cercare di fare qualcosa per la loro magnifica città (quanti sanno che Viterbo possiede il quartiere medievale più conservato d’Italia? Tanto bello che per lungo tempo uno spot televisivo era girato in quel luogo senza mai nominarlo). Sono le persone giuste per chiedere di Norchia…

La risposta è molto facile per loro. Avevano fatto domanda per andare a pulire e a rendere nuovamente visibile un capolavoro che tante Nazioni metterebbero nella prima pagina delle loro riviste turistiche, ma i governanti della Regione avevano fatto presente che era un bene artistico di straordinaria importanza, che non poteva essere lasciato nelle mani di non professionisti. Se avessero tentato di agire sarebbe intervenuta la forza pubblica. La sera stessa, probabilmente, quei dirigenti saranno andati a partecipare alle splendide feste indette dalla Regione Lazio, ricordando i fasti della romanità…

Va bene, torniamo alla TV e alla proliferazione di cuochi, chef, di cucine vegane, vegetariane, sassiane e anche peggio. Tutti scrivono ricette, tutti conoscono ricette che si perdono nella notte dei tempi. Fantastico, bellissimo, viva la gastronomia italiana e i suoi vini, ma il turismo non può solo vivere di limoni di Sorrento, di abbacchio, di agnello sambucano o di tortellini e agnolotti. L’Italia DEVE essere qualcosa di più!

Il turismo vero e consapevole è rimettere in sesto il nostro patrimonio artistico unico, soprattutto quello dei piccoli centri dove il lavoro sta sparendo sempre di più. Ma, poi, DEVE farlo conoscere e non limitarsi alle lenticchie di Castelluccio.  In Francia, con molto meno, in un villaggio attraversato da un ruscello pulitissimo e pieno di ninfee e di anatre, un mediocre castello del seicento circondato da un parco ben tenuto e frequentato, attrae frotte di turisti che si fermano la notte, vanno al ristorante, comprano souvenir e passeggiano lungo un fiume senza sacchetti di plastica e resti di frigoriferi e lavatrici, come nel mio ridente paesello piemontese. Io stesso l’ho fatto più di una volta…

Quel villaggio non è un prezioso bene artistico, ma offre quello che ha al meglio delle sue possibilità. Figuriamoci se avesse le mura di Alba Fucens o le tombe di Norchia.

E’ inutile mici miei, la storia dell’arte italiana non interessa più nemmeno alla “crema” culturale. Si preferiscono le orribili opere d’avanguardia, che vengono conosciute solo in base al prezzo di listino. I governanti sono del tutto ignari e pensano che esistano solo Firenze, Roma, Venezia, Pisa e poco altro. Code immense agli Uffizi e quasi il vuoto (almeno di italiani) all’interno della Cappella Brancacci di Masaccio. Il turismo per loro è solo il cibo e il vino, oltre non sanno andare per completa ignoranza. E i media li seguono… Il dramma non è tanto che certi monumenti non vengano restaurati, aperti, pubblicizzati, ma che gli esperti non sanno nemmeno che esistono!

Ho sopportato in silenzio (o quasi) fino a ciò che mi ha detto Barbara ieri mattina: in un paese vicino a Ferrara hanno eretto un bellissimo e prezioso monumento, chiaro segnale per i posteri, in onore della salama da sugo!

Ben venga il buon cibo, ma il patrimonio artistico è ben altra cosa. O forse sono davvero troppo vecchio e non capisco il Turismo 4.0…

No, forse tutto questo non è Universo o è uno dei tanti riusciti male..

7 commenti

  1. Daniela

    Lungi da me scagliare la prima pietra, visto che faccio parte di coloro che hanno visto gli Uffizi ma non ancora la Cappella Brancacci (e, vivendo a Firenze, non ho scuse), ma mi è capitato proprio ieri di storcere il naso leggendo una citazione, stampata in calce al menù di un ristorante, secondo la quale la scoperta di un nuovo piatto sarebbe più importante per l'umanità della scoperta di una nuova stella. L'ho appena cercata in rete e scoperto che la frase è attribuita ad un francesce vissuto a cavallo tra il XVIII e XIX secolo, che di professione faceva e il gastronomo e il... politico.

    Non che ci sia niente di male a scrivere una cosa del genere in un menù, tutt'altro... ma trovo che sia lo specchio di un mentalità che vuole sempre classificare e attribuire diversi gradi di importanza a ciò che, invece, è espressione di un'unica realtà: cibo, stelle, opere d'arte, e chi più ne ha più ne metta. E i criteri di redazione di questa classifica mettono in pole-position ciò che dà un piacere immediato anche se effimero.

    A quanto pare questa inclinazione non è figlia dei giorni nostri, ma insita nella natura umana, solo che oggi viene amplificata dalla potenza dei mezzi di comunicazione di massa e della necessità di "fare business" dando alla gente ciò che vuole, per invogliarla a spendere sempre di più per averlo.

     

     

  2. cara Daniela,

    è inutile  tornare al passato quando l'universo era ancora sconosciuta. Oggi no. Così come l'arte dovrebbe essere conosciuta da tutte le menti "nobili". E, invece, vi è proprio una carenza profonda di informazione culturale a riguardo. E' inutile parlare di rinascimento e non sapere i suoi veri valori artistici. Troppo comodo e sicuro veicolo per dare la stessa importanza alla cucina del Medici come alla vitalità artistica che ha fatto dell'Italia un paese unico.Si rischia veramente l'ignoranza globale e si costruiscono i monumenti alla salama da sugo.

    L'ignoranza sulle nostre meraviglie (quelle sconosciute, solo per ignoranza) ha un doppio effetto letale: rincretinisce la gente e fa credere ai politici (doppiamente ignoranti) che solo cibo e vino possono portare turisti. L'arte non è conosciuta e nessuno è capace di sponsorizzarla adeguatamente senza capire che porterebbe soldi a iosa al nostro paese.  I peggiori in tal senso siamo proprio noi italiani, che nemmeno sappiamo le meraviglie del nostro paese e facciamo andare i turisti sulle gondole a Venezia o nei ristoranti pieni di foto del David di Michelangelo. E tutto il resto? No, questa è ignoranza gravissima a cui ci si dovrebbe ribellare con tutte le forze, diventando i primi a cercare di scoprire le VERE meraviglie, tralasciando falsi avvenimenti, mostre e squallori simili che sono un nulla rispetto a quanto ci è nascosto dall'ignoranza culturale. Nati non foste a viver come bruti e come mangiatori di pietose costruzioni mediatiche. Quando si parlò dei bronzi di Riace, venivano da ogni dove per vederli senza capirci niente. Oggi, il museo che li contiene, è sempre vuoto. Una sola risposta l'italiano è ignorante e segue solo la folla...

    Sono profondamente disgustato e poco può fare la FAI che si limita a un minimo di cose, spesso molto banali...

  3. maurizio bernardi

    Non dimentichiamo che solo pochi anni fa ( 2010)  l'ex ministro dell'economia Giulio Tremonti, legittimando i tagli ai finanziamenti delle attività culturali,  affermava con convinzione: "Con la cultura non si mangia".

    Purtroppo, nel 2014, anche un Presidente USA, al di sopra di ogni sospetto come Obama,  invitato nel Wisconsin per un incontro con i giovani, li incoraggiava a prendere in considerazione l'opportunità di ottenere qualifiche in settori  tali da poter guadagnare di più “di quello che potrebbero con una laurea in storia dell’arte”.

    Il monumento alla salama da sugo è coerente con la sensibilità dei nostri tempi. Anche se la cosa è dura da digerire.

  4. Caro Mau,

    già la salama da sugo è cibo che potrebbe uccidere un fegato in pochi minuti... figuriamoci il monumento!!!

    Una laurea è forse fin tropo, ma conoscere quello che ci circonda aiuterebbe a far sorgere mestieri più "pratici": negozianti, ristoratori, albergatori e cento mestieri collegati. Un tessuto di appoggio all'arte che è presente ovunque in Italia, sia al Nord che al Sud. Il non vedere questo sbocco è doppiamente stupido...

  5. Mario Fiori

    Grande Enzo ed il tuo Grande Sfogo, vedo che ultimamente ti fanno e ci fanno imbestialire molto e di sfoghi ne escono molti. Mi associo come sempre e più di sempre caro Enzo perchè penso ed ho sempre pensato che bisogna far ripartire il Paese ,e non solo quello, proprio dalla Cultura (quella con la C e non con la c) e chi meglio della Nostra Italia. Ho sempre pensato che investire nel Patrimonio Culturale in tutte le sue forme e recuperare opere , monumenti, costruzioni, paesi, ma anche libri antichi, ogetti antichi, quadri ecc. sia sicuramente la strada migliore. Ovviamente tutto ciò deve portare a far visitare e capire, ammirare e gustare veramente; con ciò, caro Enzo bisogna ancher, e soprattutto, riavvicinare le persone, ed i giovani in particolare, al gusto del sapere, del conoscere, della curiosità, facendolo con serenità e divertimento, ma anche con impegno e volontà. Poi in contorno ci può stare anche la salama (senza monumenti), le cime di rapa e , naturalmente il buon vino (senti Vin-Census). A me però fa paura che dopo la Buona(?) Scuola qualcuno pensi ad un programma per la ...Buona (ohh mamma) Cultura (mi fa paura che sia con la K)...ma questo è un altro discorso.

  6. Gianni Bolzonella

    La cucina è una moda e contemporaneamente un grosso business dove si fanno grossi affari,ristoratori,albergatori,industrie e agricoltura.Loro fanno il loro mestiere e trovando la strada libera...corrono.Non si può dire che corrono,anche se qualche ufficio o museo si sono svegliati,i beni culturali e soprattutto quella marea di stipendiati che appartengono a enti locali vari,stipendifici all'italiana,con spesso gente che non ha idee e tanto meno cultura e voglia di lavorare.Abbiamo troppi enti pubblici sono di fatto,quando non direttamente gestiti, associazioni a delinquere,come da cronache pluriennali  e quotidiane,figurati se pensano a valorizzare quello che manco sanno di avere.Gli unici personaggi di quel sottobosco plebeo e ignorante,che sanno valorizzare il patrimonio sono i tombaroli,che vendono tutto il vendibile.La managerialità anche nell'arte non si inventa,non a caso abbiamo mezzo paese ,che a parte qualche lodevole eccezione è fermo da secoli e non dà segnali di risveglio come si dice,perché da quando esiste questa Nazione non ha mai dato segni di vita autonoma.I politici sono espressione di chi li ha eletti,cioè degli Italiani,questi sono.In compenso il malaffare,l'enorme corruzione di troppi enti pubblici,hanno come attori degli Italiani,non degli stranieri,che modellano le cose a loro immagine.Sono le percentuali che fanno la differenza,tra una nazione ambiziosa e di successo e una sgangherata e cialtrona.Avere qualche campione in una squadra di brocchi al massimo la tiene a galla,mentre è più importante la media del collettivo.

  7. ben detto Gianni!!!

    Sì, anche la cucina e le rape sono cultura... ma preferirei che si usassero rape molto più antiche che nessuno ha mai avuto e che esaltino il genio italiano... La salama da sugo è di Ferrara... prima di lei non sarebbe male ricordare che Ferrara è la prima città moderna europea e che vi sono gli affreschi dei mesi del Palazzo Schifanoia, il palazzo dei diamanti, il castello e la splendida cattedrale... per non parlar del resto. Insomma, quando si è là si può anche mangiare la salama, ma  andare là per la salama e poi, magari, accorgersi che c'è tanta roba vecchia... ma il tempo è scaduto... beh... è una cultura con la c piccola piccola, per non dir di peggio...

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